Quali variabili influenzano le esportazioni di un paese?
Le esportazioni consistono nell'insieme di beni e servizi prodotti dagli operatori di un paese e venduti al resto del mondo. Il valore delle esportazioni di un paese equivale alle importazioni del resto del mondo e viene calcolato moltiplicando i prezzi per le quantità di tutti i beni che esporto.
Le esportazioni dipendono:
- Dalla domanda estera e sono quindi strettamente connesse al reddito degli altri paesi. È una funzione diretta in quanto con la crescita del reddito estero aumenta per i soggetti stranieri la possibilità di acquistare prodotti stranieri. X = f(y*)
- Dalla relazione con i prezzi nazionali (p) è inversa e quindi se aumentano i prezzi nazionali diminuirà la propensione del resto del mondo ad acquistare e quindi le esportazioni diminuiranno.
- Dalla relazione tra la propensione ad importare del resto del mondo (m*) e i prezzi esteri (p*) è diretta, cioè se aumentano i prezzi stranieri aumenteranno le nostre esportazioni.
- Dalla relazione con il tasso di cambio (r) è inversa perché se aumenta il valore dell'euro gli stranieri acquistano meno prodotti in quanto più cari e quindi le nostre esportazioni diminuiranno.
Quali variabili influenzano le importazioni di un paese?
Le importazioni consistono nell'insieme di beni e servizi che gli operatori di un paese acquistano dal resto del mondo e il loro valore viene calcolato moltiplicando il prezzo dei beni importati in euro per la quantità di beni importati. Il valore delle importazioni dipende:
- Dalla capacità di spesa italiana e cioè dal reddito nazionale (y), in modo diretto e quindi se aumenta il reddito nazionale aumentano le importazioni.
- Da un parametro che rappresenta la propensione marginale a importare (m), in modo diretto e quindi se aumenta la propensione ad importare aumentano le importazioni.
La propensione ad importare (m) è un parametro che dipende da fattori:
- Strutturali (S) che non variano se non nel lungo periodo e sono cioè la preferenza per i beni stranieri, le dimensioni di un paese (ad esempio un paese piccolo ha una maggiore propensione ad importare).
- Qualitativi (Q) che riguardano cioè la competitività, la qualità, le caratteristiche, l'immagine e le condizioni di pagamento.
- Competitività di prezzo (P) cioè il rapporto tra prezzi nazionali e internazionali (ragioni di scambio).
Le variabili di prezzo sono importanti nella propensione a importare. Immaginiamo di avere due beni omogenei per fare il confronto:
- La relazione tra m e p è diretta quindi se aumenta il prezzo interno la propensione ad importare aumenta.
- La relazione tra m e p* è inversa quindi se il prezzo internazionale aumenta la propensione ad importare diminuisce.
- La relazione tra m e r (tasso di cambio) è diretta. Un deprezzamento della moneta nazionale ridurrà quindi la propensione ad importare.
Quali variabili influenzano gli investimenti di portafoglio (movimenti di capitale) di un paese?
Gli investimenti di portafoglio sono la componente dominante della bilancia dei capitali. Le variabili che influenzano gli investimenti di portafoglio e quindi i movimenti di capitale sono:
- Rendimento: i movimenti internazionali di capitali sono attratti da interessi più alti. Se, ad esempio, un'obbligazione rende il 10% e l'altra 1%, si acquista quella che rende di più. Quindi la differenza tra i tassi di interesse (i-i*) incide.
- Rischio: maggiore sarà il rischio di un'impresa minore sarà il volume degli investimenti.
- Aspettative: cioè l'andamento futuro e le variazioni attese del tasso di cambio. Se si prevede una svalutazione del dollaro, si riducono acquisti di attività finanziarie denominate in dollari e aumenteranno ad esempio gli acquisti in euro.
- Politiche economiche: gli interventi delle autorità monetarie sul mercato valutario contribuiscono a influenzare i movimenti di capitale. Ad esempio, un determinato regime fiscale o una tassazione favorevole.
Gli investitori sono soprattutto motivati dal rendimento, tuttavia la teoria delle scelte di portafoglio ipotizza che gli investitori sono sensibili a rischio, aspettative e psicologia.
Differenze fra investimenti di portafoglio e investimenti diretti all'estero. Definizione e determinanti
I movimenti internazionali di capitali possono essere classificati in investimenti diretti all'estero e investimenti di portafoglio. Gli investimenti diretti all'estero sono investimenti strategici e comportano un rapporto di lungo periodo che riflette un interesse duraturo dell'investitore italiano in un'entità economica estera, ad esempio, l'acquisto o la vendita di azioni e partecipazioni tali da garantire il controllo di imprese localizzate all'estero. I fattori che influenzano gli investimenti esteri sono le strategie attuate dalle multinazionali, le aspettative sul tasso di cambio, i profitti attesi dall'investimento e le variabili del sistema.
Gli investimenti di portafoglio sono dei movimenti finanziari che riguardano generalmente l'acquisto di attività finanziarie come obbligazioni, azioni, certificati di deposito, buoni del tesoro ecc., ma senza il controllo dell'impresa partecipata.
Spiegare il meccanismo classico di aggiustamento della bilancia commerciale
Il meccanismo classico di aggiustamento della bilancia commerciale è un tipo di aggiustamento automatico, in cui l'opera di forze di mercato riesce a favorire il riequilibrio, senza l'aiuto di azioni politiche. Il meccanismo classico si fonda sulla variazione dei prezzi. Considerando due paesi A e B e partendo da una posizione di pareggio, immaginiamo che il paese A sperimenti un deficit (disavanzo) della bilancia commerciale e di conseguenza il paese B sperimenterà un avanzo.
Il deficit della bilancia commerciale di A porterà ad una riduzione della quantità di moneta e a una riduzione dei prezzi e dei salari. La riduzione dei prezzi dei beni del paese A rispetto a quelli di B comporterà una migliore competitività dei prodotti del primo, ossia un maggiore acquisto di beni del paese A da parte dei compratori del paese B. Questa manovra di aggiustamento determinerà un aumento delle esportazioni e allo stesso tempo una riduzione delle importazioni del paese A e quindi la tendenza al riequilibrio.
Spiegare il meccanismo Keynesiano di aggiustamento della bilancia commerciale
Un altro meccanismo di aggiustamento indotto è il meccanismo Keynesiano di aggiustamento della bilancia commerciale che prevede, al contrario di quello classico fondato sulla variazione dei prezzi, una variazione dei redditi. Considerando sempre due paesi A e B e immaginando che aumenti la propensione ad importare di B, il paese A si ritroverà in una situazione di avanzo della bilancia commerciale. Un aumento della propensione ad importare di B genera un aumento delle esportazioni di A che produrrà con il tempo un aumento del reddito (Y). L'aumento di Y comporterà una maggiore capacità di spesa per il paese A. Ciò porterà a far crescere le importazioni e alla conseguente tendenza alla riduzione dell'avanzo iniziale.
Spiegare il meccanismo di aggiustamento della bilancia dei capitali
La bilancia dei capitali (Bk) raccoglie tutte le transazioni finanziarie, ed è composta dagli investimenti diretti verso l'estero, attuati da imprese per motivi strategici, e dagli investimenti di portafoglio. L'equilibrio della bilancia dei capitali (Bk) è dato da i = i* + r, dove r indica il tasso atteso di svalutazione del cambio e misura il rischio nel quale l'investitore estero incorre se impiega i suoi capitali nel nostro paese. Tuttavia, per le economie nazionali il dato i* risulta immodificabile, dunque sarà necessario intervenire sull'offerta di moneta per determinare delle variazioni di i. Ciò produrrà, però, effetti collaterali sulle altre variabili interne (I, Y, N).
Gli aggiustamenti degli squilibri possono essere automatici o indotti:
- Aggiustamento automatico: in presenza di una situazione di squilibrio cioè i > i*, questo provocherà un ingresso di capitali nel paese, un aumento dell'offerta di moneta che di conseguenza porterà ad una riduzione dei tassi di interesse nazionali e ad un azzeramento del differenziale tra tassi interni e internazionali.
- Aggiustamento indotto: il governo interviene per modificare i tassi di interesse, modificare le aspettative di svalutazione del cambio re (tramite l'aumento dei tassi di interesse nazionali i, che causano l'aumento dell'afflusso di capitali riducendo il rischio di svalutazione), controllare direttamente (proibendo investimenti all'estero) o indirettamente (tramite imposte, come la Tobin tax) i movimenti di capitale.
Circostanze empiriche determinano la preferenza per uno strumento o un altro, come la gravità della disoccupazione, elasticità degli investimenti rispetto a variazioni di i, natura speculativa dei movimenti di capitale, situazione politica.
In presenza di un disavanzo della bilancia commerciale quali interventi di politica economica suggerireste per restaurare l'equilibrio?
Se la bilancia commerciale si trova in una situazione di disavanzo, quindi BC < 0, è perché si importano troppi beni e si esporta troppo poco. In questo caso bisogna adottare una politica restrittiva che interviene sulla riduzione del reddito in modo da ridurre l'importazione di prodotti esteri. Possono essere politiche fiscali (che intervengono sulla spesa pubblica) o politiche monetarie (che intervengono sui tassi in modo da rallentare la spesa per i beni di investimento). Le autorità possono anche agire sulla competitività dei prodotti: cercando di aumentare la produttività del lavoro, investendo di più sulla ricerca e sul capitale oppure intervenendo con misure protettive, ad esempio imponendo dazi e tariffe che fanno aumentare i prezzi dei beni esteri e scoraggiano l'importazione. Le politiche restrittive possono restaurare l'equilibrio della bilancia commerciale, ma possono anche provocare problemi come la disoccupazione o la riduzione dei redditi.
Cosa sono le riserve ufficiali di un paese? Quali sono le loro funzioni?
Le riserve ufficiali di un paese rappresentano il patrimonio che quel paese ha accumulato negli anni sotto forma di oro o di attività in valuta estera. Come tutti i patrimoni può servire come strumento di garanzia per ottenere prestiti internazionali e in caso di necessità potrebbe essere liquidato per finanziare investimenti. Nel passato ci sono diversi governi che hanno proposto una riduzione delle riserve da destinare a maggiori investimenti pubblici, ma ha poi prevalso l'idea che fosse più opportuno mantenere invariato questo patrimonio a garanzia della stabilità generale del paese e della sua moneta. La BCE detiene riserve ufficiali che le assicurano sufficiente liquidità per condurre, se necessario, operazioni in valuta estera.
Le riserve ufficiali italiane (e dei paesi facenti parte dell'unione monetaria europea) contribuiscono a definire le riserve dell'eurosistema, utilizzabile ai fini della regolazione delle transazioni internazionali o per le attività in valuta verso i non residenti nell'area. Gli obiettivi di gestione delle riserve ufficiali della BCE sono la liquidità, la sicurezza e il rendimento. Le autorità monetarie dispongono di due strumenti particolarmente incisivi sul mercato dei cambi:
- La manovra del tasso ufficiale di sconto che ad es può indurre altri operatori a intervenire sul mercato con acquisti e vendite.
- Acquisti e vendite dirette di valuta.
Elencare e commentare tutte le argomentazioni a difesa del protezionismo
Le argomentazioni a favore del protezionismo sono:
- Secondo Smith, ogni stato dovrebbe avere delle industrie strategiche, come quella della difesa o dell'istruzione, che devono essere protette e fornite dallo Stato. Se fossero affidate ai privati, questi non ne produrrebbero in quantità sufficienti, poiché i benefici che ne trarrebbero sarebbero troppo esigui.
- Le infant industry di Smith e Mill: se un paese ha un vantaggio comparato in un settore in cui ancora non si è inserito, in quanto un altro paese ha già avviato la sua industria da tempo e quindi vende i suoi prodotti a prezzi competitivi pur essendo meno efficiente, il paese che sa di avere un vantaggio comparato può proteggere quel settore per un certo periodo, per permettere che la sua industria nascente cresca a tal punto da acquisire la capacità produttiva e l'esperienza per poter competere con il paese più esperto.
- Protezionismo come strumento per migliorare le ragioni di scambio: per ragioni di scambio si intende il rapporto tra il prezzo del bene esportato e quello del bene importato; il paese A impone un dazio su un bene che importa dal paese B, ma siccome il potere contrattuale di A è molto forte, B decide di abbassare il prezzo internazionale del suo bene, in modo tale da continuare a vendere la stessa quantità di prodotto antecedente all'imposizione del dazio, e questo migliora le ragioni di scambio del paese A.
- Protezionismo come politica per l'occupazione e contro il cheap labour: se un paese ha problemi di disoccupazione, può erigere barriere protezionistiche stimolando le imprese interne e la loro domanda di lavoratori nazionali; questo da un lato diminuisce la propensione ad importare, poiché si fa affidamento sulla produzione interna, dall'altro potrebbe provocare rappresaglie da parte dei paesi esportatori, che imporrebbero misure protezionistiche a loro volta.
Protezionismo e industria nascente. Spiegare la curva di apprendimento e quali sono casi e condizioni in cui il protezionismo è utile
Per prima cosa bisogna sottolineare che l'industria nascente si ha nel caso in cui esista un paese A che ha un vantaggio comparato in un determinato settore ma in quel settore l'economia del paese A ancora non esporta perché si trova dei concorrenti (paese B) che sono meno efficienti ma che hanno avviato già da diversi anni la loro attività produttiva e quindi i prodotti costano meno. In questo caso il paese A può temporaneamente proteggere la propria industria nascente in modo da stimolare, avviare la capacità produttiva e acquisire l'esperienza e le conoscenze necessarie per poter crescere e poter competere con il paese B.
Quindi le industrie nascenti sono industrie che non hanno raggiunto livelli produttivi tali da esser competitivi nel mercato in cui esistono economie di scala dinamiche legate, non alla produzione di un anno ma a quella cumulata negli anni. In questo caso il protezionismo serve a superare i costi di avviamento dell'attività dell'industria nascente. L'esistenza di queste economie di scala dinamiche dà luogo alla cosiddetta curva di apprendimento che indica il costo unitario CU, in funzione della quantità complessivamente prodotta dall'inizio della produzione. Il paese A che sta iniziando la propria produzione produce ad un CU più alto rispetto a quello del bene del paese B, che grazie al tempo e all'ampiezza del mercato è in grado di produrre a costi ridotti. Il vantaggio della protezione sta nel fatto che da un lato si riduce la possibilità che la produzione estera si espanda sul mercato nazionale, dall'altro fa sì che la produzione delle imprese nazionali cresca più velocemente.
Cosa sono le ragioni di scambio di un paese? In quali casi particolari il protezionismo le può migliorare?
Una delle argomentazioni economiche a favore del protezionismo si riferisce alla possibilità che un paese ha di migliorare le proprie ragioni di scambio se sono soddisfatte certe condizioni di mercato. Le ragioni di scambio di un paese sono il rapporto tra il prezzo dei beni interni e il prezzo dei beni internazionali. Se il paese A ha un elevato potere di mercato su un paese B, e se impone un dazio può migliorare le proprie ragioni di scambio.
L'esportatore estero colpito dal dazio riduce i prezzi (riducendo i margini di profitto) dei propri prodotti per cercare di non perdere quel mercato e quindi di vendere la stessa quantità di prima. Questo caso limitato usato da paesi con un potere contrattuale molto forte prende il nome di tariffa ottima. (Quindi in questo caso il dazio migliora la ragione di scambio).
Quali sono le ragioni del protezionismo nel caso di lavoro straniero a buon mercato (cheap labor)?
La difesa del lavoro straniero a buon mercato viene spesso presentata come un'argomentazione economica a favore del protezionismo. Nei paesi sviluppati ricorre spesso per sostenere la protezione dell'industria, minacciata dal basso costo del lavoro esistente all'estero, che rende meno competitive le industrie nazionali. Si parla di dumping sociale, cioè di concorrenza sleale, esercitata da molti paesi, specialmente quelli in via di sviluppo, nel quale il basso costo del lavoro deriva da scarsa protezione sociale dei lavoratori. In realtà al basso costo del lavoro presente all'estero corrisponde una bassa produttività, per cui il costo del lavoro per unità di prodotto a volte non è molto diverso. Quindi non è una teoria fondata su dati di fatti ma avanzata per perseguire puri interessi settoriali. Con il protezionismo si stimolano le imprese nazionali e la domanda di lavoro, in questo modo la propensione ad importare diminuisce.
Qual è la differenza tra tasso di cambio nominale e tasso di cambio reale
Il tasso di cambio nominale è il prezzo di una moneta nazionale in termini di un'altra moneta ed è possibile esprimerlo utilizzando due metodi:
- Nella quotazione incerto per certo l'unità monetaria di riferimento è quella estera. La quotazione è incerto per certo, se si ha una quantità variabile.
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