Nascita dell'economia politica
Si parla di economia politica sin dai greci, ma soprattutto dopo il '500. Coloro che si occupano di economia politica in questo periodo sono uomini pratici, mercanti e commercianti che cominciano ad interessarsi ai fattori economici, e iniziano a controllare cosa succede se, ad esempio, si aumenta la spesa pubblica o le tasse. Esistono dunque moltissime analisi dedicate a fenomeni economici anche in tempi pre-rivoluzione industriale, soprattutto nel '500 e '600, ma comunque analisi svolte non da economisti, perché la figura dell’economista nasce solo nell’800.
Molto spesso i commercianti e gli uomini d'affari erano soliti viaggiare per lunghi tratti al fine di svolgere la propria professione. Durante il tragitto scrivevano dei pamphlet di occasione, dei saggi, che spesso dedicavano al re o al sovrano, con l'obiettivo di influenzarlo ad assumere delle politiche e degli atteggiamenti favorevoli allo scambio commerciale o ad una rivisitazione dei dazi doganali. Esiste quindi una grande platea di scrittori di economia pre-smithiani, antecedenti ad Adam Smith, che è considerato il vero fondatore dell'economia politica moderna.
Questa attività intellettuale pre-smithiana prenderà il nome di mercantilismo, proprio perché gli esponenti più numerosi erano appunto mercanti. Molti di questi, però, sbagliarono clamorosamente le analisi di produzione e di ricchezza, ma comunque inventarono degli strumenti di politica economica che ebbero un certo successo anche successivamente, rivalutati da autori successivi come Keynes.
I pensatori classici
La stagione di pensiero classico si apre con Adam Smith nel 1776 e si chiude con Stuart Mill nel 1848. Alcuni studi effettuati da questi pensatori sono ancora patrimonio dell'economia politica. Le caratteristiche che accomunano i pensatori della scuola classica sono: innanzitutto erano quasi tutti inglesi, non perché fosse la lingua franca, ma semplicemente perché l’Inghilterra si fece culla del capitalismo; un'eccezione è Jean-Baptiste Say, che invece era francese.
Nota peculiare di questi studiosi è proprio il fatto che non siano considerati economisti poiché la figura è stata inventata successivamente; infatti, ad esempio, Adam Smith era filosofo, Thomas Malthus era un reverendo, David Ricardo era un banchiere e Jean-Baptiste Say aveva cariche universitarie e John Stuart Mill era un intellettuale. Lo studio dell’economia fu affrontato da questi autori con metodi diversi ma con una finalità comune; c’erano coloro che adottarono un metodo logico-deduttivo, cioè cominciarono a ragionare per modelli, cercando di costruire delle relazioni fra variabili, ovvero cause-effetto; un gruppo invece preferì costruire una teoria o un’interpretazione attraverso i fatti e l’analisi della realtà, ovvero un metodo empirico-induttivo.
Vi furono poi coloro che furono in grado di miscelare i due metodi, creando quello che viene chiamato metodo realitico, un composto tra metodo realistico e analitico: il metodo realitico vuole affrontare la realtà, ma al tempo stesso utilizza i metodi di analisi. Quindi, i metodi utilizzati dai pensatori classici furono molto vari, ma Smith e Mill preferirono utilizzare il metodo realitico, poiché avevano una profonda conoscenza della storia.
Quello che univa però tutti i pensatori classici era la ricerca di obiettivi da raggiungere. In particolare, analizzare il fenomeno del capitalismo, dell’economia di mercato di lungo periodo, dell’economia di crescita, e di capire effettivamente quali cambiamenti erano in atto e in che modo questa crescita economica di questo periodo storico influenzasse l’economia. Ricordiamoci quindi che il loro approccio è un approccio macroeconomico, ovvero analizzare l'economia in un’ottica di lungo periodo.
Ai pensatori classici interessava soprattutto l’analisi dei grandi aggregati economici, come il reddito, gli investimenti, il tasso di crescita, la quota dei salari, la quota dei profitti, la quota delle rendite. Altra caratteristica comune di carattere generale, è quella di aver in mente una società divisa in grandi classi sociali, questi economisti scappano dall’immagine dell’agente economico.
Adam Smith
- Perché Smith è considerato il fondatore della moderna teoria economica?
- Cosa è la ricchezza di una nazione per Smith?
- Che cosa si intende per crescita economica? Analizzare quali sono i fattori che favoriscono secondo Smith la crescita della ricchezza e spiegare in che modo essi agiscono.
- Quali sono i fattori che influenzano l’accumulazione del capitale?
- Politica economica e intervento dello Stato in Smith.
- Funzionamento dei mercati e ruolo della concorrenza in Smith.
- Prezzi di mercato e prezzi naturali in Smith.
- Cosa si intende per teoria della distribuzione del reddito? Analizzare le principali caratteristiche della teoria smithiana della distribuzione.
- Che cosa è il profitto e da che cosa dipende? La teoria smithiana del profitto e il suo andamento nel tempo.
II. David Ricardo e Thomas Robert Malthus
- La teoria malthusiana della popolazione: spiegare in che cosa consiste e illustrare le ragioni (teoriche, empiriche e di contesto) che influirono sulla sua elaborazione.
- La teoria malthusiana della popolazione: sue principali implicazioni.
- Malthus e la teoria ferrea dei salari.
- Poor laws e Corn Laws. Cosa erano e quale fu la posizione dei classici al riguardo.
- Illustrare le ipotesi che stanno alla base della teoria ricardiana della distribuzione.
- Che cosa si intende per rendimenti decrescenti? Illustrare la legge sui rendimenti decrescenti e spiegare in che modo influenza la teoria della distribuzione del reddito in Ricardo.
- Intensificando la produzione e applicando dosi aggiuntive di capitale e lavoro, dimostrare graficamente come si determinano le quote distributive e come queste variano nel tempo.
- Che cosa è il saggio di profitto per Ricardo?
- Che cosa è lo stato stazionario e come si può evitare?
- In che modo il commercio internazionale può influire sullo stato stazionario?
- Spiegare in che cosa consiste la differenza fra vantaggio assoluto e vantaggio comparato.
- Esporre, utilizzando esempi numerici, la determinazione dei guadagni dal commercio secondo la teoria classica del vantaggio assoluto e del vantaggio comparato.
- Cosa si intende per inflazione? Spiegare quando avviene e perché la controversia bullionista.
- Che cosa si intende per disoccupazione involontaria? La teoria ricardiana della disoccupazione tecnologica.
III. John Stuart Mill
- Che cosa si intende per “scuola classica”? Analizzare le principali cause di declino dell’economia classica.
- Politica economica e filosofia sociale in Mill.
- La teoria del valore in Mill: esporre graficamente i 3 casi di determinazione del prezzo.
- Teoria del commercio internazionale in Mill.
IV. Legge di Say
- Esporre la concezione smithiana della domanda aggregata.
- Spiegare il significato della legge di Say e quali sono le condizioni analitiche per cui, secondo Say, essa si realizza o può non realizzarsi.
- Analizzare le critiche di Malthus e Mill alla legge di Say.
- Analizzare le critiche di Keynes alla legge di Say.
V. Karl Marx
- Evidenzia gli elementi di somiglianza e di differenza fra Marx e gli economisti classici.
- La teoria della storia di Marx come successione di formazioni sociali differenti. Indicare le caratteristiche essenziali dei modi di produzione precedenti al capitalismo.
- Che cosa intende Marx per “plusvalore”? Qual è la differenza tra plusvalore assoluto e plusvalore relativo?
- Spiegare quali sono i fattori di instabilità e crisi del capitalismo secondo Marx, e come possono spiegare il superamento della società di mercato.
VI. John Maynard Keynes e Joseph Schumpeter
- La critica keynesiana a Treasury view, Gold Standard, Legge di Say.
- La teoria keynesiana del reddito nel modello di Hansen: determinare graficamente il punto di equilibrio e mostrare in che modo è possibile spostare il sistema da un punto di equilibrio a un altro più ottimale.
- Illustrare graficamente la teoria keynesiana dell’investimento, indicando e spiegando l’importanza delle variabili che lo determinano e in che modo sia possibile spostare il sistema da un punto di equilibrio a un altro più ottimale.
- Che cosa è il moltiplicatore keynesiano? Da che cosa dipende la sua grandezza?
- Che cosa è l’investimento? Che cosa è il risparmio? Quale è la relazione fra risparmi e investimenti?
- Perché, secondo Keynes, la politica monetaria non è efficace per aumentare l’occupazione?
- Definire che cosa è la preferenza per la liquidità e la relazione con il tasso d’interesse.
- Analizzare la teoria dello sviluppo economico in Schumpeter.
- Cosa sono le innovazioni e in che modo agiscono per modificare il sistema economico?
- Analizzare la teoria della moneta e del credito in Schumpeter.
Adam Smith
Ecco che a partire da Smith si ha un gruppo di studiosi che comincia ad analizzare le ragioni del decollo e della crescita, domandandosi quali siano le loro determinanti e le loro cause e da cosa dipende il crollo e la crescita, e se vi è la possibilità di ricadere in uno stato stazionario. Intorno a questi interrogativi nasce l’economia politica, il testo fondamentale è An inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations di Adam Smith, pubblicato nel 1776.
Egli fu il fondatore dell’economia moderna perché in questa grande opera, che diventerà un po’ la Bibbia dell’economia moderna politica, cerca di capire da cosa dipende la ricchezza della nazione, fa dunque un’indagine sulla natura e sulle cause della ricchezza della nazione, cerca di capire in cosa consiste la ricchezza di una nazione.
Smith cercava di capire i rapporti causa/effetto utilizzando un approccio cartesiano, pragmatico, realitico: da un lato osserva la realtà e viaggia, ma è anche analitico, logico e deduttivo, perché conosce la realtà per elaborare un’analisi, una teoria.
- Cos'è la ricchezza di una nazione per Smith?
Smith spende più della metà del suo libro, An inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, nel contrastare la teoria antecedente sviluppata in malafede dai mercantilisti sulla ricchezza. Infatti, mercantilisti e fisiocratici identificavano la ricchezza nell’accumulazione dei metalli preziosi. Smith, invece, non si tirò indietro dal constatare che i mercantilisti avevano fatto una certa confusione su questo punto, pensando la ricchezza nei termini di un fondo formato dall’accumulazione di metalli preziosi piuttosto che di un flusso annuale di beni e servizi prodotti.
È un concetto molto monetario di ricchezza, questa idea comportava una serie di conseguenze, di corollari, che facevano parte della teoria mercantilista. La prima è che la ricchezza nel mondo era tendenzialmente un valore fisso, non si poteva immaginare di potere aumentare di molto la ricchezza mondiale, perché la quantità di oro era fissa. Per aumentare la quota di ricchezza, bisognava prendersi le ricchezze degli altri paesi, ad esempio con le guerre. La strada per ottenere più oro è sicuramente il commercio; tuttavia, i mercantilisti erano molto protezionisti, tanto da chiedere allo Stato di incentivare le esportazioni e limitare le importazioni con dazi doganali. Ci sono state epoche che sono state etichettate neo-mercantiliste, come gli anni '30 e '70 del ‘900, ma anche recentemente nel 2011/12; proprio in questo ultimo periodo si è accusata Angela Merkel, cancelliere tedesca, di essere paladina del neo-mercantilismo.
Smith passa buona parte del suo tempo a sottolineare che un’economia protezionista non produce ricchezza né vantaggi a nessuno. Di conseguenza, Smith sosteneva che la ricchezza non è data dallo stock di oro e l’obiettivo fondamentale dell’attività economica non è produrre oro ma consumare di più. La vera ricchezza del commercio internazionale è esportare per avere in cambio beni che non abbiamo, che sarebbe molto più costoso produrre a casa nostra! Inoltre, enfatizza il lavoro come la fonte per eccellenza della ricchezza di una nazione, in grado di produrre beni e servizi. Dunque bisogna capire come aumentarlo, per evitare che si ripiombi in uno stato stazionario a crescita zero. Per far questo, Smith elabora tutta una serie di relazioni di cause-effetto, causali, che hanno come ultimo obiettivo come fare aumentare la ricchezza della nazione.
- Perché Smith è considerato il fondatore della moderna teoria economica?
Egli fu il fondatore dell’economia moderna perché nella sua grande opera, An inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, la quale diventerà la Bibbia dell’economia moderna politica, cerca di capire da cosa dipende la ricchezza della nazione, fa dunque un’indagine sulla natura e sulle cause della ricchezza della nazione, cerca di capire in cosa consiste la ricchezza di una nazione. Smith cercava di capire i rapporti causa/effetto utilizzando un approccio cartesiano, pragmatico, realitico: da un lato osserva la realtà e viaggia, ma è anche analitico, logico e deduttivo, perché conosce la realtà per elaborare un’analisi, una teoria.
- Analizzare quali sono i fattori che favoriscono la crescita della ricchezza e spiegare in che modo essi agiscono.
Secondo Smith, all’origine delle cause dell’aumento della ricchezza vi è il lavoro umano; più è il lavoro umano, più sarà la produzione e di conseguenza il consumo. Il rischio di non aumentare tale ricchezza è di piombare in uno stato stazionario o in una crescita uguale a zero. Smith, per spiegare come aumentare la produzione, elabora una serie di relazioni di causa effetto. Ci dice che la ricchezza dipende da due fattori: la produttività del lavoro e la differenza tra il lavoro produttivo (che crea beni tangibili) e il lavoro improduttivo (crea servizi). A questo punto, Smith afferma che in una società, se si aumenta il lavoro produttivo, si aumenta necessariamente la ricchezza. Afferma infatti che un’economia diventa più ricca se assume lavoratori e licenzia servitori. Ma a questo punto Smith si chiede come sia possibile aumentare la produttività del lavoro produttivo, quindi come si aumentino e si velocizzino i processi produttivi.
Secondo Smith, i fattori che favoriscono la crescita della ricchezza sono appunto:
- La produttività del lavoro: Se aumenta la produttività del lavoro, ovvero la quantità di beni che un individuo riesce a produrre in un’ora di lavoro, aumenta anche la ricchezza. L’aumento della produttività è fortemente connessa alla divisione del lavoro e dunque alla specializzazione. Secondo Adam Smith, se aumenta la divisione del lavoro, se aumenta la specializzazione, aumenta la produttività del lavoro e di conseguenza anche la ricchezza. Smith spiega questo concetto riportando l’esempio della fabbrica di spilli, dove mette a confronto due fabbriche: una dove ogni individuo svolge le 18 operazioni necessarie per produrre uno spillo e un’altra fabbrica dove invece gli individui si specializzano in una sola mansione necessaria per produrre uno spillo. Mettendo a confronto queste due realtà, Smith nota che nella fabbrica fondata sulla divisione del lavoro il numero di spilli prodotti in un giorno aumenta notevolmente, passando da 20 spilli al giorno a 400 spilli al giorno. Tutto questo comporta dei vantaggi in termini di tempo, destrezza e innovazione. La divisione del lavoro dipende dalla grandezza del mercato, ovvero dalla sua estensione, e dunque dal fatto che esso possa collegarsi attraverso ponti, strade e altre infrastrutture ad altri territori, ma per poter fare ciò sono necessari degli investimenti. Un altro aspetto che incide molto sulla divisione del lavoro è la durata del processo produttivo, ovvero la distanza che intercorre tra gli input necessari per produrre e gli output. Per allungare il processo produttivo è necessario capitale. Quindi se aumenta il capitale, è possibile allungare il processo produttivo, ampliare il mercato, e tutto questo va a favorire la specializzazione e la divisione del lavoro. Se aumenta la divisione del lavoro, aumenta la produttività del lavoro e aumenta la ricchezza.
- Dalla proporzione dei lavoratori impiegati in modo utile o produttivo. Adam Smith distingue tra lavoro produttivo e lavoro improduttivo. Il lavoro produttivo è quello destinato a produrre beni tangibili, cose, beni che possono essere venduti. Il lavoro improduttivo è quello destinato a produrre servizi. Secondo Smith, se aumenta il numero dei lavoratori produttivi, aumenta la ricchezza (ma anche qui alla base vi è l’accumulazione del capitale). Si diventa ricchi assumendo operai mentre si diventa poveri mantenendo i servitori.
Dalla specializzazione dipendono tre elementi: la diminuzione dei tempi di produzione (TIME SAVING), vantaggi di manualità su una determinata cosa, la destrezza, e l’innovazione, poiché la specializzazione favorisce la creazione di metodi più produttivi. A questo punto Smith si chiede se portando alle estreme conseguenze la specializzazione del lavoro, l’uomo non diventi un bruto, più triste e più violento. Afferma che poteva succedere; questa sua affermazione piacque molto a Marx, che la usò nella sua teoria. Quindi Smith è del tutto favorevole alla divisione del lavoro e alla specializzazione, anche se con queste riserve.
- Fattori che influenzano l’accumulazione del capitale.
Dall’accumulazione del capitale dipendono la ricchezza corrente di una nazione, la determinazione della divisione del lavoro e la proporzione della popolazione...
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