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24/02/2021 Masoni

Il processo di analisi di bilancio

L’analisi di bilancio effettua un processo di riconversione delle cifre in andamenti economici, in quanto permette l’interpretazione della dinamica economica e finanziaria di un’azienda e della sua situazione patrimoniale sulla base dei valori riportati nei prospetti di bilancio.

Questo processo di interpretazione avviene in quanto ci sono sia elementi numerabili, sia elementi che devono essere valutati secondo discrezione rispettando tutti quei criteri che ispirano la determinazione di un bilancio in modo tale che questo sia veritiero e corretto, cioè che rappresenti in maniera fedele la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’azienda.

Questo è un elemento aggiuntivo di grande valore che l’analista mette a disposizione della governance dell’azienda che dovrà prendere le decisioni in base a questi risultati.

Per poter arrivare a delle analisi corrette che diano un’indicazione fedele e professionalmente qualificante, occorre che anche i dati che abbiamo a disposizione siano anch’essi ben fidati.

Una contabilità ben tenuta, ben organizzata e tempestiva nelle registrazioni che consenta di avere dei dati a disposizione nel momento giusto, è un elemento fondamentale.

Dati vecchi, messi a disposizione in tempi in cui alcune decisioni sarebbero dovute essere già prese o quando una decisione diventa tardiva, se non inutile da prendere, e dati non ancora controllati e elaborati, sono da considerarsi inaffidabili.

Dunque, c’è questo trade-off tra le posizioni dei soggetti che devono cercare di raggiungere entrambi gli obiettivi: avere dati affidabili, corretti, elaborati in termini ragionevoli.

Questo è importante perché tutta la fase successiva è condizionata da questa qualità dei dati, affinché non sia inquinato il lavoro successivo.

Sequenza delle attività

L’analisi può essere svolta secondo una sequenza di attività così definite:

  • Lettura dei prospetti di bilancio, depositati nel registro delle imprese, tenuto dalla camera di commercio in maniera informatica (il bilancio diventa pubblico). I prospetti di bilancio devono essere completi e il più possibile affidabili e rispettosi della norma: si individuano i valori nei prospetti contabili, si esaminano i criteri di valutazione adottati e il contenuto della nota integrativa. L’analista può inoltre trarre informazioni significative dalla relazione sulla gestione, ai fini della comprensione della dinamica aziendale e delle prospettive future.
  • Riclassificazione dei prospetti contabili: è un’attività necessaria per convertire i prospetti di stato patrimoniale, di conto economico e di rendiconto finanziario secondo gli schemi ritenuti funzionali dal soggetto che deve esprimere un giudizio. Tale operazione è necessaria perché i prospetti di bilancio sono stati elaborati secondo una norma giuridica e non ci soddisfano dal punto di vista dell’analisi. Dunque, lo stato patrimoniale, redatto ai sensi dell’art. 2424 c.c., che distingue le attività in base alla loro destinazione economica e le passività secondo la loro natura, ai fini interpretativi, può essere riclassificato distinguendo le attività e le passività in base ad un criterio puramente finanziario, separando l’attivo fisso dall’attivo corrente, nonché le passività consolidate dalle passività correnti. Lo stato patrimoniale si può anche riclassificare in base ad un criterio gestionale, non focalizzato più sulla tempistica di rientro degli attivi in liquidità e di pagamento dei debiti, ma volto alla suddivisione della gestione in più gestioni interne (gestione operativa-core business, gestione accessoria, gestione dei finanziamenti). Con questo concetto non dobbiamo pensare che la gestione sia suddivisa e non sia unitaria: la gestione è unitaria perché l’azienda è una e deve essere pensata come un unico sistema complesso. Questo comporta la necessità di essere analizzata in maniera analitica, distinguendo le sue parti.
  • Calcolo degli indici: si tratta di elaborazioni matematiche che possono essere determinati come quozienti o margini. Gli indici calcolati sono volti a indagare la correttezza della struttura patrimoniale, la redditività aziendale e l’equilibrio finanziario. Essi avranno un significato informativo maggiore se l’analista svolge una comparazione temporale (confronto dei valori ottenuti per più esercizi consecutivi) e spaziale (confronto con altre aziende comparabili).
  • Formulazione di un giudizio: il giudizio conclusivo (negativo, di continuità, positivo, di crisi) dovrà essere ponderato tenendo conto di tutte le informazioni ottenute dall’analista, derivanti dalla lettura del bilancio e della relazione sulla gestione, dall’esame dei prospetti riclassificati e degli indici e dalle altre informazioni in possesso dell’analista e riguardanti l’azienda.

Il giudizio è strumentale rispetto al tipo di decisione che deve essere assunta.

Se l’analisi di bilancio viene compiuta da una banca per decidere in merito all’affidamento di un prestito a un cliente, l’analisi che viene condotta e il giudizio conclusivo saranno prevalentemente focalizzati sulla solidità patrimoniale e sulla capacità della gestione operativa di generare flussi di cassa in grado di coprire il “servizio del debito”, vale a dire di finanziare le rate del prestito da rimborsare periodicamente, comprensive anche degli interessi maturati.

L’analisi di bilancio svolta da un investitore interessato ad acquistare titoli azionari sarà focalizzata sulla capacità reddituale.

Riclassificazione

Lo stato patrimoniale redatto ai sensi dell’art. 2424 c.c. distingue le attività in base alla loro destinazione economica e le passività secondo la loro natura.

Ai fini interpretativi, può essere utile distinguere le attività e passività in base ad un criterio puramente finanziario, separando quindi l’attivo fisso dall’attivo corrente, nonché le passività consolidate dalle passività correnti.

Lo stato patrimoniale può essere altrimenti riclassificato secondo un criterio gestionale, che consente di separare le attività e le passività che derivano dalla gestione operativa dell’azienda, dalla gestione accessoria, dalla gestione dei finanziamenti.

La tipologia di analisi

In relazione alla possibilità di accesso ai dati aziendali, l’analisi di bilancio può essere qualificata come “interna” o “esterna”.

Nelle analisi interne, il soggetto che svolge tale attività, sia esso un dipendente della società o un suo consulente, ha accesso ai dati e alle informazioni aziendali, senza dover attendere la pubblicazione ufficiale del bilancio di esercizio nei modi e nei termini previsti dalla legislazione vigente. (dipendente, consulente, dirigente).

Prevede quindi che il soggetto che svolge tale attività sia un dipendente della società o un suo consulente e sarà per questo motivo di maggiore profondità rispetto a quella esterna, perché il soggetto che svolge tale attività ha accesso ai dati e alle informazioni aziendali, senza dover attendere la pubblicazione ufficiale del bilancio di esercizio nei modi e nei termini previsti dalla legislazione vigente.

Nelle analisi esterne, in linea astratta, gli analisti possono generalmente fare affidamento soltanto alle informazioni fornite dall’azienda, tra le quali svolge un ruolo centrale il bilancio di esercizio.

Tali analisi possono essere svolte nell’interesse di una serie di soggetti con i quali l’azienda intrattiene relazioni, di tipo competitivo, finanziario o sociale.

Sono informazioni che l’azienda sa di comunicare all’esterno e sfrutta una strategia di comunicazione (l’azienda cerca di enfatizzare gli elementi che le interessano, che la possano mettere in luce, cercando di giustificare, dare una migliore enfasi sugli elementi più negativi).

C’è anche una questione più sostanziale che è quella della privacy e quindi di una tutela di un segreto commerciale-industriale interno per cui l’azienda non necessariamente è interessata a divulgare tutte le informazioni che ha a disposizione e può essere reticente su alcuni aspetti, per evitare di avvantaggiare la concorrenza.

L’analisi esterna quindi può essere fatta con minore affidabilità.

Il set informativo rimane comunque molto importante ed è sufficiente ad avere un quadro affidabile delle situazioni aziendali.

Limiti informativi dell’analisi di bilancio

Tuttavia, ci sono anche da segnalare dei limiti di tipo oggettivo:

  • L’attendibilità dei valori; è l’aspetto principale. Se i dati sui quali si basa il bilancio non sono attendibili, viene a minarsi la capacità di contributo informativo che può dare questa analisi. È chiaro che se i dati non sono attendibili, non è valido nemmeno il risultato finale.
  • Non considera adeguatamente il rischio aziendale; l’analisi del rischio si effettua con strumenti che non sono quelli del bilancio. Il rischio aziendale, in generale, dipende dal settore, dalla dimensione, dal luogo dove si esercita l’attività, dipende da tanti elementi che possono rappresentare un discrimine molto forte nell’investire in un’attività anziché in un’altra.
  • È tendenzialmente orientato al passato; l’analisi del bilancio è un’attività limitata a dei dati relativi al passato perché fatta su bilanci consuntivi: non andiamo ad analizzare i dati prospettici.
  • Non esprime il processo di creazione del valore; (entreprise value), cioè la valorizzazione dell’azienda. Nel valore dell’azienda ci sono tanti elementi sia quantitativi che qualitativi, che di valutazione prospettica. D’altra parte, si ritiene che l’informativa sul valore realizzato sia assolutamente rilevante per gli stakeholder, che necessitano di conoscere i risultati effettivamente raggiunti dall’azienda e non soltanto le relative potenzialità.
  • Non riflette appieno la dinamica delle risorse immateriali; (valori che non sono tangibili creati dall’azienda rappresentate, ad esempio, dal team operativo e dalla loro capacità di relazionarsi, dalla valorizzazione del marchio, dal know-how, dalla dedizione e coesione del personale, dal livello di istruzione del personale e dalla sua capacità di migliorarsi, dall’immagine aziendale, dalle relazioni di networking etc.). Si tratta di una serie di valori che l’azienda crea in continuazione ma che non sono espressi dal bilancio. (Es. l’avviamento è un valore che possiamo contabilizzare soltanto quando viene pagato per l’acquisizione di un ramo aziendale, tuttavia non posso contabilizzare l’avviamento autoprodotto per ragioni di prudenza, legate al fatto che il bilancio ha una valenza giuridica molto forte). Per questo tipo di esigenze servirebbe un altro tipo di reportistica più evoluta che vada a considerare anche la gestione di natura non contabile, che solo in parte è riportata nella relazione sulla gestione.
  • Trascura le performance di natura quantitativa non monetaria ed altri profili qualitativi. A tal riguardo occorrerebbe un Annual Report il quale accoglie anche informazioni relative alle gestione non contabili, parzialmente esposte nella Relazione sulla gestione.

La riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario

Lo stato patrimoniale finanziario rispetto allo stato patrimoniale civilistico ci dà delle informazioni aggiuntive, mettendoci nella condizione di valutare la solvibilità dell’azienda nel breve termine (informazioni sulla liquidità dell’azienda) e nel medio-lungo termine (informazioni sulla solidità, concetto più statico e durevole).

Si passa dallo stato patrimoniale civilistico che informa gli interlocutori sull’andamento economico e finanziario della gestione, allo stato patrimoniale finanziario che informa sulla solvibilità aziendale nel breve termine (liquidità) e nel medio-lungo termine (solidità), e quindi sulle condizioni di rischio finanziario proprie dell’impresa. La solidità è un concetto più statico e durevole.

Principio contabile OIC 12

Soprattutto oggi, con la crisi pandemica, cercare di capire come affrontare questa crisi, rischio di liquidità e di solidità sono divenuti all’attenzione di tutte le aziende.

Il principio contabile OIC 12 stabilisce, infatti, che:

  • La classificazione delle poste attive e passive più idonea a rappresentare la situazione finanziaria dell’azienda è quella cosiddetta “a zone”, che si basa sul criterio della liquidità per le poste attive e su quello della esigibilità per quelle passive;
  • La durata convenzionale del periodo amministrativo annuale va assunta come criterio per la separazione delle poste fra attività e passività a breve (o correnti) e attività immobilizzate e passività a medio e lungo termine (o consolidate);
  • Sono da considerarsi attività a breve quelle destinate a trasformarsi in liquidità nell’esercizio successivo. Sono altresì da considerarsi passività a non breve quelle destinate a procurare un’uscita di mezzi monetari nell’esercizio successivo;
  • Nella nota integrativa dovrebbero essere fornite indicazioni sulla composizione delle singole voci e ogni altra informazione utile per potere ricomporre le varie “zone”;
  • Le attività e le passività a breve si ottengono enucleando i valori a breve, ove non già separati, contenuti nelle singole poste dello Stato patrimoniale.

Gli impieghi di capitale (attivo) vengono riclassificati in base al grado di liquidità: tempo di conversione in denaro. Convenzionalmente si distingue tra tempo breve (entro 12 mesi) e tempo non breve (oltre 12 mesi).

Nello stato patrimoniale finanziario, non parliamo più di attivo e di passivo, ma parliamo di impieghi e di fonti, cioè di investimenti effettuati (divisi tra attivo fisso e attivo corrente) e di fonti attraverso le quali abbiamo finanziato questi investimenti (divise in mezzi propri, passività consolidate e passività correnti).

  • Attivo corrente: tutte le entrate che si realizzeranno entro il prossimo esercizio. È rappresentato dalle rimanenze (costi anticipati rispetto all’elemento economico, ma che finanziariamente hanno dato luogo ad un’uscita di denaro), dalle liquidità differite e dalle liquidità immediate.
  • Attivo fisso: tutte le entrate che si realizzeranno oltre il prossimo esercizio. Esso viene declinato in immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie.

Riclassificazione delle fonti

Le fonti sono riclassificate in base al grado di esigibilità, in base al tempo di estinzione. Si distinguono in:

  • Passività correnti: quelle fonti di breve termine, uscite da pagare entro l’esercizio successivo es. debiti verso fornitori per l’acquisto di fattori produttivi correnti.
  • Passività consolidate: fonti di medio-lungo, uscite che dovranno essere pagate oltre l’esercizio successivo;
  • Mezzi propri: rappresentano fonti a medio lungo termine, come le passività consolidate. La differenza è data dal fatto che i mezzi propri sono rappresentati dal capitale sociale, dalle riserve accumulate, dagli utili accantonati dall’azienda che non sono stati distribuiti, quindi tutte quelle risorse derivanti da apporti esterni diretti da parte dei soci (senza obbligo di restituzione, di natura durevole in quanto utilizzati per un obiettivo di medio-lungo termine) + autofinanziamento che si è generato durante il periodo della vita aziendale. I soci potrebbero anche perdere questo capitale, se l’attività dovesse consumare risorse piuttosto che crearle, elemento che può capitare anche in un’azienda che ha delle prospettive positive (es. start-up), ma che brucia cassa, consuma liquidità, ha tante uscite finanziarie prima che il ciclo nella struttura aziendale abbia raggiunto quel livello sufficiente per creare autofinanziamenti.

Attivo corrente

Nella liquidità immediate (sono valori finanziari e numerari cioè immediatamente disponibili) troviamo:

  • Cassa;
  • Disponibilità liquida presso banche;
  • Titoli realizzabili a vista (quei titoli che rappresentano un temporaneo investimento della liquidità da parte dell’azienda, realizzabili in tempi brevi).

Nelle liquidità differite (sono valori finanziari):

  • Crediti verso clienti: i clienti ai quali abbiamo venduto delle merci a dilazione secondo gli accordi;
  • Crediti a breve verso controllate/controllanti/collegate;
  • Crediti di finanziamento a breve: si distinguono dai crediti di funzionamento, relativi all’attività principale dell’azienda. Si tratta di prestiti a terzi ad esempio nei confronti di una società del gruppo: l’azienda ha della liquidità e invece di mantenerla improduttiva nelle casse della società la mette a disposizione di una società del gruppo, facendo un vero e proprio finanziamento;
  • Crediti diversi di prossimo incasso: crediti non commerciali, ma che si riferiscono a fattispecie originali che possono avvenire all’interno dell’azienda (ad esempio per attività accessorie, crediti tributari).
  • Titoli realizzabili a breve;
  • Attività finanziarie non immobilizzate: altri investimenti di tipo finanziario, es. azioni o obbligazioni in società quotate o non quotate che però non riteniamo da considerarsi immobilizzate, ma che abbiano un pronto realizzo; investimenti immobilizzati in passato che però sono stati destinati alla vendita da parte dell’azienda che ha già preso la decisione di vendere queste attività finanziarie entro l’esercizio.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ioneluska92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Masoni Alessandro.
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