1. Musica e propaganda nel regime fascista
Il fascismo di Mussolini, consapevole del potere della comunicazione di massa, sfruttò radio, stampa, cinema e soprattutto le canzonette per costruire consenso attorno a campagne sociali (incremento demografico, ruolo della donna e della famiglia, ruralizzazione, sport e “uomo nuovo”).
Incentivi demografici: premi per le famiglie numerose; tassa sul celibato di circa 70 lire per chi rimaneva celibe tra i 25 e i 65 anni.
Canzonette celebri
- “Il mio amore è centro attacco” (sport)
- “Signorine sposatevi” (incitamento al matrimonio)
- “Signorine sposatevi”
Le canzoni venivano prodotte da case discografiche come CETRA, controllata dall’EIAR (ente di Stato), creando un vero boom economico legato alla produzione di dischi di evasione (non marce o inni programmatici).
Guerra d’Etiopia (1935-36)
Il regime utilizzò le canzonette per legittimare l’invasione dell’Abissinia, presentandola come una civiltà missionaria e non solo come espansione territoriale.
Motivi di propaganda:
- 1. Allineamento con Inghilterra e Francia, ancora potenze imperiali.
- 2. Riscatto dell’umiliazione di Adua.
- 3. Distrazione dall’insoddisfacente progetto corporativo interno.
- 4. Dimostrazione di capacità militare.
Narrativa civilizzatrice: liberazione dalla schiavitù, terra e lavoro per gli agricoltori italiani.
- Poeta Giuseppe Micheli scrisse Faccetta nera in romanesco; Mussolini ne fece una versione musicalizzata.
“Faccetta nera”
Spettacoli teatrali: al cinema-teatro Quattro Fontane di Roma, la canzone fu interpretata da Anna Fougez, che liberò in scena una giovane di colore in catene, simbolizzando la “liberazione” dell’Africa.
Altre canzoni: “Ti saluto vado in Abissinia”, “C’era una volta il Negus”, “Topolino va in Abissinia” (quest’ultima denunciava l’uso di gas asfissianti).
Sanzioni internazionali: la Società delle Nazioni impose sanzioni all’Italia; l’inefficacia di queste favorì l’avvicinamento a Germania e la firma del Patto d’Amicizia Roma-Berlino (ott. 1936).
Canzoni sulle sanzioni: “La canzone delle sanzioni”, “Sanzionismo”, “Sanzionami questo” (di Roberto De Angelis), che celebravano l’autarchia e lo slogan “me ne frego!”.
Guerra civile spagnola (1936-1939)
L’Italia fascista supportò militarmente Franco, ma la propaganda musicale assunse un tono più culturale che di incitamento diretto.
Inni pro-Caudillo: “Arriba España!”, “Risorgi nuova Spagna”, “Cara al sol” (Falange).
Canzoni di largo consumo radiofonico: “Spagnolità” (Micheli-Ruccione), “Chitarra spagnola” (Bixio-Cherubini), “I tre condottieri”.
Radio Verdad: falsa stazione clandestina spagnola, in realtà trasmessa da Roma, per nascondere l’evoluzione del conflitto.
Conflitto di volontari: il battaglione “Garibaldi” (volontari italiani a fianco dei democratici) si scontrò con le truppe fasciste inviate da Mussolini a Guadalajara (8 mar 1937).
Le canzoni spagnole entravano nelle case italiane, ma non vi erano canzonette di incitamento bellico come per l’Etiopia; i brani si limitavano a riferimenti culturali e a inno al regime.
2. Propaganda musicale nella guerra di Mussolini (1940-1943)
Dopo l’entrata in guerra (10 giugno 1940), la musica divenne strumento di celebrazione bellica e di sostegno morale.
Canzoniere della Radio pubblicò testi di canzoni in voga all’EIAR; tra i primi brani: “Vincere!”.
“Vincere!”
Le copertine dei fascicoli, inizialmente artistiche, passarono a immagini militari a partire da luglio 1940.
Direttive del MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare):
- 1. Inno programmatico che esalti i valori fascisti.
- 2. Canzone del tempo di guerra, dove la guerra fosse solo “clima” emotivo, non soggetto dominante.
Commissione di selezione (musica, OND, radio) valutò le proposte per la rubrica “Canzoni del tempo di guerra” (fascia oraria 20-30).
Fallimento della rubrica: titoli troppo bellicosi (“Marcia la vittoria”, “Roma-Berlino”, ecc.) e mancanza di autenticità. L’unico brano accettato fu “Roma bella” (Mario Ruccione, Alvaro De Torres).
Critiche della stampa fascista: il giornale Popolo d’Italia (8 mar 1943) denunciò la scarsa genuinità di queste canzoni, definendole “poco autentiche”.
Declino della trasmissione: dal novembre 1942 la programmazione si ridusse a una sola canzone settimanale, per poi cessare del tutto.
Le canzoni di questo periodo mescolavano temi sentimentali (amore, nostalgia) a slogan mussoliniani (“Ai vostri ordini, signora”, “Il mio amore è un bersaglier!”), ma non riuscirono a catturare lo spirito bellico richiesto dal regime.
Canzoni di guerra e propaganda sentimentale
Sovrapposizione di temi sentimentali (amore, nostalgia di fidanzate, spose, madri) con slogan fascisti come “Ai vostri ordini, signora”, “Il mio amore è un bersagliere!”.
La stampa fascista, inclusa la direzione dell’EIAR, segnalava al MinCulPop le critiche di periodici come “Critica fascista” e “Sentinella fascista”; il Popolo d’Italia (8 marzo 1943) le definiva “povere di autenticità”.
Dal novembre 1942 la trasmissione di canzoni di guerra si riduceva a una sola traccia programmata, per poi cessare del tutto.
Il Canzoniere della Radio manteneva la rubrica “Inni e canti della Patria”, ma dal 25 luglio cambiò nome in Canti del Risorgimento e della Grande Guerra (es. Inno di Mameli, Quel mazzolin di fiori).
3. Fascismo e jazz
Diffusione iniziale e accettazione
Negli anni Venti il jazz in Italia arriva; il fascismo non lo ostacola perché i ritmi sincopati rispecchiavano la vitalità delle avanguardie moderniste.
La musica sincopata veniva adottata per nuovi balli (fox-trot, charleston, black-bottom) più per il valore di moda che per l’essenza musicale.
Politiche autarchiche e censura
Metà anni Trenta: il regime impone un indirizzo “nazionale” anche alla musica leggera, iniziando a limitare il jazz.
Dal 1938 avvia una campagna stampa che definisce il jazz “musica negroide”, rendendolo vietato indirettamente fino al 1943.
La censura fascista non coglieva la pericolosità politica del jazz, considerandolo più una questione di costi culturali.
Leggi e provvedimenti contro la musica straniera
Decreto 6 maggio 1940, n. 635: divieto di ballare o cantare in pubblico senza autorizzazione della Questura (reato di “ballo clandestino”).
Maggio 1941: ordinanze contro l’esecuzione pubblica di musica leggera inglese e americana.
19 aprile 1942:
- Legge n. 615 – “Disciplina della diffusione del disco fonografico”: vigilanza del MinCulPop su produzione, importazione ed esportazione di dischi.
- Legge n. 517 – “Esclusione degli elementi ebrei dal campo dello spettacolo”: divieto di attività a musicisti e produttori di origine ebraica, colpendo anche il jazz.
Jazz in Italia durante la guerra
Nonostante le restrizioni, nascono circoli jazz ispirati all’Hot Club di France:
- Milano: Circolo Jazz Studenti (Gianfranco Madini, 1940), rivista Tutto sul Jazz.
- Roma: attività intorno all’EIAR di via Asiago.
- Torino: duo Buscaglione-Germonio all’Hot Club Torino.
- Berlino: Tullio Mobiglia e il quintetto di Alfio Grasso.
1943: Madini organizza una trentina di concerti a Milano; a New York Otto Cesana presenta Symphony in Swing (1941).
Jazz nella RSI (1943-45)
Il regime di Salò intensifica la repressione, trasformandola in normativa esplicita contro le “musiche sincopate americaneggianti aut negroidi”.
“Per disposizione del Ministero della Cultura Popolare prego impartire tassative norme affinché dai programmi musicali comunque et dovunque eseguiti da orchestre et alla radio vengano assolutamente bandite musiche sincopate americaneggianti aut negroidi. Dispongansi adeguati controlli et vengano adottate severe sanzioni at carico trasgressori. Prego assicurare.”
Il Corriere della Sera definisce il jazz:
“Anticristo musicale. Offesa al buon gusto. Minaccia alla salute pubblica. Cardiopalma della musica moderna. Nemico dell’arte vera, nemico della patria chi ne accetta la tracotante insolenza esotica, l’anarchia balorda, il sincopato offensivo.”
Nonostante la censura, il jazz rimane presente:
- Radio Tevere (EIAR Milano) utilizza il jazz per attrarre ascoltatori clandestini, alternando notiziari a brani swing.
- Settembre 1944: nasce l’associazione Amici del Jazz e la rivista Ritmo, prima pubblicazione jazzistica italiana.
- Madini pubblica Il jazz. 32 argomenti (pseudonimo “Franco Dini”) per formare un pubblico-jazz capace di chiedere spettacoli, trasmissioni e dischi italiani.
4. Italia divisa e ruolo della radio
Dal 1943 al 1945 l’Italia è politicamente e geograficamente divisa; la radio diventa l’unico mezzo di informazione affidabile.
Le fonti di notizie e propaganda differiscono tra il Nord occupato (radio alleate, ascolto clandestino) e il Sud fascista (radio di Stato, censura).
La ricostruzione della rete radiofonica è il primo passo per riunire l’Italia dopo due anni di divisione.
Lanotte e il jazz
Lanotte non pone limiti alla propria temperatura emotiva, passando dal “blue” al “hot”, dal “cool” al “hard” e al “free”.
Scomposizione e ricomposizione: smonta le forme guidato da un continuo desiderio di cambiamento e le ricostruisce secondo interpretazioni personali.
Improvvisazione e sperimentazione: ricerca costantemente nuovi orizzonti timbrici, animato dalla forza d’innovazione.
Reinventare tempi e linguaggi: rinnova continuamente i propri modi espressivi in un dialogo autentico con gli altri musicisti e con il pubblico.
“Nel jazz c’è aria di libertà!”
Il fascismo, percependo questa libertà, temeva il potere sovversivo del jazz, ma il suo declino era ormai imminente.
Italia divisa (1943-1945)
Scioperi di marzo 1943
La guerra disastrosa (bombardamenti, razionamento, aumento del costo della vita) alimentò un crescente malcontento.
Marzo 1943: sciopero generale a Torino e Milano coinvolse 200-300 mila operai, segnando lo stacco della società dal regime di Mussolini.
Crisi politica e caduta di Mussolini
Le sconfitte militari spinsero il Gran Consiglio del Fascismo verso una corrente più moderata (Grandi, Ciano).
24 luglio 1943: il Gran Consiglio votò la sfiducia a Mussolini (19 a favore, 8 contrari, 1 astenuto).
Il re Vittorio Emanuele III depose Mussolini e affidò il governo al maresciallo Pietro Badoglio, scegliendo una “soluzione tecnica” di compromesso.
I “45 giorni” e l’armistizio dell’8 settembre
Dopo la deposizione, Badoglio proclamò la continuazione della guerra per non allarmare la Germania, ma avviò trattative segrete con gli Alleati.
Il periodo di confusione, noto come i 45 giorni, fu caratterizzato da manifestazioni popolari, repressione brutale e l’avanzata tedesca (piani “Valchiria”, “Schwarz”).
3 settembre 1943: firma dell’armistizio segreto; fu annunciato il 8 settembre per evitare allarme tedesco.
L’annuncio radiofonico fu ambiguo, dimostrando il potere dei media nel “calendarizzare” la storia.
Repubblica Sociale Italiana (RSI) e liberazione di Mussolini
12 settembre 1943: un commando tedesco guidato da Skorzeny liberò Mussolini a Campo Imperatore; nacque la RSI, governo fantoccio a Salò.
Il discorso radiofonico del 18 settembre trasmise i quattro punti programmatici di Mussolini:
“1) ripresa delle armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati; 2) riorganizzazione delle forze armate intorno alla milizia; 3) eliminazione dei “traditori” del fascismo; 4) intenzione di “annientare le plutocrazie e fare del lavoro finalmente il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato”.
L’eccessiva dipendenza dalla Germania impedì alla RSI di attuare il programma; il suo unico ruolo fu combattere il movimento partigiano.
Comitato di Liberazione Nazionale (CLN)
Dopo il 25 luglio, i partiti antifascisti si ricostituirono clandestinamente e formarono il CLN a Roma, comprendente:
- Partito d’Azione (liberalismo progressista-socialismo)
- Democrazia Cristiana (erede del Partito Popolare, supportata dalla Chiesa)
- Partito Liberale
- Partito Socialista di Unità Proletaria (fusione di Repubblicano e Socialista)
- Partito Comunista (ricostituito dopo la liberazione)
- Democrazia del Lavoro (fondato da Ivanoe Bonomi)
Il CLN si pose come guida dell’Italia democratica, chiedendo la destituzione di Badoglio.
Resistenza
In montagna
Formazioni armate nacquero subito dopo l’8 settembre nei monti centro-settentrionali, composte da ex-militari, gruppi di sabotatori e volontari civili.
In città GAP (Gruppi di Azione Patriottica): piccole cellule di 3-4 persone che compivano attentati contro figure naziste o repubblicane.
SAP (Squadre di Azione Patriottica): organizzazioni di fabbrica più numerose, operanti anche in clandestinità, cruciali nella difesa degli impianti industriali.
Brigate partigiane
Dopo una fase spontanea, le brigate si organizzarono per orientamento politico:
- Brigate Garibaldi (comuniste) – le più numerose e attive.
- Giustizia e Libertà (collegate al Partito d’Azione).
- Brigate Matteotti (socialiste).
- Formazioni cattoliche e liberali (es. Santa Justa, Italia).
- Bande autonome monarchiche.
Organismi e eventi della guerra di liberazione
| Organismo | Ruolo |
|---|---|
| CVL (Corpo Volontari della Libertà) | Comando militare unificato delle formazioni partigiane (dal 1944). |
| Combattenti partigiani | 30 mila (fine ’43) → 80 mila (estate ’44) → 150-200 mila (primavera ’45). |
| Attentato di via Rasella (Roma) | Seguito dalla rappresaglia delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944). |
| Controguerriglia (Appennino tosco-emiliano) | Rappresaglie di Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. |
| Libere repubbliche partigiane (Langhe, Ossola, Lanzo, Monferrato, Carnia) | Autonome fino all’autunno ’44, quando il partigianato subì una crisi. |
| Protocolli di Roma (7 dicembre 1944) | Accordo con gli Alleati: riconoscimento del CLNAI, finanziamento e trasferimento del potere all’amministrazione alleata al momento della Liberazione. |
Le tre guerre della Resistenza
1. Guerra patriottica – lotta contro l’occupazione tedesca (piano “Asse”, evoluzione di “Valchiria/Schwarz”).
2. Guerra civile – scontro fratricida tra antifascisti e fascisti in un’Italia divisa in due.
3. Guerra di classe – conflitto ideologico tra forze comuniste/socialiste e le strutture di potere fasciste.
Questione istituzionale e dualismo politico
Regno del Sud (re V. E. III, protetto dagli Alleati) dichiarò guerra alla Germania il 30 ottobre 1943.
RSI (nord) rimase sotto il controllo tedesco.
Congresso di Bari (gennaio 1944) chiedeva l’abdicazione del re.
Svolta di Salerno (primavera 1944) segnò l’accantonamento della “pregiudiziale repubblicana” e l’avvicinamento tra le forze alleate e il governo italiano.
Interpretazioni della Resistenza
Dominio straniero: le truppe hitleriane, dal 25 luglio 1943, attuarono il piano “Asse”, evoluzione del progetto “Valchiria/Schwarz” ideato nel 1941 dall’Oberkommando della Wehrmacht.
Guerra civile: la Resistenza fu vista come una dolorosa lotta fratricida tra antifascisti e fascisti, in un’Italia divisa materialmente e geograficamente in due blocchi.
Guerra di classe: la partecipazione di numerosi volontari portò a una radicalizzazione ideologica, conferendo alla Resistenza le caratteristiche di una vera e propria lotta di classe.
Questione istituzionale e dualismo Regno del Sud / CLN
Alleati e Badoglio: gli Alleati sostennero il governo di Badoglio; al Congresso di Bari (gennaio 1944) fu chiesta l’abdicazione di Vittorio Emanuele III.
Svolta di Salerno (primavera 1944): fu accantonata la “pregiudiziale repubblicana”; figure come Croce e Togliatti entrarono nel governo Badoglio.
Regno del Sud: dopo la liberazione di Roma, Umberto II divenne “luogotenente del Regno” e si formò un nuovo governo guidato da Ivanoe Bonomi.
RSI: il processo di Verona perseguitò i “traditori” del 25 luglio; si tentò di presentare la Repubblica Sociale Italiana come una nuova fase del fascismo (socializzazione delle imprese, progetto mai decollato). Il governo di Salò dipendeva interamente da Rahn, plenipotenziario del Reich in Italia, e partecipò a stragi, rastrellamenti e alla persecuzione degli ebrei (≈ 7 000 deportati, < 1 000 sopravvissuti).
Insurrezione e Liberazione
Avanzata alleata: il 5 aprile la linea Gotica fu sfondata nel settore tirrenico, il 9 aprile nell’adriatico.
Mobilitazione: le brigate operaie convergono nelle città; tra il 23 e 26 aprile furono liberate Bologna, Genova, Milano e Torino e il CLNAI assunse po
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