1) Michelangelo a Firenze e a Roma: Palazzo Farnese, il Campidoglio e Il Cantiere di San Pietro.
Michelangelo Buonarroti (1475-1564)
A Firenze, Michelangelo compì i suoi primi studi nella bottega da Domenico Ghirlandaio. Egli si applicò molto
nello studio della scultura degli Antichi.
Nel 1505 papa Giulio II lo invitò di nuovo a Roma e, fino al 1536, anno del suo definitivo trasferimento nella
città dei papi, Michelangelo si dedicò a imprese artistiche che lo videro spostarsi spesso a Firenze.
Alla base di ogni attività artistica c’è per Michelangelo il disegno che consiste nel rendere evidente e concreta
l’idea che l’artista ha nella mente.
Sagrestia Nuova
Fra il 1519 e il 1534, Michelangelo progettò la
Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a
Firenze, destinata ad accogliere le tombe dei
Medici, e la Biblioteca Laurenziàna, sorta di fianco
alla basilica con lo scopo di conservarne i libri.
La Sagrestia Nuova,come la Vecchia, ha una pianta
composta da due quadrati adiacenti di cui uno
maggiore e l’altro decisamente più piccolo.
Ambedue gli spazi sono coperti da cupole
emisferiche su pennacchi. La più grande,
sormontata da una lanterna, prende come esempio
il Pantheon, presentando l’intradosso scavato da
cinque anelli concentrici di lacunari. L’estradosso,
invece, è rivestito di squame di terracotta contro le
quali spicca il bianco della lanterna.
Se i materiali impiegati da Michelangelo sono
quelli della tradizione fiorentina quattrocentesca,
l’uso che ne viene fatto non coincide più con la
sobrietà brunelleschiana. La continuità verticale
dell’intelaiatura di lesene, trabeazioni e archi
lapidei, infatti, viene interrotta dal fregio del primo
ordine che, per essere semplicemente intonacato e
continuo lungo le quattro pareti e la scarsella,
sembra dividere in due lo spazio, tanto che quello
superiore (a partire dalla cornice) pare quasi
fluttuare nell’aria, non avendo appoggi visibili.
Le proporzioni della Sagrestia brunelleschiana
vengono alterate, a favore di un maggiore slancio
verso l’alto, con l’introduzione di un attico a fra l’ordine inferiore e le grandi lunette sottostanti alla cupola.
Tale spinta verticale è sottolineata dalla rastrematura verso l’alto dei finestroni entro le lunette b, intuizione
architettonica della quale fece qui uso per la prima volta.
Contro l’organismo architettonico di pilastri, nicchie, cornici e decorazioni a festoni, si stagliano i plastici
sarcofagi dai coperchi ellittici sui quali giacciono le allegorie del Giorno e della Notte.
Attorno al 1524 dovettero essere progettate le edicole che sovrastano le porte della Sagrestia. Esse appaiono
fuori scala se commisurate al contesto, perché sono più alte sia delle porte sottostanti, che sembrano opprimere,
sia delle edicole delle tombe ducali. Segno, questo, che furono progettate quando Michelangelo stava
riflettendo su problemi diversi da quelli posti dalla Sagrestia Nuova. Il timpano spezzato nella parte inferiore,
l’invaso della nicchia che penetra in profondità e che, allo stesso tempo, si espande entro il timpano e verso le
basi delle parastine, il blocco parallelepipedo del basamento che, invece, si spinge quanto più può in fuori, sono
motivi nuovi nel panorama architettonico. Tagliati i legami con le regole vitruviane degli ordini architettonici,
con le edicole Michelangelo proclama la sua grande inventiva e la sua piena libertà compositiva.
Biblioteca Laurenziana
Gli anni di progettazione delle edicole della Sagrestia sono gli
stessi del Vestìbolo della Biblioteca Laurenziana, uno spazio
esiguo che, tramite una scalinata, immette nell’ampio salone
della Biblioteca. Quest’ultima ha pareti di scarso spessore,
contraffortate esternamente per gravare poco sulle murature
sottostanti. Si tratta di un vasto volume a pianta rettangolare,
ritmato da paraste e finestre, avente una copertura piana di
legno il cui cassettonato suggerisce una continuità strutturale
fra le paraste stesse e le travature orizzontali. Michelangelo
provvide anche ai disegni dei cassettoni e del pavimento,
nonché alla progettazione dei sedili e dei tavoli di lettura,
tenendo conto della corretta postura di un uomo che legge.
Anche nel vestibolo, come già nella Sagrestia Nuova,
Michelangelo divide le pareti in due ordini sovrapposti tramite
cornici orizzontali. Alle colonne binate incassate nella
muratura (colonne innicchiate o alveolate) corrispondono
superiormente delle coppie di paraste.
Le colonne binate sembrano poggiare su dei mensoloni
accoppiati la cui funzione, invece, è puramente decorativa.
Fra le coppie di colonne sono collocate delle finestre cieche
dagli stipiti rastremati verso il basso. L’effetto complessivo
che ne consegue è quello di trovarsi in un cortile su cui
prospettano quattro imponenti facciate di edifici.
Quasi tutto lo spazio interno però è occupato dalla
monumentale scalinata.
È forse la scalinata, fra tutte, l’invenzione più stupefacente
dell’intero complesso che, superata la soglia del salone della biblioteca, straripa e si allarga dando vita a tre vie.
Le due laterali, con i gradini squadrati e senza balaustra, si raccordano per mezzo di due volute ellittiche a
quella centrale, dove domina invece il tema della curva, lo stesso che ricorre anche nelle vicine tombe medicee.
Al pari di una «colata lavica», come è stata felicemente descritta la rampa centrale, i gradini avanzano nella
porzione mediana, mentre, come ritardati nel movimento dall’attrito delle sponde laterali, arretrano
arricciolandosi in prossimità delle sponde stesse.
Piazza del Campidoglio
Nel 1537, come primo atto ufficiale della volontà di
sistemare la piazza del Campidoglio, papa Paolo III
decide di trasferirvi il Monumento equestre di Marco
Aurelio. Il colle capitolino in quegli anni non aveva un
accesso diretto e dignitoso dalla città.
Nel 1539 Michelangelo è incaricato di realizzare il
piedistallo del Monumento di Marco Aurelio e, con suoi
interventi successivi, il Campidoglio si trasforma nella
più spettacolare piazza che Roma abbia mai avuto.
Ai due edifici esistenti, dopo la scomparsa di
Michelangelo, ne fu aggiunto un terzo a Nord, il Palazzo
Nuovo.
I lavori si protrassero fino alla metà del secolo successivo, ma il disegno stellare a intreccio entro un ovale, che
si irradia dal monumento equestre, fu eseguito addirittura nel 1940.
Michelangelo interviene nel Palazzo Senatorio a partire dal 1546, progettando una grande scala a due rampe
contrapposte, il cui arrivo coincide con il primo piano.
Palazzo dei Conservatori, progettato da Michelangelo a partire dal 1562, viene anteposto un avancorpo
porticato di 7 campate, con un simile ordine gigante di paraste corinzie, addossate a robustissimi pilastri.
A tale schema Michelangelo ne aggiunge un altro costituito da un ordine minore di colonne ioniche. Disposte a
coppie in ciascuna campata, su di esse grava una trabeazione che sostiene la porzione di muro di competenza,
alleggerita da ampie finestre.
Basilica di San Pietro
Il primo gennaio 1547, infine, Paolo III affida l’incarico a
Michelangelo. Questi ridimensiona l’intervento, abbatte
le aggiunte di Antonio da Sangallo il Giovane elimina dal
progetto i deambulatori e compatta le strutture
proponendo una pianta centrale, limpida nella concezione
e dall’interno luminoso. In essa, infatti, trovano spazio
solo i quattro pilastroni già costruiti da Bramante.
Michelangelo interviene nella zona absidale con una
struttura muraria che si avvale dell’uso delle paraste di
ordine gigante alle quali sovrappone un’alta cornice. Tale
organizzazione del le superfici esterne ha la sua logica
prosecuzione nell’alto tamburo anulare e nei costoloni
della cupola.
Il tamburo è ritmato da colonne binate, terminazioni di
potenti contrafforti che irrigidiscono la struttura e che
affiancano immensi finestroni alternativamente timpanati
e centinati. Costruita in soli 22 mesi, la grande cupola,
come già quella fiorentina della Cattedrale di Santa
Maria del Fiore, è a doppia calotta ed è conclusa da una
lanterna dove si ripete il motivo delle colonne binate del
tamburo. La grande differenza temporale fra la
costruzione della cupola vaticana (meno di due anni) e
quella di Santa Maria del Fiore (16 anni), infine, è dovuta
alla diversa concezione statica di riferimento. Mentre,
infatti, a Firenze la cupola veniva edificata letto di posa su letto di posa e, perciò, tutta contemporaneamente e
ogni parte partecipa alla resistenza della struttura, la cupola di San Pietro si basa sulle costole portanti.
Santa Maria degli Angeli alle Terme di Diocleziano
L'edificio è nato dalla sistemazione nel 1562, a opera di
Michelangelo Buonarroti, dell'aula centrale
(frigidarium) delle Terme di Diocleziano, per
disposizione del papa Pio IV.
Pio IV affidò il progetto nel 1561 all'anziano
Michelangelo che all'epoca stava lavorando alla
Basilica di San Pietro.
Michelangelo intervenne nel complesso termale
restaurando l'aula del tepidarium e dimostrando un
atteggiamento moderno e non distruttivo nei confronti
dei resti archeologici. Si limitò a delimitare, con pochi
setti murari tre campate contigue, coperte a crociera, a
cui furono aggiunte due cappelle laterali quadrate,
creando così un edificio ecclesiastico singolare per la
sua epoca, con una spazialità dilatata latitudinalmente
anziché longitudinalmente, nonostante il parere dei
committenti. L'asse principale partiva dal vestibolo,
ricavato da un piccolo vano adibito a ninfeo di
passaggio verso il calidarium e si concludeva nel coro
ricavato nella zona della natatio.
Palazzo Farnese, Roma, interventi di Michelangelo in facciata
Il progetto originario del palazzo si deve ad Antonio da Sangallo il
Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese (futuro papa
Paolo III). I lavori, iniziati nel 1514
Dopo la morte del Sangallo nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto
la direzione di Michelangelo: a lui sembra doversi il cornicione che
delimita superiormente la facciata, il balcone sopra il portale centrale
con il grande stemma e il completamento di gran parte del cortile
interno.
La facciata, che prospetta su piazza Farnese, presenta due ordini da
tredici finestre.
Al piano terreno si aprono, invece, dodici finestreù con davanzale
retto da mensole, al di sotto delle quali vi è un sedile che si estende
per tutto il prospetto, e un portone aggettante decorato da bugne
disposte a raggiera. Il portale è sormontato da una loggia balaustrata
del Sangallo, modificata da Michelangelo, con una finestra centrale
incorniciata ai lati da quattro colonne verdù e sul cui architrave
campeggia lo stemma di Paolo III con i gigli.
Al primo piano tredici finestre architravate, con semicolonne corinzie
ai lati e timpani triangolari e centinati alternati.
Al secondo piano tredici finestre centinate con
semicolonne ioniche su mensole e timpani triangolari.
Al disopra si ammira lo splendido cornicione a mensole
di Michelangelo, con una decorazione a ovoli, dentelli,
e un fregio a gigli dei Farnese.
Al pianoterra, il cortile rispecchia la fonte d’ispirazione
antica del Sangallo. In effetti, le arcate e le colonne
sono ispirate a quelle del Teatro di Marcello, scoperto
alla stessa epoca. Inizialmente, era previsto che fossero
presenti anche ai due piani superiori, formando così
delle logge a tutti i piani.
Ma tra il 1546 e il 1549, Michelangelo chiude le logge
dei due corpi laterali al primo piano e sceglie di
scandire la facciata dell’ultimo piano con dei pilastri in
stile rinascimentale. Il suo fregio di ghirlande di frutta e
maschere sembra quasi “burlarsi” del primo fregio, del
Sangallo, contraddistinto da motivi antichi di trofei e
d’armi. Michelangelo sostituisce anche i frontoni
triangolari con frontoni semicircolari. L’architetto
conserva nel prospetto la sovrapposizione dei tre ordini
architettonici: dorico, ionico e corinzio.
Villa Madama, di Raffaello
I lavori per la sua costruzione cominciarono nel
1518, sotto il papato di Leone X (Giovanni di
Lorenzo de' Medici). Nel periodo successivo al
Medioevo, infatti, la nuova società romana usciva
dai palazzi oscuri e fortificati entro le mura, per
godere di sereni soggiorni nelle ville di campagna.
In quegli anni, suscitò molto clamore il fasto e
l'eleganza della villa, detta in seguito la
"Farnesina". Anche il futuro Papa, pertanto, volle
commissionare l'edificazione di una villa di
campagna.
A tal proposito incaricò Raffaello Sanzio di
eseguire il progetto, e Antonio da Sangallo il
Giovane (aiuto di Raffaello nel cantiere di San
Pietro) di occuparsi dell'esecuzione dei lavori.
Villa Madama fu una delle ville suburbane sul modello
delle ville romane, progettate per svolgervi feste,
costruita nel XVI secolo a Roma. Fu ideata con
l'intenzione di rivaleggiare con le ville dell'antichità,
come quella di Plinio il Giovane, e con le ville
contemporanee come quella della Farnesina.
Anche se il progetto non fu portato completamente a
termine, con la sua loggia di sicura matrice raffaelliana
e il giardino pensile, la villa fu una delle più famose ed
imitate del Rinascimento.
La loggia di Raffaello è costituita da tre arcate a tutto
sesto che si affacciano sul giardino all'italiana.
All'interno, le alte campate, che emulano ed esaltano
l'architettura delle terme romane, sono rappresentate ai
due lati da volte a crociera e quella centrale da una
cupola circolare tutte interamente e straordinariamente
decorate dagli stucchi di Giovanni da Udine e dalle
pitture di Giulio Romano.
Baldassarre Peruzzi (1481-1536)
Baldassarre di Giovanni Peruzzi, nato nel 1481 a Siena,
dove ebbe la prima formazione da pittore, si recò a
Roma entrando in contatto con Raffaello. Nella Città
Eterna Baldassarre sperimentò la fusione fra le tre arti
maggiori – pittura, scultura e architettura – dedicandosi,
tuttavia, con impegno crescente all’architettura.
Villa Farnesina
La Farnesina, progettata da Baldassarre Peruzzi intorno
al 1505-09 per Agostino Chigi, riunisce in una sintesi
perfettamente funzionale i tipi del palazzo, della villa e
del teatro. Riprendendo il modello quattrocentesco del
Belvedere di Innocenzo VIII, unisce l'ariosa apertura
della villa alla confortevolezza del palazzo, ma per le
sue forme aperte e accoglienti e la stessa pianta a "U",
la Fornarina tradisce la sua intenzionale funzione di
"spazio teatrale", utilizzando l'ambiente naturale del
giardino come scenario per gli spettacoli.
Con le sue forme essenziali e classicheggianti l'edificio
è impostato su principi di equilibrio, armonia e
proporzione ponendosi come modello cinquecentesco
di palazzo suburbano in sinergica continuità con
l'ambiente naturale.
Attualmente l'ingresso si trova sul lato posteriore, la
facciata principale è invece quella rivolta verso il
giardino. Per quanto possiamo vedere ancora oggi, la
costruzione è formata da un blocco centrale porticato e
due avancorpi laterali, dalle forme semplici e squadrate,
concluse dal bugnato angolare.
L'edificio si sviluppa su due ordini. Il loggiato centrale,
con cinque arcate, originariamente si protendeva con
lunghi portici in un enorme spazio verde, entrambi
perduti. Oggi gli archi sono chiusi con vetrate a
protezione degli affreschi che ornano le volte e le pareti
interne, ma quando erano aperte, le arcate offrivano uno
svuotamento della massa dell'edificio e uno sviluppo in
profondità controbilanciato dall'avanzare dei corpi laterali e
dall'articolarsi dei portici verso il giardino. In questa dinamico
sviluppo dell'edificio si legge anche un principio di continuità e
collegamento tra spazi interni ed esterni.
Le superfici della facciata sono ritmate da un doppio ordine di
paraste doriche interrotte da un'alta cornice marcapiano. Ogni
campata ospita una grande finestra rettangolare, coronata da una
cornice sporgente.
In alto l'elegante costruzione si conclude con un fregio scolpito a
rilievo con putti e festoni, tra i quali si inseriscono piccole
finestre quadrate.
2) Il Veneto nel Cinquecento: Palladio, Sansovino e Scamozzi.
Andrea Palladio (1508-1580)
Andrea di Pietro della Góndola nacque a Padova nel 1508. Lavorò inizialmente a Vicenza come manovale.
Nel 1541 effettuò il suo primo viaggio a Roma e altri ne seguirono anche negli anni successivi.
A Roma Andrea ebbe modo di vedere le architetture di Bramante, di Raffaello e anche quelle, recentissime, di
Michelangelo. Nella Città Eterna e nei suoi immediati dintorni, inoltre, studiò i monumenti classici rilevandoli e
disegnandone piante, prospetti e sezioni soprattutto in proiezione ortogonale. Molti di questi disegni
costituirono un nucleo importante del suo successivo trattato I quattro libri dell’architettura, pubblicato a
Venezia nel 1570.
Palladio svolse la propria attività soprattutto a Vicenza, ma, a partire dal 1561, portò contributi notevoli anche
al rinnovamento urbano di Venezia, città nella quale, inoltre, si trasferì nel 1570 quando assunse la prestigiosa
carica di architetto ufficiale della Serenissima.
Basilica 1549
La prima affermazione di notevole rilevanza
dell’architetto veneto fu la realizzazione delle logge
del Palazzo della Ragione a Vicenza, meglio noto come
Basilica. L’intervento palladiano, definitivamente
approvato nel 1549, era teso a dare un nuovo involucro
loggiato alla sede delle magistrature pubbliche della
città, un edificio quattrocentesco dall
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