Storia della televisione - prof. teti marco
La storia della televisione comincia dalla radio
Tanto negli Stati Uniti d’America quanto nel continente europeo, l’universo radiofonico viene
delineato tra gli anni Dieci e gli anni Venti del Novecento. Il vocabolo «radiofonia» ha origine
greca e in lingua italiana ha il significato letterale di «trasmissione (o propagazione) delle voci e
dei suoni attraverso i raggi, attraverso le onde radio». Il vocabolo «televisione» mescola latino
e greco e va inteso in lingua italiana nell’accezione di «visione da lontano» o «visione del
lontano».
Una tecnologia essenzialmente analoga Secondo Sandra Lischi gli inventori del telegrafo
senza fili sostituiscono la “macchinosità” dei segnali in codice con la istantanea comprensibilità
della voce umana, anche a grande distanza, tramite l’etere. Il riferimento al XIX secolo non è
affatto casuale. A questo periodo storico risale la nascita ufficiale della radio. Nel periodo su Il
indicato vengono con maggiore correttezza condotti degli esperimenti in materia radiofonica.
primo esperimento riuscito è quello effettuato da Guglielmo Marconi nel 1895 ,
constata Sandra Lischi. Proprio lo scienziato nonché industriale bolognese Guglielmo Marconi,
uno degli ideatori del telegrafo, imprime una svolta decisiva alla definizione e alla crescita,
all’evoluzione della radiofonia a cavallo di Ottocento e Novecento. Sia negli Stati Uniti che in
Europa la televisione e la radio costituisco sovente sul piano amministrativo e legale un entità
unica, inscindibile. La televisione e la radio fanno insomma parte di un unico apparato. La radio
e la televisione rientrano all’incirca dalla metà del Novecento nel medesimo sistema delle
telecomunicazioni o, in lingua inglese, del broadcasting, «monopolio statale»,
Questa struttura è di due tipi. Il primo tipo corrisponde al o pubblico,
«circuito privato»
mentre l’altro tipo equivale al delle stazioni finanziate dagli imprenditori.
Il monopolio statale, nell’ambito radiofonico e poi in quello televisivo, raggiunge l’affermazione
in Gran Bretagna, in Italia, in Francia e in Germania. Il circuito o sistema delle reti private viene
privilegiato negli Stati Uniti.
La nascita della radio negli Stati Uniti
legge emanata dal Ministero del commercio nel 1912, il cosiddetto Radio Act,
Una
stabilisce addirittura che la licenza necessaria a trasmettere venga concessa a tutti i
richiedenti, purché di nazionalità statunitense. Intorno alla metà degli anni Dieci vengono
rilasciate oltre 8.500 licenze. Il congresso favorisce insomma una concorrenza a dir poco
sfrenata. Negli Stati Uniti vede di conseguenza la luce un autentico circuito di canali radiofonici
privati il cui finanziamento proviene dalla pubblicità. Tale circuito viene con chiarezza dominato
dalle corporations, vale a dire dalle imprese dotate di capitali molto ingenti.
Le più attive, dinamiche sono di sicuro la General Electric, la American Thelephone and
Thelegraph Company, la American Marconi Company (affidata a David Sarnoff) e la
Westinghouse, più tardi ribattezzata Radio Corporation of America o RCA. I primi contenuti
radiofonici vengono proposti dal network della Westinghouse il 16 ottobre del 1920. All’incirca
nello stesso periodo, David Sarnoff concepisce e
commercializza la Radio Music Box, ossia un apparecchio ricevente. Egli intuisce la dimensione
domestica, casalinga posseduta dal mezzo radiofonico. Sarnoff descrive la sua Radio Music Box
in questi termini: «si tratta di una scatola radiofonica musicale adatta a ricevere diverse
lunghezze d’onda che si possono cambiare a piacimento spingendo un bottone. La scatola
musicale ha un amplificatore e un altoparlante telefonico incorporati al suo interno. Va tenuta
in salotto e permette di ascoltare musica, conferenze, concerti». L’intuizione di Sarnoff è
geniale. Gli apparecchi venduti soltanto negli anni Venti sono infatti centinaia di migliaia. In
definitiva negli Stati Uniti viene attuata in campo radiofonico una politica economica
liberista. Ciò si verifica anni dopo anche in campo televisivo.
L’intervallo o “ambiente” all’interno del quale sono situate le onde
elettromagnetiche è chiamato banda di frequenza. In Italia, al contrario, a causa
della minore estensione territoriale bisogna (come in Gran Bretagna) affrontare e risolvere il
problema rappresentato proprio dalle eventuali interferenze dei segnali che viaggiano nell’aria
o per meglio dire nell’etere. La soluzione, analoga a quella trovata nel Regno Unito, corrisponde
all’adozione del sistema pubblico di broadcasting. La gestione del servizio radiofonico compete
cioè allo stato. L’esercizio radiofonico è in Italia al centro di accesi dibattiti parlamentari sin
dagli anni Dieci. La prima norma legislativa che tenta di disciplinarlo risale addirittura al 1910.
La radio acquisisce in Italia una fisionomia precisa dopo la celeberrima (o famigerata) «marcia
su Roma» e la presa del potere da parte del partito fascista fondato da Benito Mussolini.
Nel 1902 Marconi concede alla Marina e all’Esercito la possibilità di utilizzare gratuitamente per
venti anni i prodotti che ha brevettato e dà così prova del proprio patriottismo. Il 30 dicembre
1914 lo scienziato bolognese riceve la nomina di senatore del Regno d’Italia dal Presidente del
Consiglio dei ministri Antonio Salandra. Marconi guida inoltre l’Agenzia radiotelegrafica italiana
nel 1920 e la Società italiana per i servizi radiotelegrafici e radiofonici nel 1921.
Mediante la Società italiana per i servizi radiotelegrafici e radiofonici, segnalata
spesso nei documenti ufficiali con l’acronimo di SISERT, Marconi cerca di
installare una grande rete radiofonica. Egli immagina in pratica di collocare dei
potenti trasmettitori , in diversi luoghi della penisola
, dei potenti impianti radiofonici . I
trasmettitori vanno (almeno in teoria) collocati a Milano, a Napoli, nell’Italia centrale e nelle
principal
-L’ URI
In Italia lo sviluppo delle comunicazioni radiofoniche procede molto più lentamente (e
soprattutto in maniera molto più complicata) che negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. L’attività
della radiodiffusione si svilupperà pienamente solo negli anni Venti, dopo la presa del potere da
parte del regime fascista nel 1922, conviene ribadirlo. Dopo la prima guerra mondiale, infatti,
l’attività delle compagnie del settore è ancora incentrata esclusivamente sulla telegrafia senza
fili. In questo momento il settore è in mano alle succursali italiane di compagnie francesi, come
la Société Générale de Télégraphie Sans Fils, o tedesche, come la Telefunken. Nel 1921 Marconi
fonda e controlla il già menzionato consorzio denominato Società italiana per i servizi
radiotelegrafici e radiotelefonici (Sisert)
La situazione cambia nel 1924, quando viene creato il Ministero delle comunicazioni presieduto
da Costanzo Ciano. Costui decide di impedire l’estensione all’attività di radiodiffusione delle
società tedesche e francesi già impegnate nella radiotelegrafia, e opta per la concessione dei
diritti di trasmissione a un’unica compagnia. Al momento, i rapporti tra l’Italia fascista e gli
Stati Uniti sono particolarmente favorevoli, e Ciano spinge così in quello stesso 1924 per una
fusione tra la compagnia di Marconi, che aveva da poco cambiato nome in Radiofono, e la
Società italiana radio audizioni circolari (Sirac), che era sostanzialmente una succursale italiana
della Western Electric, una compagnia americana produttrice di apparecchi radiofonici. La
società nata dalla fusione tra queste due realtà, denominata Unione radiofonica italiana (Uri),
nel dicembre del 1924 diviene per sei anni concessionaria esclusiva dei servizi radiofonici dello
stato italiano.
Con la concessione del 1924 l’Uri diviene la prima società di broadcasting italiana
A metà degli anni Venti, in ogni caso, l’Uri opera in regime di monopolio, e la sua attività viene
finanziata mediante un canone di abbonamento fissato dallo stato. In seguito, a questi introiti si
aggiungono quelli della raccolta pubblicitaria, affidata alla concessionaria Sipra, fondata nel
1926: si tratta di una società che accompagnerà il servizio pubblico radiofonico e televisivo
italiano nell’arco di tutta la sua storia.
Uri attraversa così un processo di ristrutturazione e nel 1928 viene trasformata in una nuova
entità, l’Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche), vincolata anch’essa da una convenzione
stipulata con lo stato. Progressivamente, il controllo statale aumenterà sempre di più, per via
dell’aumento della partecipazione della società elettrica Sip (Società idroelettrica piemontese)
che, a partire dal 1933, sarà controllata dall’Iri (Istituto ricostruzione industriale). Più della
britannica Bbc, insomma, la radio italiana sarà una realtà complessa, a metà tra capitali privati
e controllo governativo.
La fase pionieristica dei primi esperimenti di teletrasmissione di immagini in movimento risale
alla fine del XIX secolo, e si consuma in un periodo che va all’incirca dal 1870 al 1890. L’idea di
base degli scienziati dell’epoca è quella di scomporre un’immagine in tanti frammenti
corrispondenti alle variazioni della luce, e poi di ricostituirla all’arrivo. Un importante impulso a
nel 1873, dalla scoperta delle proprietà fotoelettriche
queste ricerche venne dato,
del selenio, un elemento chimico che, colpito dalla luce, è in grado di convertire
l’energia luminosa in energia elettrica, la quale può essere trasmessa tramite
un cavo . Sulla base di questo principio, nel 1884 lo scienziato tedesco di origine russa Paul
Gottlieb Nipkow elabora un’invenzione fondamentale per l’elaborazione della tecnica televisiva.
Nipkow parte dal presupposto che non sia possibile effettuare la scomposizione e la
ricomposizione di un’immagine intera, ma che l’operazione vada effettuata suddividendo le
immagini in tante serie di elementi, da esplorare linea per linea attraverso un’operazione
chiamata “scansione”.
La superficie di entrambi i dischi presenta una serie di fori equidistanti disposti a spirale, che
Nipkow elabora così un complesso meccanismo costituito
perciò lasciano passare
da due dischi metallici, una lampada al neon e delle fotocellule al selenio. la luce
in un solo punto per volta: ognuno dei fori, ruotando, effettua la scansione di una piccola
porzione dell’immagine, che viene così suddivisa in trenta linee.
Uno dei primi importanti esperimenti in questa direzione viene svolto da uno scienziato russo, il
fisico Boris Rosing, che partendo dalle ricerche di Nipkow riesce a riprodurre un’immagine
il tubo a raggi catodici brevettato nel
elettronicamente sfruttando un’altra invenzione,
1897 da Karl Ferdinand Braun. Con questo sistema Rosing riesce a riprodurre
un’immagine attraverso un fascio di elettroni che scorrono su uno schermo fotosensibile.
Rosing brevetta la sua invenzione nel 1907, chiamandola “occhio magico”, ma non riesce a
trasmettere un’immagine fino a quattro anni più tardi. Le sue ricerche saranno interrotte dallo
scoppio della prima guerra mondiale e dalla rivoluzione bolscevica, in seguito alla quale sarà
esiliato. L’importanza dell’invenzione di Rosing consiste nell’aver individuato le potenzialità del
tubo di Braun, o tubo catodico, per la trasmissione delle immagini. Questa tecnologia infatti
sarà alla base sia delle telecamere elettroniche, che degli apparecchi televisivi in uso fino
all’avvento degli schermi piatti.
Lo scoppio della prima guerra mondiale marca un’interruzione nelle ricerche sulla trasmissione
delle immagini. Ma alla fine della guerra, come abbiamo visto nelle lezioni precedenti, si assiste
al rapido sviluppo dei network radiofonici europei e americani: saranno proprio loro,
specialmente negli Stati Uniti, a finanziare lo sviluppo della ricerca in questo campo, di fronte al
disinteresse di altre industrie dello spettacolo, come per esempio Hollywood. Forse è proprio
l’industria del cinema, ad aver indirettamente determinato,nella seconda metà degli anni Venti,
una sensibile accelerazione nelle ricerche sulla televisione, a causa dell’avvento del sonoro.
Jenkins brevetta nel 1925 il suo modello di “Radiovision”, un altro sistema di scansione e
trasmissione meccanica delle immagini, con il quale riesce a effettuare una trasmissione
wireless a 10 chilometri di distanza. A differenza di Nipkow, Jenkins cerca subito di sfruttare
commercialmente la sua invenzione, entrando nella produzione e commercializzazione di
apparecchi riceventi e trasmittenti. Nel 1928 dà vita alla prima stazione televisiva
sperimentale, sotto la sigla W3XK, con la quale trasmette cinque ore la settimana. Le
trasmissioni a onde corte dalla W3XK vengono captate in tutta la costa orientale dai pochi
fortunati possessori degli apparecchi di Jenkins. L’invenzione dello scozzese Baird, da lui
battezzata “televisione” (è il primo a usare questo termine), viene invece presentata nel 1926.
Baird utilizza una versione modificata del disco di Nipkow, perfezionata amplificando il segnale
di trasmissione mediante l’uso di tubi elettronici.
Grazie all’inventore scozzese, la Gran Bretagna diviene la leader della televisione insieme agli
Stati Uniti, e nel 1929 apre a Daventry un trasmettitore sperimentale.
Nel 1923, lavorando per la Westinghouse, Zvorykin progetta l’”iconoscopio”, una telecamera
elettronica. In seguito, a partire dal 1929,
Il sistema di Zvorykin parte proprio dalle ricerche di Rosing: nella sua telecamera elettronica la
scansione è effettuata da un fascio di elettroni che percorrono una tavoletta fotosensibile, la
quale viene colpita dall’immagine ripresa dall’obiettivo. Gli impulsi elettrici corrispondenti
all’immagine scansionata vengono così trasmessi all’apparecchio ricevente, un tubo catodico
nel quale un altro fascio di elettroni illumina, da dietro, uno schermo di vetro ricoperto di una
sostanza fosforescente. Farnsworth alla fine degli anni Venti elabora un apparecchio
denominato “image disector”, dal funzionamento molto simile all’iconoscopio di Zvorykin, ma
dalle meccaniche molto differenti. Dopo aver faticato a trovare un finanziatore in seguito alla
crisi del 1929, all’inizio del decennio successivo Farnsworth viene assunto dall’industria
elettronica Philco. Nel corso degli anni Trenta, sia Zvoryikin che Farnsworth continueranno a
lavorare incessantemente a nuove invenzioni, portando la risoluzione delle immagini televisive
a uno standard molto vicino a quello attuale.
Negli Stati Uniti, la ricerca continua lungo tutti gli anni Trenta, e vede come principale
promotore David Sarnoff. Divenuto presidente della Rca nel 1930, questi nel 1932 dà il via alle
prime trasmissioni sperimentali e nel 1935 propone agli azionisti un piano milionario per
portare la televisione al grande pubblico
Poco tempo dopo, il gruppo Rca-Nbc inzia un servizio di programmazione regolare di dieci ore la
settimana, costituite prevalentemente da eventi sportivi e vecchi film. Il problema
dell’esistenza di standard differenti viene risolto nel 1941, quando un comitato di tecnici della
Federal Communication Commission, riunito sotto la sigla Ntsc (National Television System
Committee) opta per il sistema a 525 linee, tuttora utilizzato dalla televisione americana. Nello
stesso anno, vengono anche rilasciate licenze per le tv commerciali a tempo pieno: tutto è
pronto per il lancio della televisione per il grande pubblico, ma l’entrata in guerra degli Stati
Uniti segna una battuta d’arresto.
nel 1939, quando le trasmissioni vengono interrotte in seguito allo scoppio della seconda
guerra mondiale: il medium di elezione tornerà ad essere soltanto la radio. L’ultimo spettacolo
trasmesso dalla Bbc nel 1939 è un cartone animato della Disney con Mickey Mouse:
significativamente, nel 1946, le trasmissioni riprenderanno trasmettendo esattamente lo stesso
cartone animato.
a seconda guerra mondiale, come abbiamo visto, segna ovunque la fine del primo periodo di
sperimentazione della televisione: le tecnologie proprie del nuovo mezzo, tuttavia, vengono
utilizzate anche nel periodo bellico, ma con scopi diversi. Gli apparecchi a tubo catodico, per
esempio, vengono impiegati nella tecnologia Radar; le valvole elettroniche della radio e della
televisione vengono impiegati nella costruzione dei primi computer a uso militare; infine, la
Germania utilizza un sistema video di controllo a distanza per seguire i lanci dei missili V2
diretti in Gran Bretagna.
La Bbc riparte con le trasmissioni già nel 1946, con una programmazione televisiva che incarna
la concezione di servizio pubblico che era stata impostata da John Reith, il primo grande
direttore della radio britannica fino al 1937, e impostata su tre cardini: informazione, cultura,
intrattenimento. Gli Stati Uniti sono però il luogo da cui riparte la televisione a livello mondiale:
nel 1947 si tiene infatti ad Atlantic City una conferenza sulle telecomunicazioni cui partecipano
i delegati di 60 paesi.
e. Almeno sul piano tecnico, il gap tra i paesi europei si ridurrà nei primi anni Sessanta, con la
decisione di uniformare le trasmissioni allo standard a 625 linee. ell’Eiar in una nuova
Alla fine della quarta lezione abbiamo assistito alla trasformazione d
realtà, la Rai (Radio audizioni Italia).
Dopo l’assegnazione delle frequenze in seguito alla già citata conferenza di Atlantic City del
1947, nel 1949 la Rai riprende le sperimentazioni alla Mostra Nazionale della Radio di Milano,
esattamente dieci anni dopo le prime trasmissioni sperimentali. In questa occasione viene<
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