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Storia contemporanea

Lezione 1 27/02/24

Parliamo dei possibili inizi dell’età contemporanea, anche se non è possibile individuare una data d’inizio di quest’epoca:

  • 1729 la Rivoluzione Francese
  • 1815 Congresso di Vienna, è stata una riunione delle diplomazie europee dopo gli abusi di potere da parte di Napoleone, in cui di fronte alla diffusione degli ideali della rivoluzione francese, per l’Europa divenne un rischio che tutte le colonie potessero essere decolonizzate, si sceglie di rimettere i sovrani assoluti nei loro posti, nella convinzione che si possa ristabilire ordine.

Non è stato proprio così, perché il periodo del Congresso di Vienna venne chiamato periodo di Restaurazione, in realtà non si restaura quello che è successo prima nella rivoluzione francese, perché ormai gli ideali della rivoluzione francese hanno iniziato a circolare e nel momento in cui un principio, un’idea, un ideale inizia a circolare, è difficile farlo fermare. Ecco perché in realtà la Restaurazione non ha restaurato nulla.

  • 1848 rivoluzione siciliana è un’ondata di rivoluzioni che si diffondono in tutta Europa, nasce in Sicilia a Palermo, sono rivoluzioni di contenuto sociale. Nel 1848 è anche l’anno di pubblicazione del Manifesto del partito comunista. Il socialismo inizia a diffondersi.

Quest’ultima data è considerata una data di possibile inizio dell’età contemporanea.

  • 1914 scoppio della prima guerra mondiale.

Un evento che aiutò a definire e a sottolineare il passaggio all’epoca contemporanea, è stata la prima sfilata realizzata da Giovanni Giorgini, imprenditore fiorentino che ha avuto l’idea geniale di organizzare una sfilata a Palazzo Pitti. Quindi riuscì a valorizzare il Made in Italy, l’arte sartoriale, anche se non si parla ancora di stilisti perché siamo negli anni 50, mettendo a sfilare queste modelle che molto spesso erano nobildonne italiane in mezzo alle bellezze del Palazzo Pitti.

  • 1968, data molto significativa dal punto di vista della storia sociale, culturale e politica, sono gli anni in cui sorgono le società di massa, gli anni in cui si stravolgono totalmente i costumi, soprattutto in Occidente.

Il 1968 è stato un anno importante anche per la moda, e per il ruolo della donna. Negli anni 70 inizierà il femminismo.

Il femminismo si nutre anche di simboli, che si esprimono anche nell’abbigliamento, nell’affermazione dei diritti sociali.

  • 1975 nasce il femminismo politico

Storia nazionale e identità

La storia e i fatti storici, sono rilevanti nella misura in cui sono rilevanti per quello spazio che si è scelto di analizzare, motivo per il quale esistono diversi tipi di storie.

Esiste però la storia nazionale che sostanzialmente è quella storia che ci siamo inventati per convincere i cittadini di una nazione della legittimità di quello Stato. Quando studiamo la storia della letteratura italiana, solitamente inizia con il Dolce stil novo o con Dante. La storia della letteratura italiana è il prodotto della storia nel senso che, nel 1861 nasce il Regno d’Italia, e la percentuale dei cittadini che parlava italiano era il 2%, e in questa percentuale non erano incluse gran parte delle classi dirigenti italiane. La lingua della diplomazia era il francese, se andiamo a cercare i documenti di Cavour sono scritti in francese (Cavour è stato uno dei protagonisti del risorgimento italiano). Allora come si fa a creare un sentimento d’identità nazionale e a cosa serve?

Fino all’800, il motivo per cui io suddito, io di un determinato Stato dovevo rispettare le leggi e il re, non era soltanto perché non volevo scontrarmi con la polizia, era soprattutto perché il re era stato messo a capo dello Stato per via della volontà di Dio.

Perciò se non avessi rispettato il volere divino sarei andato all’inferno.

Nel momento in cui entra in crisi il principio di legittimità religioso, inizia il cosiddetto processo di secolarizzazione, che segna l’inizio della fine della capacità di presa delle coscienze da parte della fede religiosa, bisogna cercare un’alternativa. Questa alternativa è l’identità nazionale, io devo essere leale nei confronti dello Stato perché quello Stato rappresenta la mia nazione, io appartengo a questo Stato, perché questo Stato fa qualcosa per me, mi garantisce per esempio l’istruzione, la quale è uguale in tutta la penisola.

Questo è il motivo per il quale sono leale. Nel momento in cui si costruisce questo sistema d’istruzione, s’inizia a pensare anche a tutte quelle materie che possono aiutare a incrementare quest’idea di lealtà nei confronti della nazione. La storia della letteratura italiana è una di quelle materie, viene inventata da De Sanctis, il primo ministro dell’istruzione italiana ed è il primo autore della storia della letteratura italiana. Quindi la storia nazionale che inizia nell’800 è la stessa cosa.

Negli ultimi anni, soprattutto nel 2000 con l’estendersi dei processi di globalizzazione, per esempio nasce una nuova disciplina che è la Global History. Essa non è la storia del mondo, ma è la storia per esempio della nascita della circolazione dell’identità nazionale nelle persone, dei processi transnazionali, quindi ci sono diversi tipi di storia anche sulla base dello spazio, il quale dà un grande significato al tipo di approccio che do alla storia. La storia locale è un altro tipo di storia sempre legato allo spazio: la storia di Roma, la città di Roma.

Le comparazioni nella storia

Quando studiamo la storia, dobbiamo tenere in considerazione questi 2 tipi di comparazioni:

  1. Analizzare il processo causa-effetto: perché scoppia la prima guerra mondiale? E mi rispondo…, vedendo e analizzando gli eventi in ordine cronologico.
  2. Altra prospettiva di comparazione che è quella sincronica: nel 1922 nasce la vicenda del fascismo, nel 1925 nasce il regime fascista. Sta succedendo qualcosa di simile in altre parti del mondo? Ci sono altri totalitarismi in altre parti del mondo contemporaneamente? Questa è la prospettiva sincronica, è quindi una comparazione fatta nello stesso lasso temporale, quindi parliamo del 1925, fino al 1943 ci sono altri totalitarismi: nazismo e stalinismo sovietico. Sono quindi delle cose che succedono contemporaneamente.

Il fatto storico non esiste, perché in realtà siamo noi ad attribuirne il significato e a considerarlo un evento importante. Anche perché cesure per la storia politica fondamentali, sono irrilevanti per la storia culturale o viceversa o per la storia delle relazioni internazionali o per la storia delle società. Esistono tanti tipi di storia, quindi un fatto storico diventa tale nel momento in cui uno storico decide che quello può essere considerato una cesura e quell’evento ha un significato d’importanza rilevante.

Quindi il fatto storico non esiste, prima che uno storico gli attribuisca un significato. Se un fatto storico ha un inizio e una fine è per il significato che gli attribuiamo.

Esempio: scoperta dell’America

1492 anno in cui venne scoperta l’America, quando finiscono gli effetti della scoperta dell’America? Noi possiamo dire che la scoperta dell’America finisce nel 1492?

Noi sappiamo che effettivamente quelle che sono state scoperte all’inizio non era l’America, ha effetti di lunghissimo tempo, come tutte le scoperte geografiche, quindi quando finisce la scoperta dell’America e i suoi effetti?

Sono io come storico, nel momento in cui interpreto il tempo, questo periodo lunghissimo, che decido gli effetti si sentiranno nel 500 e nel 600 spiegando il perché. È importante porsi la domanda “perché” quando si studia la storia, perché è lo spirito critico con cui va studiata questa materia.

La storia serve a dare significato, ad avere dei riferimenti con cui confrontare quello che succede nel presente (vedi guerre oggi), e a capire se quel paragone ha senso o no.

Uno dei più grandi storici italiani: Benedetto Croce, afferma che la storia è sempre storia contemporanea, perché le domande che io pongo alla storia, sono dettate dalla sensibilità che io ho in questo momento, dalla sensibilità che mi suscita quello che mi accade intorno, la storia è sempre contemporanea, perché la mia curiosità sarà necessariamente diversa dalla curiosità di Benedetto Croce. I problemi che io ci poniamo, le questioni di genere, il significato culturale del genere, hanno risposte diverse rispetto a quelle dell’epoca di Benedetto Croce, perché abbiamo una diversa sensibilità e c’erano altri problemi. Quindi fare storia significa porre delle domande al passato e capire come e perché succedono certe cose.

Che cos’è il tempo?

Se studiamo la storia dobbiamo capire in che tipo di tempo ci muoviamo.

Noi abbiamo un’idea del tempo lineare, ovvero composta da un inizio e da una fine. La linea del tempo è quella che gli storici e filosofi chiamano concezione teleologica del tempo. Teleologica è una parola che deriva dal greco: telos significa fine, quindi una concezione teleologica nel tempo significa una concezione finalistica, cioè quell’idea per cui la storia, il tempo ha uno scopo, un obiettivo finale. È un’idea di tempo abbastanza pericolosa, perché è quell’idea di tempo che ha legittimato i totalitarismi per esempio. È un’idea religiosa del tempo, l’idea dell’obiettivo finale, ed è un’idea che esclude per esempio il caso, non esiste il caso. Infatti all’epoca dei totalitarismi, l’idea del fascismo era quella di realizzare un mondo nuovo, leale, rispetto allo Stato, si sarebbe creato quindi quello che avrebbero definito uno Stato etico. Quindi un’idea morale, stessa cosa la possiamo applicare per l’ideologia comunista, il cristianesimo, hanno la stessa ideologia di tempo. Noi viviamo il presente, viviamo la storia perché avremo una vita migliore, l’idea religiosa invece, non ha nulla a che fare con l’idea della storia, perché in realtà la storia è complessa, non c’è una linea temporale, è solamente utilizzata dagli storici per semplificare e comprendere.

Ci sono diverse tipologie di tempo, esiste:

  • Tempo della scienza, che è macroscopico e microscopico al tempo stesso. Esempio il tempo macroscopico serve a misurare la vita dell’universo, mentre il tempo microscopico viene utilizzato nei fenomeni chimici.
  • Tempo psicologico, è un tempo soggettivo.
  • Tempo politico, è il tempo che va celebrato: quando una persona prende potere. Se noi pensiamo alla rivoluzione francese, cos’è una delle prime cose che fanno i rivoluzionari? Cambiare il calendario, noi contiamo i giorni dalla nascita di Cristo, è una precisa idea politica della storia del tempo. La gestione del tempo delle celebrazioni è importantissima, pensiamo a quello che sta succedendo in questi anni, in cui si discute continuamente sulla legittimità di celebrare alcuni giorni. Se si decidesse per esempio di interrompere la celebrazione del 25 aprile, avrebbe un chiarissimo significato politico. Nel momento in cui è stato scelto il 25 aprile come data importante della nostra storia e identità nazionale, quella scelta ha un grandissimo significato e peso politico. Queste date hanno a che fare con l’identità, con il significato della collettività, dello stare insieme, nel luogo in cui ci si decide di associarsi. Quindi il tempo politico è un tempo diverso ovviamente dal tempo storico. È un tempo che, come quello storico, stabilisce la gerarchia ma sulla base di motivazioni ed eventi diversi rispetto a quelli storici.
  • Tempo religioso.

Il fatto storico non esiste se ci sono tanti tempi, perché il tempo in quanto tale non esiste. È sempre il significato che gli attribuiamo noi sulla base dell’uso che ne facciamo di quel tempo.

Se noi ci pensiamo, anche il nostro uso quotidiano del tempo è relativamente giovane: prima della rivoluzione industriale, che dal punto di vista economico è stata fondamentale, perché già prima nel corso della storia dell’età moderna ci fu un’altra importante rivoluzione economica che è la rivoluzione agraria. Nella storia contemporanea, nell’età contemporanea ci sono 2 rivoluzioni economiche importanti che sono la prima e la seconda rivoluzione industriale. Sono così importanti perché cambiano radicalmente il modo di produrre, il che ha effetti sulla demografia, quindi sulla popolazione mondiale e inizia ad aumentare in maniera corposa.

Abbiamo sentito parlare dell’antropocene, che è un periodo che è stato scelto da alcuni chimici nel 2000 in cui si parla del periodo in cui in effetti l’uomo ha iniziato a lasciare l’impronta visibile dal punto di vista geologico sul pianeta. Il momento d’inizio dell’antropocene è la seconda rivoluzione industriale, perché l’uomo a causa delle sue attività: fabbriche, consumi etc…, ha iniziato ad avere effetti sulla vita e sugli equilibri del pianeta. Il termine antropocene vuol dire che la presenza dell’uomo non è più insignificante sulla terra, ma addirittura lascia un’impronta geologica.

Quindi questo processo inizia nella seconda rivoluzione industriale, che con l’aumento della produzione permette a più persone di staccarsi dal lavoro della terra per pensare a soddisfare i propri bisogni, ora il lavoro viene delegato a qualcun altro. È la cosiddetta era del pasto gratis, cioè ci sono sempre meno lavoratori nella terra, però aumenta la capacità di produzione. Con la seconda rivoluzione industriale si interrompono le carestie e iniziano le crisi di sovrapproduzione, quindi per la prima volta l’uomo inizia ad avere problemi non perché non produce abbastanza per soddisfare l’esigenza della popolazione, ma vive una crisi perché produce troppo, questo comporta all’abbassamento dei prezzi, addirittura non vale più la pena di coltivare la terra.

Un altro effetto della seconda rivoluzione industriale è anche il cambiamento della percezione del tempo. Prima della rivoluzione industriale, il tempo che scandiva la vita degli uomini era diverso:

  1. Tempo religioso, domenica andavo a messa e il resto della settimana lavoravo la terra.
  2. Campana del paese che scandiva il tempo: lutti, feste.

Se io devo andare in fabbrica, non posso capire il tempo guardando il sole o utilizzando il suono della campana del paese, io devo avere dei punti da rispettare.

Il sistema internazionale di misurazione e del tempo è un qualcosa di estremamente recente.

Quindi il tempo non è un qualcosa che esiste a prescindere, ma è il prodotto della storia.

Lezione 2 28/02/24

Le fonti

Soprattutto per quanto riguarda la storia contemporanea, abbiamo a disposizione una crescente disposizione di fonti, che è una delle caratteristiche delle rivoluzioni.

Più ci si avvicina al presente, più aumentano le fonti perché uno degli effetti della rivoluzione industriale nell’800, quindi agli inizi dell’età contemporanea, è anche la cosiddetta rivoluzione delle comunicazioni.

La rivoluzione delle comunicazioni è sicuramente la rivoluzione dei trasporti, molti storici affermano che nel corso dell’800 si assiste forse al primo processo di globalizzazione.

Ciò consentiva a raggiungere in tempi sempre più rapidi i diversi punti del pianeta. Ormai nell’800 le scoperte geografiche del continente sono state completate, i mezzi di trasporto sono sempre più veloci grazie all’applicazione del vapore, pensiamo alle grandi navi a vapore, ai treni. Se c’è un simbolo dell’età contemporanea, quel simbolo è il binario, sono le linee ferroviarie, la retta che unisce e che avvicina punti diversi del pianeta. Lo storico Charles Maier scioglie il simbolo della linea come simbolo della globalizzazione ottocentesca e della contemporaneità. Su quelle navi e su quei treni viaggiano le persone e le merci, come tessuti, spezie, ma anche le gazzette, i giornali.

Molto spesso erano giornali clandestini, che trasportano messaggi rivoluzionari. Molto spesso a bordo di quelle navi e treni nascoste viaggiano le lettere dei rivoluzionari. Quelle lettere, quei giornali sono il patrimonio di fonti che utilizzano gli storici contemporanei.

Se andiamo più avanti nel 900, la libertà di stampa è un principio che si afferma sempre di più, nell’800 sono ancora lettere clandestine, sono ancora documenti intercettati dalla polizia o documenti conservati nei fondi personali dei grandi personaggi rivoluzionari. Nel 900 la libertà di stampa è una libertà abbastanza acquisita, questo significa che si fortificano anche gli organi di stampa ordinaria, i giornali di partito, è nata a fine dell’800 la società di massa. La nascita della società di massa, l’affermarsi del processo di alfabetizzazione, quindi del miglioramento del livello d’istruzione della gente comune, delle masse quindi, significa che si moltiplicano i lettori. Coloro che leggono sono sicuramente le persone che vogliono informarsi sulle novità della politica, sulle novità dell’economia e iniziano a leggere anche i ragazzi, le nonne, soprattutto dopo la prima guerra mondiale, c’è un grandissimo processo di alfabetizzazione femminile. Vedremo come la prima guerra mondiale sia stata generatore del processo di alfabetizzazione.

In una società patriarcale

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Leuss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Faranda Laura.
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