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Ricerca in campo educativo

Prendere decisioni

Nella ricerca in educazione e formazione è necessario partire dalla volontà di comprendere i fenomeni educativi, utilizzando come mezzo la conoscenza dei processi educativi, al fine di assumere decisioni educative, con maggiore probabilità di essere efficaci, in presenza di alternative differenti e tramite l’utilizzo di una metodologia consapevole/inconsapevole per valutare pro e contro delle soluzioni ipotizzate. In questo senso le decisioni hanno valore scientifico se affrontate tramite i risultati della ricerca e mezzi e fini costituiscono, secondo Dewey, un continuum, in quanto sono fortemente collegati tra di loro. La ricerca della soluzione di un problema educativo implica a questo punto la necessità di un atteggiamento critico-pragmatico e il ricorso alla ricerca scientifica, il cui tardo utilizzo deriva sia dalla prevalenza di autorità di natura differente sia dalla complessità della decisione educativa, in quanto implica differenti ideologie che assumono una sintesi finalizzata all’azione educativa nella pedagogia.

Ricerca nelle scienze sociali e in educazione

L’espressione “Scienze dell’educazione” risale alla seconda metà del Novecento e tende a sostituire il termine tradizionale “Pedagogia”, ma successivamente è emersa la tendenza all’utilizzo dell’espressione al plurale (Scienze dell’educazione), con cui si intende il complesso di scienze che non si identificano nell’immediato con la pedagogia e che hanno un’area di indagine autonoma.

Studioso Concezione
Pedagogia Teoria pratica dell’educazione che riflette sui fatti educativi.
Durkheim Scienza dell’educazione: affronta le tematiche educative su base scientifica e può realizzarsi con il contributo di altre scienze sociali.
Dewey Ne “Le fonti di una scienza dell’educazione” ipotizza il progetto di una scienza che sappia coordinare i contributi delle scienze che forniscono elementi utili per le questioni educative.
De Bartolomeis Scienza dell’educazione/Pedagogia: progetto di una scienza che raccoglie i contributi di Psicologia e Sociologia dell’educazione e di Pedagogia sperimentale.

Aldo Visalberghi e Gaston Mialaret

Aldo Visalberghi sviluppa un modello circolare, chiamato “Enciclopedia pedagogica” dal significato etimologico di cultura in circolo, per visualizzare le scienze dell’educazione, suddivise in quattro settori principali, ovvero quello psicologico, sociologico, metodologico didattico e dei contenuti, a cui si associano quattro settori principali, ovvero conoscenza dell’allievo, della società, dei metodi e dei contenuti, i quali raggruppano una serie di conoscenze che l’educatore deve possedere.

Gaston Mialaret afferma che l’educazione è oggetto di conoscenza scientifica ed è indagata da una molteplicità di scienze. In questo senso ne “Le scienze dell’educazione” elabora un quadro generale delle scienze dell’educazione, proponendo una sorta di classificazione contenuta in un modello sistematico che cerchi di esplicare le relazioni tra le differenti scienze, nonostante contenga notevoli esclusioni.

Questo modello implica una particolare continuità tra le diverse scienze utili per i problemi educativi e tende a concepire la pedagogia come momento di riflessione su di essi, ma esclude la pedagogia sperimentale in quanto è un modo di utilizzare le diverse scienze dell’educazione con lo scopo di svilupparne altre.

Definizione di scienza

La scienza è, secondo Bailey nel suo “Manuale sui metodi della ricerca sociale”, colei che raccoglie dati che favoriscono la risposta a domande riguardo i diversi aspetti della società in modo tale da comprenderla. In questo senso è necessario esplicare il concetto di scienza.

Impianto logico Metodologia
Insieme ordinato di natura ipotetico-deduttiva di concetti definiti e collegati in proposizioni fondamentali, da cui altre sono deducibili per regole definite. Si tratta di un corpo di conoscenze di natura empirico-sperimentale fondato su esperienze ripetibili che autorizzano generalizzazioni e previsioni.

Per atteggiamento scientifico si intende invece una disposizione che determina un dato comportamento riguardo alcuni aspetti dell’ambiente di una specifica persona, differentemente Dewey lo intende, per negazione, come libertà dalla schiavitù, dal pregiudizio, dal dogma, e, in positivo, come desiderio di ricercare, esaminare, tracciare e discriminare conclusioni sulla base dell’evidenza dopo aver raccolto i dati possibili.

Ricerca pura e applicata

Ricerca pura e applicata sono considerate un continuo, un processo verso la costruzione di ipotesi sperimentali dalla riflessione intellettuale e dalla costruzione di modelli generali di natura ipotetico-deduttiva. In questo senso la prima agisce sul piano di elaborazione e verifica critica di teorie empiricamente non verificabili, ma utilizzabili come riferimento generico per il campo d’indagine, con la funzione di cogliere le finalità dell’azione educativa e costruire/verificare ipotesi di lavoro; la seconda, al contrario, affronta le problematiche educative e tende alla verifica di ipotesi di soluzione a problemi concreti.

Il campo d’indagine

Per “educazione” si intendono i processi di trasmissione di conoscenze e comportamenti messi in atto intenzionalmente, ma che implicano una progettualità da chi interviene, una consapevolezza da chi partecipa alla situazione educativa e lo scopo di un cambiamento coerente a quanto progettato. In questo senso il “fatto educativo” è l’azione esercitata su un soggetto/gruppo di soggetti con l’obiettivo di una modificazione profonda.

Caratteristiche delle situazioni educative:

  • Figure con ruolo di stimolo (formatori).
  • Figure destinatarie dello stimolo e dalle quali ci si aspetta il cambiamento.
  • Progetto educativo che identifichi obiettivi di apprendimento.
  • Metodo selezionato per realizzare gli obiettivi.
  • Sistema di valutazione per verificare il raggiungimento dei risultati attesi.
  • Contesto sociale/ambientale che condiziona origine, svolgimento e risultati.

Nei modelli d’indagine le ricerche sono effettuate sul campo in quanto si studia un intervento sulla realtà e sono rivolte ad un ampio gruppo di persone con caratteristiche differenti, perciò sono finalizzate a verificare come la variazione di alcuni elementi del micro contesto/contesto/sistema educativo influenzi i risultati di apprendimento dell’individuo singolo e del gruppo.

Tendenze di errore

Prima Uso inappropriato di generalizzazioni con la funzione di rassicurare chi le produce in quanto semplificano apparentemente la complessità dell’esperienza e limitano le decisioni possibili.
Seconda Assunzione di giudizi sulla base dell’autorità dell’individuo che li enuncia.
Terza Assunzione di cose che si sono fatte sempre senza chiederne il perché, la funzione e la realizzazione.
Quarta Assunzione basandosi sull’accordo della maggioranza delle persone (democrazia ≠ criterio di verità).

In “Come pensiamo” Dewey utilizza gli idola di Bacone e Locke per esplicare e rappresentare le tendenze di errore e l’abbandono dell’uso critico della ragione in quanto rappresenta quegli errori che caratterizzano gli uomini:

  • Della tribù: metodi errati radicati nella natura umana in generale.
  • Del mercato: credenze originate nelle relazioni sociali e nel linguaggio.
  • Della spelonca: credenze di un individuo particolare.
  • Del teatro: credenze tipiche del pensiero di un’epoca.

Per acquisire attitudini che ci permettano di trasformare l’azione impulsiva in intelligente è necessario quindi possedere:

  • Apertura mentale: desiderio di ascoltare una o più parti per considerare tutte le alternative e riconoscere errore anche in credenze care.
  • Sincera adesione totale: agire con entusiasmo genuino.
  • Responsabilità: considerare le conseguenze di un passo progettato ed essere disposti ad affrontare quelle di una decisione già presa.

Il metodo

Si tratta di quel percorso che stabilisce l’impianto complessivo dell’attività di ricerca e ne è costitutivo della sua scientificità. L’indagine nasce e si conclude con un giudizio, il primo è volto alla valutazione della soluzione presa come problematica, mentre il secondo alla valutazione della situazione come risolta. Tra questi due estremi si presentano cinque fasi del pensiero riflessivo:

  • Suggestioni in cui la mente si spinge davanti ad una possibile soluzione.
  • Intellettualizzazione della difficoltà avvertita in un problema da risolvere.
  • Uso di una suggestione dopo l’altra come ipotesi.
  • Ragionamento come elaborazione mentale dell’ipotesi.
  • Processo di controllo dell’ipotesi tramite azione diretta o immaginazione.

Nel momento in cui si presenta una situazione problematica è necessario formulare delle ipotesi sulla base di passato (esperienza), norme scientifiche, senso comune e regole sociali e verificare le soluzioni possibili in modo tale da raggiungere una soluzione del problema. In questo senso si individuano sei fasi di ricerca:

  • Scelta del problema e definizione delle ipotesi.
  • Formulazione del disegno della ricerca.
  • Scelta degli strumenti.
  • Raccolta dei dati.
  • Codifica e analisi dei dati.
  • Interpretazione e comunicazione dei risultati.

Il concetto di serendipità

Termine coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole che, ispirandosi a un antico racconto persiano (Viaggi e avventure dei tre principi di Serendip), gli attribuisce il significato di capacità di trovare ciò che non si stava cercando.

Il linguaggio

Affinché esista collaborazione fra i membri di una comunità scientifica è necessario che esista consenso sull’uso delle parole e sul loro significato, in quanto gli elementi linguistici sono strumenti di lavoro fondamentali. Esso si distingue in linguaggio naturale, ovvero termini polisemici e di significato relativo al contesto, e tecnico, ovvero termini di significato convenzionale e accettato da tutti i membri della comunità scientifica.

Proposizioni Descrizione
Descrittive Descrivono come/quando/modo di un fenomeno.
Esplicative Spiegano il perché di un fenomeno in esame.
Predittive Spiegano a posteriori il fenomeno analizzato e prevedono che a un dato fenomeno ne corrisponda con probabilità nota un altro.

Leggi e teorie

Il termine legge indica un’asserzione secondo la quale certi eventi sono regolarmente associati, perciò viene utilizzato per descrivere la regolarità di questa associazione quando si è raggiunta una conoscenza consolidata della relazione tra due fenomeni e si è in grado di formulare previsioni attendibili.

Si formulano quindi le cosiddette teorie, termine greco, il cui uso iniziale era la definizione congiunta di uno spettacolo e della partecipazione ad esso, che ha poi assunto il significato di pensiero speculativo in opposizione alla pratica. In questo campo d’indagine una teoria è descrivibile come una o più proposizioni interrelate volte ad esplicare un dato fenomeno sociale con lo scopo di organizzare le conoscenze, spiegare le leggi e prevederne delle nuove, ma McBurney propone altre due differenti definizioni di teoria, ovvero in senso lato l’asserzione/asserzioni riguardo le relazioni tra variabili e in senso stretto l’asserzione/asserzioni riguardo le relazioni tra variabili che implica almeno un concetto indirettamente osservabile e fortemente necessario alla spiegazione delle relazioni tra esse.

Con il termine variabile intendiamo un concetto che possiamo classificare/misurare in quanto contenente due o più categorie/valori, al contrario per costante intendiamo un valore fisso e invariabile. In questo senso un’ipotesi viene espressa come la relazione di due o più variabili, che si distinguono in dipendenti, ovvero l’effetto, cioè quelle che vogliamo spiegare e il cui valore dipende dalla variabile indipendente, e indipendenti, cioè la causa, ovvero la spiegazione ipotizzata capace di indurre un mutamento nell’altra. Inoltre delle relazioni tra variabili consideriamo il verso, positivo se per la crescita della variabile x cresce anche la y e negativo se y diminuisce, l’intensità, espressa in termini di correlazione, e la simmetria/asimmetria, simmetrica se al mutare di una muta l’altra e viceversa, asimmetrica se x muta e anche y, ma non avviene il contrario.

Infine esistono diverse tipologie di variabile:

  • Fisiche: variabili di cui è possibile un’osservazione diretta.
  • Non fisiche: variabili che si riferiscono a concetti indirettamente osservabili.
  • Qualitative: variabili di cui varia il genere.
  • Quantitative: variabili di cui varia la grandezza.
  • Continue: variabili il cui numero di intervalli possibile è infinito.
  • Discrete: variabili le cui misurazioni procedono a salti.

Misurazione

Processo in cui concetti astratti vengono collegati ad indicatori empirici tramite un piano organizzato per classificare e/o quantificare. In questo senso definiamo misura diretta l’operazione che si effettua confrontando la grandezza da misurare con un’altra grandezza ad essa omogenea presa come campione. La ripetizione di una misura consente di limitare il rischio di errore, difatti ognuna consente l’approssimazione al cosiddetto valore “vero” di una grandezza, cioè a questo punto la media delle misure prese di una grandezza quando il loro numero cresce indefinitivamente.

Errori di misura

Errori di misura Descrizione
Dello strumento di misura Difetto nello strumento di rilevazione.
Del metodo di misura Impianto teorico inadeguato.
Dell’esecuzione della misura Variazione del comportamento del rilevatore.
Accidentale/casuale Fattori imprevedibili difficili da considerare.
Del processo di campionamento Errori di selezione delle unità sulle quali si svolge la misura.

Scale di misura

Scale nominali

Classificazione: raggruppare elementi a partire da una caratteristica, distinguendo tra simili e diversi e associando numeri con valore puramente simbolico → se appropriata le classi saranno omogenee anche rispetto ad altre caratteristiche non prese in considerazione.

Operazione possibile: equivalenza con proprietà di simmetria e transitività.

Operazione ammissibile: trasformazione.

Strumenti statistici utilizzabili: frequenze/moda per descrizione, Test chi quadro/binomiale per l’inferenza e coefficiente di contingenza per l’associazione.

Scale ordinali

Elementi raggruppabili in categorie tra cui è possibile stabilire una relazione di ordinamento in quanto possiedono una data misura/caratteristica, che non si può però con certezza quantificare, la scala si presenta quindi come una graduatoria che non definisce la distanza tra un elemento e l’altro, in cui la posizione occupata viene definita rango e la relazione viene indicata con l’espressione “maggiore di” e con la notazione → ʽ’ “.

Proprietà formali: transitività.

Operazioni ammissibili: trasformazioni monotone che lasciano inalterato l’ordine.

Strumenti statistici: mediana e percentuali per la descrizione e l’inferenza, test e correlazioni per ranghi e per l’associazione.

Scale a intervalli (cardinale)

Possiedono tutte le caratteristiche di una scala ordinale, ma è anche possibile definire la distanza tra ciascuna coppia di elementi, ciò richiede la determinazione di un’unità di misura, come riferimento comune con cui esprimere gli intervalli, e una misura replicabile, mentre l’unità di misura e lo zero sono arbitrari.

Proprietà formali: le differenze tra gli elementi della scala devono formare un insieme isomorfo, cioè con le stesse caratteristiche rispetto l’aritmetica.

Operazioni possibili: trasformazioni che non alterano la struttura intervallare (es. trasformazioni lineari).

Strumenti statistici: metodi parametrici.

Scale di rapporti (cardinale)

Possiedono tutte le caratteristiche delle scale a intervalli, ma anche un punto di zero assoluto (fisso), inoltre non prevede di norma numeri negativi.

Operazioni ammissibili: addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione.

Le scelte del ricercatore

Fattori che incidono nella scelta della ricerca

La ricerca nasce dalla consapevolezza di una situazione problematica e dall’ipotesi che esista una soluzione del problema che ristabilisca l’equilibrio complessivo. In questo senso nella scelta della situazione problematica e nella definizione delle ipotesi intervengono alcuni fattori condizionanti.

Paradigma scientifico Ideologia della comunità scientifica a cui il ricercatore appartiene, cioè il quadro di riferimento/prospettiva attraverso cui si relaziona con il proprio campo d’indagine.
Valori del ricercatore Finalità che condizionano la scelta della situazione problematica, la definizione delle ipotesi, la metodologia e le modalità di conduzione della ricerca.
Interni Approccio generale e strumentazione tramite cui il ricercatore tende ad affrontare la verifica delle ipotesi e da cui dipendono la scelta.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaBeatrice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagagia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lucisano Pietro.
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