Estratto del documento

La ricerca qualitativa in educazione

Introduzione

L'educazione garantisce la trasmissione intergenerazionale del sapere, favorisce lo sviluppo della personalità dei soggetti in modo da realizzare il loro potenziale di esseri umani e, più che semplice processo di riproduzione delle conoscenze, è inserita in un sistema di rielaborazione personale dei singoli che la pongono in un confronto continuo tra prospettive diverse. Guba e Lincoln hanno definito nel 1985 la ricerca qualitativa come “naturalistica” in quanto non semplifica la complessità della vita quotidiana, che è il contesto “naturale” in cui gli esseri umani elaborano le loro rappresentazioni, e hanno affermato che non sono condizioni esterne in quanto tali a essere educative ma la loro configurazione data dalle singole persone; le componenti contestuali e le componenti soggettive entrano quindi in una relazione di reciprocità, anche se a differenza di Lincoln e Guba, che riducono l'organizzazione contestuale a una sommatoria di esperienze soggettive, l'autore sostiene che ci sia bisogno di dar attenzione anche alle condizioni materiali, culturali e istituzionali e propone un modello di razionalità inteso come “equilibrio riflessivo” per integrare il piano delle evidenze empiriche con quello concettuale. La ricerca qualitativa garantisce dettaglio d'analisi e attenzione al sistema di significati elaborato nel corso delle interazioni quotidiane tra i soggetti, anche se vi è l'impossibilità di stabilire relazioni casuali tra variabili nel contesto educativo e vi sono quindi varie minacce alla validità scientifica dei risultati dell'indagine.

Le basi razionali della ricerca qualitativa

La ricerca qualitativa, rilevante per l'attenzione verso le esperienze soggettive dei partecipanti e l'organizzazione dei contesti educativi, è considerata da alcuni limitata e insufficiente nella produzione del sapere perché influenzata dall'individualità del ricercatore e condotta senza l'uso di strumenti standardizzati che garantiscano il controllo e la replicabilità dei risultati. Esistono varie concezioni epistemologiche che intendono garantire una metodologia di indagine rigorosa e scientifica, individuate da Elgin nel 1996:

  • L'epistemologia basata su procedure perfette, caratteristica del falsificazionismo e del positivismo, non accetta come potenzialmente conoscitivi i risultati qualitativi; è previsto un campionamento statisticamente significativo ed è privilegiato il linguaggio delle variabili.
  • L'epistemologia basata su procedure pure, legata alle riflessioni post-moderne, problematizza la relazione tra linguaggio e realtà e si focalizza sugli aspetti sociali del processo conoscitivo, ma viene criticata perché rifiuta la necessità di valutare i risultati sulla base di criteri indipendenti dai valori e dagli interessi del gruppo di ricerca; non stabilisce nessuno schema condiviso e indipendente per valutare i risultati a causa di uno scetticismo verso qualunque metadiscorso; secondo Gergen si passa dalle procedure perfette a quelle pure mediante tre aspetti cruciali (dall'idea di ragione individuale alla retorica condivisa, dalla concezione di un mondo oggettivo a quella di un mondo socialmente costruito e dal linguaggio come rappresentazione della realtà al discorso come pratica sociale); Michel Foucault a questo proposito contesta l'assolutezza dei principi della razionalità scientifica, considerati “oggettivi” ma de facto “regimi di verità” prodotti dalle forme di potere, motivo per cui bisogna smascherare l'apparente neutralità delle pratiche di sapere e di educazione.
  • L'epistemologia basata su procedure imperfette, proposta dall'autore a partire dagli studi di Burbules (1995), Elgin (1996) e Howe (2003) e focalizzata sulla nozione di razionalità imperfetta o “ragionevolezza” (viene messa in discussione la razionalità) e sullo studio di casi, poiché la crescita della conoscenza è connessa alle disposizioni del soggetto invece che a regole formali da applicare; i ragionamenti euristici sono condotti secondo una strategia critica e controllata di equilibrio riflessivo, che è criterio di accettabilità razionale di questa epistemologia e mobilizza la conoscenza del ricercatore per costruire una rappresentazione approfondita e congetturale dei fenomeni indagati; tale strategia non è formalizzabile e può condurre a una rappresentazione non adeguata, perciò non è esente da difetti.

Criteri di valutazione

Epistemologia Criteri di valutazione Metodi
Basata su procedure perfette Oggettività forte Esperimenti e procedure controllate
Basata su procedure pure Nessuno Analisi testuale
Basata su procedure imperfette Equilibrio riflessivo Strategie euristiche per produrre giudizi ponderati

Alcuni temi metodologici nella ricerca qualitativa

Poiché l'interazione umana nelle indagini qualitative non è mediata da strumenti e procedure controllate, il lavoro del ricercatore pone dei problemi di fondo di cui essere consapevoli, tra cui le implicazioni della presenza fisica del ricercatore nel contesto e la questione della soggettività e della parzialità del ricercatore, che si manifesta nelle interazioni significative che instaura con i partecipanti in qualità di partecipante “marginale”, in una tensione perenne tra estraneità e confidenza/familiarità e nel rischio di una scarsa obbiettività; il ricercatore deve spesso fronteggiare un forte coinvolgimento emotivo, che potrebbe fargli proiettare il proprio vissuto in situazioni esterne con gravi problemi di attendibilità, motivo per cui è necessario stipulare un “contratto di ricerca” coi partecipanti al fine di esplicitare le aspettative e gli impegni reciproci.

Le inferenze elaborano ulteriore conoscenza e integrano i dati empirici ai concetti giungendo a risultati validi, essendo che a un piano dell'evidenza (la raccolta dei dati) segue sempre un piano dell'inferenza (la fase di congettura che orienta il ricercatore verso informazioni pertinenti nella massa di elementi potenzialmente disponibili), che richiede consapevolezza, attenzione e controllo dei rischi di distorsione, di semplificazione e di inadeguatezza; spesso è necessario l'uso combinato di tecniche diverse di raccolta dei dati, cioè della triangolazione, per ottenere risultati esenti da minacce alla validità.

I principi della ricerca educativa democratica sono:

  • La garanzia del diritto della privacy dei partecipanti (es. uso di pseudonimi e modifica di alcuni dettagli per evitarne il riconoscimento), ai quali bisogna proporre una richiesta di consenso informato.
  • La restituzione dei risultati della ricerca.
  • Un confronto tra tutti i soggetti per indagare gli ostacoli e le disuguaglianze di accesso alle risorse culturali e per sviluppare la pratica educativa in direzioni di maggiore equità.

I metodi qualitativi sono principalmente l'etnografia (che permette di riconoscere la struttura coordinata dell'attività educativa all'interno di un contesto o di una microcultura), il discorso (che, in forma simbolica, esplicita su un piano interpersonale convinzioni, idee e modelli per sottoporli a critica e discussione) e l'intervista (che indaga la strutturazione della soggettività).

I disegni di ricerca

La struttura dei disegni di ricerca qualitativa è una costruzione intellettuale complessa che richiede uno sviluppo e un processo di integrazione tra le varie fasi del lavoro al fine di garantire l'accrescimento delle conoscenze e che si evolve nel corso dell'indagine integrando in forma coerente la progressiva chiarificazione concettuale, gli obbiettivi e i vincoli accettati, in una continua ridefinizione, modifica e negoziazione con nuove scoperte; le componenti essenziali sono:

  • Gli scopi e gli obbiettivi.
  • Il quadro teorico, cioè il modo in cui il fenomeno educativo è rappresentato; vi sono esplicitati i concetti, i modelli e le conoscenze assunte dal ricercatore, oltre che eventuali studi precedenti sul fenomeno (lo stato dell'arte).
  • Le domande di ricerca, che definiscono l'andamento dell'indagine e la scelta del metodo per ottenere dati pertinenti e condurre inferenze valide; i quesiti conoscitivi in educazione sono solitamente o relativi al significato soggettivo delle esperienze o relativi a implicazioni di particolari contesti nella configurazione delle attività educative.
  • Il metodo, in cui sono inclusi la scelta dei casi (cioè i criteri di coinvolgimento dei partecipanti e i compiti a loro richiesti), la raccolta dei dati (cioè modalità, frequenza e tempi di raccolta di informazioni sul campo, coi materiali usati, come griglie di osservazione o le tracce di intervista) e l'analisi dei dati; riguardo alla scelta dei casi, Schwandt ha individuato due strategie generali, il campionamento statistico (rappresentativo dell'intera popolazione grazie all'equiprobabilità della scelta di ciascun soggetto) e la strategia teoretica od orientata dallo scopo (privilegia determinati soggetti per la loro rilevanza nella chiarificazione concettuale del problema), quest'ultima guidata da uno dei vari criteri possibili (dell'omogeneità, della massima variazione, dei casi estremi o devianti o a palla di neve); l'analisi dei dati è un processo costituito da cinque azioni epistemiche, cioè procedure inferenziali che garantiscono la validità dello sviluppo della conoscenza:
    • La fase iniziale, in cui il ricercatore riflette sui dati raccolti sul campo.
    • La fase di codifica, cioè selezione e compressione dei dati in categorie e unità tematiche.
    • La fase di generazione di strutture, cioè allontanamento da una dimensione descrittiva per ricostruire la struttura delle attività e le regole di interazione nel contesto educativo.
    • La fase di interpretazione, in cui il ricercatore propone un'argomentazione delle risposte alle domande di ricerca.
    • La fase di controllo intersoggettivo, cioè di discussione dei risultati con una comunità di ricerca per valutarne la validità.

Le ricerche etnografiche in educazione

Le ricerche etnografiche in educazione sono procedimenti di indagine empirica orientati alla ricostruzione della microcultura specifica di un contesto educativo, in particolare le dinamiche di partecipazione dei soggetti, gli scopi e i modelli culturali che guidano le regolarità dell'agire; i processi educativi sono caratterizzati dall'intreccio tra intenzionalità soggettive e circostanze sociali e si articolano in:

  • Reciprocità tra contesto educativo e soggetto in crescita.
  • Multivocalità.
  • Innovazione introdotta dalla creatività di ogni singolo soggetto in crescita.

Nelle attività educative i soggetti affrontano dei problemi sulla base di modelli culturali, che sono schemi di conoscenza diffusi all'interno di un gruppo sociale la cui funzione normativa indica le forme appropriate dell'agire sociale; dapprima presenti su un piano interpersonale, i modelli culturali vengono interiorizzati dall'individuo come forme di ragionamento e regolazione tramite l'apprendimento e hanno come peculiarità l'essere condivisi e simbolici; compito dell'etnografia in educazione è raccogliere sistematicamente ampie evidenze per ricostruire i modelli culturali di riferimento, spesso impliciti, procedendo come segue:

  • La fase preliminare prevede l'individuazione di un problema e la discussione di un disegno di ricerca con un gruppo di ricercatori.
  • Il lavoro sul campo è basato sui rapporti umani instaurati con l'osservazione partecipante.
  • La fase ricostruttiva a partire dalle evidenze raccolte, che sono scarsamente correlate all'inizio e vanno rielaborate in una visione d'insieme coerente; secondo Carspecken esistono due tipologie di analisi ricostruttiva, l'analisi strutturale (che ha per oggetto i modelli concettuali) e la ricostruzione temporale (che elabora delle norme che regolano la sequenza e il ritmo delle interazioni per realizzare degli obbiettivi dell'attività educativa).
  • La fase dialogica prevede la restituzione del resoconto di ricerca ai partecipanti, che ha come scopo un momento di discussione e valutazione critica e la stesura di un resoconto. I dati raccolti durante l'osservazione partecipante sono registrati nelle note etnografiche, composte dalle note descrittive (i.e. ciò che accade nel corso delle attività indagate) e dalle note riflessive (i.e. lo sviluppo intellettuale della ricerca, comprensivo di dubbi, valutazioni in itinere e congetture); l'impegno principale della registrazione primaria è l'obbiettività, riguardo alla quale bisogna mettere in pratica delle strategie per evitare l'effetto Hawthorne, secondo cui la presenza del ricercatore causa un'alterazione dell'attività dei soggetti.

Analisi metodologica di un classico dell'etnografia dell'educazione

La struttura metodologica dell'indagine etnografica classica di Ogbu del 1974 ricostruisce le dinamiche sociali che interferiscono col successo scolastico dei giovani della minoranza afro-americana di una città degli Stati Uniti, Stockton (California), focalizzandosi sulla scarsa efficacia dei programmi di recupero; il fieldwork è stato condotto da Ogbu con una prospettiva ampia che connetteva la scolarizzazione alle condizioni sociali di discriminazione razziale sui luoghi di lavoro e negli ambienti della classe media, dimostrando che il rendimento scolastico degli afro-americani era inficiato dalla storia delle discriminazioni perpetuate nel tempo contro la comunità dei neri.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Appunti per l'esame di Pratiche di ricerca qualitativa in educazione e pedagogia di genere Pag. 1 Appunti per l'esame di Pratiche di ricerca qualitativa in educazione e pedagogia di genere Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti per l'esame di Pratiche di ricerca qualitativa in educazione e pedagogia di genere Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti per l'esame di Pratiche di ricerca qualitativa in educazione e pedagogia di genere Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trydimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pratiche di ricerca qualitativa in educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community