BETTER MARKETING
FOR A BETTER WORLD
Analisi universitaria approfondita dell’articolo di Chandy, Johar,
Moorman e Roberts (2021)
Journal of Marketing · Volume 85, Issue 3 · pp. 1–9
Obiettivo della dispensa
Questa dispensa è pensata per lo studio universitario: non si limita a riassumere l’articolo, ma
ricostruisce la progressione del ragionamento, chiarisce i concetti, interpreta gli esempi, distingue tesi
degli autori e commento critico e propone una sintesi utilizzabile in un esame orale. Le sezioni seguono
l’ordine dell’articolo; i paragrafi molto brevi o strettamente collegati sono analizzati insieme, senza
fingere una corrispondenza letterale frase per frase.
TESI CENTRALE IN UNA FRASE
Il marketing deve essere studiato non soltanto in base ai risultati economici ottenuti dalle imprese,
ma anche considerando come le sue pratiche migliorino o danneggino il benessere di consumatori,
lavoratori, comunità, istituzioni e ambiente.
Riferimento bibliografico: Chandy, R. K., Johar, G. V., Moorman, C., & Roberts, J. H. (2021). “Better Marketing for a
Better World.” Journal of Marketing, 85(3), 1–9. https://doi.org/10.1177/00222429211003690
Analisi universitaria · Better Marketing for a Better World 1
1. Inquadramento dell’articolo
1.1 Genere, obiettivo e contributo
L’articolo è un editorial pubblicato nel numero speciale del Journal of Marketing dedicato al tema “Better
Marketing for a Better World” (BMBW). Non è quindi uno studio sperimentale unico che verifica una sola
ipotesi con un singolo dataset. È un contributo programmatico: definisce un problema della disciplina,
presenta indicazioni sullo stato del campo, organizza una serie di barriere concettuali e istituzionali e
invita la comunità scientifica a sviluppare nuove linee di ricerca.
Il contributo è insieme teorico, diagnostico e istituzionale. È teorico perché propone una concezione più
ampia del ruolo del marketing; diagnostico perché individua la distanza fra l’importanza attribuita ai
problemi sociali e l’attenzione che essi ricevono nella ricerca; istituzionale perché non si limita a invitare i
singoli studiosi a cambiare argomento, ma propone interventi su formazione, riviste, conferenze e
disponibilità dei dati.
1.2 Che cosa significa BMBW
Gli autori definiscono il Better Marketing for a Better World come l’uso delle attività e delle idee di
marketing per influenzare risultati che vadano oltre ciò che è positivo per la performance finanziaria
delle imprese. Il punto non è eliminare il profitto, né sostenere che ogni attività di marketing debba
essere filantropica. Il punto è includere nella valutazione anche il benessere degli altri stakeholder e delle
istituzioni.
La formulazione contiene due elementi decisivi. Primo, il marketing è una forza capace di produrre
conseguenze: può contribuire a risolvere problemi, ma può anche amplificarli. Secondo, gli esiti rilevanti
non si esauriscono nella transazione fra impresa e cliente. Una decisione di prezzo, una campagna
pubblicitaria, un algoritmo di targeting o un sistema di incentivi possono incidere anche su accessibilità,
salute, equità, ambiente e condizioni di lavoro.
DISTINZIONE DA RICORDARE
BMBW non equivale a una semplice operazione di responsabilità sociale d’impresa o a una
campagna “green”. È una prospettiva di ricerca che chiede di valutare l’impatto complessivo delle
pratiche di marketing, compresi effetti indiretti, distribuzione dei benefici e possibili danni.
1.3 Il richiamo storico al 1971
Gli autori aprono richiamando due contributi pubblicati nel 1971 nello stesso Journal of Marketing, in un
numero dedicato al ruolo sociale e ambientale del marketing. Le citazioni storiche avevano già messo in
evidenza il paradosso di una disciplina che studia un’attività centrale nella società, ma non sempre
concentra la ricerca sui problemi sociali più urgenti. Il richiamo non è ornamentale: costruisce il problema
come una questione rimasta aperta per circa cinquant’anni.
La scelta retorica produce un contrasto fra continuità del problema e possibilità di progresso. Se il tema
era già stato formulato nel 1971, il fatto che nel 2021 resti necessario riproporlo suggerisce che la
rilevanza sociale del marketing non si traduce automaticamente in una centralità accademica.
L’editoriale presenta quindi il numero speciale come occasione per superare una distanza persistente fra
potenziale della disciplina e priorità della ricerca.
Analisi universitaria · Better Marketing for a Better World 2
1.4 Il dato della survey: importanza riconosciuta, impegno
insufficiente
Per documentare la distanza, gli autori riportano una survey condotta nel febbraio 2021 fra 44 associate
editors e membri dell’advisory board del Journal of Marketing. Alla domanda sull’importanza del BMBW
per il marketing, la media è 6,34 su una scala di 7 punti e oltre il 60% assegna il punteggio massimo.
Quando invece viene chiesto quanto il campo abbia affrontato questi temi e con quale efficacia, oltre
l’80% attribuisce un punteggio pari o inferiore a 4.
Il dato sostiene l’argomento centrale: il problema non è necessariamente una mancanza di
riconoscimento dell’importanza del tema, ma la difficoltà di trasformare tale riconoscimento in attività
scientifica centrale e continuativa. Gli autori precisano che il campione è selezionato; quindi non è
corretto trattare la survey come una misura rappresentativa di ogni studioso di marketing. Essa funziona
come indicatore diagnostico, corroborato dagli autori con le conversazioni avute nella comunità
accademica.
1.5 Perché la questione è urgente
L’articolo collega la ricerca sul marketing a questioni quali povertà, disuguaglianza, analfabetismo,
insicurezza, malattie, cambiamento climatico, inquinamento e tratta di esseri umani. Questi problemi
non sono introdotti come temi estranei al marketing: i mercati, gli scambi e le attività commerciali sono
parte integrante del modello economico che li può aggravare o contrastare.
Gli autori ricordano inoltre discriminazione e riduzione della mobilità sociale, insieme alle conseguenze
del cambiamento climatico e alla debole organizzazione di alcuni mercati per le soluzioni sostenibili. Il
loro ragionamento è che la disciplina rischia di diventare irrilevante se continua a ignorare problemi che
influenzano la vita dei consumatori e il funzionamento dei mercati. Il numero speciale aveva ricevuto 239
proposte: per gli autori, questa risposta costituisce un segnale di interesse e di potenziale fermento
intellettuale.
LETTURA CRITICA
Il richiamo ai problemi globali serve a giustificare la rilevanza della ricerca, ma non dimostra da
solo che ogni intervento di marketing possa risolverli. L’articolo chiede di indagare empiricamente
quando, attraverso quali meccanismi e per quali gruppi il marketing produca un beneficio o un
danno.
2. “Toward the Center Stage”: portare BMBW al
centro della disciplina
Gli autori riconoscono che negli ultimi cinquant’anni sono stati compiuti progressi: la ricerca ha
contribuito al dibattito su pubblicità del tabacco, pubblicità ingannevole, etichettatura, riciclo e
campagne sociali e non profit. Gli studi recenti affrontano anche comportamento prosociale, sostenibilità
ambientale, advocacy politica delle imprese, frode, privacy, salute ed educazione. Il tono, quindi, non è
di negazione del lavoro già svolto, ma di riconoscimento dei risultati accompagnato dalla constatazione
che il tema resta periferico.
La marginalità è visibile, secondo gli autori, in diversi luoghi della vita accademica: poche tesi di
dottorato sono dedicate a questi temi, i grandi convegni raramente li collocano in posizione centrale e i
comitati che valutano promozioni e tenure incontrano ancora pochi percorsi di pubblicazione consistenti
su BMBW nelle riviste principali. Il problema è pertanto anche strutturale: ciò che viene considerato
centrale nella formazione, nei convegni e nella valutazione professionale influenza ciò che i ricercatori
scelgono di studiare.
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2.1 Prima direzione: reinterpretare i temi classici del marketing
La prima proposta consiste nel rileggere temi tradizionali — gestione della forza vendita, promozioni,
prezzi, etichettatura, progettazione e gestione dei prodotti, social media, influencer, formazione,
consulenza, pubblicità e targeting — alla luce dei loro esiti sociali. Il messaggio è che BMBW non richiede
necessariamente di abbandonare gli strumenti classici del marketing: richiede di porre domande più
ampie sugli effetti di quegli strumenti.
Gli esempi rendono concreto il principio. Schemi di retribuzione variabile per i venditori possono
migliorare i risultati commerciali ma danneggiare la salute fisica e mentale dei dipendenti, aumentando
stress e assenze. Influencer e social media possono aiutare agricoltori in aree rurali della Cina ad
adottare un pesticida ecologico. Gli strumenti di customer relationship management possono essere
impiegati per migliorare la raccolta fondi di un’organizzazione non profit. Le promozioni di prezzo
possono inoltre stimolare donazioni prosociali.
Questi casi mostrano che la stessa categoria di strumenti può avere conseguenze diverse a seconda del
contesto e dell’obiettivo. L’analisi non deve fermarsi all’aumento delle vendite: deve chiedersi chi
guadagna, chi sopporta i costi e quali effetti secondari si producono.
2.2 Seconda direzione: far entrare nel marketing problemi
tradizionalmente studiati altrove
La seconda proposta è ampliare le domande della disciplina verso problemi come discriminazione,
disuguaglianza e povertà. Gli autori contestano l’idea che questi argomenti appartengano
esclusivamente a sociologia, psicologia o economia. Se la discriminazione influenza le esperienze di
consumo, l’accesso ai servizi, il targeting, il branding e la comunicazione, allora è anche un problema di
marketing.
La discriminazione può essere riprodotta in modo esplicito, attraverso decisioni di segmentazione e
targeting, oppure in modo meno visibile, attraverso messaggi e algoritmi. Allo stesso modo, la povertà
può essere aggravata dalla localizzazione dei punti vendita o dalla presenza di servizi finanziari predatori
rivolti a consumatori vulnerabili e poco informati. La domanda di ricerca diventa: quali pratiche generano
questi effetti, attraverso quali meccanismi e quali alternative potrebbero ridurre il danno?
2.3 Terza direzione: studiare come il mondo esterno modella il
marketing
La terza direzione rovescia in parte la prospettiva: non si tratta soltanto di chiedere come il marketing
possa migliorare il mondo, ma anche come i cambiamenti del mondo debbano modificare il marketing.
L’ambiente fisico, sociale, politico e normativo influenza le scelte delle imprese e l’efficacia delle loro
azioni. Il cambiamento climatico, per esempio, può incidere sulla progettazione dei prodotti, sui canali
distributivi e sul posizionamento di marca.
Queste tre direzioni sono complementari: reinterpretare gli strumenti esistenti, includere nuovi problemi
nell’agenda della disciplina e analizzare l’influenza del contesto esterno. Dopo averle presentate, gli
autori chiedono perch&e