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Atteggiamenti

Gli atteggiamenti sono importanti. Influenzano il modo di vedere il mondo, ciò che pensiamo e che facciamo. Eagly e Chaiken definiscono un atteggiamento come una tendenza psicologica che si esprime valutando una particolare entità con un certo grado di favore o di sfavore. Fazio lo definisce come un’associazione in memoria tra un oggetto e una valutazione sintetica del oggetto. Petty e Cacioppo lo definiscono come un generale e duraturo sentimento positivo o negativo su una persona, un oggetto o un problema. Tutti questi sottolineano l'idea che un atteggiamento comporta l'espressione di un giudizio valutativo su un oggetto. La valutazione è l'aspetto predominante nell'atteggiamento.

In altre parole, riportare un atteggiamento comporta prendere una decisione in merito alla simpatia o all'antipatia, al favore o allo sfavore su una particolare questione, oggetto o persona. Definiamo per atteggiamento, una valutazione complessiva di un oggetto che si basa su informazioni cognitive, affettive e comportamentali. Gli atteggiamenti variano in valenza e direzione. La psicologia sociale, secondo Allport, studia l'atteggiamenti.

Funzioni dell'atteggiamento

(Daniel Katz 1960) Ogni atteggiamento può svolgere una funzione diversa per ogni individuo, la funzione più importante è quella di valutazione dell'oggetto, la capacità degli atteggiamenti di fungere da dispositivi di risparmio energetico che rendono giudizi più facili e veloci. Gli atteggiamenti possono anche aiutarci ad esprimere i nostri valori, identificarci con le persone che ci piacciono e proteggerci da risposte negative. Quindi sembra di necessaria importanza conoscere la funzione dell'atteggiamento per poter attuare dei tentativi di cambiamenti di questo con un appello persuasivo.

Teoria dell'azione ragionata

Per spiegare come gli atteggiamenti influenzino il comportamento, Fishbein e Ajzen hanno sviluppato la teoria dell'azione ragionata, quindi spiega come il comportamento volontario sia predetto dall'atteggiamento, tale teoria poi modificata da Ajzen.

Modello della persuasione

Il modello della persuasione della scuola di Yale sviluppata da Hovland trattava il destinatario dell'appello persuasivo come un ricevitore passivo di informazioni. Al contrario, McGuire (1968) e Wyer (1970) hanno attribuito un ruolo attivo al ricevente nella formazione della persuasione poiché rielaboravano le informazioni in base alle proprie informazioni precedenti. È stato visto come gli atteggiamenti siano determinati da informazioni di varia natura come cognitive, affettive e comportamentali e non sia molto semplice determinare il comportamento da questi.

Modelli duali della persuasione

Introduzione a 2 modelli duali della persuasione: ELM modello della probabilità di elaborazione, Petty e Cacioppo (1981, 1986) e il modello HSM modello euristico-sistematico, Eagly e Chaiken (1980, 1986), entrambi tali modelli duali individuano due percorsi diversi per la persuasione. L’ELM si riferisce a questi diversi percorsi definendoli percorso centrale e periferico. Il percorso centrale richiede che la persona abbia elevate abilità cognitive ed elevata motivazione prestando molta attenzione al contenuto del messaggio, mentre il percorso periferico si basa su indici periferici non sul contenuto ma come ad es. le caratteristiche della fonte. Secondo l'HSM si divide in elaborazione sistematica ed euristiche. L’elaborazione sistematica richiede un elevato sforzo cognitivo ed elevata attenzione al contenuto del messaggio mentre per il percorso dell'euristica serve meno sforzo, sono scorciatoie mentali.

Si è notato che gli atteggiamenti più forti sono più resistenti al cambiamento indotto dal messaggio persuasivo, sono più stabili nel tempo, in grado di influenzare l'elaborazione delle informazioni e in grado di predire il comportamento.

La misura degli atteggiamenti

Possono essere rilevate con misure dirette (esplicite) dell'atteggiamento come questionari self-report nei quali i partecipanti rispondono a domande dirette riguardo le proprie opinioni.

Misure dirette

  • Thurstone: ha sviluppato il metodo (EAI) che richiede la formulazione di un numero notevole di affermazioni su uno specifico oggetto di atteggiamento al fine di rappresentare nel modo più esauriente possibile tutti gli atteggiamenti che le persone possono avere nei confronti di tale oggetto. Successivamente, il metodo richiede che queste affermazioni vengano sottoposte al giudizio di un numero elevato di persone alle quali si richiede di ordinare le affermazioni lungo un continuum a più punti in modo da rappresentare la distribuzione degli atteggiamenti da quello meno favorevole a quello più favorevole.
  • Likert: per ciascuna voce gli intervistati dovevano esprimere su una scala da 5 o 7 il grado di accordo o disaccordo riguardo tale domanda.
  • Differenziale semantico: misura l'atteggiamento verso una varietà di oggetti di atteggiamento lungo una scala comune agli item corrispondenti. Ai partecipanti viene fornita una scala con una serie di aggettivi bipolari, ciascuno dei quali è separato in diverse categorie. I partecipanti sono invitati a valutare l'oggetto di atteggiamento indicando la risposta che meglio rappresenta il loro parere.

Problemi della misurazione diretta: le persone potrebbero non essere consapevoli del loro atteggiamento di fondo verso un oggetto.

Misure indirette (implicite) degli atteggiamenti

Tali misure valutano gli atteggiamenti senza chiedere direttamente al partecipante un report verbale, inoltre le risposte a tali misure sono meno sottoposte a problemi di desiderabilità sociale.

  • Priming valutativo (Fazio): secondo Fazio un atteggiamento è un’associazione in memoria tra un oggetto e una determinata valutazione sintetica dell'oggetto. Queste associazioni variano per la forza e la forza di associazione riflette il grado di accessibilità di un atteggiamento alla memoria e la probabilità che la valutazione sia spontaneamente attivata quando si incontra l’oggetto di atteggiamento. Alla presentazione dell'oggetto di atteggiamento i partecipanti indicano la loro valutazione dell'oggetto premendo un tasto etichettato come buono o cattivo. La velocità con cui viene premuto un tasto viene presa come misura della forza dell'associazione tra l’oggetto di atteggiamento e la sua valutazione. Inoltre rilevò che dovremmo essere più veloci nel classificare un aggettivo positivo dopo aver visto un primo stimolo che ci piace più che dopo un primo stimolo che non ci piace.
  • Implicit Association Test (IAT): si basa sul presupposto che gli oggetti di atteggiamento possono spontaneamente attivare valutazioni che influenzano le successive reazioni e la velocità con la quale avvengono le risposte. È una misura disegnata per rilevare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria. Può aiutarci a capire se una persona, in termini spontanei e automatici, es. vede se stessa in termini positivi o negativi.

Le tre streghe degli atteggiamenti

Prima strega: contenuto degli atteggiamenti

  • Modelli concettuali sul concetto di atteggiamento
    • Modello multicomponente (Eagly e Chaiken 1993): gli atteggiamenti sono valutazioni di sintesi di un oggetto che possiede componenti cognitive, affettive e comportamentali, Modello CAB (cognitivo affettivo e comportamentale), gli atteggiamenti hanno queste 3 componenti. La componente cognitiva degli atteggiamenti si riferisce a credenze, pensieri ed attributi che associamo a un oggetto. La componente affettiva si riferisce a sentimenti o emozioni legate ad un oggetto di atteggiamento, queste influenzano gli atteggiamenti in vari modi: la modalità principale è attraverso i sentimenti stessi che vengono suscitati in risposta ad un oggetto di atteggiamento. La componente comportamentale fa riferimento a comportamenti passati o esperienze riguardanti un oggetto di atteggiamento. Secondo l'idea di Bem, le persone possono dedurre i loro atteggiamenti da azioni precedenti, quando tali atteggiamenti sono deboli, teoria della autopercezione. Non sempre le componenti CAB avranno le stesse implicazioni valutative. Nonostante la loro sinergia, le componenti sono quantitativamente e qualitativamente distinte, inoltre le persone differiscono per il grado in cui i loro atteggiamenti si basano su ciascuna delle componenti CAB.

Seconda strega: la struttura degli atteggiamenti

Riguarda il modo in cui le valutazioni positive e negative sono organizzate entro e tra le componenti cognitive, affettive e comportamentali degli atteggiamenti.

  • Unidimensionale: Si presume che l'esistenza di credenze, sentimenti e comportamenti positivi inibisca la comparsa di convinzioni, sentimenti e comportamenti negativi, inoltre secondo questa visione unidimensionale, elementi positivi e negativi si trovano ad estremità opposte di una sola dimensione e le persone tendono a sperimentare una delle estremità della dimensione o una posizione intermedia.
  • Bidimensionale: Gli elementi positivi e negativi sono posti lungo due dimensioni separate; questa visione suggerisce che una dimensione riflette se il comportamento possiede pochi o molti elementi positivi e l'altra indica se il comportamento detiene pochi o molti elementi negativi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cici89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia degli atteggiamenti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nerini Amanda.
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