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Storia dell’arte contemporanea

Valore dell’opera, sistema dell’arte, luoghi e persone

24 settembre 2025 - Introduzione

Cos’è l’arte contemporanea? Come definiamo il bello?

1945: l’arte contemporanea ha inizio, momento di cesura a livello storico in quanto si è conclusa la Seconda guerra mondiale.

Arte e storia sono collegate dal momento in cui l’artista è influenzato da ciò che vive.

  • 1945: Italia e Giappone le donne hanno diritto di voto;
  • 1987: crolla la borsa di Wall Street;
  • 1989: la caduta del muro di Berlino che porta infinite questioni, crollando il regime comunista;
  • 2001: attacco alle torri gemelle;
  • 2004: tra Gorizia e Slovenia viene abolito il confine, la Slovenia entra in UE.

Ci sono dei temi che ritornano, ciò che è stato fatto dagli artisti nelle avanguardie è stato rifatto poi dagli artisti delle neoavanguardie, non per copiarli ma perché si sono trovati a confrontarsi con le stesse questioni = es.: semplificazione dell’opera in campo pittorico e scultoreo.

Perché si critica quello che viene fatto adesso e non quello che viene fatto in passato nonostante siano molto simili?

Perché il tempo porta a validare, a certificare, un qualcosa solo perché è stato fatto nel passato.

Nasce l’uscita nello spazio, all’aperto e allo stesso tempo il tentativo di portare lo spazio all’interno dell’opera = futurismo, per le avanguardie e land art, per le neoavanguardie.

Si dà, inoltre, importanza alla processualità, al fare piuttosto che al risultato finale.

È presente il tema dell’artista bizzarro, particolare, sia nelle avanguardie che neoavanguardie, come Duchamp, dadaista o Joseph Beuys.

Queste sono le linee tematiche che mettono in connessione l’inizio del ‘900 con la fine.

Nell’arte contemporanea sono importanti alcune parole che definiscono l’epoca:

  • Installazione: evoluzione della scultura non in senso tradizionale.
  • Site specific: si collega a contest specific e community specific, le opere sono pensate e fatte per un luogo, un contesto, uno spazio o una comunità, dunque, se le sposto da dove sono state realizzate perdono il loro senso.
  • Autorialità: la figura dell’artista si trasforma, non è più genio, non lavora da solo, l’artista contemporaneo collabora ma dunque chi è l’autore dell’opera? La progettualità e idea si collegano.
  • L’opera è banale e indifferente = detto da Worrol, l’indifferenza ci porta su un piano filosofico perché Danto dice che da un certo punto in poi l’arte contemporanea è indifferente, dunque, dobbiamo ricercare le proprietà intellettuali dell’opera.

Subentra il tema della coautorialità non presente solo in epoca contemporanea ma anche in epoche passate, come Tiziano o Raffaello che avevano dei collaboratori che lavoravano per loro.

La funzione dell’artista in epoca contemporanea cambia e lo dice quest’installazione di Nauman, colui che vinse il leone d’oro alla Biennale di Venezia in quanto noto per esaminare temi diversi:

“Il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche”.

Funzione dell’artista oggi è rivelare delle verità, ma quali sono?

Le verità mistiche sono le verità che ci permettono di leggere il mondo in cui viviamo.

Ha una forma spiralica che ha un reale inizio e una reale fine ma ragionando con il pensiero potremmo perderci.

La spirale è un elemento che compare in natura, che appartiene alle forme naturali, entropico, dà energia, ci risucchia ma ci getta fuori.

È un’opera processuale, il processo entra dentro l’opera in quanto lo spettatore è direttamente chiamato in causa perché devo leggere e mette in moto il mio pensiero, il punto di vista.

Mette in primo piano la figura dell’artista che è la prima che deve essere citata, coloro che danno valore alla loro opera, difendono la loro idea così che non crolli.

Vicino alla figura dell’artista c’è la figura dei pari, degli altri artisti con cui confrontarsi, in quanto prevale la figura del gruppo e non del lavoro individuale.

Quando si decide che un’opera è arte?

Dino Formaggio afferma che l’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte.

È una tautologia, una figura retorica in cui compare la stessa frase, uno stesso concetto, è una specie di loop, di spirale, la stessa che vediamo nell’opera di Nauman.

Esse sono sempre vere perché non esiste un termine estraneo che lo smentisce.

Chi definisce l’opera?

Il primo che fornisce il consenso è l’artista.

L’artista deve validare la propria idea ed essere aperto al cambiamento mettendo in atto la dislocazione.

Si ha fortuna, negli incontri ad esempio ma bisogna anche saper resistere a questo mondo avendo carattere essendo, dunque, aperti alle critiche.

Dopo la figura dell’artista ci sono delle figure secondarie:

  • Critici d’arte: scrivono sull’artista o sulla sua opera. Es.: A. Rosenberg che disse che un quadro o una scultura contemporanea sono una specie di centauro fatto per metà di materiali artistici, metà di parole. T. Trini, L. Vergine, R. Craust,.
  • Galleristi = gallerie: ospitano le opere degli artisti, sono spazi commerciali. La persona è Massimo De Carlo, un importante gallerista che si fece scocciare da Maurizio Cattelan = spiega la complicità tra artista e gallerista.
  • Art dealer/mercanti: si occupano delle vendite. Es.: Teo Van Gogh che rende noto gli impressionisti o Kahnweiler che rende noto Picasso connettendo l’Europa con le Americhe.
  • Collezionisti: coloro che collezionano le opere. Es.: Peggy Guggenheim che rende noto Pollock.
  • Direttori di musei = musei: ruoli visionari amministrativi.
  • Curatori: curano le mostre, figura che nasce in Svizzera con A. Zeman, noto perché le neoavanguardie americane arrivano in Europa.
  • Organizzatori: aspetti pratico organizzativi.
  • Attrattori: figure ibride, colgono il nuovo in termini di artisti. Es.: Marinetti per il futurismo o L. Castelli che poi divenne gallerista, noto per la pop art in America.

I luoghi sono: musei, gallerie, fondazioni, esposizioni (Biennale, Documenta), fiere (Artissima), spazi indipendenti (Maxi, Macro).

Tutta l’arte è stata contemporanea

01 ottobre 2025 – 08 ottobre 2025

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, Gauguin, 1897

Gauguin è un artista che nasce a Parigi nel 1848 che fa parte delle avanguardie, post-impressionista, che riflette lui stesso e fa riflettere l’osservatore.

Egli sente la necessità di ricercare una diversità, il nuovo, così decide di spostarsi in mondi lontani, prima imbarcandosi e poi raggiungendo le isole Marchesi per cogliere ciò che in EU non riusciva.

Le sue opere sono contraddistinte per un uso del colore insolito, piatto e opaco piuttosto che luminoso e, inoltre, tutte le figure sono contornate da una linea nera (caratteristica dei fauves).

La lettura viene fatta da destra verso sinistra.

Vediamo una serie di figure in primo piano e un paesaggio francese sullo sfondo piuttosto naturale, i contenuti si differenziano dal colore in quanto tutte le figure sono gialle/marroncine mentre lo sfondo blu.

I corpi sono statuari, primitivi con forme animalesche e con essi narra l’evoluzione della vita.

  • In basso a destra: bambino con tre figure giovani che parlano, due sono frontali mentre una è di spalle, simbolo di un nuovo punto di vista (Picasso).
  • Figura centrale statuaria: l’uomo raccoglie della frutta che poi viene passata alla figura seduta, un bambino, creando una cesura.
  • Fine dipinto: figure adulte sedute, l’anziana è ai bordi del dipinto quasi ad uscirne.
  • Statua: dietro, rimanda alle statue e figure mitiche che vedeva a Thaiti ma è anche una critica ai missionari cristiani che stavano abbattendo le statue del tempo.
  • In alto a sinistra: il titolo del dipinto.

Fireice, Kattenpark, Carnia, 2007 “Grande blocco di ghiaccio con una proiezione”.

È un’opera pensata nel 1967 rappresentante le guerre in corso di quel tempo, dunque, si immagina un cubo, dipinto con pastelli a cera, avente una faccia rossa (fuoco) e una blu.

Successivamente, nel 2007, l’opera viene realizzata come un cubo di mattoni di ghiaccio su cui viene proiettata l’immagine del fuoco facendola durare poco.

È un artista concettuale che in quest’opera mette al centro il tema del tempo, l’opera infatti, non esiste ma rimane viva l’immagine di essa negli osservatori.

È una specie di collante tra le diverse epoche storiche, collegando tre macro-temporalità: passato, presente, futuro.

All art has been contemporary, Nannucci, 1998

Particolari sono i luoghi in cui posiziona quest’opera: Altres Museum, Berlino; GAM, Torino dove viene esposta arte classica, per lui contemporanea come dice il titolo dell’opera.

Scritto in present perfect, un passato che continua nel presente.

Il neon è una ricerca di linguaggio del 1960, strumento potente nato a Parigi, uno dei primi brand è Cinzano, un’azienda di alcolici.

È qualcosa che appartiene alla strada, alla quotidianità, è un linguaggio democratico che tutti conoscono.

Time present and time past are both perhaps present in time future, Nannucci, Parma, 2019

Narra la trasformazione del luogo, infatti, l’illustrazione è una linea che rende partecipe l’osservatore facendolo muovere nello spazio.

Il neon è in vetro di Murano, la scritta è lunga 190 m e composta da 55 lettere, dunque viene studiato il luogo, il font che è Bodoni riprendendo il museo Bodoni lì presente.

L’opera venne finanziata ed è permanente.

Non frutto dell’artista ma a ripresa di un verso di un poeta inglese, Elliot, e ciò che colpisce è il termine perhaps perché si infila nella continuità della frase mettendo in dubbio le epoche.

New times for other ideas o new ideas for other times, Nannucci, Milano

Realizzate in una zona di forte riqualificazione.

Giorgio Agamben - Che cos’è il contemporaneo?

Giorgio Agamben è un importante filosofo italiano nato nel 1942 la cui formazione è avvenuta in luoghi differenti instaurando, così, rapporti con molti intellettuali come di Pasolini, Calvino, Elsa Morante e influenzato principalmente da scrittori francesi e tedeschi.

L’unica via di accesso al presente è l’archeologia.

Per lui non viene fatta distinzione tra passato e futuro.

Divide il libro in sette capitoli riprendendo pensieri di altri intellettuali:

  • Riprende testi contemporanei di Barthes che afferma che il contemporaneo è l’intempestivo e Nietzsche che scrisse Considerazioni intempestive, il quale voleva fare i conti col suo tempo e prendere una posizione sul presente. Afferma che la contemporaneità è una singolare relazione col proprio tempo, che aderisce a esso e, insieme, ne prende le distanze.
  • Riprende la poesia Il secolo di Osip Mandel’stam in quanto “secolo” in russo ha due accezioni: secolo ed epoca. Secolo è un asso temporale preciso, l’epoca è un periodo storico senza confini = due concetti posti sullo stesso piano che dicono cose diverse creando una scissione. Afferma che il poeta, in quanto contemporaneo, è questa frattura, è ciò che impedisce al tempo di comporsi.
  • Il contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo non guardando la luce ma il buio. Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri. Cos’è il buio? Nel caso degli occhi sono cellule particolari che producono buio all’interno della retina che non esiste nella realtà. Guardare nel buio è riuscire a stare nel buio della conoscenza, stare nell’ignoto. Dice che può dirsi contemporaneo soltanto chi non si lascia accecare dalle luci del secolo e riesce a scorgere in esse la parte dell’ombra, la loro intima oscurità percependola come qualcosa che lo riguarda.
  • Riflette sul buio della notte percepito così in quanto la luce delle stelle è talmente veloce che non riesce a raggiungerci. Afferma che essere contemporanei è percepire nel buio del presente questa luce che cerca di raggiungerci ma non può farlo. Per questo, dice, bisogna anche essere coraggiosi in quanto non solo bisogna tenere lo sguardo fisso nel buio del presente ma bisogna anche percepire in quel buio una luce che, diretta verso di noi, si allontana, cioè essere puntuali ad un appuntamento che si può solo mancare. Dunque, l’appuntamento nella contemporaneità non ha luogo nel tempo cronologico, è qualcosa che urge dentro di esso ossia l’intempestività. Es.: “Saturno divora uno dei suoi figli”, Rubens, 1600: presente che mangia il futuro = tempo cronologico ≠ tempo kairologico interpretato come carpe diem.
  • Per capire il concetto del tempo usa la moda in quanto introduce nel tempo una discontinuità, creando al suo interno una cesura che però si espande perdendo i suoi confini. Quando si è alla moda? In che tempo? È un concetto inafferrabile. È contraddittorio dire che in questo istante si è alla moda, perché qual è questo istante? È difficile bloccare in un istante preciso, un concetto di adesso. Nella moda accade che allo stesso tempo è un non più ma anche un non ancora che instaurerà delle relazioni con altri tempi. Essa può “citare” riutilizzando qualsiasi momento del passato.
  • La contemporaneità si inscrive nel presente segnandolo come arcaico e chi percepisce gli indici dell’arcaico può definirsi contemporaneo. Dice che la via di accesso al presente ha la forma dell’archeologia dunque essere contemporanei è tornare ad un presente in cui non siamo mai stati.
  • Coloro che hanno cercato di pensare alla contemporaneità l’hanno divisa in più tempi creando una disomogeneità, creando delle fratture in cui collocarsi. Cita, infine, Benjamin e Foucault che hanno un’idea del tempo simile, nella successione cronologica si infila l’intempestività che fa oscillare il concetto di presente, oggi, mettendolo in relazione ad altri tempi.

Les demoiselles d’Avignon, Picasso, MOA NY, 1906-1907

È un’opera rimasta nello studio di Picasso dieci anni, vista solo da amici e parenti che non riuscivano a codificarla.

L’opera si legge da destra verso sinistra: si vedono cinque donne apparentemente simili con volti diversi.

La prima è seduta di spalle che ha un volto diverso, ad esempio, dall’ultima donna unendo così diverse realtà, tempi, suggestioni.

Tutte le donne hanno un volto asettico, non esprimono emozioni, sono volti muti perché di fatto sono delle modelle.

Crea una differenziazione tra i corpi, infatti, le due centrali riprendono le bagnanti, tema del passato presente in “il bagno turco”, Ingres o in “bagnanti”, Cezanne o in “Venere”, Botticelli.

In questo caso realizza corpi taglienti incastrando parti frammentate il che fa entrare nel dipinto il tema del tempo.

La cesta di frutta in basso è un’offerta che usa per chi osserva il dipinto invitando le persone entrando a far parte del dipinto diventandone i destinatari.

I colori principali sono l’ocra e l’azzurro, in secondo piano c’è il rosso (tenda) e il bianco (panneggio in grado di celare e svelare allo stesso tempo).

L’opera venne definita come “un bordello filosofico”, nessuno al tempo la definiva arte in quanto rompeva con i canoni d’arte dell’epoca.

È un’opera cubista dove non si dipinge più ciò che si vede ma si realizza una realtà differente, frammentandola.

Spazio e tempo non sono più parametri assoluti e si raggiunge la 4D dove il tempo entra nell’opera.

Le forme vengono semplificate e i colori non sono più reali ma quelli della nostra anima, inoltre, la prospettiva viene meno potendo guardare le immagini da diversi punti di vista fondendo il 2D e il 3D.

La realtà entra nell’opera in quanto l’oggetto reale viene inserito sul supporto realizzando dei collage facendo mutare le opere in sculture.

Nelle opere di Picasso i volti sono ripresi da delle opere africane ed egiziane che va a reinterpretare.

Donna col cappello, Matisse, 1905

La corrente precedente al cubismo fu quella dei fauves (belva) dove cambiano i colori, non c’è realtà e lo si usa per reinterpretare le emozioni e le figure sono contornate di nero.

Si fa un uso espressionistico del colore non ci sono regole e lo sguardo si immerge nel gioco dei colori.

Guernica, Picasso, Madrid, 1937

È un olio su tela.

È una descrizione visiva di un dramma locale ma anche un manifesto universale trattando un tema che non ha tempo né luogo, la guerra.

Nasce come murales volendo coinvolgere lo spettatore rendendolo una vittima in mezzo alle vittime.

Venne realizzata in periodo di guerra spagnola dove la città di Guernica venne bombardata e rasa al suolo.

Il dipinto venne commissionato per l’esposizione universale di Parigi, dal direttore del Prado e gli venne chiesto di diventarne direttore.

È la somma del cubismo ma, in questo caso, il dipinto non ha colore, tutto viene ridotto a immagine, a ciò che vediamo, a sagome.

La genesi fu molto lunga: ha iniziato con il disegno e con una struttura compositiva particolare, sembrando forme caotiche ma in realtà c’è molto ordine.

Per realizzarlo prese a modello la libertà che conduce il popolo di Delacroix, osservando la struttura compositiva triangolare che trova il suo vertice con la bandiera, la donna in verticale è il segno di libertà e sotto di lei l’ammasso di persone.

Nel dipinto di Picasso

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arfacsec di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell’arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Micheli Ilaria.
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