Domande e risposte esame diritto privato 18 giugno
1) Rapporto diritto soggettivo e interesse legittimo?
2) Diritto soggettivo immediato e diretto?
4) Sentenza numero 500?
Il rapporto tra diritto soggettivo e interesse legittimo rappresenta una distinzione classica dell’ordinamento giuridico italiano, particolarmente significativa nel rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione.
Il diritto soggettivo è la posizione giuridica attiva di un soggetto, riconosciuta e tutelata dall’ordinamento, che gli consente di pretendere un determinato comportamento (positivo o negativo) da un altro soggetto (privato o pubblico), in funzione del soddisfacimento di un interesse giuridicamente protetto.
Può essere esercitato su una res, con i diritti in rem (reali), che sono assoluti e erga omnes, oppure su un soggetto, parliamo quindi dei diritti di credito, in personam.
Il diritto soggettivo può essere immediato e diretto, quando esercitabile senza intervento o autorizzazione da terzi (dir. di proprietà.) o mediato/indiretto, es. diritto a ottenere una concessione edilizia.
La differenza fondamentale sta dunque nella natura del potere pubblico coinvolto: se è vincolato, siamo in presenza di un diritto soggettivo (es. se ho tutti i requisiti per avere la pensione, l’Inps me la deve dare per forza); se è discrezionale, si configura l’interesse legittimo. (Es. in un concorso pubblico, anche se il candidato ha un buon punteggio, la P.A. ha discrezionalità di valutare anche ad esempio i titoli, il merito etc.).
Detto ciò, la distinzione non è solo dogmatica ma ha conseguenze processuali: i diritti soggettivi si tutelano davanti al giudice ordinario, mentre gli interessi legittimi davanti al giudice amministrativo (TAR).
Tuttavia, la giurisprudenza ha sottolineato come la distinzione sia sempre più sfumata, soprattutto a seguito del riconoscimento di una tutela piena degli interessi legittimi, fondamentale è la sentenza numero 500, che si esprimeva a favore di Giorgio Vitale, contro il comune di Fiesole, che nel piano regolatore aveva escluso un lotto di G.V, per la mancanza di una giusta motivazione, per cui G.V chiese il risarcimento del danno.
Quindi l’interesse legittimo è risarcibile, anche in assenza di un diritto soggettivo, serve però un danno concreto e attuale, non solo una lesione dell’interesse.
Nel 2000 poi venne estesa la possibilità di risarcimento anche negli ambiti di servizi pubblici e edilizia.
In conclusione, se il diritto soggettivo è l’espressione della libertà privata, l’interesse legittimo è la forma attraverso cui il cittadino partecipa alla legalità dell’azione amministrativa. Entrambi trovano piena tutela nel sistema costituzionale, in particolare negli articoli 24 e 113 Cost., e devono essere letti in modo complementare.
3) Perché si tutela l’interesse?
L’interesse viene tutelato perché rappresenta l’espressione concreta dei bisogni, delle aspirazioni e delle finalità dell’individuo nella vita sociale. L’ordinamento giuridico, infatti, non tutela astrattamente il diritto, ma protegge ciò che ha valore per le persone. Tutelare un interesse significa riconoscere che una determinata situazione merita protezione, perché contribuisce allo sviluppo della personalità, al benessere, alla libertà o alla giustizia sociale.
Dal punto di vista giuridico, l’interesse è il fondamento del diritto: si crea una norma per regolare i rapporti in cui c’è un conflitto di interessi, e si attribuiscono diritti soggettivi proprio per proteggere interessi ritenuti meritevoli.
5) Rapporto tra diritto interno e diritto dell’Unione europea?
Innanzitutto, l’Unione Europea si fonda su un sistema giuridico autonomo, che convive con gli ordinamenti nazionali ma al tempo stesso li vincola. Il principio cardine è quello del primato del diritto dell’UE: significa che, in caso di contrasto, le norme europee prevalgono su quelle interne, anche se queste siano successivamente emanate. Questo principio è stato affermato dalla Costa c. Enel Corte di Giustizia dell’UE nella celebre sentenza del 1964. In pratica, il diritto europeo entra nell’ordinamento nazionale con una forza superiore rispetto alla legge ordinaria.
A questo si affianca il principio della diretta applicabilità, soprattutto per quanto riguarda i regolamenti europei, che non richiedono atti di recepimento e sono immediatamente efficaci. Le direttive, invece, devono essere recepite dagli Stati membri, ma quando sono chiare, precise e incondizionate possono avere effetto diretto, almeno nei confronti dello Stato.
In Italia, la Costituzione riconosce la possibilità di cedere quote di sovranità proprio in questa prospettiva. L’art. 11 Cost. legittima l’ingresso del diritto UE nell’ordinamento, mentre l’art. 117 Cost. impone a Stato e Regioni di rispettare i vincoli derivanti dall’ordinamento europeo. Questo crea un rapporto multilivello tra le fonti, in cui il diritto europeo può influenzare e addirittura condizionare il contenuto della legislazione privata nazionale.
Un punto importante è il ruolo del giudice nazionale: egli è considerato un giudice dell’Unione. In caso di conflitto tra una norma interna e una norma europea direttamente applicabile, ha il dovere di disapplicare la norma interna, anche senza rivolgersi alla Corte Costituzionale. Questo è stato chiarito dalla nostra Corte Costituzionale nella sentenza Granital del 1984.
Per quanto riguarda il diritto privato, l’influenza del diritto europeo è evidente in numerosi ambiti. Esempio, diritto dei consumatori, molte norme del Codice del Consumo derivano da direttive europee, come quella sulle clausole vessatorie o sui contratti a distanza.
- La disciplina sulla protezione dei dati personali, con il Regolamento GDPR, ha modificato profondamente anche la responsabilità civile e i diritti soggettivi dei privati.
- Anche il diritto societario e quello antitrust sono fortemente armonizzati, con l’obiettivo di creare un mercato unico concorrenziale e funzionale.
Questa interazione comporta un costante adeguamento del diritto interno: il legislatore nazionale è spesso chiamato a intervenire per recepire le direttive, ma anche il giudice deve svolgere un ruolo attivo nel garantire l’effettività del diritto europeo.
6) Disapplicazione norme di pari grado chi prevale?
Vedi quaderno, punto A (6)si
7) A chi è destinata la direttiva?
La direttiva è uno degli atti normativi del diritto derivato dell’Unione Europea, disciplinata dall’art. 288 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).
Essa è formalmente destinata agli Stati membri, i quali sono obbligati a conseguire il risultato indicato dalla direttiva, ma hanno la libertà di scegliere le modalità e gli strumenti giuridici più adatti alla propria realtà nazionale per raggiungerlo. Questo la distingue nettamente dal regolamento, che è direttamente applicabile e obbligatorio in tutti i suoi elementi.
L’obiettivo della direttiva è quindi quello di armonizzare