2025 - Storia del diritto medievale e moderno
Lo studio della storia comincia da prima del Medioevo e si sviluppa fino all’età odierna.
- Medioevo = periodo compreso tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e la scoperta dell’America (1492).
- Alto Medioevo dal 476 all’anno 1000.
- Basso Medioevo dall’anno 1000 al 1492.
- Età moderna = dalla scoperta dell’America (1492), fino alla Rivoluzione Francese (1789).
- Età odierna = dal 1800 al 1900 fino ad adesso.
Alcuni eventi importanti per la storia del diritto
- Il processo della colonna infame è un evento storico che fa comprendere alla perfezione come funzionasse la giustizia in età moderna.
- L’importanza del voto delle donne del 2 giugno 1946.
- La prima donna avvocatessa italiana fu Lidia Poet, le fu impedito di iscriversi all’albo degli avvocati e non poté esercitare la professione. Riuscì a iscriversi all’albo solo nel 1920.
- Il più grande processo del secolo del 900 fu il Processo di Norimberga, ancora oggi uno dei più importanti che ha segnato le nostre vite fino al presente. Si svolse tra il 1945/1946 e in questo processo furono emesse diverse condanne a morte.
Piero Calamandrei è uno dei principali autori del Codice di procedura penale che utilizziamo ancora adesso, codice mussoliniano che scrisse nonostante fosse antifascista dichiarato. Una volta crollato il regime divenne uno dei più grandi difensori della Costituzione, della Resistenza dei partigiani italiani. Fu uno dei più grandi avvocati italiani e professore di procedura civile.
Rapporto tra la Costituzione e il passato, molto evidente.
Premessa
La figura dello storico
Lo storico ricerca il come e il perché di un fenomeno, indaga le motivazioni di un evento in una determinata società, le sue trasformazioni. Lo storico del diritto è storico di ordinamenti giuridici, che non sono un dato astratto ma sociale.
Non è possibile conoscere il presente senza conoscere il passato e non è possibile scindere il passato dal presente. Questo concetto è valido sia per le persone comuni, ma anche per i giuristi e per il diritto. Il giurista non può recidere i legami con il passato.
Senza la storia non si comprende il presente. Noi non viviamo in una eterna continuità con il passato. Lo storico, che pur studia molto il passato, non lo mitizza e non lo assolutizza. Il passato non ritorna mai ed è giusto che non ritorni, ogni epoca vive il suo presente e porta con sé strumenti tramandati dal passato ma applicati in modo differente.
Diritto = Il diritto è il prodotto di una società, è un ordinamento sociale e come tale muta con il mutare della società.
Ogni periodo storico presenta delle continuità con il passato e delle discontinuità, delle novità nel presente. I Codici e la Costituzione sono elementi di continuità con il passato, il giurista non ha davanti a sé sempre strumenti nuovi di zecca, adopera strumenti dal passato (es. la Costituzione è stata emanata nel 1948). Un peso preponderante delle istituzioni non nazionali, quindi europee ecc.
Ora viviamo in un momento in cui la Giurisdizione europea e sovrannazionale sono fortissime, e sono, sotto certi punti di vista, sotto attacco. Elemento di discontinuità con il passato.
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La storia non risolve i problemi del presente, ma fornisce i mezzi per pensare il futuro e aiuta a divenire: occorre ricordare per decidere.
Il punto e la linea
Il punto e la linea è un’immagine molto particolare che ci permette di vedere in modo chiaro questa caratteristica di ogni periodo storico che in qualche modo, mantenendo dei legami nel passato, pur apportando delle novità nel presente.
Paolo Grossi, grande storico del diritto e giudice costituzionale.
I punti siamo noi persone, il momento storico presente che stiamo vivendo e ci troviamo su una linea e in un punto preciso di questa linea. Il Giurista è un viandante che sta percorrendo una strada (da dove veniamo, dove stiamo andando), noi infatti veniamo da un passato specifico e percorriamo un presente che si evolverà verso un futuro. È possibile conoscere il diritto solo cercando di capire quale strada, quale percorso e quale itinerario stiamo percorrendo.
Nel passato i Giuristi “camminavano” lentamente, avevano una mentalità diversa dalla nostra, oggi noi “corriamo” e il diritto cambia e muta molto velocemente.
Studiare storia rende consapevoli della temporalità, storicità e socialità del diritto. Ogni regola proviene da un passato, più o meno remoto: rappresenta un messaggio che le varie generazioni hanno interpretato in modo diverso a seconda dei contesti sociali, politici ed economici.
Autonomia della storia
La figura del giurista non parla e non studia delle epoche passate con nostalgia, ogni epoca ha le sue caratteristiche e la storia (in ogni epoca) ha diritto a una sua autonomia: ogni epoca ha la sua storia, che esige rispetto. È importante ripercorrere gli itinerari del passato e ricostruirne le tracce, ma non bisogna né celebrare il passato e nemmeno glorificare il presente.
Esempio: ragionare nel Medioevo, non significa volerlo fare rinascere, perché non si potrebbe, ma ci serve per capire i caratteri del nostro presente, che in questo momento è un tempo di transizione, di incertezza, di instabilità, di rapidi mutamenti.
Senza conoscere il passato, tuttavia, non riusciremmo a interpretare il nostro presente, che è edificato (anche) con pietre antiche.
Viviamo in transizione. Siamo viandanti in marcia che percorrono un itinerario, un sentiero che inizia in un lontano passato.
Noi viviamo il nostro presente e aggiungiamo al presente quello che siamo stati nel passato, più studio il passato e meno lo mitizzo, perché il passato è talmente ricco e talmente mutevole che mi insegna il valore della relatività del diritto, che non è stabile e non è assoluto, non bisogna sacralizzare le regole del diritto perché possono cambiare. Il passato aiuta il Giurista a tenere, conservare le conquiste fatte nel passato. Dove siamo arrivati oggi con i diritti di ciascuno e di qualcuno in particolare. Le conquiste (dei diritti) devono essere ribadite e non sono mai certe perché possono essere tolte, ci sono delle “cose” oggi che ieri non c’erano.
Relatività del diritto = Il diritto non è stabile nel tempo e soprattutto non è assoluto, le regole del diritto non devono essere sacralizzate perché mutano nel tempo.
La storia ha diritto (e quindi anche i diritti stessi) a una sua autonomia. Si studia il passato per quello che è stato senza attualizzarlo, non bisogna trasportare a oggi quello che c’è stato ieri e soprattutto non bisogna dimenticare la storia. La storia ha una sua indipendenza e ricostruisce l’identità del giurista.
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Citazioni importanti
Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi: (1937) “Ho detto una volta e forse con ragione: la civiltà passata diventerà un mucchio di rovine e alla fine un mucchio di cenere, ma sulla cenere aleggeranno gli spiriti”.
Senza la storia non si costruisce il futuro. La dimensione storica, quindi, connota di per sé il diritto, che non è un assoluto che si può conoscere astraendo dai contesti sociali, politici ed economici.
Filippo Vassalli, importantissimo giurista e legislatore, Arte e vita nel diritto civile (1930) “Ogni nozione che il legislatore maneggia, gli giunge grave di tutto un passato di cui non si potrebbe far tabula rasa, se non sacrificando un patrimonio di cultura che è inerente alla struttura delle nostre società, e allo stesso tempo del nostro pensiero”.
Le parole del diritto e dei codici hanno dietro un passato che deve essere conosciuto.
Paul Valery, Sguardi sul mondo attuale (1931/1945) “Il passato agisce sul futuro con una potenza paragonabile a quella stessa del presente. Solo per l’uomo che scopre in sé una passione per il futuro, l’idea del passato assume un senso e costituisce un valore. La storia gli fornisce i pensieri per essere pensato. Essa elabora per l’immaginazione una tavola di situazioni… di comportamenti, di decisioni offerti alla nostra instabilità e incertezza, per aiutarci a divenire. Obbedendo a una sorta di legge di azione minima (…) il pensiero esistente tende a somigliare all’automatismo; esso sollecita ai precedenti e si affida nel senso storico che lo induce per prima cosa a ricordare, anche quando si tratta di decidere su un caso totalmente nuovo”.
- La storia alimenta la storia, il futuro nasce anche da un’aggressione sul passato oltre che sul presente.
- Senza la storia non si ha un metodo. Il giurista è necessariamente uno storico nel suo mestiere anche operativo. Il diritto esige infatti una continua ricostruzione di fatti e idee del passato. Il metodo storico, da questo punto di vista, è una vera palestra per i giuristi, perché li abitua a ragionare, a comparare la soluzione del presente con quelle passate, a ricostruire i fatti in modo critico, a problematizzare le categorie giuridiche, che sono sempre un prodotto storico e mai astratte o assolute.
John Maynard Keynes. The end of Laissez-faire (1926) “Uno studio della storia del pensiero è premessa necessaria all’emancipazione della mente e non so cosa renderebbe più conservatore un uomo, se conoscere null’altro che il presente o null’altro che il passato. La storia rende liberi. Senza la storia non si ha libertà.
La storia forma una coscienza critica
La storia, attraverso la ricostruzione dei fatti del passato, forma anche una “coscienza critica”: aiuta a capire il presente, agevola la comprensione dei processi storici in atto, ma con un approccio critico. Lo storico distrugge i miti, ridimensiona i dogmi, smaschera gli errori e gli equivoci, le false convinzioni, abitua alla conoscenza dei fatti e alla corretta ricostruzione dei fatti, base della discussione. La storia, dunque, “problematizza” il diritto vigente: ha messo in evidenza che, mentre “le discipline positive creano certezze, la storia problematizza il presupposto implicito e acritico su cui si reggono le discipline dogmatiche, il presupposto secondo il quale il diritto dei nostri giorni è razionale, necessario, definitivo”.
La storia non risolve i problemi del presente, ma fornisce i mezzi per pensare il futuro, aiuta il divenire: ricordare per decidere.
Introduzione
In questo corso sono messi a confronto diversi tempi del diritto, diverse cronologie del diritto. Si studieranno innanzitutto, in generale, le caratteristiche degli ordinamenti giuridici che si sono succeduti nel tempo, dal Medioevo a oggi in Europa. Verranno presi in considerazione quindi alcuni problemi di diritto privato, diritto penale, diritto processuale e diritto costituzionale.
La storia del diritto, come settore disciplinare universitario, si occupa in Italia del periodo che va dal Medioevo, all’Età Post-Moderna e Contemporanea, di cui studia le trasformazioni.
Lo storico del diritto studia gli ordinamenti giuridici. L’ordinamento giuridico è complesso: è composto da legislazione, consuetudine, prassi, dottrina/cultura giuridica, giurisprudenza.
Il diritto si trova in queste dimensioni intrecciate tra di loro, comunicanti, interdipendenti.
La rilevanza specifica di ciascuna dimensione è stata diversa nelle varie epoche storiche.
- Nell’alto Medioevo è stata preponderante la dimensione della consuetudine e della prassi.
- Nel basso Medioevo quella della dottrina.
La legislazione è stata dominante dal Settecento in poi. Però c’è sempre stato rapporto osmotico tra le varie fonti del diritto.
In questo corso si parla di Storia del diritto in Europa e della civiltà giuridica europea, in quanto si parla di dimensione europea del diritto, intesa come circolazione dei testi e delle idee in Europa.
Europa: l’Europa nasce nell’Alto Medioevo e i documenti chiamano i nostri antenati europenses.
Al di sopra dei diritti locali ci sono stati, nella storia d’Europa, dei diritti europei, dei diritti comuni: il Diritto romano e il Diritto canonico.
Inizio lezione
Il Medioevo inizia dove finisce l’età tardo-antica cioè nel V/VI secolo d.C. e termina nel XV secolo circa. Nasce sulle rovine dell’Impero Romano.
Il Medioevo giuridico viene tradizionalmente distinto in Alto e Basso Medioevo.
- Alto Medioevo = a partire dal V/VI secolo d.C. fino all’XI secolo.
A seconda dei territori, si stabilisce l’inizio del Medioevo nel V o nel VI secolo in base agli eventi storici più rilevanti. In Italia il Medioevo inizia nel sesto secolo (569 d.C. per la previsione), perché nel 476 d.C. cade l’Impero Romano d’Occidente e nel 569 d.C. l’Italia viene invasa dai Longobardi, e con questa invasione entriamo in un nuovo tempo del diritto, con una grandissima civiltà, di stirpe barbarica che ha cambiato il volto della civiltà intera (con Carlo Magno) che ha fatto il diritto.
- Basso Medioevo = a partire dal XII secolo, fino al XV secolo.
Inizia nel XII secolo, perché è il secolo più pieno e ricco di novità di tutta la storia del diritto. Nel corso di questo secolo nasce la vera figura del Giurista e nasce l’Università, (come la intendiamo noi oggi). Si inizia a studiare il diritto in Europa (inteso come continente e territorio geografico) dove si impara il diritto e si comunica a dibattere, ad avere opinioni diverse e contrastanti. (Le università di Giurisprudenza avevano e hanno le aule divise a metà proprio per simboleggiare il fatto che è necessario che ci siano idee diverse e in contrasto tra loro, l’aula in questo modo rappresenta anche le due forme di rappresentanza nei processi, l’attore e il convenuto).
Nel Medioevo che tramonta c’è già molta vita nuova.
L’Età Moderna si estende dal XVI al XIX secolo, con una cesura (pausa) alla fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, con l’avvento dei Codici. L’Età Moderna comincia all’inizio del 1500, a causa di forti novità dal punto di vista storico e del diritto. La scoperta dell’America è l’evento storico più importante e pone una cesura nella storia, che segna un forte cambiamento.
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Comprende i secoli del 1500/1600/1700/1800, ma il secolo di cerniera tra una età e un’altra è il 1700, perché è in questo periodo che il Giurista inizia a cambiare mentalità. È infatti in questi anni che nascono i primi Codici: 1804 = Codice civile Napoleonico francese, il quale è tutt’ora in vigore (continuità tra passato e presente).
Quindi il 1800 è l’ultimo secolo dell’Età Moderna (nel diritto), perché perdura ancora una certa cultura e una certa mentalità. Qualcosa inizia a cambiare radicalmente a partire dal 1900 (quindi il secolo scorso).
Diritto = legge. Fuori dalla legge il diritto non c’è, non esiste, così era l’ideologia diffusa nell’Ottocento; infatti, c’è una “riduzione del diritto” proprio perché si definisce solo nella legge.
Per tutto l’Ottocento, e fino alla Prima Guerra Mondiale questa era l’immagine condivisa dal diritto: Diritto era solo il diritto positivo = il diritto era rinserrato dal potere politico e in testi rigidi (come il Codice civile e il Codice penale).
L’Età Post-Moderna è la più recente e si sviluppa dal XX secolo fino ad oggi, proprio perché il 900 non ha segnato un distacco netto tra quello che era il passato e quello che è il presente odierno. Nella storia si definisce il 1900 come un “secolo breve”, ma per i giuristi e dal punto di vista giuridico, il 1900 non è stato un secolo breve, anzi è un secolo lunghissimo perché alcuni tratti della mentalità novecentesca, sono radicati nella società ancora oggi.
Secolo breve. Nel 1989 avviene la caduta del Muro di Berlino e da quel momento si definisce il 1900 come secolo finito, perché si pone un punto fermo nella storia, è un momento di forte cambiamento e da quel momento in poi iniziano a nascere e a svilupparsi la relazione con le nuove grandi potenze (Russia).
Interdipendenza delle varie dimensioni
L’illuminismo e le ideologie della codificazione (nascita dei codici) hanno promosso e attuato una riduzione del diritto a legge di uno Stato sovrano, che ne ha il monopolio rispetto alla società e agli altri soggetti che operano in essa.
L’illuminismo ha anche dei lati che si possono discutere e criticare perché è una ideologia.
- Per tutto l’Ottocento e il primo Novecento questa era l’immagine condivisa del diritto: Diritto era solo il diritto positivo: ciò che era rinserrato dal potere politico in testi (rigidi) come il Codice civile e il Codice penale.
- Dal secondo Novecento, il quadro è mutato: il diritto non si identifica più (unicamente) con i Codici e le Leggi ma anche con la Costituzione e altre fonti. Il diritto ha infatti varcato i confini nazionali per essere prodotto da fonti Europee e Internazionali. La dimensione giurisprudenziale è pienamente accolta e valorizzata. Fonti interdipendenti tra di loro.
Il Novecento è stato quindi un secolo di transizione verso un recupero di varie dimensioni del diritto.
Ora, nel presente, viviamo in una dimensione globale fatta da una pluralità di fonti del diritto, intrecciate tra di loro, di particolarismi e universalismi in uno spazio geopolitico non solo Italiano ed Europeo. L’ermeneutica moderna insegna che i testi normati
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