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Scienza delle finanze – secondo parziale

Imposta sul reddito delle persone fisiche – IRPEF

Le imposte sono prelievi coattivi di denaro che si giustificano a partire dal concetto di capacità contributiva, cioè la capacità di un soggetto di contribuire al finanziamento della spesa pubblica.

Le imposte hanno quattro componenti principali:

  1. Presupposto: situazione di fatto alla quale la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta. Il presupposto dell’IRPEF è il possesso di un reddito, in denaro o in natura (ad esempio, reddito composto da stock options). Il possesso di un reddito fa sì che scatti il presupposto dell’imposta. Ogni imposta è regolata da un proprio presupposto.
  2. Base imponibile (B): traduzione quantitativa del presupposto. Valore o grandezza a cui si commisura l’imposta. La base imponibile è una grandezza sulla quale poi sarà calcolata l’imposta. Espressa in termini monetari.
  3. Aliquota (t): quota di imposta per unità di base imponibile. Espressa in termini percentuali.
  4. Debito d’imposta (T): T = t * B

Distinzione tra imposte dirette e indirette

Distinzione tra:

  • Imposte dirette: colpiscono una manifestazione immediata della capacità contributiva (IRPEF, IRES, IMU). Il reddito esprime la capacità contributiva: l’imposta colpisce il reddito al suo manifestarsi. Per il solo fatto di possedere un reddito o un patrimonio, il contribuente viene assoggettato ad imposta.

Le imposte dirette a loro volta si suddividono in:

  1. Imposte personali (IRPEF): tengono conto della situazione personale del contribuente. Vengono calcolate sulla base delle caratteristiche proprie di ciascuno. Ad esempio, IRPEF: viene calcolata sulla base di caratteristiche personali come i figli a carico, il lavoro, determinate spese (spese mediche) sostenute…
  2. Imposte reali (IRES): prescindono dalla situazione personale del contribuente e fanno riferimento esclusivo all’esistenza di una certa materia imponibile (ad esempio, il possesso di una casa). Si colpisce direttamente la materia imponibile, prescindendo dal soggetto che la possiede.
  • Imposte indirette: colpiscono una manifestazione mediata della capacità contributiva attraverso indici legati ad un comportamento (ad esempio, il consumo per l’IVA) o ad atti specifici (ad esempio, trasferimenti di proprietà per l’imposta di registro). Il comportamento dell’individuo dimostra che esso è in possesso di redditi da assoggettare a tassazione.

Aliquota media e aliquota marginale

Consideriamo:

  • Il reddito y come base imponibile per l’applicazione dell’imposta
  • L’aliquota di imposta t
  • Il debito d’imposta T

Definiamo quindi:

  1. Aliquota media: rapporto tra imposta (carico fiscale) e reddito. Percentuale di reddito che l’individuo paga di imposta: =
  2. Aliquota marginale: variazione del debito d’imposta alla variazione unitaria del reddito. Indica di quanto varia l’imposta per una variazione di un’unità di base imponibile. È la derivata prima della variazione dell’imposta rispetto alla variazione del reddito: ′ () =

Ad esempio: se il reddito aumenta di 1 €, di quanto aumenta l’imposta? Se l’aliquota marginale è del 20%, vuol dire che per ogni euro in più di reddito, pago 20 centesimi di imposta in più.

Spesso, quindi, aliquota media e aliquota marginale non coincidono.

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Imposta proporzionale, progressiva e regressiva

Ulteriore distinzione tra:

  1. Imposta proporzionale: l’imposta cresce alla stessa velocità del reddito. Tutti i contribuenti pagano a titolo d’imposta la stessa quota del loro reddito.
  • L’aliquota media è costante all’aumentare del reddito
  • L’aliquota marginale è uguale all’aliquota media
  1. Imposta progressiva: l’imposta cresce più che proporzionalmente rispetto al reddito.
  • L’aliquota media aumenta all’aumentare del reddito
  • L’aliquota marginale è maggiore dell’aliquota media

In generale, è l’imposta maggiormente utilizzata dai Paesi perché redistribuisce meglio il carico fiscale dai poveri ai ricchi. Secondo la maggior parte degli analisti, per essere verticalmente equo un sistema fiscale deve essere caratterizzato dalla progressività.

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Gli strumenti che possono essere utilizzati per rendere un’imposta progressiva sono tre:

  1. Progressività per scaglioni: si identificano scaglioni successivi di reddito e sulla parte di reddito propria dello scaglione si applicano aliquote specifiche crescenti al crescere del reddito.

→ In Italia: la Costituzione impone al sistema tributario la progressività art. 53 Costituzione, secondo comma: il sistema tributario è formato su principi di progressività. Abbiamo 5 scaglioni di reddito:

  1. Progressività per deduzione: le deduzioni sono importi che il contribuente sottrae dal reddito complessivo al fine di determinare il reddito imponibile.

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  1. Progressività per detrazione: le detrazioni sono importi che il contribuente sottrae all’imposta lorda al fine di determinare l’imposta netta da versare allo Stato.

Riassumendo:

In Italia, non abbiamo solo gli scaglioni. Per costruire la progressività abbiamo tutti e 3 i metodi.

La progressività può essere un combinato operare di tutti i 3 i meccanismi visti. In generale, basta solo uno dei 3 strumenti (scaglioni, deduzione, detrazione) per garantire la progressività dell’imposta.

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In molti sistemi fiscali i 3 strumenti sono presenti insieme:

( = * − ) − con t che rappresenta le diverse aliquote applicate a ciascuno scaglione.

Applicare tutti e 3 i sistemi rappresenta un modo per rafforzare la progressività.

  1. Imposta regressiva: è il contrario della progressiva
  • L’aliquota media diminuisce all’aumentare del reddito
  • L’aliquota marginale è minore dell’aliquota media

Equità verticale e orizzontale

L’equità fiscale è una questione molto sentita dai cittadini in tutto il mondo. Equità significa redistribuzione. Non ci sono dei criteri assoluti per stabilire se vi sia un’equa redistribuzione. Nella misurazione dell’equità fiscale di un sistema tributario sono da considerare due obiettivi redistributivi:

  • Equità verticale: il principio secondo il quale individui con una maggiore capacità contributiva dovrebbero pagare maggiori imposte rispetto a individui con una minore capacità contributiva. Le imposte proporzionali e progressive sono eque verticalmente, anche se l’imposta progressiva soddisfa meglio questo principio.

La preoccupazione per l’equità verticale è motivata da una funzione di benessere sociale utilitaristica che prescrive una redistribuzione dai gruppi di consumo con utilità marginale più bassa a quelli con utilità marginale più alta nella società. Per misurare l’equità verticale si utilizzano le aliquote medie e marginali.

  • Equità orizzontale: il principio secondo il quale individui con la stessa capacità contributiva dovrebbero essere trattati allo stesso modo dal sistema tributario.

Vedremo che se esprimiamo la capacità contributiva in termini reddituali non è detto che sia equo un sistema dove due contribuenti con lo stesso reddito paghino le stesse imposte: ad esempio, uno dei due potrebbe avere dei figli a carico e quindi più spese e dovrebbe pagare meno imposte (la sua capacità contributiva è minore anche se ha lo stesso reddito dell’altro contribuente). Il reddito non è infatti un’espressione perfetta della capacità contributiva: è una proxy.

Reddito imponibile e capacità contributiva

Come può essere espressa la capacità contributiva? → La capacità produttiva deve essere espressa attraverso la proxy del reddito, su cui applicare l’imposta.

Reddito Imponibile (y) = Base Imponibile (B)

Due questioni di fondo:

  1. Quale reddito dobbiamo considerare?
  2. Quale unità impositiva dobbiamo prendere in considerazione per applicare l’imposta?

Ad esempio, prendiamo l’individuo e i suoi singoli redditi oppure la famiglia e sommiamo tutti i redditi dei componenti della famiglia?

Quale reddito dobbiamo considerare?

In letteratura ci sono 3 definizioni di reddito imponibile:

  1. Reddito prodotto: vengono tassati tutti i redditi di capitale RC (ad esempio, dividendi, interessi obbligazionari, proventi da fondi comuni di investimento…) e i redditi di lavoro RL.
  2. Reddito entrata (Haig-Simons): amplia la definizione di reddito imponibile. Vengono tassati i redditi di capitale, i redditi di lavoro e le plusvalenze. Le plusvalenze possono essere:
  • Maturate: incremento di valore nel tempo. Non c’è una cessione.
  • Realizzate: dopo aver operato una cessione nel mercato e il prezzo di vendita > del prezzo di acquisto.
  1. Reddito consumo: la base imponibile è il consumo del contribuente. Il reddito imponibile è solo la parte utilizzata per il consumo. Il reddito risparmiato non è soggetto a tassazione.

Noi utilizzeremo il concetto di reddito entrata.

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Esempio: reddito entrata

Esempio: reddito entrata

Patrimonio di un generico contribuente: è alimentato da fonti. Gli impieghi sono come utilizzo il patrimonio.

Fonti = livello iniziale del patrimonio PI (1000), reddito (reddito di lavoro = 80, plusvalenze = 20)

Impieghi = consumi (60)

Patrimonio finale PF = PI + Reddito – Consumi = 1000 + 100 – 60 = 1040

PF = PI + R – C

PF – PI + C = R

→ ΔP + C = R il reddito è in parte allocato a consumo e in parte definisce la variazione del patrimonio (una sorta di risparmio).

Il concetto di reddito entrata è quindi un concetto omnicomprensivo e prende in considerazione tutti i redditi.

→ Può essere visto come il consumo potenziale di un individuo durante l’anno tutto il reddito è potenzialmente consumabile. In questo caso 60 di reddito sono stati effettivamente consumati, gli altri 40 che hanno incrementato il patrimonio potevano essere potenzialmente consumati.

R = consumo effettivo + ogni incremento del patrimonio

Quale sarebbe stata la differenza con le altre due nozioni di reddito?

  • Se avessimo preso il concetto di reddito prodotto, la tassazione sarebbe stata solamente 80 (i redditi di lavoro), perché la plusvalenza non è tassata.
  • Se avessimo preso il concetto di reddito consumo, avremmo tassato solo il consumo effettivo di 60.

Non è sempre detto che il concetto di reddito entrata esprima sempre una maggiore base imponibile rispetto al reddito.

→ Consumo in questo caso il reddito tassato con il reddito entrata (100) è maggiore del reddito consumo (60). Ma immaginiamo che il contribuente invece di consumare 60, consumi 110 durante l’anno. Il contribuente sta consumando tutti i redditi prodotti nel periodo (100) e per i restanti 10 va ad intaccare il patrimonio iniziale attingendo a risparmi pregressi. In questo caso il patrimonio finale sarebbe stato pari a 990: i redditi ottenuti durante l’anno non sono sufficienti a soddisfare i consumi.

→ Per questo motivo il reddito entrata tassa il consumo potenziale annuo vengono tassati tutti i redditi conseguiti durante l’anno, ma senza intaccare il patrimonio iniziale. Non vengono tassati eventuali consumi superiori al reddito che attingono dal PI. Con il reddito entrata verranno tassati comunque 100.

Il reddito consumo, invece, tassa tutto il consumo effettivo, anche se va ad intaccare il patrimonio iniziale. Verranno tassati tutti i 110 di consumo.

→ Reddito entrata definito anche reddito di Haig-Simons: in base al principio di comprehensive income di Haig-Simons le risorse tassabili sono date dal consumo potenziale dell’individuo durante l’anno. Consumo potenziale annuo = consumo totale durante l’anno più ogni incremento di ricchezza.

→ Vantaggio del reddito entrata rispetto al reddito prodotto con il reddito prodotto tassiamo l’individuo solamente per 80. Se prendiamo due individui X e Z:

  • X: redditi di lavoro pari a 100
  • Z: redditi di lavoro 80 + plusvalenze 20 = 100 reddito complessivo

Con il reddito prodotto tassiamo 100 per X e solamente 80 per Z, quando il reddito complessivo dei due individui è uguale e pari a 100. La base imponibile è maggiore per X rispetto a Z, a parità di reddito. Il reddito prodotto avvantaggia Z. Questo non è equo orizzontalmente: a parità di reddito, Z ha una minore base imponibile. La loro capacità contributiva è uguale, X e Z dovrebbero pagare le stesse imposte.

Vantaggi del reddito entrata

Vantaggi reddito entrata:

  • Migliora l’equità verticale perché coloro che hanno più risorse pagano di più, indipendentemente dalla forma in cui le ricevono e le spendono. Non si discrimina in base alle modalità con cui vengono generati i redditi.

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  • Migliora l’equità orizzontale, garantendo che individui identici in termini di risorse paghino lo stesso ammontare d’imposta, indipendentemente dalla forma in cui le ricevono o le spendono. Con il reddito entrata X e Z avrebbero la stessa tassazione.

Problemi del reddito entrata

Problemi del reddito entrata:

  • Il reddito entrata in alcuni casi potrebbe essere diverso dalla capacità contributiva. È sicuramente migliore rispetto al reddito prodotto, ma bisogna riuscire a ricondurre il reddito entrata alla nozione di capacità contributiva. Per farlo, bisogna correggere il reddito entrata in modo tale da renderlo il più simile possibile alla capacità contributiva: si apportano delle deviazioni, degli aggiustamenti.

Quando si applicano queste deviazioni? Ci sono alcuni casi:

  1. Reddito entrata = PF – PI + C

Spese non desiderate, presenti all’interno della variabile consumo. Esistono delle spese non desiderate dal contribuente, delle spese obbligate (non discrezionali). Un esempio di queste spese sono le spese mediche o le spese per l’assistenza di persone disabili.

Queste spese dovrebbero rientrare nella voce consumo, secondo il reddito entrata. Ma questo non è giusto: non è giusto tassare queste spese, perché non rappresentano la reale capacità contributiva, essendo spese obbligate. Le spese non desiderate riducono la capacità contributiva: vengono quindi esentate, escluse dal reddito entrata.

→ Si opera una deduzione delle spese non desiderate dai consumi e dal reddito: − = − + −

  1. Spese di produzione del reddito stesso

Sono spese presenti all’interno dei consumi che sono associate alla produzione del reddito.

Ad esempio, un libero professionista per generare dei redditi deve sostenere dei costi di struttura e quindi dei consumi. Non sono dei consumi di natura privata, sono spese di natura professionale come l’affitto per avere un ufficio, i libri per l’aggiornamento professionale, i convegni… Per un imprenditore le spese relative alle attrezzature per svolgere l’attività.

Tutte queste spese sono dei consumi, ma tendenzialmente i costi correlati al reddito non vengono tassati e vengono esclusi dalla base imponibile perché non rappresentano la capacità contributiva. Per questa tipologia di spese, anche in questo caso, si operano delle deduzioni: − = − + −

Qualsiasi costo ammissibile sostenuto per svolgere un’attività dovrebbe essere dedotto dall’imponibile.

Il problema in questo caso è capire quali spese siano effettivamente deducibili e quali no: i consumi privati che non servono a generare compensi professionali non sono deducibili.

  • Problema legato alla presenza di esternalità positive.

R = PF – PI + C

  1. Se all’interno dei consumi sono presenti delle attività ritenute meritorie come le erogazioni liberali e le donazioni (donazioni a enti caritatevoli, donazioni alla ricerca…), queste sono da tassare e da includere all’interno della base imponibile?

Le donazioni, in assenza di un’agevolazione fiscale, sarebbero sottodimensionate: le erogazioni liberali come le donazioni sarebbero insufficienti in assenza di agevolazioni fiscali. Le donazioni creano delle esternalità positive: per colui che dona si ha un costo privato, ma i benefici sono pubblici/sociali.

In presenza di esternalità positive, il bene (in questo caso la donazione) potrebbe essere sottoprodotto. Come si fa ad aumentare la quantità di donazioni? Si cerca di renderle meno onerose e quindi di agevolarle, consentendo una deduzione dal reddito. In questo modo, le donazioni aumentano e anche i benefici per la società stessa.

  1. Deduzione degli interessi passivi sui mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa (soprattutto USA).

L’agevolazione ha una finalità di incremento dell’acquisto delle abitazioni. Se si applica una deduzione degli interessi passivi sull’acquisto della casa, si rende più agevole l’acquisto della stessa. L’idea di fondo è la presenza di esternalità positive associate in questo caso all’acquisto di una casa: la letteratura vede in questa possibilità un aumento delle case acquistate piuttosto degli affitti. Se non concedo una pari deduzione sui canoni di locazione, l’individuo a parità di altre condizioni, tra i due costi preferisce sostenere

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quello di acquisto della casa. In questo modo si hanno esternalità positive: l’aumento del numero delle case di proprietà aumenta il valore delle case circostanti, perché si cura di più un’abitazione di proprietà piuttosto di un’abitazione in affitto. In realtà, l’evidenza empirica non conferma un incremento del numero di case di proprietà grazie a questa agevolazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.zanin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Dal Santo Francesco.
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