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Psicologia dello sviluppo

1 - Introduzione

Lo sviluppo è costituito dalle dinamiche di quel processo di cambiamento che comincia con il concepimento e prosegue lungo tutto l’arco della vita, ed è formato da percorsi di crescita e di decadimento. Si può così affermare che: la psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e il cambiamento del comportamento umano nell’arco di vita, in particolare studia come cambiano le funzioni psichiche e i processi che regolano il comportamento dal concepimento alla morte.

Il settore della psicologia dello sviluppo si interessa allo studio dello sviluppo tipico e atipico delle competenze: cognitive, linguistiche, sociali, affettive e relazionali e dei processi che lo determinano in una prospettiva biologica che include l'intero arco della vita.

In passato la psicologia dello sviluppo si riferiva solo allo studio dei primi anni di vita di un individuo, ora si accetta l'idea che vi sono cambiamenti lungo tutta la vita.

Lo sviluppo umano comprende periodi:

  • Di crescita: l’età evolutiva in senso stretto (infanzia/adolescenza);
  • Di mantenimento: età adulta;
  • Di involuzione: seconda parte della vita, in cui le attività psichiche tendono a decadere più o meno velocemente.

1.1 Concezione storica dell’età evolutiva

La concezione di cosa sia, quanto duri, e cosa abbia di speciale l’età evolutiva è cambiata in epoche e culture diverse. Al giorno d’oggi, con la globalizzazione, le idee si stanno uniformando, ma l’infanzia non è sempre stata considerata come quel periodo della vita molto particolare e nettamente separato dalla vita adulta.

Lo storico P. Ariès, studiando i soggetti aristocratici delle epoche passate concluse che le società europee prima del 1600 non attribuivano uno stato particolare ai bambini (“adulti in miniatura”).

Civiltà pre-industriale

L’infanzia veniva paragonata ad una condizione di minorazione a causa della differenza nella prestanza fisica rispetto agli adulti.

I bambini non erano in alcun modo una fonte di arricchimento per la società in quanto non erano ancora in grado di svolgere i lavori degli adulti. Per questo motivo l’infanzia era considerata una condizione svantaggiosa da abbandonare il prima possibile, vi è così una precoce acquisizione di ruoli adulti: lavoro dei minori (accudimento per le bambine, contributo al sostentamento per i bambini). Anche l’adolescenza è molto rapida, attraverso riti di passaggio si passa velocemente all’età adulta.

Nelle civiltà preindustriali non vi è un periodo dell’infanzia in cui i bambini si pongono domande esistenziali sul loro futuro, in quanto saranno costretti ad apprendere il mestiere dei loro genitori per poterne prendere il posto un giorno.

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Medioevo - Il peccato originale

Il bambino viene considerato come un essere diverso dall’adulto, egli è intrinsecamente cattivo perché non liberato dal peccato originale. Il fine dell’educazione era di rimuovere il peccato dalla loro vita e portarli alla salvezza, impedendogli di farsi e di fare del male.

Il bambino non ha diritti e tutele giuridiche particolari, ed è di proprietà dei genitori/del padrone.

Diciassettesimo secolo - Tabula rasa

Nel 17° secolo John Locke, padre dell’empirismo inglese, formulò la prospettiva della tabula rasa, secondo cui i bambini non nascono né cattivi né buoni e non hanno né conoscenze né capacità innate. Egli era convinto che l’educazione ricevuta e le esperienze infantili fossero fondamentali nel determinare le caratteristiche della persona adulta.

Diciottesimo secolo - Bontà innata

Nel 18° secolo Jean-Jacques Rousseau, padre dell’illuminismo, formulò la prospettiva della bontà innata, che vedeva i bambini come innatamente buoni. L’uomo appare effettivamente malvagio, ma non nasce malvagio per questo si riteneva corretto permettere loro di crescere in modo naturale, limitando al massimo il controllo e le restrizioni dei genitori. L’organizzazione sociale (l’ambiente, la cultura) tende a rovinare la natura buona insita nel bambino, per questo ritiene che attraverso la politica (Il contratto sociale) e l’educazione (L’Émile) si possa cambiare il corso dello sviluppo degli individui.

Ha avuto un ruolo importante il mito del buon selvaggio emerso in questi tempi.

Età moderna

La visione moderna occidentale dell’infanzia afferma che essa è un periodo molto ricco di avvenimenti che pone le basi della vita adulta ed è completamente distinta da essa. L’infanzia è caratterizzata da periodi distinti durante i quali i bambini acquistano particolari capacità che li preparano al mondo adulto. Oggi valorizziamo l’infanzia come un momento speciale di crescita e cambiamento, e investiamo molte risorse nella cura e nell’educazione dei figli.

L’infanzia viene vista come un’età speciale da proteggere e tutelare attraverso politiche attive per l’infanzia e tutele legali speciali per i minori. A questo proposito è opportuno ricordare che al giorno d’oggi i diritti infantili sono tutelati dalla “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, creata nel 1959 e approvata in Italia negli anni ‘80. In questo accordo internazionale vengono elencati i principali diritti dei bambini che vanno tutelati. [Ogni bambino ha diritto ad un’infanzia felice senza alcuna discriminazione, ha diritto a ricevere amore, protezione, educazione, e comprensione… ecc]

L’era moderna nello studio dello sviluppo infantile è cominciata alla fine del 1800, quando si è verificato un cambiamento fondamentale: l’approccio alla psicologia umana non era più strettamente filosofico, ma divenne la scienza che studia il comportamento attraverso metodi delle scienze empiriche includendo osservazioni cliniche e l’utilizzo del metodo scientifico.

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La maggior parte dei primi psicologi si era formata o nel campo delle scienze naturali (biologia o medicina) o in filosofia. I primi sottolineavano l’importanza degli esperimenti e delle osservazioni attendibili, ma non erano certi che i bambini potessero essere studiati in questo modo e che i metodi utilizzati dalla scienza fossero adatti a studiare le persone. Perciò cominciarono a studiare nuovi metodi per studiare i bambini.

Negli anni ’20 vennero creati molti centri per la ricerca sullo sviluppo infantile, tra i ricercatori troviamo A. Gesell, il quale sfruttò la cupola fotografica per osservare il comportamento dei bambini senza interrompere le loro attività.

Il lavoro di esperti come lui rappresentò l’inizio dello studio scientifico dei bambini, in cui i ricercatori osservano direttamente i loro comportamenti, conducono esperimenti e ottengono informazioni su di essi rivolgendo domande ai genitori e agli insegnanti.

Un altro aspetto di novità riguarda il concetto stesso di sviluppo che è passato dalla considerazione del periodo che va dalla nascita all’adolescenza, alla constatazione che esistono altri periodi evolutivi successivi all’adolescenza come la fase di passaggio da quest’ultima all’età adulta. Perciò anche durante l’età adulta e anziana possono esserci degli aspetti di sviluppo tanto da indurre gli studiosi a parlare di sviluppo nel ciclo di vita.

La teoria evoluzionista influenzò molti studiosi nell’ambito dello sviluppo infantile: alcuni sostenevano che determinate caratteristiche dei bambini “sbocciano” con l’età per via di una programmazione biologica legata alla maturazione; altri ritenevano che lo sviluppo infantile segue un corso evolutivo naturale ed ipotizzarono che lo sviluppo infantile si sviluppi in fasi.

In sintesi: cambiamenti culturali e dei paradigmi scientifici che hanno determinato ciò che è la psicologia dello sviluppo oggi.

  • Scienza empirica basata su osservazioni, riproducibile, aperta;
  • Interessata a comprendere i processi che permettono lo sviluppo sano e ottimale di ogni bambino;
  • Motivata a comprendere e eliminare/ridurre/compensare i fattori che ostacolano tale sviluppo.

1.2 La cura del bambino

Al giorno d’oggi si conosce l’importanza degli aspetti educativi relativi alla cura del bambino, riconoscendo i diversi fattori che possono favorire uno sviluppo positivo del bambino da quelli che possono metterlo a rischio.

  • Salute e benessere: ruoli giocati dallo stile di vita e dalle condizioni psicologiche nel determinare il benessere dell’individuo.
  • Parenting: fattori che influenzano la vita dei genitori e la loro efficacia nel crescere i loro figli. Il modo con cui i genitori possono fare la differenza nello sviluppo dei bambini. L’attuazione di un parenting efficace richiede un tempo considerevole (“i bambini imparano l’amore quando essi sono amati”). Spesso i genitori imparano le pratiche genitoriali dai loro genitori, così facendo però vengono riproposte sia le pratiche positive che quelle negative.

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  • Educazione: si ritiene importante per la fortuna di una Nazione l’educazione dei suoi bambini, verranno analizzati i modi in cui la nostra Nazione progetta a livello legislativo la cura del bambino.
  • Contesti socio-culturali e diversità: la salute e il benessere del bambino, il parenting e l’educazione, così come lo stesso sviluppo, sono tutti influenzati dal loro contesto socio-culturale. (Con il termine contesto ci si riferisce ai setting, ai luoghi, nei quali avviene lo sviluppo); tali setting sono influenzati dai fattori storici, economici, sociali e culturali. I quattro contesti per i quali dobbiamo prestare particolare attenzione sono:
  • Cultura: comprende i tipi di comportamento, credenze e tutti gli altri prodotti di un particolare gruppo di persone trasmessi di generazione in generazione. La cultura risulta dall’interazione delle persone nel corso degli anni.
  • Etnia: (etnicità) è una caratteristica basata su eredità culturale, nazionale, di razza, religione e linguaggio.
  • Status socio-economico: si riferisce alla condizione sociale della persona e cioè alla sua posizione all’interno delle società sulla base delle caratteristiche occupazionali, educative ed economiche; lo status socio-economico implica diverse ineguaglianze (le differenze nell’abilità di controllare le risorse e partecipare alle situazioni premiali della società producono opportunità diseguali).
  • Genere: rappresenta il “come ti vedi”, le relazioni che hai con le altre persone, la tua vita e le tue mete sono influenzate dal fatto che tu sia maschio o femmina e da come la tua cultura definisce quale comportamento è appropriato per i maschi e per le femmine.

1.3 Processi biologici, cognitivi e socio-emotivi

I meccanismi dello sviluppo umano sono creati dall’interazione di tre processi chiave di natura biologica, cognitiva e socio-emotiva:

I processi biologici producono cambiamenti fisici nel corpo dell’individuo.

I processi cognitivi si riferiscono ai cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza e nel linguaggio dell’individuo.

I processi socio-emotivi includono cambiamenti nelle relazioni dell’individuo con le altre persone, cambiamenti nella sfera emotiva e cambiamenti nella personalità. I processi biologici, cognitivi e socio-emotivi sono saldamente intrecciati tra di loro (es. bambino che sorride alla carezza della madre). Questa connessione è particolarmente evidente in due campi di studio:

  • Neuroscienze cognitive dello sviluppo: le neuroscienze cognitive dello sviluppo esplorano i collegamenti tra sviluppo, processi cognitivi e il cervello.
  • Neuroscienze sociali dello sviluppo: le neuroscienze sociali dello sviluppo esaminano le connessioni tra sviluppo, processi socio-emotivi e il cervello.

La scoperta dei neuroni specchio (mirror neuron) a opera di alcuni ricercatori dell’università di Parma ha dato un notevole impulso agli studi neuro-scientifici applicati allo sviluppo infantile. Questi neuroni essendo attivati sia durante il compimento di un’azione sia durante la sua osservazione forniscono il corrispettivo

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neurale di diversi fenomeni cognitivi e socio-emotivi dello sviluppo, dall’immaginazione al riconoscimento delle emozioni altrui, fenomeno alla base dell’empatia.

In molti casi i processi biologici, cognitivi e socio-emotivi sono bidirezionali (i processi biologici possono influenzare quelli cognitivi e viceversa). I vari processi vengono spesso studiati separatamente ma non dobbiamo dimenticarci che sono interconnessi.

1.4 Periodi evolutivi

Lo sviluppo dell’individuo viene comunemente descritto attraverso una suddivisione in periodi, i quali corrispondono ad un arco di tempo specifico. La classificazione più utilizzata suddivide lo sviluppo infantile nei seguenti periodi:

[Tutti i periodi evolutivi sono il prodotto dell’interazione tra processi biologici, cognitivi e socio-emotivi]

  • Prenatale: dal concepimento alla nascita (durata di circa 9 mesi); durante questo periodo una singola cellula cresce fino a diventare un organismo.
  • Neonatale: (neonatal period) dalla nascita sino al 30° giorno di vita.
  • Prima infanzia: (infancy) 0-2 anni (1-18/24 mesi); momento di assoluta dipendenza dagli adulti, molte attività psicologiche cominciano in questo periodo come parlare, coordinare sensazioni e azioni fisiche, pensare in maniera simbolica, imitare e imparare.
  • Seconda infanzia: (early childhood): fino a 5-6 anni (periodo prescolare); durante questa fase i bambini imparano a diventare più autosufficienti e a prendersi cura di se stessi, sviluppano le capacità che serviranno loro a scuola (seguire istruzioni/riconoscere le lettere), e trascorrono molto tempo impegnati nel gioco e con i loro coetanei. L’ingresso nelle scuole elementari solitamente segna la fine di questo periodo.
  • Fanciullezza: (età scolare) dai 6 ai 10 anni (periodo scolare); i bambini si impadroniscono delle capacità di leggere, scrivere e contare, e vengono esposti ufficialmente al mondo esterno e alla propria cultura. Il raggiungimento dei risultati diventa un tema centrale nella vita del bambino e l’autocontrollo aumenta.
  • Adolescenza: dagli 11-12 ai 18-19; l’adolescenza inizia con una serie di cambiamenti fisici molto rapidi, il desiderio di indipendenza e la ricerca della propria identità. Il pensiero diventa più astratto, idealistico e logico.
  • Emerging adulthood: (Arnett, 2000) dai 20 ai 29 anni (La “vera” età di costruzione dell’identità adulta).
  • Media età adulta: (30-40/45 anni).
  • Tarda età adulta: 40-45 – 65 anni.
  • Età senile: dai 65 anni.

Si tratta solo di una suddivisione arbitraria che presenta certi aspetti che derivano da suddivisioni precedenti e altri innovativi. Ad esempio: negli anni ‘90 si pensava che dopo l’adolescenza (età della scoperta e dell’identificazione di sé) si passasse direttamente all’età adulta, oggi si sa che vi è una fase transitoria di ingresso all’età adulta. Si pensò di chiamarla “tarda adolescenza” e comprendeva quel periodo di vita

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in cui non si era più adolescenti ma ancora non erano stati compiuti tutti quei passi che segnavano l'ingresso nell’età adulta, come un lavoro stabile, una casa propria ecc.

Negli anni 2000 Arnett coniò il termine Emerging Adulthood che comprende la fascia di età tra i 20 e i 29 anni, conducendo uno studio scoprì che il 50% dei giovani sotto i 29 anni non si sentiva ancora adulto. L’età adulta viene poi divisa in altre 2 fasi poiché i cambiamenti sono presenti anche in questa età e non sarebbe teoricamente corretto considerare un'unica fascia di età tra i 30 e i 65 anni.

Alcune delle suddivisioni che venivano utilizzate in passato sono state abbandonate anche perché basavano le suddivisioni su riti di passaggio che hanno perso quel significato (es. matrimonio.)

1.5 Transizioni e maturazioni

La società e la cultura in cui ci troviamo (usi, costumi, alimentazione, servizi generali) influenzano i cambiamenti biologici i quali un tempo segnavano il passaggio tra una fase della vita ad una successiva (es. rapporto pubertà-adolescenza). Risulta importante comprendere l’intersezione tra processi biologici e processi sociali, e di conseguenza distinguere:

  • Transizioni: normative culturalmente definite. Si basano sulle norme vigenti in un determinato stato e sulla cultura esistente in un dato contesto (es: adolescente, adulto, lavoratore, pensionato, ecc).
  • Maturazioni: sono cambiamenti bio-psicologici. Basati sullo sviluppo corporeo e psicologico dell’individuo (es: pubertà, senilità).

Studio: gli adolescenti di oggi sono come quelli di 20 anni fa?

Molti sostengono che gli adolescenti di oggi non sono come quelli di “una volta”, alcuni sostengono che questi iniziano precocemente a svolgere attività tipiche degli adulti, altri sostengono il contrario. Lo studio ha dimostrato che gli adolescenti di oggi hanno uno sviluppo molto più lento degli adolescenti di 20 anni fa. La ricerca ha considerato attività normali negli adulti che vengono precocemente trova

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nobody_scuola_1990 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tomasetto Carlo.
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