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Architettura romana: tecniche costruttive

Materiali

  • Legno:
    • Coperture e solai
    • Opus craticium
    • Cantiere (sottomurazioni, centine, impalcature…)
  • Pietra a secco:
    • Opus siliceum
    • Opus quadratum
  • Pietra con legante:
    • Opus caementicium
    • Muratura a sacco
  • Laterizio-opus caementicium

Legno

Coperture: in generale i sistemi di coperture romani sono costruiti con materiali lignei nelle abitazioni (domus romane) o con sistemi voltati nei grandi edifici pubblici.

Strutturalmente nelle domus si hanno dei travetti lignei più piccoli e sopra questi dei piani, molto simili a quelli odierni.

Opus craticium o a graticcio (es. case di Ercolano): struttura con telaio di legno riempito con pietre irregolari.

Centine (impalcature): il legno viene utilizzato nella costruzione di centine, come per gli acquedotti o per la costruzione di strutture lignee più complesse, come in quella del Pantheon.

  • Nel caso di acquedotti le strutture sono smontate, recuperate e usate per costruire gli archi successivi. Dentro la muratura stessa sono inserite delle mensole che partono dall’imposta della volta, così che la centina possa avere una luce minore.

Brunelleschi, con la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, usa questo sistema di centine appese così da non dover costruire un’interna struttura (castello) all’interno, con tutti i costi aggiuntivi di questa.

Il legno serviva anche per la costruzione di impalcature interne. Le buche pontaie si ritrovano anche quando la mura è finita e sono i fori dove venivano inseriti i travetti su cui si appoggiavano i muratori; si trovano più o meno a distanze uguali e in base alla possibilità di lavorazione del muro.

Un mancato allineamento di questi buchi attesta che ci sono stati dei cambiamenti in campo d’opera, come un cambio di materiali o progetto (l’edificio è la testimonianza o fonte primaria dello storico). Grazie allo studio di questi buchi lo storico può trovare molte informazioni.

Murature

Murature in uso nell’architettura romana

  1. Muratura a secco di tipo arcaico, quasi subito abbandonata, senza impiego di malte per cementare gli elementi (si ritrova in tutto il mondo greco).
  2. Murature con vari pezzi di elementi montandoli uno sull’altro uniti da un legante.

Murature di getto fatte con opus caementicium, un impasto plastico che si getta dentro casseri, cioè strutture di legno, e quando si asciuga il materiale prende la sua forma (si utilizza ancora oggi con le strutture di calcestruzzo armato).

Muratura a secco

Può essere fatta con pietre regolari (quadratum) o irregolari (siliceum o poligonale).

È una muratura senza leganti, montata a secco [opus = opera].

L’opus siliceum e poligonale sono opere arcaiche, usate all’inizio della storia dell’architettura romana.

  • Opus siliceum (irregolari)
  • Opus poligonale (irregolari poligonali)
  • Opus quadratum (regolari con parallelepipedi): i corsi sono tutti della stessa altezza, per cui questa struttura è isodoma.
  • Le pietre sono disposte secondo diatoni (per la profondità) e ortostati (per la larghezza).

Movimenti di fissaggio: si utilizzano delle grappe a forma di farfalla, di I o U per legare due pezzi di muratura tra di loro (non si usano perni centrali come nel mondo greco, ma vengono colate delle fusioni di piombo per unire due pietre).

Per esempio, nel Partenone molti edifici romani presentano delle rotture in corrispondenza delle grappe perché il materiale colato veniva recuperato. Sono quindi elementi di fusione, non precostituiti.

Dalla tecnica dell’opus quadratum, che consisteva nel sovrapporre a secco grosse pietre squadrate, in file di uguale altezza, con l’avvento del cemento vediamo la nascita dell’opus caementicium.

La tecnica consisteva nella colata tra due paratie di pietra.

Pietra con leganti

Opus caementicium [III sec. a.C. – IV sec. d.C.]

  1. Nelle opere con materiale gettato il materiale che si usa è l’opus caementicium, inventato dai romani, molto simile all’odierno calcestruzzo. È un materiale plastico a cui posso dare qualsiasi tipo di forma usando degli stampi, per cui si usa molto.

I componenti dell’opus caementicium sono 5: (domanda componenti opus caementicium)

  • Materia (malta)
    1. Calce
    2. Sabbia (Vitruvio descrive come quella dei fiumi è migliore di quella dei mari)
    3. Pozzolana (polvere vulcanica, una specie di sabbia di origine vulcanica. Insieme alla sabbia e alla calce aumenta la qualità di questo impasto, che è una malta aerea, cioè che si asciuga anche senza ossigeno, per cui è utile anche sott’acqua)
  • Gli inerti (cioè il materiale a disposizione da cantiere)
    1. Pezzi di pietra, mattoni, tegole, o ciò che rimane dopo incendi
  • Acqua

Muratura a sacco

  1. Questo materiale viene gettato nelle casseforme lignee, cioè delle pareti di legno prestabilite. Le casseforme possono essere anche di materiale a perdere, cioè dei pezzi di pietra o dei laterizi (mattoni).

Tra due muretti costruiti getto l’impasto: questo tipo di muratura si chiama muratura a sacco.

I vantaggi sono:

  • Economico poiché si risparmia il materiale più nobile, poiché si usa materiale di scarto.
  • È un sistema molto veloce. Dispongo i laterizi solo per una certa parte, nel resto dello spazio si fa colare l’impasto velocemente.

In base ai materiali e alla disposizione di questi nella muratura a sacco si hanno varie tipologie che fanno da paramento murario esterno, mentre all’interno c’è l’opus caementicium.

  1. Opus incertum, II sec. a.C. – I sec. a.C. (incerto): pietre come blocchetti tutte di diverse dimensioni.
  2. Opus reticulatum (reticolato): blocchetti normalmente di tufo, cioè facili da produrre, pietra di origine lavica.
  3. Sono lavorati su 5 delle 6 facce piatte mentre la 6ª presenta una specie di protuberanza, quasi conica, così che entra nella muratura e l’impasto si aggrappa meglio a queste punte.
  4. Opus vittatum, II sec. a.C. – I sec. d.C. (listato): blocchetti regolari come ad esempio i tufelli, cioè dei piccoli mattoni di tufo, disposti come paramento esterno e poi all’interno c’è il gettato.
  5. Opus spicatum, I sec. d.C. in poi (a spiga o a spina di pesce): sistemazione di blocchetti di pietra o laterizio o altro con un andamento alternato di 45° nei versi opposti. Lisca di pesce.
  6. Opus mixtum: quando si hanno materiali diversi e questi vengono intervallati.
  7. Opus sectile: assi di pietra nobile. Gran parte delle architetture era rivestita da sottili lastre di pietra. Le venature (o fiamme) delle pietre o le loro forme si possono usare come decorazione creando mosaici e altro.

Tutto l’interno del Pantheon non è realizzato con marmi preziosi ma con murature di laterizio e altri materiali e poi è rivestito da sottili lastre di marmo di vari colori (pietra nobile come maschera).

Questo concetto non c’è nell’architettura greca, in cui si hanno strutture portanti vere e proprie.

Laterizio

Opus latericium o testaceum. In funzione della tecnica erano detti testae se erano mattoni ben cotti, lateres se erano mattoni crudi o comunque con una cottura limitata.

Si distinguevano in:

  • Mattoni bipedales (i più usati), con circa 60 cm di lato che valgono 2 piedi (1 piede = 29 cm)
  • Sesquipedales, se di 1 piede e mezzo di lato (ca. 44 cm)
  • Bessales, se di 2/3 di piede (ca. 20 cm)

Il laterizio è uno dei materiali più utilizzati, per cui il sistema opus latericium sarà il principale anche perché il più economico.

Gran parte dell’architettura romana è realizzata in opus testaceum o latericium, poi rivestita.

Le suspensurae sono i mattoni di forma circolare. Servono per costruire pavimenti galleggianti, cioè sopraelevati, sostenuti da colonnine di mattoni (es. nelle terme, tenevano il pavimento sopraelevato così da far scorrere dell’acqua calda che scaldasse l’ambiente).

L’embrice ha una forma trapezoidale, sopra la quale si dispongono le tegole, entrambe fatte di laterizio.

Normalmente gli embrici venivano bollati e riportavano un bollo di produzione che si riferiva all’imperatore allora regnante.

Volte e solai in concreto di età romana

Volte gettate

Sono gettate sulle centine di legno con forme geometriche, così che quando si asciugano hanno la forma già data.

Con questo sistema di volte gettate si possono costruire volte di grandissime dimensioni.

Per facilitare il distacco delle casseforme si ricorreva a oli essenziali o altro.

Procedimento:

  1. Sulla centina veniva distribuito un primo strato di mattoni quadrati (che costituivano così una seconda cassaforma, ma permanente).
  2. Venivano montati degli altri mattoni ortogonali al piano.
  3. Veniva gettato il calcestruzzo.

Queste volte in concreto erano poi rivestite da strati di intonaco.

Volte in tubi fittili

Spesso le cupole venivano alleggerite con l’inserimento di anfore incassate e tubi fittili.

A volte, per alleggerire i sistemi voltati, per non utilizzare troppa materia pesante, venivano inseriti degli elementi vuoti come dei vasi o anfore che creavano delle camere di vuoto comunque resistenti. Il sistema voltato veniva così alleggerito.

La volta in tubi fittili era un altro sistema per alleggerire la volta. I tubi fittili erano elementi prefabbricati realizzati in laterizio vuoti con una protuberanza inserita nel muro. I tubuli hanno forma cilindrica, terminata con collo d’innesto largo e breve (simili a quelli utilizzati per condutture d’acqua e scarichi).

Intonaco e pitture murali

Se non si disponeva di opus sectile si usava l’intonaco per ricoprire gli edifici, che veniva poi colorato simulando gli effetti e le forme della pietra.

  1. Intonaco grezzo (intonaco)
  2. Intonachino (stabilitura)
  3. Stuccatura o gessatura

La città romana

Territorio

  • Anfiteatri
  • Centuriazione
  • Circhi
  • Strade
  • Horrea
  • Infrastrutture (ponti, acquedotti, gallerie)
  • Basiliche
  • Mura
  • Archi di trionfo
  • Templi

Città

  • Curia
  • Roma
  • Città di nuova fondazione (colonie)

Edifici residenziali

  • Villa
  • Insulae
  • Domus
  • Palazzi imperiali

Edifici pubblici

  • Fori
  • Terme
  • Teatri

Territorio

Centuriazione

Il termine centuriazione deriva dal termine militare di centuria, unità della legione romana, che contava cento uomini.

Dopo la conquista di nuovi territori venivano fondate colonie e castra.

L’ager veniva suddiviso secondo un tracciato geometrico a maglie regolari delimitate da cippi o mete.

Esauriti i rituali e stabilito il punto di origine della centuriazione, e il suo orientamento, l’operazione tecnica del tracciamento avveniva per tramite degli agrimensori.

Stabilito l’asse dei cardini, orientati nord-sud, attraverso lo strumento della groma vengono traguardati gli assi paralleli (gli altri cardini) e gli assi perpendicolari, cioè i decumani.

Questa griglia normalmente misura 710 metri, che corrispondono a 2400 piedi romani di ca. 29 cm.

Si tratta di una suddivisione delimitata da cippi (pietre) o elementi naturali.

Questi poi erano ancora suddivisi e dati ai nuovi colonizzatori. Una delle grandi forze di Roma, oltre a quella infrastrutturale del territorio, era di colonizzare il territorio portando dei coloni (pratica comune anche nella Magna Grecia).

Dopo il servizio militare i soldati venivano gratificati o premiati con la cessione di un pezzo di terreno che potevano sfruttare per garantirsi un sostentamento.

La pratica della centuriazione è molto sviluppata e rigorosa: esistevano dei tecnici, chiamati gromatici (veteres gromatici), chiamati così perché usavano lo strumento chiamato groma (un’asta con 4 punti cardinali che ruota a cui venivano appesi dei fili a piombo. Si suddivideva così il territorio con delle operazioni precisissime).

Segnavano i punti e il territorio era così.

Gran parte del territorio romano era affidato a dei proprietari e tutto era segnato su un catasto (siamo all’inizio della proprietà fondiaria).

(Domanda: caratteri centuriazione, cos’è, strumenti, protagonisti, veteres gromatici)

  • L’elemento base della centuria è l’actus quadrato, l’elemento più piccolo (400 actus fanno una centuria). È legato alla distanza del tiro che un bue può fare arando il terreno prima di fare la curva e tornare indietro.
  • L’elemento intermedio è lo jugerum, composto da due acti, corrisponde alla superficie che può essere arata in una giornata di lavoro. Questo terreno è la quantità necessaria per sostentare una famiglia (circa 70 m x 35 m).
  • L’heredium è la centesima parte di una centuria. Il suo nome proviene dal fatto che la proprietà è ereditabile, per cui è la quantità minima ereditabile in modo da non frammentare troppo il territorio suddiviso.

Il cippo gromatico indica la suddivisione del territorio che avviene principalmente secondo assi orientati.

Strade

  • Mansiones
  • Tabernae
  • Mutationes

Le strade erano infrastrutture molto importanti affinché i romani potessero spostare velocemente gli eserciti nei punti più deboli per la difesa dell’impero e per il trasporto delle merci, le comunicazioni,…

Gran parte della fortuna della capacità organizzativa dei romani si deve alla costruzione delle strade.

Tabula Peutingeriana: documento su pergamena probabilmente del 12º / 13° secolo, anche se si pensa che sia una copia di una carta redatta nella tarda età imperiale, probabilmente all’inizio del IV secolo.

È costituita su 11 fogli di pergamena, dal Gange fino a tutta la Britannia. Ovviamente non è una rappresentazione fedele del territorio ma è funzionale alla rappresentazione degli assi viari e sono indicate tutte le città di medie dimensioni, più grandi o piccole.

Oltre alle città sono segnalate le postazioni chiamate mansiones, dei luoghi in cui ci si poteva riposare e ad esempio fare il cambio di cavallo. Tutto questo nell’insieme permetteva di avere una civiltà con un’organizzazione territoriale molto buona, così che il territorio sia governato nel migliore dei modi e le notizie possano arrivare il più velocemente possibile.

Le strade erano prevalentemente costruite dall’esercito. I militari erano ottimi ingegneri e i soldati ottimi operai. Lo stesso Vitruvio è un ingegnere militare e racconta di aver servito l’esercito, costruendo macchine belliche (oltre agli accampamenti che rappresentano il primo momento di quella che poi diventa la fondazione della città o della colonia).

Lungo le strade c’erano anche grandi ponti, viadotti e acquedotti (es. Pont du Gard in Francia).

Si facevano con una tecnica molto complessa che i romani per primi usano. Si preparavano delle fondazioni con materiali inerti, poi strati di pietre sempre più fini sul quale venivano poggiate delle rocce basaltiche incastrate più grandi (pavimentus).

(Parte delle strade romane sono ancora tutt’oggi conservate)

Tra le vie consolari costruite dai romani la più importante è la via Emilia che porta a Rimini da cui parte poi la via Flaminia che arriva a Roma, oppure la via

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agataarcangeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Repishti Francesco.
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