1. Separatismo e modernità nell’area cristiana. Separatismo amico
delle Chiese e separatismo ostile
Una rivoluzione istituzionale epocale, la più grande da quando nel 380 il
cristianesimo venne dichiarato religione dell’Impero, si realizzò quando, alla
fine del Settecento, si affermarono sulle sponde dell’Atlantico, negli Stati Uniti
d’America e in Francia, i principi e le istituzioni dello Stato moderno separatista.
Se il protestantesimo aveva riempito l’Occidente di Chiese e movimenti
religiosi, il separatismo si identificò con la modernità proclamando che lo Stato
non si sarebbe più interessato di teologia o di dottrina religiosa. Teologia e
religione sarebbero state lasciate alla libera disponibilità dei cittadini, senza
avere più alcun rapporto con lo Stato, con le sue istituzioni e con il diritto
pubblico. Da quel momento, ciascuno avrebbe potuto scegliere liberamente se
credere e se appartenere a una comunità confessionale, senza che ciò
interessasse allo Stato.
Lo Stato si strutturò quindi come un ente autocefalo, recidendo ogni legame
con la teologia e con le Chiese e astenendosi persino dal pronunciarsi
sull’esistenza o meno di Dio. Anche la disciplina dei rapporti tra Stato e Chiese
cambiò profondamente: essa riguardò soltanto quella branca del diritto civile
destinata a regolare la libertà religiosa e i diritti delle confessioni religiose,
rimanendo invece muta e indifferente rispetto a ciò che avveniva all’interno
delle singole confessioni.
Sotto il profilo storico, il separatismo si identifica con la modernità perché
esprime il bisogno della collettività di liberarsi da ogni vincolo ecclesiastico
autoritativo. Lo Stato trova in sé stesso la propria legittimazione e, in quanto
Stato sovrano, diventa l’unica fonte del diritto nel proprio ambito territoriale. Il
diritto canonico e ogni altro diritto confessionale cessano di avere rilevanza
giuridica e vengono meno gli istituti fondamentali del precedente sistema
unionista.
Il foro ecclesiastico viene abolito e tutti i cittadini sono sottoposti alla
medesima giurisdizione. Il matrimonio non è più di competenza della Chiesa
cattolica, ma si identifica con il matrimonio civile, al quale possono accedere
cittadini di ogni fede e orientamento. Ogni forma, diretta o indiretta, di
controllo dell’autorità religiosa viene meno e le scelte personali di carattere
confessionale assumono esclusivamente una dimensione privata.
Infine, lo Stato si organizza in modo da svolgere, attraverso propri uffici civili,
funzioni che in precedenza erano esercitate dalle Chiese, come la registrazione
delle nascite, dei matrimoni e delle sepolture.
civis-fidelis,
Cessa così di esistere il caratterizzato da doppi legami, doppie
fedeltà e doppie sudditanze, ed è sostituito dal cittadino, soggetto a un solo
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ordinamento statuale e a un’unica comunità civile, dalla quale è ormai esclusa
la dimensione confessionale.
Il primo e fondamentale diritto di questo cittadino è il diritto alla libertà
religiosa, che si afferma nell’orizzonte del pensiero moderno e dello Stato
moderno senza più venirne escluso. Scompaiono dal mondo giuridico i concetti
di ortodossia e di eresia: quest’ultima diventa un vero e proprio non-senso
giuridico. Acquistano invece rilievo le diverse facoltà riconducibili alla libertà
religiosa, ossia la possibilità di credere o di non credere, di aderire a una Chiesa
e di abbandonarla senza subire sanzioni, nonché di sviluppare liberamente la
propria vita personale senza che alcuna autorità possa intervenire, costringere
o condizionare la coscienza individuale.
In questa nuova dimensione di libertà tutti traggono beneficio. Il cittadino vede
cessare ogni forma di sudditanza nei confronti degli apparati religiosi: non è più
tenuto a pagare le decime, registra la nascita dei propri figli all’anagrafe
anziché nei registri parrocchiali, può sposarsi civilmente e può essere sepolto
senza il timore di subire vendette postume da parte di qualche sacerdote
intollerante.
Anche il religioso trae vantaggio da questo sistema: se desidera abbandonare
la vita monastica può farlo senza essere condannato o emarginato. Allo stesso
modo, l’ecclesiastico che non riesce a rispettare la regola del celibato può
lasciare l’abito talare e sposarsi regolarmente.
Le stesse Chiese risultano tra le principali beneficiarie del regime di libertà
religiosa, poiché possono raccogliere attorno a sé comunità di uomini liberi e
interiormente convinti delle verità che esse proclamano.
Questo modello di separatismo si diffonderà progressivamente nel mondo e
costituisce ancora oggi uno dei più importanti patrimoni di civiltà lasciati dalle
rivoluzioni americana e francese.
Tuttavia, osservando più attentamente la storia, il quadro si rivela più
complesso. La rivoluzione separatista rappresenta infatti il punto di arrivo di un
articolato movimento di pensiero che, tra il Seicento e il Settecento, trasformò
profondamente la filosofia e la scienza politica, intrecciando orientamenti e
percorsi differenti, talvolta anche contrapposti. Lo stesso separatismo, quando
venne concretamente realizzato nelle diverse esperienze nazionali, assunse
due forme differenti: una nel continente nordamericano e l'altra nella Francia
rivoluzionaria.
Nel movimento di idee che precede e accompagna la nascita del separatismo
sono presenti orientamenti diversi.
La tradizione anglosassone e nord-europea, di ispirazione protestante, ha una
concezione positiva della religione e delle Chiese. Il suo obiettivo non è
eliminarle, ma superarne l'intolleranza e l'arretratezza culturale. Dal pensiero di
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Grozio, Hobbes e Locke nasce la teoria giusnaturalistica, secondo la quale lo
Stato non ha poteri illimitati, ma deve perseguire il bene comune ed essere
fondato sulla divisione e sull'equilibrio dei poteri.
Per questi pensatori la religione non è un nemico dello Stato. Tuttavia, la
ragione deve sempre vigilare sui dogmi e sottoporre le regole morali al giudizio
dell'intelletto. Secondo Locke, se le regole morali fossero innate o così evidenti
da non aver bisogno di essere esaminate, questo lavoro della ragione sarebbe
inutile.
Anche Kant, il principale teorico dell'Illuminismo continentale, non manifesta
alcuna ostilità verso la religione o le Chiese. Al contrario, considera la fede in
Dio un bisogno fondamentale dell'uomo, anche se ritiene che possa essere
sostenuta soltanto dalla ragione pratica.
Kant propone inoltre un'interpretazione dell'Illuminismo pacifica e non faziosa.
Lo definisce come l'uscita dell'uomo da una condizione di minorità di cui egli
stesso è responsabile. Per minorità intende l'incapacità di usare il proprio
intelletto senza lasciarsi guidare da qualcun altro.
Secondo Kant è anche del tutto legittimo desiderare che Dio esista. Infatti
«L'uomo giusto può ben dire: io voglio che vi sia un Dio... io persisto in
afferma:
ciò e non mi lascio togliere questa fede, perché questo è l'unico caso in cui il
mio interesse determina inevitabilmente il mio giudizio.»
In un'altra corrente di pensiero, sviluppatasi soprattutto nell'area cattolica,
prevale invece un atteggiamento ostile verso la religione. Qui la ragione porta a
condannare tutta la storia cristiana e l'Illuminismo viene visto come lo
strumento con cui l'uomo può liberarsi dalle barbarie del passato.
Voltaire esalta il ruolo della filosofia, che deve illuminare gli uomini. Secondo
lui, quando la filosofia arriva in mezzo alle tenebre, trova persone accecate da
secoli di errori e istituzioni create per sostenere delle menzogne.
In questa visione non c'è attenzione per il valore della storia o per il lento
sviluppo dell'umanità. Il passato viene rifiutato completamente, quasi come se
un adulto dovesse vergognarsi della propria infanzia. Al contrario, il presente e
il futuro devono essere costruiti grazie alla ragione, che può superare le
tenebre facendo affidamento solo sulle proprie forze.
«se si dicesse la verità, la storia non esisterebbe».
Per Voltaire, infatti, Anche
Jean Caritat, marchese di Condorcet, ritiene che contino soltanto le leggi
scientifiche della natura, valide anche per spiegare l'uomo.
Si sviluppano quindi due modi diversi di guardare alla religione e alle Chiese. Il
primo è favorevole e cerca di riformarle; il secondo è ostile e antireligioso.
Questi due orientamenti si affermano in contesti diversi. Il primo si sviluppa nel
Nord America, dove non esistono i pesanti condizionamenti del vecchio
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continente. Il secondo si diffonde invece nei Paesi cattolici, soprattutto in
Francia, dove il carattere confessionale dell'Ancien Régime alimenta la
ribellione contro il clero e il suo potere.
Pur condividendo alcuni valori, come la laicità e la libertà, tra il 1776 e il 1789
questi due percorsi danno origine a due modelli di separatismo diversi, nati da
differenti condizioni storiche.
Gli Stati Uniti nacquero da una colonizzazione spontanea, nella quale
confluirono gruppi religiosi molto diversi, spesso fuggiti dalle persecuzioni
subite in Europa. Inizialmente queste comunità conservarono il modello
confessionista europeo, ma con la nascita dello Stato federale e la
Dichiarazione d'Indipendenza del 1776 si trovarono a vivere in una società
caratterizzata dal pluralismo religioso.
Negli Stati Uniti non esisteva una religione dominante da combattere, né una
Chiesa che avesse accumulato grandi ricchezze o esercitato un forte potere
politico. Per questo il nuovo Stato si dichiarò neutrale, ma favorevole a tutte le
religioni, senza identificarsi con nessuna. La Dichiarazione d'Indipendenza
afferma infatti che tutti gli uomini sono creati uguali e dotati dal Creatore di
diritti inalienabili, come la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. Lo
Stato si fonda sull'equilibrio dei poteri e considera il pluralismo religioso una
risorsa per rafforzare la società.
La situazione francese era completamente diversa. Nel 1789 non esisteva
alcun pluralismo religioso, perché nei secoli precedenti le confessioni dissidenti
erano state eliminate. La Chiesa cattolica era l'unica confessione presente,
aveva accumulato enormi ricchezze e svolgeva molte funzioni proprie dello
Stato.
Per diventare autonomo, lo Stato francese dovette quindi eliminare il potere
della Chiesa, sopprimere le istituzioni ecclesiastiche concorrenti, confiscare i
beni ecclesiastici e ridistribuirli. In questo contesto si affermò uno Stato
fortemente accentrato e burocratico, fondato sul primato della legge e, quando
necessario, anche sull'uso della violenza.
La Chiesa cattolica interpretò questa trasformazione come un attacco all'ordine
voluto da Dio e si schierò contro la modernità e contro lo Stato liberale. Questa
posizione fu confermata nel 1864 con il Syllabus di Pio IX, che condannò i
principi nati dall'Illuminismo e sostenne che, senza religione, la giustizia e il
diritto sarebbero stati sostituiti dalla forza.
Si formarono così due modelli di separatismo: quello statunitense, favorevole
alla libertà religiosa e alla collaborazione con le Chiese, e quello francese,
caratterizzato da un forte conflitto tra Stato e Chiesa. Questo scontro segnò a
lungo la storia dei rapporti tra potere politico e religione in Europa.
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2. Diritto, Stato e religione negli Stati Uniti d’America
Tra il 1788 e il 1791 gli Stati Uniti definirono il nuovo modello di rapporti tra
Stato e Chiese. L’articolo VI della Costituzione stabilì che nessuna professione
di fede potesse essere richiesta per ricoprire una carica pubblica.
Successivamente, il Primo Emendamento (1791) vietò al Congresso di istituire
una religione di Stato o di ostacolare il libero esercizio di qualsiasi religione,
garantendo anche la libertà di parola, di stampa, di riunione e di petizione.
Si affermò così il principio della separazione tra Stato e Chiese: lo Stato non
aderisce ad alcuna religione, ma garantisce a tutti la libertà religiosa. Grazie a
questo sistema, gli Stati Uniti divennero un ambiente favorevole alla nascita e
allo sviluppo di numerosi movimenti religiosi, tutti tutelati allo stesso modo
dalla legge.
Il cittadino viene liberato sia dal controllo dello Stato sia da quello della Chiesa
e può professare liberamente qualsiasi religione. Tuttavia, negli Stati Uniti si
sviluppa anche un favor religionis, cioè un atteggiamento favorevole verso la
religione in generale. Per questo motivo esiste una certa diffidenza nei
confronti dell’ateismo e dell’indifferenza religiosa.
Questa impostazione deriva dalla storia delle colonie, dove religione e moralità
erano strettamente collegate. Per questo motivo rimangono numerosi
riferimenti religiosi nella vita pubblica: chi assume una carica presta
giuramento sulla Bibbia, il Parlamento apre le proprie sedute con una preghiera
e il governo può proclamare giornate di preghiera e di ringraziamento.
Negli Stati Uniti, quindi, la religione non viene esclusa dalla sfera pubblica, ma
viene accolta in modo pluralistico. Lo Stato mantiene un riferimento a Dio,
evitando però di identificarsi con una specifica confessione religiosa.
Inoltre, lo Stato federale americano è poco accentrato e lascia ampio spazio
all’iniziativa dei privati e delle confessioni religiose. Le Chiese possono operare
liberamente in settori come l’istruzione, la famiglia e l’assistenza sociale,
mentre lo Stato svolge soprattutto funzioni di coordinamento. A differenza
dell’Europa, le Chiese non sono viste come un pericolo, perché non possiedono
il grande potere economico e politico che avevano nel vecchio continente; anzi,
sono considerate un aiuto nella costruzione della società.
Negli Stati Uniti l’appartenenza religiosa non è considerata solo una scelta
privata, ma si riflette anche nella vita civile. Per molto tempo il matrimonio
viene riconosciuto solo se celebrato con rito religioso, mentre quello
esclusivamente civile non è ammesso. I cittadini possono però scegliere
liberamente a quale confessione religiosa affidarsi.
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Anche il sistema scolastico è fortemente influenzato dalla religione. Molte
scuole sono private e gestite dalle Chiese, mentre nelle scuole pubbliche si
cerca di formare classi con alunni della stessa confessione per garantire
un’educazione religiosa e l’insegnamento impartito dai ministri del rispettivo
culto. Inoltre, nelle carceri, negli ospedali e nelle forze armate sono presenti
cappellani delle diverse confessioni per assicurare assistenza religiosa.
Per questo motivo il separatismo americano è definito “amico della religione
e delle Chiese”: lo Stato non impone alcuna religione, ma favorisce la
presenza della religione nella società e considera la religiosità una parte
importante della formazione morale e civile dei cittadini. Rimane invece una
certa diffidenza nei confronti dell’ateismo.
La situazione europea, soprattutto in Francia, è molto diversa. Qui il
separatismo è legato alla modernità, ma anche al conflitto con la Chiesa
cattolica e all’anticlericalismo. A differenza degli Stati Uniti, l’Europa deve
rompere con un passato in cui la Chiesa cattolica aveva un enorme potere
politico, economico e sociale.
Non è possibile applicare il modello americano, perché manca un vero
pluralismo religioso. Concedere gli stessi diritti a tutte le confessioni
significherebbe, in pratica, favorire solo la Chiesa cattolica, che è l’unica
realmente presente. Lo stesso vale per la scuola, l’assistenza, la sanità e la
famiglia: lasciarle ai soggetti religiosi significherebbe mantenere il predominio
della Chiesa cattolica e ostacolare la costruzione del nuovo Stato.
Per questo motivo il modello americano, basato sulla collaborazione tra Stato e
religioni, non può essere trasferito in Europa, dove il separatismo nasce invece
come uno strumento per limitare il potere della Chiesa cattolica e costruire uno
Stato realmente autonomo.
Come nasce il separatismo in Francia
In Francia il separatismo si realizza con la Rivoluzione francese del 1789.
Nella sua fase iniziale la rivoluzione si presenta come un movimento che vuole
costruire una società più libera e democratica. Questo obiettivo viene espresso
nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, che
afferma alcuni principi fondamentali: il principio di uguaglianza, secondo cui
tutti gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti; la libertà
religiosa, che vieta di perseguitare una persona per le proprie convinzioni
religiose; e la libertà di opinione e di espressione.
Accanto a questi principi vengono però adottati importanti provvedimenti per
eliminare il sistema dell’Ancien Régime e ridurre il potere della Chiesa.
Vengono aboliti i privilegi feudali e quelli del clero, tutti i beni ecclesiastici
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vengono nazionalizzati e gli ordini religiosi sono soppressi. Inoltre viene vietato
emettere voti religiosi perpetui, come quelli di povertà, castità e obbedienza.
Un provvedimento particolarmente importante è la Costituzione civile del
clero del 1790. Con essa lo Stato interviene direttamente nell’organizzazione
della Chiesa: ridisegna le diocesi, stabilisce che vescovi e parroci siano eletti
dalla popolazione, anche con il voto dei non cattolici, rende il clero dipendente
economicamente dallo Stato e impone a tutti gli ecclesiastici un giuramento di
fedeltà alla Costituzione. In questo modo è
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