Tecnologia e cambiamento organizzativo
1. Concezione positivista/oggettivista
In questa concezione, che si basa su un orientamento, si assume l'idea che esista un sistema fatto di entità (cioè oggetti) e che questo sistema sia predeterminato rispetto ai soggetti agenti.
Due varianti:
- Sistema meccanico chiuso: vede l'organizzazione come un sistema chiuso verso l'esterno.
- Sistema meccanico aperto: vede l'organizzazione come un sistema capace di adattarsi all'esterno.
(Reificazione della tecnologia: trasformare in un oggetto)
Reificazione ex ante.
2. Concezione soggettivista
Concezione dell’attore, del sistema emergente. È il sistema prodotto dall’interazione tra gli attori. Qua non esistono oggetti, non esistono entità, siamo sul piano analitico.
Dal punto di vista analitico ci sono alternative migliori rispetto a quello di pensare che l’azione si svolga in un sistema predeterminato rispetto agli attori (preesiste rispetto alle scelte possibili dei soggetti agenti, si parte da degli assunti).
Qui invece si parte pensando che la realtà non preesista, ma sia il risultato di qualcosa. Il sistema è il prodotto dell’interazione tra gli attori, qui è rilevante il significato che si produce dall’interazione tra gli attori, nulla esiste già, c’è qualcosa che è prodotto dall’interazione.
Soggettivista perché dipende tutto dall’interazione dei soggetti agenti, c’è una realtà che è costruita.
Costruzione sociale dei significati: autori Bergher, Luckmann. Sto definendo un modo di guardare che parte dall’idea che non ci sia una realtà predefinita preesistente, tuttavia quella stessa realtà è prodotta dalla costruzione sociale dei significati, esiste quindi una realtà ex post, quella costruita dagli attori.
(Cultura organizzativa è il più potente strumento, ha più forza di orientare il comportamento degli attori)
Si attua una reificazione ex post.
Non abbiamo oggetti, abbiamo significati che compongono una realtà opprimente, perché esiste e ci devo fare i conti.
3. Concezione processuale
Qualsiasi reificazione dell’azione è problematica sul piano analitico.
Guarda i processi di decisione e azione di soggetti agenti, questa è irreificabile.
La reificazione dell’azione implica tutta una serie di limiti. Sia per la reificazione ex ante che per la reificazione ex post.
Quindi si usa una concezione che è per natura irreificabile, l’agire è irripetibile.
(Il cambiamento è un processo di azione).
L’unità di analisi sono le decisioni e le azioni. (Il processo di azione non è immediato vederlo).
Magritt fa un’operazione di interpretazione, “questa non è una pipa” è un dipinto della realtà, è un tentativo di dare una lettura, ci sono tante possibili rappresentazioni della realtà, non ce n’è una migliore delle altre.
La ricerca sociale è come un dipinto della realtà. Si sceglie una prospettiva.
Questioni analitiche
Per descrivere la realtà ho bisogno della teoria.
Tecnologia
Management: condurre verso un obiettivo, costruisci la realtà. La capacità di controllo verso i processi di azione è la tecnè (Τέχνη (Tecnè): il saper fare, l’abilità, la capacità. Saper fare, capacità di controllo di azioni).
Nella matrice sopra ci sono gli obiettivi, a sinistra la capacità di controllo dei processi di azione.
Capacità di controllo dei processi di azione necessari a conseguire certi obiettivi. Può essere certa o incerta. Certa: siamo in una logica di razionalità assoluta, io controllo tutto quello che mi può portare agli obiettivi, conoscenza tecnica assoluta, nulla è al di fuori del mio controllo. Incerta: non è tutto sotto il mio controllo.
Azione organizzativa composta da obiettivi e conoscenza.
- Prima circostanza: logica di computation, ottimizzazione. Il setting organizzativo è tale per cui gli obiettivi del soggetto agente sono chiari e la tecnologia è perfetta. Si può parlare di ottimizzazione solo quando gli obiettivi sono già conosciuti in precedenza e la mia capacità di conseguirli opera in un sistema chiuso.
Orientamento processuale: studiare i processi di decisione e azione del soggetto agente.
- Logica di judgement, strategia di giudizio: non domino la mia capacità di azione, trial and error. C’è una dimensione di incertezza (anche quella è conoscenza tecnica, con conoscenza tecnica imperfetta).
Ho obiettivi certi ma non ho tutte le risorse.
- Logica di compromise: perfetta capacità di controllo d’azione, tecnologia perfetta, conoscenza tecnica perfetta ma non so quale sia il mio obiettivo. Talvolta è avere più di un obiettivo, se ne hai più di uno ci sarà sempre una logica di compromesso tra obiettivo 1 e obiettivo 2, quindi qui opera una logica di soddisfazione, satisfaction, razionalità limitata intenzionale. Si prova a conseguire contemporaneamente più di un obiettivo.
- Logica di intuition: non ho obiettivi e non ho la piena capacità di controllo dei processi di azione.
Le azioni dei soggetti agenti funzionano sull’intuito, essi si basano per esempio sull’esperienza passata, usano la creatività. È un contesto in cui si può parlare di agire organizzativo.
Il management vorrebbe operare in una logica di computation, di ottimizzazione, ma quasi sempre non può.
Gli artefatti tecnologici possono entrare dentro alla capacità di controllo dei processi d’azione, permettendomi di conseguire gli obiettivi che conseguivo prima ma in maniera più efficiente (efficienza) e mi permettono di ampliare la possibilità di conseguire obiettivi (efficacia).
(Tecnologia è un insieme più ampio rispetto a innovazione tecnologica, gli artefatti tecnologici sono oggetti).
Questa matrice è quindi utile perché ci permette di discutere la prima domanda: come cambiano i processi decisionali nel lavoro high-tech?
Autonomia (αὐτονομία)
La legge che ci diamo, siamo noi protagonisti, la fonte della regolazione delle azioni, la possibilità di svolgere azioni senza condizionamenti esterni.
La fonte delle regole: chi decide le regole di azione del soggetto agente? Il soggetto agente: autonomia, qualcun altro: eteronomia.
Autonomia: si intende la possibilità di svolgere le proprie azioni senza condizionamenti esterni.
Discrezionalità: è un livello, può aumentare o diminuire, non è sinonimo di autonomia (condizione in cui il soggetto agente decide le regole delle sue azioni, chi è la fonte delle regole: il soggetto agente).
Il contenuto delle regole: possiamo chiederci se è stringente o ampio, se il soggetto agente mentre agisce può fare solo quella cosa lì o ha enorme possibilità di azione. Se la strada è segnata, per la teoria organizzativa si chiama imposizione ed è il concetto opposto a discrezionalità.
- Contenuto stringente: imposizione.
- Tanta libertà di azione, ampio: discrezionalità.
Autonomia è diverso da discrezionalità: autonomia: chi decide le regole dell'azione, discrezionalità: riguarda il contenuto dell’azione.
(L’autonomia porta alla discrezionalità? No, non c’è nessuna relazione, io soggetto agente posso darmi regole stringenti. Eteronomia e discrezionalità: il soggetto esterno mi sta dicendo che devo decidere io le regole, al soggetto esterno interessa il risultato) non so controllare.
Sul piano analitico non c’è relazione tra questi concetti:
- Autonomia non si porta dietro discrezionalità.
- Eteronomia non si porta dietro imposizione.
La teoria organizzativa sostiene che non c’è una condizione migliore (tra quelle sopra elencate), le quattro coppie non è utile misurarle in termini di meglio o peggio, meglio o peggio dipende dagli obiettivi.
La creatività, per esempio, ha bisogno dell’autonomia, non basta la discrezionalità, serve massima libertà.
La seconda domanda che ci dobbiamo fare per fare un'analisi organizzativa del cambiamento è: come cambiano le occasioni di espressione dell’autonomia nel lavoro high-tech?
Stiamo parlando di occasioni di espressione, non livello di autonomia, è in, out, chi decide questa regola di azione del soggetto agente.
Riferimenti storici
Georges Friendmann: filosofo, altri che sono legati a lui sono J.D. Reineaud, G. Deterssac, B. Maggi.
Libro importante di Friendmann è: Dove va il lavoro umano? Come fa l’uomo a stare dentro un sistema con queste regole. Il taylorismo si introduce in un contesto codificando le attività di lavoro in procedure, ciò implica l’interposizione di una separazione tra lavoro intellettuale (quello degli ingegneri: definiscono le procedure) e lavoro esecutivo (quello degli operai: eseguono). La procedura implica una separazione netta tra questi due lavori. L’autonomia è vista come un male.
Move the metal: fai andare, non fermare la catena di montaggio, il pensiero del lavoro esecutivo qui non serve, è anomalia.
T. Ohno: ingegnere. Il modello che si impone è il modello Toyota.
Autonomazione: autonomia + automazione, si dà la possibilità all’operaio di fermare la catena di montaggio, gli errori possono essere corretti durante il processo. Nasce il T.Q.M., total quality management.
Però ricorda che stiamo parlando di discrezionalità, non di autonomia. È una manifestazione della logica one best fit, serve la flessibilità, serve che tu stoppi per far funzionare il sistema in modo più fluido, in una logica di sistema aperto.
Controllo
Controllo esercitato è una forma di controllo visibile, riconoscibile, il soggetto agente sa quando è esposto al controllo organizzativo (es. carcere normale con celle).
Panopticon (greco): visione totale, controllo esercitabile: è possibile essere controllati (es. carcere panottico).
Se so quando arriva il controllo posso creare delle protezioni.
Il controllo esercitabile è più efficace di quello esercitato.
La digitalizzazione dei processi di lavoro, la datificazione, implica un tendenziale passaggio del controllo organizzativo da forme di controllo esercitato a forme di controllo esercitabile.
Terza domanda: come cambia la natura e l’esercizio del controllo nei processi di lavoro high-tech?
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