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Pedagogia speciale

Contesti competenti per la promozione di una cultura educativa inclusiva, a cura di Elena Malaguti, rivista: Infanzia

Introduzione

  • L'educazione inclusiva contemporanea pone l’attenzione sui contesti e sulla loro accessibilità, senza escludere però i processi di integrazione e il tener conto delle singole peculiarità di ognuno: per esempio, in presenza di una condizione di disabilità (singola peculiarità) è necessario osservare e modificare i contesti.
  • L’attenzione ai contesti, processi e cambiamenti comporta lo spostamento da un’idea di stabilità, rigidità a un’idea di cambiamento.
  • Il nostro organismo ha bisogno di regolatori del rapporto individuo-ambiente e questi possono essere: (Bronfenbrenner)
    • Microsistema: contesto immediato: relazioni interpersonali, familiari, amicali.
    • Mesosistema: servizi educativi, scuola.
    • Esosistema: elementi che influenzano la vita dei bambini senza averne una relazione diretta.
    • Macrosistema: cultura.
    Questi elementi regolatori del rapporto individuo-ambiente costituiscono la comunicazione e il linguaggio: c’è una differenza tra linguaggi non verbali e comunicazione non verbale.
  • L’ambiente/contesto deve essere considerato come il terzo educatore (Malaguzzi), considerando la qualità degli spazi al pari dei processi di apprendimento: contesti non sono mai neutri, ma mediatori di relazioni e devono essere progettati per garantire a tutti (bambini e educatori) di sentirsi a proprio agio per sperimentare insieme.
  • Canevaro dice: i contesti devono essere capaci di collegare elementi familiari (casa, cultura) con altri che lo sono meno (scuola): questa è stata messa in pratica attraverso l’introduzione dello “sfondo integratore”: cioè è importante progettare contesti e favorire opportunità di apprendimento che stimolino l'interesse, la curiosità e la partecipazione in ambienti eterogenei, rispettando però le peculiarità di ciascuno all'interno di uno sfondo capace di integrare le differenze.
  • Questa prospettiva si può connettere con l'approccio proposto da Booth e Ainscow (2008): sostiene che i contesti inclusivi si realizzino attraverso un lavoro contemporaneo su tre dimensioni: quella culturale, quella della politica educativa, quella delle pratiche: strumento da loro elaborato: “index for inclusion”: ha l'obiettivo di individuare degli indicatori che possono aiutare le scuole a monitorare i propri punti di forza e di debolezza rispetto alla capacità di essere inclusive, per facilitare così un miglioramento.
  • L’inclusione educativa coinvolge tutti gli attori dei servizi educativi (pedagogisti, educatori, bambini, famiglie) e del territorio (comune, aziende sanitarie, terzo settore), che condividono la responsabilità del processo inclusivo e dell’organizzazione dei servizi educativi.

Cornice di riferimento: collaborazione tra il Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna e il coordinamento territoriale della Città metropolitana di Bologna

  • La collaborazione tra università e servizi per l’infanzia è finalizzata alla necessità di costruire conoscenze affidabili e trasferibili come strumenti di lavoro dell’équipe pedagogica: un esempio: accordo con scienze dell’educazione, che prevede una ricerca di durata pluriennale sull’inclusività nei nidi e nelle scuole dell'infanzia dell'area metropolitana: ha l’obiettivo di offrire al personale: teorie, metodi e strumenti capaci di evidenziare gli aspetti educativi su cui intervenire (spazi, tempi, materiali, gruppi…), in questo modo si possono progettare contesti inclusivi che tengano conto di tutte le diversità dei bambini.

Il gruppo “im-perfette condizioni”: percorso di ricerca formazione volto al monitoraggio dei contesti educativi 0-6

  • “Im-perfette condizioni” è un gruppo di lavoro formato da coordinatori pedagogici che lavorano nel territorio di Bologna, all’interno di servizi tutti i giorni e quindi sono a stretto contatto con tutte le figure che ne fanno parte, nasce nel 2019 grazie a Sandro Bastia, il quale grazie alla sua esperienza come coordinatore pedagogico e agli studi di Andrea Canevaro, decide di riflettere su come viene affrontata la presenza di bambini con disabilità e condizioni di fragilità, a rischio di esclusione.
  • Il problema che cercano di risolvere in questo momento storico è attivare processi di inclusione in ambito 0-6, che siano efficaci e efficienti? Il compito del coordinatore pedagogico è quello di dialogare con tutti questi soggetti che lavorano nei servizi.
  • Il gruppo “im-perfette condizioni” avvia una collaborazione con il dipartimento di scienze dell’educazione e in particolare con la prof. Elena Malaguti per quanto riguarda la questione relativa alla progettazione del PEI (piano educativo individualizzato) secondo un approccio biopsicosociale (1) e la questione relativa alla gestione dei contesti (2): 1: tutti hanno sottolineato l’importanza del nuovo approccio biopsicosociale, nel quale “sociale” riguarda la parte delle competenze che deve avere un pedagogista, 2: perché un bambino cresca sano e in modo armonico il suo contesto deve essere di qualità e buono, quindi quale tipo di contesto vogliamo? Accogliente e inclusivo: a questo punto il gruppo si è domandato se i contesti 0-6 da loro coordinati fossero davvero inclusivi per tutti (bambini, insegnanti, famiglie) e per capirlo ha deciso di usare uno strumento anglosassone “index for inclusion”.
  • Index for inclusion: sviluppato da Ainscow e Booth/prodotto e pubblicato dallo CSIE di Bristol (Centre for Studies on Inclusive Education), essendo pensato su un contesto sociale diverso, il gruppo ha dovuto prima adattarlo all’Italia (si rivolgeva a una fascia d’età più ampia, è stato adattato per 0-6 anni): il nuovo strumento adattato è stato chiamato “index per inclusione 0-6 anni con glossario”, che dopo varie prove, oggi viene usato da tutti i coordinatori pedagogici: non rappresenta uno strumento definitivo, infatti i processi di inclusione sono ambienti molto complessi e dinamici e sarebbe impossibile comprenderli senza strumenti flessibili e modificabili: è un documento in cui sono condivise e confrontate tutte le prassi educative (proposte rivolte a bambini, strategie professionali e organizzative che incidono sulla qualità del servizio) realizzate in quel servizio: scopo: avviare un processo di auto formazione e automonitoraggio in cui non esiste una figura esterna che giudica, ma è il gruppo stesso a farlo (azione di automonitoraggio e automiglioramento).

Questo documento è necessario che ci sia una chiarezza dei contenuti, per evitare fraintendimenti: per questo motivo il gruppo “im-perfette condizioni” ha realizzato un glossario su alcune parole chiave (comunicazione operativa, sos

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia_giusti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Malaguti Marco.
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