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Archeologia del vicino oriente mediterraneo – UniBo

Introduzione alla questione fenicia

La questione fenicia si propone, tramite ricerche linguistiche, religiose e archeologiche, di indagare le origini del popolo fenicio. Innanzitutto, il Medio Oriente, che confina a ovest con il Mediterraneo, a sud con il deserto arabico, a nord con il Mar Nero e Caspio e a est con l'altopiano iranico e che comprende Turchia, Armenia, Siria, Libano, Palestina, Iraq, Giordania e parte dell'Iran, ha visto lo sviluppo tra il IV millennio e il IV secolo di numerose civiltà a partire dalle prime città e la nascita della scrittura fino all'ellenismo.

Geografia e origini del popolo fenicio

Di esso fa parte il vicino oriente mediterraneo che comprende Siria, Libano, Israele e Palestina e confina a est con l'Eufrate, a ovest con il Mediterraneo e a sud con la catena dell'anti-Libano. Questo è anche chiamato Levante, un ponte tra Africa e Asia al centro di interessi geopolitici. Filone di Biblo pensava fossero autoctoni, loro, gli dèi e la cultura. Erodoto li faceva venire dal Mar Rosso (Eritreo) mentre Strabone dal Golfo Persico, ma queste ultime due ipotesi sono state sfatate perché è stata dimostrata geneticamente (tramite analisi sulla popolazione di Tiro attuale e sulla mummia del re Tabnit di Sidone del IV secolo).

Denominazioni e diverse teorie

Il nome dei fenici deriverebbe da phoinikes, usato da Omero e derivante dal colore rosso della porpora che commerciavano, o anche della pelle abbronzata, in quanto popolo di marinai. Loro chiamavano sé stessi però con il nome delle città o come cananei (tra l'altro sempre da Kinakhnu che significa rosso). Altra ipotesi è quella dell'identificazione con Fenkhou, una regione asiatica vicina all'Egitto. Omero li chiama anche sidonii, e vi è anche un'iscrizione che determina un governatore fenicio servo di Hiram, re dei tirii (ad indicare la supremazia di Tiro).

Fenici e punici

Con il termine fenici identifichiamo la fase orientale della loro storia, mentre con punici quella coloniale e occidentale; nei punici rientrano i cartaginesi. La convivenza con la civiltà classica (dal 1200 con i greci e dal 300 con i romani) ha portato, oltre che alla fine della civiltà fenicia con la distruzione di Cartagine nel 146, anche a una peggiorata reputazione (come dimostra la copiatura delle navi fenice da parte dei romani o il racconto sulla principessa Jesabel data in sposa dal padre Ittobaal a Acab figlio di Omri di Somaria in Israele, che grazie alla sua lussuria e corruzione è riuscita a ottenere risultati politici con l'inganno).

L'autonomia culturale dei fenici

Le condizioni per l'autonomia e l'identità culturale del popolo fenicio si sono verificate dall'inizio dell'età del ferro (con l'arrivo dei popoli del mare e la penetrazione interna di ebrei e aramei) e la conquista di Tiro da parte di Alessandro Magno nel 332. Già nel 2000, però, con l'arrivo degli amorrei, si erano verificati cambiamenti linguistici e nella configurazione geografica della regione per cui i cananei, presenti in area siro-palestinese dall'inizio del IV millennio, iniziarono a essere chiamati fenici.

I fenici come popolo di navigatori

I fenici sono stati un popolo di navigatori, come dimostra il ritrovamento di resti non solo in area libanese ma in tutto il Mediterraneo (Cipro, Tunisia, Sicilia, Sardegna, Spagna), tra cui santuari per il culto del Tofet, passaggio attraverso il fuoco, citato anche nella Bibbia in un tempio di Gerusalemme.

La nascita della scrittura

Nel IV millennio, in Mesopotamia, a Uruk, nasce la prima città, che si differenzia dal villaggio per la presenza di un templio-palazzo in cui risiedeva un re-sacerdote e in cui venivano conservate le eccedenze derivanti dalle innovazioni dell'agricoltura come la ruota e l'aratro per poi essere redistribuite alle classi non dedite alla produzione primaria, come gli artigiani. La scrittura nasce quindi come necessità di contabilità, tramite sigilli (manufatti in pietra con una cordicella usati da funzionari o commercianti per contrassegnare documenti o per le derrate alimentari, come firma del proprietario o per garantire l'integrità del contenuto) e bulle (involucri sferoidali cavi con contrassegni simbolici qualitativi e quantitativi che lasciavano impronte chiamate cretule, con l'incisione con stilo a punta di simboli astratti come ideogrammi o pittogrammi per esprimere concetti e non suoni). È questa la scrittura cuneiforme, espressione della lingua sumerica.

Lingue semitiche e non semitiche

Le lingue semitiche (o a flessione, in cui il significato è espresso dalla modificazione della radice) che si sviluppano dal IV millennio sono:

  • L'accadico (che nel III con l'arrivo degli amorrei si diversifica in assiro a nord e babilonese a sud), cuneiforme triangolare e sillabica (a un segno corrisponde una sillaba).
  • L'eblaita parlato nel III.
  • L'ugaritico (le tavolette in argilla negli archivi palatini parlano della storia del II e delle relazioni con la Mesopotamia), sillabico e consonantico e cuneiforme.
  • Il fenicio, con una struttura alfabetica di 22 segni consonantica (poi integrato dai greci).
  • L'ebraico, che si stacca dal fenicio nel VII e viene parlato dal 1948 nel moderno stato di Israele.
  • L'aramaico usato in Siria e Palestina dal '900 e poi usato in tutto il regno assiro.
  • L'arabo, con struttura alfabetica a 28 segni, parlato anticamente dal IX al VI d.C. e usato in letteratura islamica da qui in poi.
  • L'etiopico con una struttura alfabetica di 26 segni usato dal IV secolo.

Le lingue non semitiche sono:

  • Sumerico, agglutinante (cioè formato da morfemi più parole), non associabile a gruppi linguistici.
  • L'ittita, indoeuropea parlata nel II tra medio e tardo bronzo e usata poi anche dai popoli del mare.
  • L'elamita, parlato in Elam (Iran sud-ovest, a est del Tigri), cuneiforme di stampo sumerico.

La città di Ebla

Ebla, scoperta in Tell Mardik nel 1964 da Matthiae, fiorisce nel 2500 (proto-siriano maturo). Questa Ebla, degli archivi, per le strutture religiose: tempio della roccia, nel settore HH di sud-est, in antis e mono-cellulare in mattoni crudi, costruito in ambiente roccioso con cavità naturali quindi forse dedicato alla divinità ctonia Kura; tempio rosso, nel settore D, monocellulare (con il simulacro della divinità), con ingresso in antis con 2 colonne esterne e 4 interne. Il palazzo reale G, nel quartiere amministrativo, è costituito a nord-est da un torrione con cui il sovrano accedeva ai piani superiori e una scala monumentale per lo scopo ma per le altre persone; una piattaforma rettangolare poi, a cui si accedeva con due scalinate, ospitava il trono del sovrano. A est poi si accedeva tramite una corte interna alla sala del trono ufficiosa e tramite un vestibolo all'archivio che ha portato alla decifrazione dell'eblaita.

Qui le tavolette, negli scaffali lignei di uno schedario, ci danno informazioni: sul sistema politico, parlando di un vasto regno fino all'Eufrate governato da un ''en'' accompagnato da un tesoriere, un primo ministro e un consiglio degli anziani con potere legislativo; sulla popolazione, semitica; sulla rete commerciale che si estendeva da Egitto all'Anatolia; sul rapporto semina-raccolto di 1:10 in Mesopotamia perché terra fertile in piana alluvionale e di 1:3-5 in Siria, più arida, in cui si praticava allevamento ovino e caprino per la produzione di carne, latte e vesti (qui si crea un'industria tessile piuttosto che la produzione di eccedenze agricole). Questa Ebla degli archivi verrà distrutta da Sargon di Accad (il fondatore del primo impero semitico), che era, come citato da un'iscrizione, in espansione verso il mare superiore (il Mediterraneo). A quest'epoca risale il ritrovamento di un vaso in alabastro importato a Ebla dall'Egitto (rapporti economici mediati da Ugarit e Biblo nel XXIV) con cartiglio che cita faraone Pepi I, contemporaneo di Sargon.

La seconda Ebla in questione verrà distrutta nel XX dagli amorrei e poi ricostruita nel 1550. Si tratta di questa terza Ebla, al suo massimo splendore, nel paleo-siriano, nel bronzo medio. In questo periodo vengono ristrutturate le fortificazioni e viene aggiunta una nuova cinta muraria a protezione dell'acropoli. Tra le quattro porte urbiche (Aleppo, Eufrate, Quatna e Damasco), l'ultima è la più importante: formata da un terrapieno cinto da blocchi di contenimento in calcare; costituita da una sezione con ingresso interno con 3 coppie di contrafforti e battenti lignei aperti verso l'esterno (grazie ai cardini), poi uno spazio trapezoidale a cielo aperto e una nuova porta aperta sull'interno (i due ingressi disassati servono a una migliore difesa).

Nell'area P (sacra, dedicata a Ishtar, dea della fertilità che sostituisce a causa dell'arrivo degli amorrei veneratori di ella la proto-siriana Kura) il tempio P2 (monocellulare, con ingresso in antis), la piattaforma P3 (un'apparente terrazza o zona di allevamento leoni, animali sacri alla dea) e il tempio D (in blocchi in calcare bianco, di planimetria simile a quello rosso con una nicchia sul fondo per il simulacro della dea, e un vestibolo che crea una tripartizione della lunghezza). Architettura palatina: palazzo cerimoniale a nord; palazzo occidentale (ingresso porticato con 4 colonne e una scalinata) con al piano terra funzioni di rappresentanza e cerimonie, al primo piano ambienti residenziali per i principi ereditari, e una necropoli sotterranea con ricchi corredi funebri per sottolineare la continuità tra antenati e successori con funzione di legittimazione.

Produzione artistica di Ebla

Per la produzione artistica di Ebla abbiamo raffigurazioni di personaggi maschili abbracciati e una divinità con vesti e copricapo a corna multiple, risalenti al paleo-siriano arcaico nel tempio N da bacini lustrali (contenenti acque per rituali). Poi placche in avorio a traforo, incisione o intaglio raffiguranti: il sovrano di Ebla con tiara conica e tunica aperta sul davanti con un gonnellino, nella mano sinistra aveva l'ascia (arma regale) e quella destra era in benedizione); una lastra con profilo egittizzante (imitazione non importata). Dal tempio N manufatti in avorio: corona atef osiriaca (conica con piume di struzzo e corna a indicare una rielaborazione locale), un uomo con la testa di coccodrillo e il gonnellino rimandando al dio Sobek, una divinità femminile con corona hatorica con corna più corte dell'originale egiziano (Hator della fertilità egiziana recepita come Ishtar e venerata come Balat Jebal, poi l'Astarte fenicia).

Dal palazzo E sull'acropoli elementi di arredo con intarsi in avorio (uno specchio raffigurante l'Ishtar hatorica, una statuetta in avorio di ippopotamo stante con in mano una gazzella bendata a torso nudo con gonnellino a fascia verticale e sul retro un incavo per il fissaggio a un mobile). La stele di Ishtar rinvenuta nell'area sacra dal 1800 è in basalto grigio ma frammentaria (forse rotta volontariamente per una dannatio memorie), centinata (arcuata e curvilinea), è formata da 4 facce con temi religiosi per la venerazione di divinità e culturali per il sovrano. La faccia principale: registro superiore mancante (raffigurante sovrano e divinità); Ishtar con veste a balze, un sacello alato sollevato da due uomini toro (principio della fertilità maschile e simbolo del dio della tempesta che rende la terra fertile con la pioggia); scena cerimoniale con 4 personaggi con corni rivolti verso l'alto ai lati di un altare; scena cerimoniale con suonatori di tamburi e una figura con coppa indice di libagione; figura mitologica (leone con coda di serpente) dalle cui fauci sgorga l'acqua della fertilità (simboleggia Ishtar). Nelle facce brevi uno schema chiastico: una processione di militari; una processione di dignitari; eroe che trafigge un leone (simbolo di legittimazione perché sovrano protegge i sudditi dalle forze maggiori del caos).

Nella faccia posteriore: una sfinge (uomo, leone, aquila e toro, i 4 simboli tetramorfi degli evangelisti dalla visione profetica di Ezechiele); un toro androcefalo con copricapo a corna simboleggiando Hator; scene di guerra con due uomini che colpiscono un uomo nudo inerme con ascia e spada (simbolo di legittimazione del sovrano).

Crisi e riscoperta del tardo bronzo

In età medio-siriana si assiste alla crisi del tardo bronzo. Ebla e Katra sono disabitate (pochi pastori nomadi) e gli insediamenti sono concentrati sulle coste per l'abbandono delle terre aride interne. Lo sfruttamento dei ceti dediti alla produzione genera tensioni e a differenza della Mesopotamia dove ci sono grandi imperi, in Siria vi sono tante città-stato frammentate politicamente, dunque è facile terra di conquista (e punto strategico commerciale): la XVIII dinastia (dei tutmosidi) nel 1450 conquista e divide la regione in tre province, Amurru, Ube e Canaan, con capitali Sumura, Kumili e Gaza dove risiedevano funzionari egizi; gli ittiti da nord fanno pressione e costringono gli egizi a retrocedere fino a Biblo, dunque l'area è divisa tra Egitto e impero ittita.

Ugarit

Ugarit nel sito di Tell Ras Shamra nel sud della Siria sorge nel neolitico (dotandosi nel bronzo tardo del porto di Minet el Beyda) ed ora è una città stato con una propria dinastia regnante con una separazione tra aree palatine e religiose. I palazzi, a ovest, vicini alle mura: palazzo reale, con 5 cortili interni a ingressi a colonne e una sala delle udienza, nell'ingresso di nord-ovest ha un porticato con due colonne in pietra (non in argilla come in Mesopotamia) di blocchi squadrati e bugnati (con una sporgenza rettangolare); palazzo sud con ingresso a sud a colonnati e la struttura del Kilani (palazzo di rappresentanza); palazzo nord con ingresso a nord e porticato. Architettura religiosa su rialzo del terreno a est, vede maggiore variabilità planimetrica: tempio di Baal con un muro curvilineo esterno, un cortile rettangolare con un altare, un ante-cella e una cella (la forma del tempio è a torre con i muri di base più possenti, forse usata anche come faro; è realizzata in pietra con ancore monolitiche con un foro per legarle alle imbarcazioni, forse offerte votive alle divinità della navigazione) dove sono state rinvenute stele in calcare e coppe in oro; il tempio di Kumili o Kamid el Loz, con ingresso a est, due cortili centrali con un edicola su 4 colonne e 2 solo estetiche non portanti con cornice a gola egizia dimostrando afflusso culturale, e delle panchine addossate alle pareti per oggetti votivi.

Produzione artistica di Ugarit

Per la produzione artistica si distinguono stile levantino (comprensibile dalle popolazioni locali) e internazionale (manifestazioni ibride, eclettiche dalla fusione di culture diverse, con messaggio di regalità per legittimazione del proprietario, standardizzate). La produzione eburnea vede la testata di letto dal palazzo reale di Ugarit: questa è in legno, egittizzante e ai piedi ha 4 zampe di leone, è formata da 12 pannelli a bassorilievo intagliati in avorio sopra di cui ci sono due fregi continui (di stile internazionale con simboli di regalità, comprensibili da tutto l'oriente, con lotta tra toro, leone e temi centrali come l'albero sacro, i grifoni e la sfinge), alle estremità due alberi sacri simbolo di vita e fertilità.

I pannelli del lato frontale: donna nuda stante acconciata alla siriana con due ciocche ai lati, in mano destra ankh, simbolo egizio di città e fertilità e in sinistra palma; uomo egizio con la corona khepresh dell'erede che colpisce un leoncello; sovrano con abbigliamento e acconciatura siriana con la spada trafigge un nemico in ginocchio (iconografia egizia del IV); 2 soldati con vesti egizie ma armi siriane; uomo abbigliato all'assira con leone in braccio in offerta alla divinità femminile; maschio abbigliato all'egizia rivolto a sinistra per simmetria. Sul lato posteriore: uomo con stambecco in braccio in offerta; cacciatore/sovrano in abbigliamento siriano, con cervo su spalle e cervo che cammina in parte; donna con bouquet nella destra e vaso rituale nell'altra, veste fino alle caviglie legata in vita da cinta, con acconciatura siriana come la prima donna del lato anteriore; dea della fertilità, nutrice e dispensatrice di vita perché allatta due bambini rimandando a Iside con Horus, quadri-alata con corona hatorica con disco solare tra le due corna di giovenca, una rosetta indice del rapporto siriani-ittiti; femmina abbigliata come nel terzo pannello ma incinta perché è passata tramite la dea della fertilità, qui abbracciata al re/erede; soldato con lancia e ascia ricurva, guardia armata reale.

Gli avori di Ugarit: coperchio di pisside (contenitore cilindrico per belletti) da una tomba di Minet el Beyda realizzato all'intaglio (donna con gonna a sbalzo con seni nudi, dea della fertilità, acconciatura egea che testimonia influssi minoici e micenei, braccia sollevate con due rami di palma da cui si cibano capridi rampanti) da un artigiano egeo su committenza di Ugarit; testa a tutto tondo dal palazzo di Ugarit del tardo bronzo (con elementi ittiti) con principe/divinità Baal con tiara del dio della tempesta realizzata a intaglio e incrostazione, con le sopracciglia scavate e gli incavi degli occhi riempiti con lapislazzuli o pasta vitrea.

Gli avori di Kamid el Loz sono statuine e oggetti di uso comune a tutto tondo: suonatrice di lira di profilo con testa frontale e volto dettagliato senza occhi (non necessari per suonare, come in mitologia); maschio in trono con parrucca egiziana, volto dettagliato e petto nudo, veste lunga e una sottoveste, su un suppedaneo che fa pensare a divinità, di iconografia siriana ed egiziana; un cofanetto per belletti a forma di anatra intagliato da un dente di ippopotamo, stilizzato nella parte inferiore e dettagliato nella testa e nel becco, coperchio movibile.

Dalla tomba S di Biblo della necropoli reale del XIII secolo: toro che incorna azzannato da un leone (stile internazionale per indicare la potenza del sovrano); coperchio di pisside circolare; medaglione con rosetta al centro e teoria esterna di grifoni (simboli del sovrano nel mondo egiziano).

Scultura in pietra

Per la scultura in pietra una raffigurazione del dio El/sovrano con veste lunga a spesso bordo, su un trono con suppedaneo. Una stele votiva proveniente dal tempio di Baal a Ugarit in pietra...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/05 Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mottafrancesco2000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di archeologia e storia del vicino oriente antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Secci Raimondo.
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