Testo obbligatorio
J. Summerson, Il linguaggio classico dell’architettura, Torino, Einaudi, 1970, successive edizioni.
Manuale: AA. VV. Lineamenti dell’architettura, Sovera, Roma 2006 e successive edizioni.
Libretto aggiuntivo: W. Muller, Atlante di Architettura, Hoepli, Milano…
Ordinamenti territoriali e urbani romani tra Repubblica e Impero
L’architettura romana ha un legame profondo con le azioni di suddivisione del territorio che viene annesso al dominio romano.
Questo continuo ampliamento del dominio romano porta a una nuova necessità di costruzioni.
Fondazione di Roma: 753 a.C. Inizialmente solo villaggi nel dominio etrusco, senza autonomia politica e cultura propria.
La civiltà etrusca è molto fiorente, ricca e vede la sua massima espansione tra il VI e il V secolo a.C.
Roma si allontana dal dominio etrusco, costruendo un proprio sistema politico.
A sud del dominio etrusco sono presenti le polis greche distanti dalla madrepatria che diffondono la cultura, i costumi greci arrivando anche a Roma.
Roma quindi beneficia della cultura etrusca e della magna-grecia.
Sviluppa la propria politica dal VI al V secolo espandendo i propri confini entrando in contatto con le città della magna-grecia.
Tra il II e il I secolo si espande notevolmente in tutto il Mediterraneo fino alla Gran Bretagna creando un impero molto vasto.
Gran parte dell’architettura romana deriva da quella greca.
I territori conquistati vengono romanizzati in modo da definire le aree per gli edifici pubblici necessari. Ordinano i territori mediante diversi tipi di confini, dei limiti che definiscono le aree.
Il più utilizzato e famoso è il limitatio centuriatio, che si fondava su uno schema geometrico semplice a base quadrata suddiviso in altri quadrati più piccoli. Il modulo quadrato viene chiamato centuria e viene sviluppato partendo da due assi principali chiamati Cardo maximus (n-s) e il Decumanus maximus (e-o).
Molto sorprendente è la precisione della perpendicolarità di questi assi, di cui erano responsabili un gruppo militare di Gromatici che erano abili geometri. Dopo aver finalizzato i due assi principali ne facevano altri paralleli in modo da creare una maglia di elementi quadrati chiamate Centuriae.
Gran numero di centuriazioni nella zona padana.
Per le città ponevano l’origine della centuriazione al centro e anch’esse erano suddivise in centurie con il centro corrispondente all’area centrale della città più importante dal punto di vista pubblico e religioso.
Le Forme urbis riportano la distribuzione funzionale degli immobili che componevano la città.
Accampamento militare Castrum: Via praetoria, Via Principalis, Via quintana, Area del foro (forum).
Architettura romana tra Repubblica e Impero
L’innovazione dei materiali edilizi
L’architettura greca aveva raggiunto il massimo della sua espressività, era caratterizzata da blocchi lapidei uno sopra l’altro a secco senza malte per tenerli insieme.
Nell’età arcaica, fase iniziale di Roma, anche a Roma si utilizza la stessa tecnica, chiamata opus quadratum a secco; l’unica accortezza è di non creare linee tra i blocchi.
Tipo di opus quadratum:
- Opera isodoma:
- Di fascia o di costa
- Di testa
Sono presenti anche varianti.
Problema di questa tecnica costruttiva: costosa in termini economici e in termini di tempo e Roma aveva bisogno di costruire velocemente e continuamente.
Per questo nasce una nuova tecnica che utilizza materiali semplici e una pasta che indurisce a contatto con l’aria. Questa tecnica è chiamata opus caementicium, costituito da malta di calce e piccoli pezzi di pietra di varia pezzatura.
Questa pasta era costituita da acqua, sabbia e calce. La calce è una pietra calcarea che viene cotta e poi macinata diventando una polvere/sabbia.
Questa pasta viene messa in dei tavolati, cassero ligneo, di legno che fungevano da contenitore per dare la forma del muro e poi, solidificandosi, venivano tolte.
Questa nuova tecnica garantiva più velocità costruttiva, era economica e poteva essere applicata da maestranze poco specializzate.
La resistenza di queste murature veniva ulteriormente maggiorata con l’eventuale aggiunta di pozzolana, sabbia vulcanica, che offriva anche l’impermeabilità del muro permettendo di costruire in ambienti umidi o nell’acqua.
In tempi più recenti si è sostituita la calce pura con quella idraulica formando quello che conosciamo noi, ovvero il cemento.
C’era però un problema estetico con questa tecnica poiché rimanevano impresse nel cemento le forme del cassero, quindi serviva una nuova tecnica chiamata opus quadratum che consisteva nel contenere l’opus cementicium con delle lastre di pietra consentendo di aumentare il lato estetico della muratura.
Quasi tutti gli edifici vengono costruiti con questa tecnica.
Potevano esserci delle varianti delle lastre esterne:
- Opus incertum: Irregolare/incerta fatta con cortine.
- Opus reticulatum: Costituito da una maglia regolare, cortina, di elementi lapidei angolati di 45° formando giunti obliqui. Questi elementi lapidei erano una piramide a base quadrata inseriti in modo perpendicolare.
- Opus mixtum: Mischiavano materiali diversi nella stessa muratura.
- Opus testaceum: Rivestimento di laterizi cotti, mattoni, inventato in età romana, costituito da argilla lavorata, inserita in stampi per dare la forma a parallelepipedo che viene poi cotta.
I laterizi romani hanno dimensioni e forme differenti dalle nostre. Il laterizio romano era in diverse forme quadrate bipedali: due piedi, sesquipedals, bessales.
Diverse forme speciali di laterizi: Tegulae mammatae.
I nuovi sistemi strutturali: archi, volte, cupole
I sistemi strutturali utilizzati tipicamente nelle città pre-romane erano quello trilitico o architravato, che era molto semplice e costituito da due piedritti su cui appoggia una trave, era tutto a secco.
In questo modo questo sistema sta in equilibrio.
Questo metodo era limitato poiché l’ampiezza delle luci, distanza da una colonna all’altra, era condizionata dalla resistenza dell’architrave. Inoltre questo metodo limitava la forma degli edifici rendendoli principalmente geometrici e rettangolari.
Con i romani si forma un sistema diverso basato sull’impiego dell’arco e della volta risolvendo il problema di quello precedente.
L’altezza di un arco a tutto sesto è uguale alla metà della corda ovvero il raggio.
La ghiera dell’arco è costituita da conci: concio di chiave, di imposta, controchiave, alle reni.
L’arco è sotteso a un sistema strutturale spingente ovvero genera delle sollecitazioni/forze oblique che tendono a spingere i piedritti verso l’esterno. I romani risolvono questo problema utilizzando maggiori spessori murari dei piedritti.
Inventano anche la volta di cui ci sono tante tipologie, tra cui le cupole, volte a vela…
Se dividiamo da due diagonali la volta a vela si formano due unghie e due falde/vele. Possono esserci volte composte da solo unghie, volta a crociera, o anche da solo vele con anche numeri maggiori, per esempio da 8 unghie o vele, volta a padiglione 8 fusi.
Tutte le volte non costituite da archi sollecitano tutte le linee di imposta. Le volte a crociera invece si comportano in modo differente poiché impostate su archi.
Le diagonali di una volta a crociera erano semiellissi.
Un arco in muratura deve avere una struttura di sostegno provvisoria fino a che la malta ha fatto presa, in seguito viene rimossa attraverso una procedura chiamata disarmo che è un momento molto delicato perché è il momento in cui si scopre se l’arco sta in piedi o no. Questa struttura, di solito in legno, si chiama centina.
Le volte in opus cementicium presentano un problema estetico che, quando viene rimossa la centina, rimane poco gradevole esteticamente. Questo problema viene risolto con finiture rifinite con intonaco alla volta dopo il disarmo.
Queste finiture intradossali sono per esempio i cassettoni o lacunari create grazie a degli stampi o forme. Si prediligono forme quadrate, ottagonali o a losanghe, romboidali, dando un senso di profondità, ed eventualmente aggiungendo decorazioni come rosette ecc…
Il Foro e la Basilica forense
Il Foro romano rappresenta il cuore della città romana che concentra la vita religiosa, civile e commerciale poiché presenti mercati intorno.
È costituito da una piazza che ha una forma rettangolare.
Vitruvio, noto architetto romano conosciuto per il suo trattato il De architectura, è un’opera in cui riassume le principali conoscenze che deve avere un architetto per operare, tra cui che rapporto deve avere le dimensioni del foro.
Questo spazio rettangolare è porticato trabeato.
Il Capitolium è il tempio più importante del foro, ed è posto in modo rialzato rispetto alla piazza. Dietro al portico si sviluppano altri edifici politico-amministrativi come il comitium, assemblee civiche, Curia, senato, sede dei duomviri, magistrature, e il tabularium, ufficio delle imposte.
La basilica è un edificio dal carattere civile che ha funzioni amministrative del tribunale e commerciali.
Eventualmente presente l’Eumachia che racchiude un luogo di ritrovo per discussioni o riunioni per attività commerciali della città o per cittadini importanti.
I mercati sono luoghi di commercio dove sono radunate botteghe, negozi che hanno funzioni specializzate come il mercato delle erbe, macellum.
Lararium dedicato al culto delle divinità locali.
In certe città come Roma ci sono più di un foro con uno più importante che presenta il Capitolium. Durante l’era imperiale venivano anche costruiti dei fori imperiali a scopo autocelebrativo.
L’imperatore considerato una divinità, quindi i fori imperiali avevano anche all’interno un tempio.
Primo è quello di Augusto poi Cesare, Vespasiano, Nerva, Traiano.
Quello di Traiano aveva anche scopi commerciali. Principio assiale dei fori imperiali, cioè seguono forme a scacchiera perpendicolari. I fori servono anche a ospitare cerimonie e riunioni.
Foro di Augusto ha impianto rettangolare, il suo tempio sopraelevato celebra Marte Ultore. Asse trasversale data dalle esedre che servivano come luogo di riunioni o si tenevano processi importanti, amministrazione della giustizia.
Foro di Vespasiano celebra la pax romana, pace, conteneva due biblioteche tra cui una conteneva la Forma urbis.
Foro di Nerva iniziato da Domiziano e concluso da Nerva, contiene il tempio di Minerva. Lato corto curvato è tangente alla basilica Emilia che appartiene al foro romano già esistente.
Foro di Traiano composto da diverse unità. L’architetto si chiama Apollodoro di Damasco. Tre unità collegate tra loro e seguendo un principio assiale: unità dei mercati Traianei, basilica Ulpia con due esedre, Colonna Traiana e corte.
Due biblioteche in parte alla Colonna Traiana, contiene il tempio dedicato a Traiano.
Colonna Traiana rappresenta gli episodi delle guerre di Traiano sui Daci.
Mercati Traianei, un’ala costituiva un luogo non organizzato bene che aveva uno spazio centrale sormontato da volte a crociera e le botteghe ai lati su due piani.
La basilica forense
Basilica del foro di Pompei: edificio molto importante perché raduna al suo interno più funzioni tra cui transazioni commerciali e l’esercizio della giustizia, processi.
La sua architettura è molto semplice con pianta rettangolare che ha un ingresso principale e due sui lati lunghi.
L’interno presenta un portico colonnato che gira in tutti i lati e che definisce uno spazio centrale principale e uno secondario, presente anche un piano superiore del portico, deambulatorio.
In corrispondenza del lato corto opposto all’entrata principale c’è un piccolo spazio destinato al tribunale dove si svolgono i processi davanti ai giudici.
È coperta da un tetto ligneo con una copertura piana, quindi non vengono usate le volte.
Basilica Aemilia, Iulia…
Templi più importanti
Il Capitolium
Il Capitolium è simbolo di Roma, si sviluppa in posizione sopraelevata, presenti 3 celle dedicate alla triade Giove, Giunone e Minerva.
Portico colonnato con tre file di colonne che si sviluppavano su un pronao, pro-naus che è pronao e naus è la cella quindi prima della cella.
Capitolium Bresciano…
Differenze tra i templi: colonne, scalinate.
Tipi di templi:
- Pròstilo
- Perìptero sine postico
- Perìptero circolare
- Perìptero
Il Pantheon: struttura, forma e tecnica costruttiva
Pantheon: origini di questo edificio sconosciute, costruito in una sola fase, quindi non a pezzi, nel periodo imperiale di Adriano.
Il Pantheon è un edificio straordinario perché mette in relazione forme geometriche diverse: un pronao rettangolare e una rotonda circolare coperta da cupola.
Il passaggio tra queste due forme non poteva avvenire direttamente, perché un volume rettangolare non può essere addossato senza mediazione a uno cilindrico. Per questo viene inserito un avancorpo, che funge da elemento di raccordo sia formale sia strutturale tra il pronao e la rotonda.
La rotonda riprende il modello dei templi circolari greci e romani, come quelli dedicati a Vesta, ma li amplifica in modo eccezionale.
Se i templi circolari tradizionali erano di dimensioni modeste, qui la rotonda ha un diametro di circa 43 metri, una misura straordinaria per l’antichità. Tuttavia, l’eccezionalità non sta solo nella dimensione, ma soprattutto nella copertura.
A differenza dell’edilizia sacra romana tradizionale, coperta con tetti lignei a falde, qui la cella è coperta da una cupola emisferica in opus caementicium.
Siamo nel II secolo d.C., momento in cui i Romani conoscono perfettamente le potenzialità di questo materiale.
La cupola del Pantheon è la più grande realizzata nell’antichità e rimane una delle più grandi nella storia dell’architettura occidentale, paragonabile solo a quella di Santa Sofia, a quella di Santa Maria del Fiore e alla cupola della Basilica di San Pietro.
Il pronao
Il pronao è un colonnato coperto con tetto ligneo a capriate e tetto a falde.
È ottastilo, cioè presenta otto colonne in facciata, ed è molto sviluppato in profondità: quattro file di colonne organizzano lo spazio in tre navate.
La navata centrale, più ampia, conduce all’ingresso della cella; le due laterali terminano in grandi nicchie emisferiche, destinate ad accogliere statue monumentali volute da Adriano.
Le colonne sono tra gli elementi più straordinari dell’edificio: sono monolitiche, alte circa 14 metri, in ordine corinzio.
Provengono in parte da granito grigio dell’Elba e in parte da granito rosso di Assuan, quindi dall’Egitto, il che rende ancora più impressionante l’operazione di estrazione, trasporto e messa in opera.
Le basi presentano tori e scozie, i capitelli sono corinzi, e l’intero ordine diventerà un modello fondamentale per l’architettura rinascimentale, studiato e ripreso in particolare da Palladio.
L’avancorpo
L’avancorpo collega il pronao alla rotonda.
È costruito in opus caementicium e in parte rivestito in marmo, perché si connetteva al portico della piazza antistante.
Oltre alla funzione di raccordo geometrico, ha una funzione tecnica: al suo interno sono presenti scale che permettono di raggiungere l’estradosso della cupola per operazioni di manutenzione.
L’avancorpo è leggermente più alto del pronao.
La struttura della rotonda
La rotonda è definita da muri spessi circa 6 metri, in opus caementicium, che proseguono senza interruzione dalle fondazioni fino alla cupola.
Si tratta di un unico sistema murario continuo che forma prima la cella cilindrica e poi, sagomandosi, la cupola.
- All’interno la parete è articolata da un’alternanza perfetta di nicchie: semicircolari sugli assi principali, tre, perché il quarto asse è occupato dall’ingresso, e rettangolari sugli assi diagonali a 45°. Questa alternanza crea un ritmo regolare e proporzionato. Le nicchie sono schermate da coppie di colonne e lesene che definiscono un ordine architettonico inferiore, sopra il quale corre una trabeazione.
- All’esterno, invece, nei grandi spessori murari si aprono piccole nicchie semicircolari accessibili solo dall’esterno. Probabilmente servivano ad alleggerire la struttura e a favorire l’asciugatura dell’opus caementicium.
Ordine inferiore, attico e cupola
L’interno è organizzato su due livelli:
- Un ordine inferiore con colonne, trabeazione e rivestimenti marmorei preziosi.
- Un attico, fascia intermedia con lesene e finestre cieche, che media tra l’ordine inferiore e la cupola.
L’attico attuale è in parte frutto di restauri settecenteschi, ma una porzione conserva il disegno originario con lesene dipinte e finestre cieche architravate.
La cupola: intradosso ed estradosso
L’intradosso della cupola è articolato in cinque registri di lacunari, che diminuiscono di dimensione verso l’alto.
Sopra l’ultimo registro la superficie diventa liscia fino all’oculo centrale, unica apertura della cella.
L’oculo, di circa 8–9 metri di diametro, è l’unica fonte di luce e aria. In origine era completamente aperto: anche la pioggia entrava all’interno, ma veniva drenata da canalizzazioni nascoste nel pavimento marmoreo.
Dal punto di vista simbolico, l’oculo mette in relazione diretta lo spazio interno con il cielo.
All’esterno la cupola si comporta diversamente: fino a circa 30° di inclinazione si vede solo il muro cilindrico della cella; solo oltre questa quota l’estradosso diventa visibile, con il caratteristico profilo a gradoni.
Per questo la cupola del Pantheon è definita parzialmente stradossata, a differenza di cupole completamente visibili come quella del Duomo di Brescia.
Soluzione strutturale
La muratura è spessa circa 6 metri nella zona inferiore, dove si concentra
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