Appunti storia dell'architettura 15-12-2022
Palazzo Barberini alle quattro fontane
Nel palazzo, i Barberini hanno sempre perseguito una politica di ingaggio di architetti e artisti molto precisa, riservando ai cantieri romani i nomi più celebri, selezionando anche in modo molto accurato gli architetti. Dall’elezione di Papa Urbano VIII nel 1323 in poi si porta avanti una politica della magnificenza dei Barberini, che prosegue con l’acquisto del feudo di Palestrina, insieme al quale i Barberini avranno anche il titolo di principi, quindi tutte le iniziative artistiche volgono alla realizzazione di questa magnificenza.
Era necessario configurare una dimora per la famiglia Barberini, degna di una famiglia papale. Loro risiedevano nel palazzo Giubbonari, ma ambiscono ad avere un palazzo, una vera e propria dimora principesca che individuano nel sito dove sorgeva la villa degli Sforza di Santa Fiora, che loro acquisiscono. Il luogo è centrale, affacciato su piazza Barberini, ha una posizione molto centrale e importante, con preesistenze romane di rilievo e anche su una posizione elevata rispetto alla città.
Per questo palazzo esiste un primo progetto di Carlo Maderno, l'architetto per primo indicato del progetto di questo edificio, che doveva includere la villa Sforza ma anche espandersi con un giardino. Maderno sperimenta un impianto planimetrico differente da quello di matrice fiorentina. Per palazzo Barberini, il primo progetto è molto simile a quello di palazzo Farnese, un imponente blocco con uno spazio al centro.
Subentrano delle esigenze di natura funzionale, di vita quotidiana e di rappresentanza. I desideri della committenza portano Maderno a ripensare il progetto del palazzo in virtù delle richieste dei proprietari. Paolo III aveva bisogno di grandi stanze di rappresentanza, mentre Taddeo, che aveva sposato Anna Colonna e con il feudo ha acquisito il titolo di principe, necessitava di ambienti privati e di rappresentanza molto specifici.
Avendo due nuclei familiari con esigenze diverse, Maderno sfodera una soluzione straordinaria: apre il palazzo e lo configura in due ali, con un grosso ambiente centrale di sale, anche con sale di rappresentanza comuni, accessibile da entrambe le residenze e quindi poteva essere utilizzato per queste esigenze specifiche delle due famiglie.
L’impianto risponde a esigenze di utilitas sulle quali l’architetto plasma questo progetto che poi diventerà un modello per altri. La novità sta nel fatto che non c’è una simmetria assoluta, ma ci sono due fattori che influiscono: l’orografia del luogo (le quote del terreno non sono omogenee, hanno dislivelli) e le preesistenze (che non vengono cancellate dai Barberini, ma inglobate, l’ala sulla sinistra ingloba la villa degli Sforza Santo Fiora).
Il progetto vuole rispondere a tutti questi vincoli che c’erano. Un altro era quello dell’affaccio della facciata principale, il quale doveva affacciarsi su piazza Barberini.
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