Lezione di martedì 18 ottobre
Storia delle relazioni internazionali
Conferenza di Parigi
La conferenza di Parigi si apre nel gennaio del 1919, meno di tre mesi dalla firma degli armistizi (momento in cui si era giunti alla cessazione delle ostilità militari) avvenuta l’11 novembre 1918. Vi partecipano come attori soltanto i paesi degli stati vincitori e non gli stati vinti. Questa è una prima differenza che segna lo scarto tra le decisioni prese alla fine della prima guerra mondiale ed i vecchi conflitti dell’ancient regime, dove i vinti venivano coinvolti nel negoziato che doveva definire il trattato di pace. Ciò non avviene perché i nemici sono demoni con i quali non si può avere alcun compromesso, i nemici sono i responsabili del conflitto e vanno puniti.
I trattati di pace
- Trattato di Versailles (28 giugno 1919) con la Germania
- Trattato di Saint-Germain (10 settembre 1919) con l’impero austro-ungarico
- Trattato del Trianon con l’Ungheria
- Trattato di Neuilly con la Bulgaria
- Trattato di Sevres (10 agosto 1920) con l’impero ottomano
32 paesi lavorano alla definizione del Trattato di Pace:
- 20 sono quelli che hanno dichiarato direttamente guerra alla Germania.
- 5 paesi si aggiungono che non godono di fatto di una effettiva sovranità nel campo internazionale. Si tratta dei 5 dominion britannici: India, Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia. La loro partecipazione alla conferenza deriva dal fatto che la vittoria Britannica nella prima guerra mondiale è anche dovuta al coinvolgimento economico e al sostegno militare di questi 5 paesi. Non solo, il contributo di queste colonie britanniche fu anche un pesante contributo di sangue (esempio, battaglia di Gallipoli). I 5 dominion vengono segnati da quest’esperienza di guerra in maniera definitiva e matura nella loro classe dirigente la convinzione che non è più possibile che Londra prenda delle decisioni che riguardano il loro destino senza il loro consulto. Pertanto pretendono e ottengono dal governo britannico la possibilità di intervenire nelle trattative che a Parigi vengono condotte per il concepimento dei Trattati di pace. È proprio a seguito della loro partecipazione alla Conferenza che si avvia quel processo di emancipazione graduale dei dominion dalla soggezione britannica.
Tappe fondamentali per l'emancipazione dei dominion
- 1926 con la nascita del Commonwealth - entità nella quale la Gran Bretagna ed i dominion venivano definiti comunità autonome nell’ambito dell’impero britannico (status uguale e gestione indipendente della propria politica estera).
- 1931 sottoscrizione dello Statuto di Westminster in base al quale si riconosceva ai dominion una propria potestà legislativa completamente autonoma e la possibilità per ciascun di essi di annullare le leggi approvate dal parlamento britannico.
3 paesi di nuova costituzione (nascono dopo il conflitto): Polonia, Cecoslovacchia e Jugoslavia.
4 paesi sudamericani che in virtù degli stretti legami che coltivavano con alcuni paesi europei dell’Intesa, avevano assunto una chiara ostilità nei confronti della Germania: Ecuador, Perù, Bolivia e Uruguay.
Sono solo questi 32 governi che a Parigi discutono sulle questioni del futuro assetto del mondo e sui diktat da imporre ai paesi vinti: Germania, Impero austro-ungarico, Ungheria, Bulgaria ed Impero Ottomano.
Gli organi della Conferenza di Parigi
Un’assemblea generale in cui erano rappresentati tutti gli stati. Si tratta di un’assemblea avente un ruolo marginale poiché gli organismi decisionali furono quelli ai quali parteciparono le principali potenze vincitrici (Intesa).
Inizialmente questa prerogativa era stata affidata ad un Consiglio dei 10 che era composto da capi di stato o di governo e il ministero degli Esteri di questi 5 paesi: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Giappone. Questo organismo operò per un breve periodo (18 gennaio - 24 marzo 1919) e fu modificato perché lavorava troppo lentamente. Vi era una necessità d’urgenza perché l’Europa in quel momento era una sorta di ciminiera rivoluzionaria (in Italia scoppia il biennio rosso, Germania - rivolta spartachista).
Pertanto il consiglio dei 10 lascia il posto al Consiglio dei 4: capi di stato o di governo di Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Quando il consiglio dei 4 erano impegnato nelle discussioni che riguardavano l’estremo oriente allora veniva ammesso ai lavori del Consiglio dei 4 un quinto rappresentante ovvero il Giappone.
Infine vi era un altro organismo che era quello che vedeva coinvolti i tecnici che istruivano le questioni poi portate alla decisione della istanza politica (consiglio dei 4). I tecnici fecero un lavoro molto importante e elaborato.
I lavori della conferenza di Parigi
Le idee guida sulle quali i lavori vennero impostati:
- 14 punti di Wilson: rappresentano gli obiettivi di guerra degli Stati Uniti. L’8 gennaio 1918 a nove mesi dall’ingresso in guerra degli Stati Uniti (aprile 1917) Wilson si presenta al congresso in cui illustra questi 14 punti. Sono obiettivi molto diversi da quelli che i paesi europei perseguono, in quanto non sono a carattere imperialistico (affermazione nazionale, ingrandimento territoriale o di ostilità nei confronti dell’avversario) bensì obiettivi di carattere internazionalista e universalista. Wilson è impregnato di ideologia universalista (la convinzione che gli Stati Uniti hanno una missione di civiltà nel mondo- democrazia). Gli Stati Uniti entrano in guerra per conseguire la creazione di un nuovo ordine mondiale basato sui principi ed i valori della libertà, della democrazia borghese, della giustizia internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. Formula questo progetto di revisione del sistema internazionale per 3 ragioni:
- A. La convinzione forte di Wilson che solo mediante l’abbandono della politica di potenza sarebbe stato nel prossimo futuro possibile preservare il mondo da ostilità.
- B. Il perseguimento di un preciso interesse americano, quello di acquisire la leadership di questo nuovo mondo. Attraverso questo approccio, gli Stati Uniti perseguivano la finalità di diventare tutori del sistema internazionale e democratico borghese.
- C. Il lancio di questo programma si spiega anche con una forte preoccupazione che si veniva manifestando nella classe dirigente americana nei confronti della Russia Bolscevica (di Lenin), la quale coltivava un progetto geopolitico che mirava ad essere da un lato alternativo a quello americano e che puntava ad esportare il comunismo al di fuori delle frontiere russe e creare un sistema internazionale che avrebbe dovuto diffondere la rivoluzione socialista e proletaria nell’intera Europa (questo progetto non si realizzerà). La classe dirigente americana si preoccupa di questo approccio (sostenuto da Trotski) e dunque il presidente americano Wilson ritiene che debba contrapporsi a questo programma russo, un progetto alternativo che deve mirare alla diffusione della democrazia borghese insieme ad un sistema internazionale che tuteli il mondo da eventuali pericoli di espansione del comunismo russo.
14 punti di Wilson (8 gennaio 1918)
Preambolo: vi è la necessità di costruire un sistema di pace e stabilità internazionale, perciò “in questa guerra noi non domandiamo nulla per noi ma il mondo deve essere reso adatto a viverci“.
I primi 5 punti ed il 14° punto sono affermazioni di carattere generale. Mentre dal sesto al 13° Wilson dà alcune indicazioni concrete che riguardano le problematiche di carattere geopolitiche che la conferenza di Parigi ed i Trattati di Pace dovranno tener in considerazione.
- 1° punto: “Pubblici trattati di pace, conclusi apertamente, dopo i quali non vi saranno più accordi internazionali privati di qualsivoglia natura, ma la diplomazia procederà sempre francamente e pubblicamente”. Si afferma il principio della diplomazia aperta perché Wilson era convinto che una delle cause dello scoppio della guerra era dovuta alla segretezza della diplomazia (ovvero le decisioni dei trattati internazionali non erano sottoposti alla verifica democratica dei popoli).
- 2° punto: “Libertà assoluta di navigazione sui mari, al di fuori delle acque territoriali, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra.” Si afferma la libertà di navigazione dei mari che doveva essere garantita e assicurata. Il tema è quello degli interessi commerciali americani, i quali dispongono di un’importante flotta commerciale e di un’economia in sviluppo che ha la necessità di collocare la propria produzione sui mercati internazionali. È dunque importante per la flotta americana poter navigare liberamente in tutto il mondo, anche nelle acque su cui si esplica la sovranità degli stati.
- 3° punto: “Soppressione, nei limiti del possibile, di tutte le barriere economiche e stabilimento di condizioni commerciali uguali per tutte le nazioni che consentono alla pace e si accordano per mantenerla“. Questo 3° punto coniuga l’affermazione di un valore generale e la tutela di un interesse concreto americani. Il valore generale è la convinzione di Wilson che le politiche protezionistiche (le politiche di rigida protezione doganale dei propri mercati, il rifiuto del liberismo commerciale) che avevano dominato i rapporti economici fra gli stati fino allo scoppio della guerra, avevano prodotto 2 gravissime conseguenze: aveva impedito la modernizzazione dello sviluppo dei sistemi economico-industriali europei e in secondo luogo erano state una delle cause dello scoppio della guerra. L’esasperato protezionismo si era ben presto tradotto in una fortissima tensione fra gli stati che si contendevano, sul piano coloniale, le risorse economiche che non erano più in grado di acquisire attraverso il naturale rapporto commerciale con gli altri stati (il rigido protezionismo si traduceva nella difesa dei propri apparati produttivi dal pericolo della concorrenza straniera, si elevavano dazi doganali altissimi).
- 4° punto: afferma il principio del disarmo e la necessità di limitare la corsa agli armamenti. Da introdurre, garanzie sufficienti date e prese che gli armamenti nazionali saranno ridotti all’estremo limite compatibile con la sicurezza interna del paese. La corsa al riarmo, secondo Wilson, era stata una delle principali cause dello scoppio della guerra per varie ragioni tra cui:
- 1. La politica che mira ad accrescere quanto più possibile la potenza militare del proprio stato finiva con dare troppo potere ai militari che si accreditavano inevitabilmente come un potere di riferimento all’interno dello stato.
- 2. Il riarmo degli stati portava con sé un accrescimento della tensione internazionale perché quanto più ogni singolo stato si rafforzava, assicurandosi la disponibilità di strumenti bellici, tanto più aumentava la tensione nelle relazioni fra i diversi paesi.
- 3. Il problema di un esasperato riarmo aveva portato e portava con sé l’esigenza di giustificare le grandi spese che si affrontavano per dotarsi di una grandiosa attrezzatura bellica. L’unica giustificazione possibile è quella di far scoppiare il conflitto.
- 5° punto: Composizione libera, di uno spirito largo e imparziale, di tutte le rivendicazioni coloniali. Si affronta per la prima volta il tema dei popoli colonizzati. Ciò non sorprende in quanto gli Stati Uniti furono la prima grande potenza nata a seguito di una lotta anti-coloniale nella seconda metà del settecento conto la Gran Bretagna. L’invito che Wilson rivolge alle potenze europee è, in termini generali, cambiare l’impostazione del rapporto fra potenza coloniale e regioni colonizzati. È necessario prendere in considerazione gli interessi dei popoli colonizzati. Wilson è ben consapevole della difficoltà di poter cambiare il paradigma/mentalità coloniale dei paesi come la Francia e la Gran Bretagna. Pertanto egli intende approfittare della fine della prima guerra mondiale per avviare questo percorso, applicandolo alle ex colonie tedesche e ai ex possedimenti medio-orientali, nord-africani dell’impero ottomano. In queste regioni, che saranno oggetto di pattuizione fra le potenze vincitrici, il modello di amministrazione deve modificarsi. A tal riguardo, il governo americano propone la creazione di un nuovo istituto: Mandato, con esso veniva affidato ai governi delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, il compito di amministrare quei territori che facevano parte dell’impero coloniale tedesco e ottomano, avendo come finalità l’interesse e il progresso dei loro abitanti. Dunque guidarli verso l’emancipazione politico-amministrativa /indipendenza.
Esistevano 3 tipologie di Mandato, distinti lungo una graduazione stabilita sulla base del livello di sviluppo e delle condizioni economiche delle regioni e dei popoli sui quali i mandati venivano esercitati. A seconda del tipo di mandato anche l’impegno di guida affidato ai governi delle potenze vincitrici si diversificava. Le potenze mandatarie dovevano dunque avviare un opera di formazione della futura classe dirigente, favorire lo sviluppo economico, creare un piccolo nucleo di imprenditorialità. Ogni anno il governo del paese mandatario doveva inviare alla società delle nazioni un rapporto all’interno del quale segnalare le iniziative promosse ed i risultati ottenuti.
Le potenze vincitrici accolsero tale iniziativa americana in maniera contraddittoria, in quanto da un lato la Gran Bretagna, la Francia e il Giappone aderirono all’apparenza favorevolmente, dall’altra la gestirono in maniera molto ambigua utilizzandola allo scopo di legittimare in maniera camuffata una riproposizione del puro e semplice legame coloniale che si era definito negli anni precedenti.
14° punto: Società delle Nazioni: creazione di una “Una Società generale delle Nazioni Unite dovrebbe essere formata in virtù di convenzioni formali aventi per oggetto di fornire garanzie reciproche di indipendenza politica e territoriale ai piccoli come ai grandi Stati”. Si afferma la necessità di creare uno strumento di carattere politico-giuridico che sia in grado di tutelare quel nuovo ordine internazionale che il governo americano intende creare nell’Europa post-bellica. Tale strumento deve avere come principale finalità il mantenimento della pace e l’indipendenza politica e territoriale di tutti gli stati sia quelli grandi che piccoli.
Per Wilson era importante sostituire alla logica di politica della potenza e del Balance of Power (principio avente come finalità la pace ma che si costruiva solamente sugli interessi delle grandi potenze nelle cui mani risedeva il destino del mondo. Interessi che inducevano la Francia, l’impero zarista a decidere tranquillamente dei piccoli popoli in modo da ripristinare, qualora venisse alterato, l’equilibrio fra di essi. Se la Prussia si prendeva la Slesia, l’impero austro-ungarico si doveva prendere la Gallizia) quella della sicurezza collettiva (sicurezza e stabilità gestita da tutti gli stati grandi e piccoli in una situazione di assoluta parità).
Attraverso l’accettazione e l’introduzione di una serie di regole e procedure la Società delle Nazioni avrebbe assicurato una soluzione pacifica e concordata a eventuali questioni e controversie internazionali e avrebbe salvaguardato i diritti di tutti gli stati. Il 3 febbraio 1919 viene istituita una commissione per la Società delle Nazioni alla quale partecipano i rappresentanti delle potenze vincitrici ed in cui si discute la struttura degli organi e le modalità di funzionamento di tale organizzazione. Si tratta di una commissione che lavora rapidamente. I protagonisti dal punto di vista delle idee e aspirazioni furono oltre ad Wilson, l’americano David Hunter Miller ed il britannico Cecil Hurst. Il 28 aprile 1919 si concludono i lavori della commissione che approva il suo Convenant (statuto) della Società delle nazioni, la quale si scioglierà nel 1946.
Struttura e funzionamento della Società delle Nazioni
Consiglio: costituito da 5 paesi permanenti (Francia, Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna) e 4 stati non permanenti designati dall’Assemblea ogni 3 anni.
Assemblea: composta dai rappresentanti di tutti gli stati aderenti che erano presenti con un numero di membri che andava da 1 a 3.
Segretariato: organismo composto in gran parte dai diplomatici, chiamata a istruire il materiale del consiglio.
Procedura per mantenere la pace e risolvere le contese fra le potenze
Arbitrato: i due paesi in conflitto venivano chiamati a partecipare ad un arbitrato, gestito super partes dalla società per risolvere la controversia. Se l’arbitrato non andava a buon fine, la questione veniva rimessa al Consiglio che diveniva il principale organo decisionale dell’organizzazione e promuoveva un inchiesta. Raccolti tutti i dati, il Consiglio poteva prendere una decisione di condanna accompagnata dalla imposizioni di sanzioni (di natura economica o commerciale). Il problema era che il consiglio poteva imporre sanzioni soltanto avendo l’unanimità. In mancanza di unanimità, il Consiglio doveva preparare due rapporti uno di maggioranza ed uno di minoranza da sottoporre all’Assemblea, la quale diveniva l’organo decisionale. E anche qui poteva riproporsi il problema dell’unanimità.
Limiti e debolezze della Società delle Nazioni
- Difficoltà di raggiungere una decisione unanime.
- L’assenza di strumenti militari che la Società avrebbe potuto utilizzare per imporre le proprie decisioni.
- La non partecipazione degli Stati Uniti.
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