Autovalori e autovettori
Proposizione
Sia T: V→V un endomorfismo di uno spazio vettoriale V (di dimensione n) e v1,...,vK ≠ 0 (K ≤ n) autovettori di T corrispondenti ad autovalori distinti λ1,...,λK ∈ ℝ. Allora v1,...,vK sono linearmente indipendenti.
Oss.
Avere autovalori distinti significa che λi ha molteplicità 1 ∀i=1,...,K, ovvero λi ≠ λj per i,j=1,...,K
Dimostrazione
Procediamo per induzione su K. Per K=1, non c'è nulla da dimostrare. Per K-1, invece, supponiamo che v1,...,vK-1 siano linearmente indipendenti. Siano α1,...,αK ∈ ℝ t.c. α1v1+...+αKvK=0
Applicando l'endomorfismo T, abbiamo
0 = T(α1v1+...+αKvK)
0 = α1T(v1)+...+αKT(vK)
Autovalori e autovettori
Proposizione
Sia T:V→V un endomorfismo di uno spazio vettoriale V (di dimensione n) e v1,...,vk≠0 (k≤n) autovettori di T corrispondenti ad autovalori distinti λ1,...,λk ∈ℝ. Allora v1,...,vk sono linearmente indipendenti.
Oss.
Avere autovalori distinti significa che λi ha molteplicità 1 ∀i=1,...,k, ovvero λi≠λj per i,j=1,...,k
Dimostrazione
Procediamo per induzione su k. Per k=1, non c'è nulla da dimostrare. Per k-1, invece, supponiamo che v1,...,vk-1 siano linearmente indipendenti. Siano α1,...,αk ∈ℝ t.c. α1v1+...+αkvk=0
Applicando l'endomorfismo T, abbiamo
0=T(α1v1+...+αkvk)
0 = α1T(v1) + ... + αkT(vk)
Per definizione di autovettori e autovalori, avremo
0 = α1λ1v1 + ... + αKλKvK(1)
Sapendo che αKvK = - α1v1 - ... - αK-1vK-1 sostituiamo quest'ultima all'ultima uguaglianza trovata (1), otteniamo
0 = α1λ1v1 + ... + λK(- α1v1 - ... - αK-1vK-1)
0 = α1(λ1 - λK)v1 + ... + αK-1(λK-1 - λK)vK-1
Siccome λ1, ..., λK sono tutti distinti per ipotesi e inoltre, per ipotesi induttiva, v1, ..., vK-1 sono linearmente indipendenti, avremo che
α1 = ... = αK-1 = 0
Quindi, αK vK = 0, e di conseguenza, essendo vK ≠ 0, v1, ..., vK sono linearmente indipendenti.
Proposizione sulla molteplicità
La molteplicità algebrica di un autovalore a(λ) è sempre maggiore o uguale alla sua molteplicità geometrica g(λ).
a(λ) ≥ g(λ)
Oss. importante
n ≥ a(λ) ≥ g(λ) ≥ 1 (n = dim V)
g(λ) = 0 Non esiste, perché, per definizione di autovettore, V ≠ 0, ovvero gli autovettori devono essere sempre non nulli.
Dimostrazione
Sia λo ∈ sp(T), g(λo) = h e {v1, ..., vh} una base di Vλo.
Ipotizziamo che T:V → V sia t.c. dim V = n e h ≥ n, allora completiamo la base di Vλo con una base di V: {v1, ..., vh, vh+1, ..., vn}.
Rispetto a questa base, l'endomorfismo T è rappresentato da una matrice A della forma
A = | λoIh B | | O C | (vedi spiegazione)
dove B e C sono due generiche matrici del tipo
B ∈ Rhx(n-h)
C ∈ R(n-h)x(n-h)
Dunque:
A-λIn =
Sviluppando con Laplace il determinante di A rispetto alle prime h colonne, il polinomio caratteristico di A sarà
PT(λ) = det(A-λIn) = (λo-λ)h・PC(λ) → Δ
Può sicuramente λo t.c. PC(λo) = 0, √□ quindi, siccome la molteplicità algebrica di λo, per definizione, è la sua molteplicità come radice del polinomio caratteristico PT(λ), in altri termini è il più grande h tale per cui (λo-λ)h divide PT(λ) ne consegue che μA(λo) ≥ h, e quindi μA(λo) ≥ μC(λo). □
① Per me: spiegazione formula
Il determinante di una matrice triangolare superiore è uguale al prodotto degli elementi sulla diagonale principale
det(A) = ∏i=1,…,n aii
② Per me: perché PC(λo) = 0?
Se PC(λo) = 0 vuol dire che, quindi, anche PT(λ)=0. Di conseguenza possiamo trovare T, ovvero radice del polinomio PT(λ) tale per cui sia un autovalore di T, (p.s.: se può essere aperto, se P...)
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