Lezione 1 - Analisi economica della produzione
L’obiettivo è definire la curva di domanda e la curva di offerta. La curva di offerta rappresenta la quantità di un determinato bene che le imprese sono disposte a produrre e a vendere a prezzi differenti sul mercato.
In generale, se il prezzo aumenta, le imprese sono incentivate a produrne di più perché il guadagno potenziale è maggiore; se invece il prezzo diminuisce, saranno disposte a produrne di meno.
La curva di domanda rappresenta invece la quantità di un bene che i consumatori sono disposti ad acquistare ai diversi livelli di prezzo. Di solito, se il prezzo aumenta, i consumatori tendono a comprarne di meno; se il prezzo diminuisce, ne acquistano di più.
In alcuni casi il prezzo di determinati beni o servizi è stabilito dalle autorità pubbliche, come ad esempio dallo Stato (es. tasse universitarie). Nella maggior parte dei casi, però, il prezzo non è fissato dall’alto ma si forma nel mercato.
In generale, il prezzo è determinato dall’interazione tra domanda e offerta: la domanda indica quanto i consumatori sono disposti a pagare per un bene, mentre l’offerta indica quanta quantità le imprese sono disposte a produrre e mettere in vendita. L’incontro tra queste due forze determina il prezzo e la quantità scambiata sul mercato.
Il mercato
Un mercato è il luogo (in senso figurato) in cui avvengono gli scambi tra consumatori ed imprese. Esistono centinaia di mercati, ciascuno definito in base al bene scambiato (es. immobiliare, azionario, ecc.).
I principali sono tre:
- Mercato dei beni: in cui le imprese vendono i beni prodotti ai consumatori (ma anche ad altre imprese, ad esempio come input di nuovi processi produttivi);
- Mercato del lavoro: in cui i lavoratori «vendono» le proprie competenze ed il loro tempo alle imprese (consumatori che desiderano comprare);
- Mercato dei capitali: in cui l’oggetto della compravendita della transazione è un capitale finanziario (azione, titolo di stato, ecc.).
Mercati competitivi
Problema: Si cerca di capire se è meglio che vi sia un’autorità che stabilisce un “prezzo x” oppure lasciare che vi sia libera concorrenza.
La teoria economica ipotizza che l’organizzazione più efficiente di un mercato sia quella della «concorrenza perfetta» o, in altri termini, che i mercati siano «competitivi». Ovvero in un determinato mercato ci sono così tanti consumatori e così tanti produttori, che desiderano rispettivamente comprare e vendere un certo bene, che il singolo individuo (sia esso consumatore o produttore) non può influenzare il prezzo di mercato del bene.
Esempio: ad un mercato delle arance ci sono tanti venditori di arance con il loro banco, e tanti compratori che girano tra i banchi osservando la merce. Supponiamo che il prezzo al kg delle arance sia di 1 euro.
Se il singolo venditore proverà ad aumentare il prezzo a 1,10 euro non venderà più nulla, perché gli altri venditori saranno pronti a vendere la merce al prezzo originale (1 euro). Se il singolo consumatore proverà a chiedere uno sconto a 0,90 euro non comprerà nulla, perché il venditore rifiuterà l’offerta, essendoci tanti altri consumatori disposti a pagare il prezzo originale (1 euro).
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Appunti Economia della localizzazione e degli investimenti AA. 2025-2026 Giulia Stetco
[In realtà non è proprio così ma dipende anche dalla qualità e dalla pubblicità]
Se nel mercato è presente un solo venditore di arance si parla di monopolio. In questo caso il venditore, non avendo concorrenti, può influenzare il prezzo fissandolo più alto e riducendo la quantità venduta rispetto a una situazione di concorrenza. Questa situazione è negativa per il benessere sociale perché il bene prodotto in questa maniera, anziché in regime di concorrenza perfetta, viene a costare di più.
Allo stesso modo, se c’è un solo grande compratore si parla di monopsonio. Qui è il compratore ad avere potere di mercato e a poter imporre un prezzo più basso, riducendo anche in questo caso la quantità scambiata e il benessere totale.
In entrambe le situazioni la concentrazione del potere in un unico soggetto rende il mercato meno efficiente.
In competizione perfetta, le imprese agiscono come «price takers» ovvero, una volta che entrano in un determinato mercato, sanno già quale sarà il prezzo al quale dovranno vendere ogni unità di prodotto (non hanno margine di manovra, es. non possono vendere arance ad 1,50 euro/Kg).
Per aumentare i profitti, a parità di prezzo di vendita del bene, si possono ridurre i costi di produzione. Questo può avvenire, ad esempio, tramite la produzione di massa (catena di montaggio), grazie all’innovazione tecnologica (uso di robot) oppure attraverso la delocalizzazione.
Attenzione: il modello di mercato competitivo non è una rappresentazione perfetta della realtà ma, piuttosto, una semplificazione che è utile per capire il comportamento degli agenti economici che vi interagiscono (consumatori ed imprese). In alcuni casi le imprese hanno un margine decisionale sul prezzo dei beni prodotti, come ad esempio alzare il prezzo del caffè se si è l’unico bar in quella zona.
Informazioni e incentivi
Per fare funzionare i mercati in maniera efficiente sono necessari due elementi fondamentali: informazione ed incentivi. Questa teoria ci spiega come gli individui agiscano solo sulla base dei propri interessi:
- I consumatori agiscono sulla base della massimizzazione del benessere. Essi devono essere informati sul valore dei beni offerti, altrimenti non potrebbe avvenire nessuno scambio (avremmo ciò che si definisce un fallimento di mercato);
- Le imprese devono avere incentivi che massimizzino i loro profitti, altrimenti nessuno correrebbe il rischio di aprire una nuova attività.
Le economie di mercato forniscono informazione e incentivi agli agenti economici attraverso:
- Prezzi: forniscono informazione circa la scarsità (sia riferita alla qualità che alla disponibilità) relativa dei beni (ad esempio il prezzo del diamante è più alto del quarzo). Un sistema di prezzi garantisce che i beni vengano consumati dagli individui che hanno una maggiore volontà (e disponibilità economica) a consumarli. I prezzi informano le scelte dei consumatori, che di conseguenza aggiusteranno le loro scelte. Allo stesso tempo informano le imprese circa le preferenze dei consumatori.
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Appunti Economia della localizzazione e degli investimenti AA. 2025-2026 Giulia Stetco
Esempio: lo Stato impone il prezzo di 3 euro al Kg del tartufo perché è scarsamente presente. Chi lo acquista non è necessariamente chi è interessato a quel bene perché tanto si è disposti a comprarlo per quel prezzo, questo è socialmente negativo perché chi lo desidera sarà disposto a pagarlo maggiormente.
- Profitti: il desiderio di massimizzare il profitto fornisce un incentivo alle imprese a rispondere all’informazione fornita dai prezzi. Producendo ciò che i consumatori desiderano nel modo più efficiente possibile, le imprese aumentano i loro profitti. L’efficienza (ovvero la riduzione dei costi) può essere perseguita in modi diversi, ad esempio adottando nuove tecnologie, riducendo il costo del lavoro, aumentando la qualità del servizio, ecc. Allo stesso modo, anche il comportamento dei consumatori è spinto dall’incentivo di massimizzare il proprio benessere (o utilità) minimizzando la spesa.
- Diritti di proprietà: perché i profitti funzionino come incentivo, è necessario che le imprese possano detenere almeno parte dei loro profitti. Allo stesso modo, gli individui devono poter detenere parte del reddito del loro lavoro o dei loro investimenti.
Un sistema economico di mercato, basato sugli incentivi, ha un costo, rappresentato dalle diseguaglianze che esso stesso produce. Esiste un trade-off (ovvero una relazione inversa) tra incentivi e uguaglianza.
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