LA COMUNICAZIONE NELLA SOCIOLOGIA
1. Comunicazione e linguaggio
Il linguaggio, il mezzo attraverso cui si interagisce con le altre persone trasmettendo
informazioni, sensazioni, stati d’animo ed emozioni, è oggetto di studio di antica tradizione nelle
scienze umane, in particolare della filosofia [Volli 1994] ma è nella modernità che tale studio
acquisisce una maggiore rilevanza.
Fin dalla classicità greca l’attenzione è stata prestata al linguaggio inteso come strumento
attraverso cui avviene il processo comunicativo. La stessa comunicazione si struttura in linguaggio,
intendendo quest’ultimo quale medium o codice – o un insieme di codici verbali e non verbali –,
che consente di trasmettere informazione, di conservarla nel tempo e nello spazio e di rielaborarla
[Morcellini e Fatelli 1998, 43].
Linguaggio
Facoltà umana di esprimere e comunicare conoscenze, pensieri, bisogni e sentimenti attraverso
l’uso di segni e simboli.
Il linguaggio è un insieme di segni verbali e non verbali che costituisce il veicolo principale
della comunicazione umana. Esso consente la trasmissione di significati tra uomo e uomo in quanto
attraverso tale facoltà si esprimono conoscenze, sentimenti, bisogni e pensieri. Il linguaggio verbale
è il principale strumento della comunicazione umana ed è sostanzialmente fonetico-auditivo, ma si
avvale anche di una componente visiva necessaria sia per l’ambito mimico-gestuale dell’interazione
comunicativa umana sia per la scrittura. Il linguaggio può essere spontaneo, come per gli animali,
oppure convenzionale. In quest’ultimo caso il linguaggio in senso stretto è da intendersi come
specifica facoltà umana di usare segni per esprimere, comunicare e condividere con le altre persone
sensazioni, conoscenze e sentimenti.
La comunicazione è un’esperienza intersoggettiva di vitale importanza per l’uomo, diventata
oggetto di studio autonomo delle scienze del comportamento, quali la sociologia, la psicologia,
l’antropologia, solo a partire dalla fine del diciannovesimo secolo. Tale rilevanza, registratasi in
modo crescente nel corso del ventesimo secolo, ha coinciso da un lato con l’aumento quantitativo
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delle informazioni che circolano all’interno della società, dall’altro con la riduzione qualitativa
degli scambi comunicativi fra le persone.
La comunicazione svolge funzioni di integrazione sia per i sistemi micro-relazionali –
famiglia, lavoro, gruppi informali e gruppi amicali, ecc. – sia per il sistema sociale nel suo
complesso. La comunicazione interpersonale, come anche quella mediata [Thompson 1998;
McQuail 1996], si propone nei termini di una dinamica interattiva fra le persone in grado di
rispondere a tutta una serie di bisogni umani: bisogni di tipo fisico, bisogni di identità, bisogni
sociali, bisogni di tipo pratico o strumentale [Zani, Selleri e David 1994, 17].
La presenza o l’assenza di comunicazione può determinare, nelle persone, l’insorgenza di
situazioni di vera e propria sofferenza fisica, di malattie e anche di morte prematura [Adler e Towne
1990]. Attraverso la comunicazione si definisce il senso di identità degli individui, si impara a
riconoscersi sulla base delle interazioni che si hanno con gli altri – soprattutto con gli “altri
significativi”: genitori, amici e persone per noi importanti. La comunicazione soddisfa i bisogni di
appartenenza delle persone ad un gruppo, una comunità, una famiglia, una nazione, ecc.,
determinando il grado e la dimensione dei coinvolgimenti emotivi, affettivi, relazionali di ciascuno
e le azioni sociali conseguenti. Infine la comunicazione soddisfa bisogni di tipo pratico o
strumentale, consentendo lo svolgimento di una ordinata vita sociale. Il riferimento, in questo caso,
va alle dimensioni della vita quotidiana, nella quale avvengono azioni comunicative fondamentali,
che vanno dal chiedere un’informazione al dare indicazioni, dal fare acquisti al pagare un caffè al
bar. Le dinamiche comunicative si sviluppano fra le persone nei diversi contesti organizzativi e
relazionali: famiglia, scuola, azienda, organizzazioni sociali in generale, società nel suo complesso,
piccoli gruppi informali, organizzati, istituzionali, lavorativi, ludici. L’indagine psico-sociale investe
sia i sistemi di comunicazione verbale, quelli che si basano sull’uso dei linguaggi naturali, sia i
sistemi di comunicazione non verbale, costituiti dai gesti delle mani, dai movimenti e dalle posture
del corpo, dalle espressioni del viso, ecc. Un approfondimento ulteriore è riservato ai sistemi iconici
sostanziati dall’uso dei disegni, dai dipinti, dalla fotografia, dal cinema.
Comunicazione di massa
Processi di comunicazione diffusi dai mass media e rivolti ad un numero di destinatari
indifferenziati e potenzialmente illimitati.
A seguito dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa i sistemi di comunicazione
iconica hanno accresciuto la loro portata simbolica e strutturante per l’esperienza intersoggettiva e
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per l’organizzazione della vita sociale. Nonostante ciò i sistemi di comunicazione verbale restano di
gran lunga più importanti nel determinare i processi, le dinamiche e gli esiti delle interazioni
significanti fra le persone e le istituzioni. La prova di tutto ciò, come scrive il Gallino, è data dal
fatto che i «sistemi sociali molto complessi possono venir formati e funzionare relativamente bene
anche se al loro interno la comunicazione si affida esclusivamente a sistemi verbali, mentre
nemmeno sistemi sociali molto semplici possono reggersi affidandosi esclusivamente a sistemi di
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comunicazione non verbale» [Gallino 1993 , 135].
Comunicazione interpersonale
Processo di comunicazione verbale e non verbale tra due o più persone compresenti o mediata da
telefono o computer.
Per tutti questi motivi la comunicazione interpersonale va analizzata come esperienza di
vitale importanza per l’esistenza e l’integrazione dei sistemi psico-sociali individuali – le persone in
quanto tali – e per le organizzazioni relazionali nel loro complesso, sia informali sia istituzionali.
Un’ulteriore conferma di ciò ci viene dalla pragmatica della comunicazione umana e dal suo
intendere la relazione come interazione sistemica [Watzlawick, Beavin e Jackson 1971].
L’approccio proposto indaga prevalentemente i processi e le dinamiche della comunicazione
interpersonale, soprattutto riguardo alle interazioni faccia a faccia, senza ignorare, per estensione, la
dimensione della comunicazione mediata e di massa. La scelta parte dalla consapevolezza
dell’importanza della dimensione classica ed elementare della comunicazione, intesa come scambio
di segni e simboli significanti fra due o più persone in relazione fra loro allo scopo di realizzare una
condizione di interazione compartecipata di senso e di significato. Tale dimensione relazionale resta
il fondamento strutturale indispensabile per analizzare ogni tipo di azione comunicativa, anche
quella mediata dall’uso dei mass media – stampa, radio, televisione – o impostasi dall’introduzione
delle nuove forme di relazionalità comunicativa proprie dell’attuale epoca della rivoluzione
elettronica e telematica.
Mass media
Strumenti tecnologici che hanno determinato l’estensione della comunicazione su larga scala
riducendo o annullando la dimensione spazio-temporale.
2. Elementi costitutivi della comunicazione umana 3
Nel processo comunicativo si individuano i seguenti elementi analitici:
La fonte o emittente;
Il messaggio;
Il canale;
Il codice;
Il ricevente.
La fonte o emittente è una persona, un gruppo o un’istituzione che avvia l’azione
comunicativa assumendo un ruolo attivo nel processo. La fonte produce un messaggio che rende
manifesto ad altri conoscenze, pensieri, bisogni o sentimenti. Tale azione si struttura intorno ad un
contenuto informativo rivolto ad altri individui. L’emittente assume un ruolo attivo all’interno del
processo comunicativo rendendo manifesti, attraverso l’uso del linguaggio verbale e non verbale, le
conoscenze, i pensieri, i bisogni e/o i sentimenti che intende trasmettere ad altri. Tale azione si
struttura in forma di comunicazione condivisa mediante la costruzione di un messaggio intenzionale
che contiene tali informazioni.
Emittente
Colui che dà avvio all’azione comunicativa.
Il messaggio per essere trasmissibile si avvale di un codice attraverso cui il contenuto
informativo è tradotto in segni significanti verbali, non verbali o iconici. Affinché l’atto
comunicativo sia efficace, ossia raggiunga il ricevente e da questo sia compreso, è necessario che il
codice sia condiviso in maniera tale da rendere comprensibile a tutte le persone coinvolte
nell’azione comunicativa il contenuto intenzionale della comunicazione.
Il compito della fonte o emittente non si esaurisce con il processo di codifica del messaggio,
ma prosegue nell’individuazione del o dei destinatari del messaggio, nella scelta degli strumenti
adatti a comunicare determinati contenuti informativi e nell’accertamento che il ricevente abbia i
mezzi, culturali, tecnici o tecnologici, necessari alla decodifica del messaggio ricevuto. Se
l’emittente e il ricevente usano gli stessi codici e gli stessi canali, è probabile che il messaggio
ricevuto e interpretato sia coerente con quanto intenzionalmente inviato dalla fonte.
Messaggio
Ciò che viene scambiato, sotto forma di informazione, tra l’emittente e il ricevente. 4
Il messaggio è ciò che materialmente si trasmette nel processo di comunicazione, ossia
l’informazione verbale, non verbale o iconica che transita dall’emittente al ricevente veicolando
conoscenze, pensieri, bisogni e sentimenti. Watzlawick e collaboratori sostengono che tutto è
comunicazione, anche il mero comportamento interpersonale. Ogni comportamento, pertanto, ha
valore di messaggio anche quando evidenzia caratteri non intenzionali. Tale posizione teorica è
riassunta dagli autori nel primo assioma della comunicazione che afferma l’impossibilità di non
comunicare. Secondo l’approccio pragmatico alla comunicazione umana il contenuto del messaggio
esula, dunque, dal puro atto linguistico intenzionale per comprendere ogni azione, anche
involontaria, dell’attore sociale inserito in un processo relazionale [Watzlawick, Beavin e Jackson
1971]. La sfera della comunicazione coinvolge gli aspetti non verbali dell’interazione sociale, che
si esprimono attraverso la postura, il modo di porsi agli altri, l’intonazione della voce, l’immagine
estetica, l’abbigliamento, lo sguardo, il silenzio. Il messaggio è ciò che transita, sotto forma di
codici verbali e non verbali e attraverso canali acustici, visivi, olfattivi, ecc., dalla fonte o emittente
al destinatario o ricevente.
Il codice racchiude il sistema di segni e di simboli attraverso cui è codificato il messaggio. I
segni e i simboli sono combinati secondo regole condivise in modo da trasmettere un significato. Il
codice, pertanto, è un sistema generalmente condiviso di organizzare i segni significanti. Il codice
più importante per la comunicazione umana è quello linguistico, costituito da segni (le lettere
dell’alfabeto) combinati secondo delle regole (la sintassi).
La condivisione dello stesso codice da parte degli attori comunicativi garantisce la corretta
formulazione dei messaggi e la comprensione da parte dei destinatari o riceventi. Quando tale
condivisione viene a mancare il messaggio non è correttamente decodificato dal ricevente e possono
insorgere incomprensioni o anche conflitti.
Codice
Sistema socialmente condiviso di organizzare i segni.
In ogni azione comunicativa si utilizzano contestualmente sia codici propri della
comunicazione verbale sia codici della comunicazione non verbale. I codici non verbali possono
essere coerenti o meno con quelli verbali. In caso di coerenza il codice non verbale ha un effetto di
rinforzo del contenuto del messaggio, in caso contrario c’è una “collisione” tra i due codici a
scapito dell’effettiva comprensione dei significati trasmessi e ricevuti. 5
Il canale è il mezzo fisico di trasmissione del messaggio dall’emittente al ricevente. Esso è
un elemento indispensabile per l’azione comunicativa ed è fondamentale da parte dell’emittente
valutare bene il canale da utilizzare per la trasmissione delle informazioni, modificando o adattando
i canali agli obiettivi informativi o comunicativi che si vogliono conseguire. Una scelta poco
oculata potrebbe influenzare in maniera negativa il processo di decodifica
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