Scienza delle finanze
Introduzione e debito pubblico
Studiare scienza delle finanze significa studiare il ruolo e l'intervento dello Stato nell'economia, in un sistema economico basato sul mercato. La scienza delle finanze è anche definita economia pubblica o economia del settore pubblico.
Le quattro domande della scienza delle finanze
1. Quando lo Stato dovrebbe intervenire nel sistema economico di mercato?
Per rispondere a questa domanda, ci si rifà ad alcuni concetti di microeconomia. La prima domanda si basa su un assunto: il 1o Teorema dell'economia del benessere (analisi di Adam Smith) = l'equilibrio di mercato concorrenziale (concorrenza perfetta) è un ottimo paretiano. L'implicazione di questa teoria è che il punto di equilibrio, e quindi di efficienza, è raggiungibile senza l'intervento dello Stato. L'equilibrio di mercato concorrenziale è l'esito più efficiente per la società: il libero aggiustamento dei prezzi garantisce che in equilibrio di mercato concorrenziale l'offerta eguagli la domanda. Il mercato concorrenziale porta un esito efficiente in cui si trova una combinazione di prezzi e quantità ottimali, P* e Q*: in quel punto, l'utilità di un individuo non può aumentare, se non a discapito dell'utilità di un altro individuo (punto di ottimo paretiano).
Ma allora perché lo Stato dovrebbe intervenire se tutto è risolto con la mano invisibile di Adam Smith? Lo Stato interviene per due ragioni:
- Esistono fallimenti di mercato: cioè problemi a causa dei quali un'economia di mercato genera un esito che non massimizza l'efficienza sociale totale. Se l'equilibrio concorrenziale non conduce all'esito che massimizza l'efficienza, un miglioramento potenziale è conseguibile attraverso l'intervento pubblico. Tuttavia, il fatto che l'esito del mercato privato non massimizzi l'efficienza non implica che l'intervento dello Stato consegua necessariamente un miglioramento dell'efficienza. Ragioni di efficienza. Funzione allocativa dell'intervento pubblico.
- Esigenze di redistribuzione delle risorse: ragioni di equità. Anche se il mercato funziona bene, l'esito efficiente non sempre è socialmente desiderabile. Funzione distributiva dell'intervento pubblico. La redistribuzione consiste nel trasferimento di risorse da alcuni gruppi ad altri all'interno della società.
Il primo teorema dell'economia del benessere si realizza, a livello teorico, solo in assenza di:
- Esternalità. Sono di due tipi:
- Positive. Esempio: vaccini. Il vaccino per definizione è un bene privato: l'individuo per vaccinarsi dovrebbe sopportare un costo. Chi non si vaccina pensa di poter beneficiare della minore diffusione del virus grazie al fatto che gli altri si vaccinano al posto suo: beneficia dell'esternalità positiva prodotta da altri. In questa situazione, le persone tendono a vaccinarsi meno (costo economico del vaccino). La quantità di vaccini è inferiore alla quantità ottimale. Lo Stato interviene per riportare la quantità di vaccini al livello ottimale, offrendo a tutti i cittadini vaccinazioni gratuite. Oppure lo Stato può imporre l'obbligatorietà del vaccino, definendo già la quantità ottimale Q*.
- Negative. Esempio: inquinamento. La produzione di un'impresa ha effetti negativi sulla produzione di un'altra impresa o sugli individui e sulla collettività. Un'impresa quando produce e inquina interiorizza solo il suo costo marginale di produzione e non il costo sociale dovuto all'inquinamento. Il costo complessivo, privato e sociale, è maggiore rispetto al suo costo marginale: se l'azienda non interiorizza il costo sociale, produce di più di quello che dovrebbe, perché ha un costo marginale più basso di quello che dovrebbe avere. L'effetto dell'intervento dello Stato è quello di farle produrre meno, per farla inquinare meno. Questo viene fatto solitamente applicando delle imposte sulle emissioni.
- Beni pubblici. Un bene pubblico è un bene connesso al concetto di sovranità dello Stato, è un bene collettivo, è un bene che non ha mercato. Esempi: giustizia, sicurezza dello Stato, difesa nazionale, illuminazione delle strade. I beni pubblici hanno due caratteristiche:
- Beni non rivali nel consumo: il mio consumo non intacca il consumo di un altro individuo. Il fatto che io disponga della difesa nazionale, non preclude a un altro di disporne: entrambi possiamo usufruire contemporaneamente dello stesso bene.
- Beni non escludibili dal consumo: non si può introdurre un meccanismo di prezzo per escludere qualcuno dal consumo. Non posso applicare un prezzo alla difesa nazionale e precludere chi non paga quel prezzo dalla difesa in caso di attacco nemico.
- Asimmetrie informative: meccanismi per i quali una delle due parti contrattuali ha a disposizione più informazioni dell'altra. Esempio: assicurato (più informazioni) e assicuratore.
- Monopoli/oligopoli: situazioni in cui una o più imprese hanno a disposizione quote di mercato rilevanti, tali da pregiudicare la concorrenza nel mercato. Lo Stato interviene con interventi legislativi (leggi antitrust, legge antimonopolistica).
Basta che una sola di queste condizioni si verifichi e il mercato fallisce: lo Stato deve intervenire per riportare il sistema in efficienza, ristabilendo le condizioni ottimali.
Per correggere una situazione in cui il mercato è efficiente ma la distribuzione delle risorse è iniqua, ci si rifà al 2o Teorema dell'economia del benessere: mediante un'adeguata redistribuzione delle risorse iniziali, ogni allocazione pareto efficiente è ottenibile come equilibrio di concorrenza perfetta. Invece di intervenire sui meccanismi di scambio, lo Stato dovrebbe correggere la distribuzione iniziale delle risorse in base ai giudizi di valore della collettività (ad esempio negli Stati Uniti l'importanza dell'equità non è così sentita nella società: forti disuguaglianze sociali) e consentire poi agli individui di interagire liberamente nel mercato (sempre che questo funzioni). Tuttavia, questo è molto difficile da effettuare: la redistribuzione della ricchezza tra ricchi e poveri comporta delle complicazioni. Solitamente, la redistribuzione di risorse da un gruppo all’altro comporta delle perdite di efficienza (inefficienze), delle distorsioni: queste perdite avvengono perché l'atto della redistribuzione spinge gli individui a modificare il proprio comportamento e a discostarsi dal punto di massimizzazione dell'efficienza. Esiste un trade-off tra equità ed efficienza. Esempi: imposte sul reddito, maggiore aliquota IVA. Ma questo cosa comporta? Si lavora di meno, si consuma di meno. Intervento distorsivo: si creano delle inefficienze.
2. Come lo Stato dovrebbe intervenire nel sistema economico di mercato?
Gli approcci di intervento dello Stato sono molteplici:
- Tassare o sussidiare le vendite o gli acquisti privati. Un modo per correggere i fallimenti del mercato da parte dello Stato consiste nell'usare il meccanismo dei prezzi, variando il prezzo di un bene per incoraggiarne o scoraggiarne l'uso, attraverso due strumenti:
- Le imposte, che aumentano il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisti privati che sono sovraprodotti. Esempio: imposte per l'inquinamento delle imprese.
- I sussidi, che abbassano il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisti privati di beni che sono sottoprodotti. Esempio: sussidi per i vaccini.
- Limitando o imponendo le vendite o gli acquisti privati. Lo Stato può limitare direttamente la vendita o l'acquisto privato di beni che sono sovraprodotti o rendere obbligatori gli acquisti privati di beni sottoprodotti e costringere gli individui ad acquistare quei beni (esempio: posso imporre i vaccini).
- Fornitura pubblica. Lo Stato fornisce direttamente il bene, al fine di giungere potenzialmente al livello di consumo che massimizza il benessere sociale. Per questi beni non esiste il mercato. Esempio: in Italia l'intera popolazione beneficia di servizi pubblici di assistenza sanitaria.
- Finanziamento pubblico di fornitura privata. Lo Stato può voler influenzare il livello di consumo, ma senza essere coinvolto direttamente nella fornitura di un bene. In questo caso, può finanziare imprese private in grado di assicurare il livello di fornitura desiderato. Agevolazioni fiscali o finanziamenti alle imprese.
3. Quali sono gli effetti di ciascun intervento?
Questa valutazione è al centro della scienza delle finanze empirica, che implica la raccolta di dati e la costruzione di modelli econometrici per valutare come gli individui e le imprese potrebbero rispondere agli interventi pubblici. Ogni tipo di intervento pubblico può avere effetti diretti e indiretti:
- Effetti diretti: effetti degli interventi pubblici che si potrebbero prevedere se gli individui non cambiassero il proprio comportamento in risposta a tali interventi. Esempio: lo Stato aumenta l'aliquota IVA da 22% a 25%. Se gli individui non cambiano le abitudini di consumo, che effetto ha l'intervento? Si può prevedere il maggior gettito.
- Effetti indiretti: effetti degli interventi pubblici che si manifestano quando le persone cambiano il proprio comportamento in risposta a tali interventi. Esempio: aumenta l'aliquota IVA e di conseguenza i consumi diminuiscono. L'effetto indiretto di tale intervento è difficile da stabilire.
4. Perché lo Stato interviene nel sistema economico in un certo modo e non in un altro?
Lo Stato incontra enormi difficoltà nel comprendere che cosa vogliono i cittadini e nell’elaborare politiche che soddisfino al meglio i loro bisogni. Gli Stati non sempre scelgono esiti efficienti o socialmente desiderabili. Esistono anche i fallimenti dello Stato che possono condurre a interventi pubblici inappropriati. Politica economica: teoria che studia il processo decisionale che porta lo Stato a scegliere politiche che influenzano gli individui e il sistema economico nel suo complesso.
Che cos'è lo Stato?
Per noi lo Stato sono le Pubbliche Amministrazioni (definite anche operatore pubblico): complesso di enti e soggetti che producono beni pubblici e redistribuiscono il reddito e la ricchezza nel Paese. Lo Stato redistribuisce la ricchezza:
- Dai sani agli ammalati tramite il sistema sanitario nazionale.
- Da chi lavora ai pensionati tramite il sistema pensionistico.
- Dai ricchi ai poveri tramite il sistema tributario.
Le Amministrazioni pubbliche possono essere di tre tipi:
- Amministrazioni centrali: Ministeri a Roma. Enti che hanno competenza su tutto il territorio nazionale.
- Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, ASL, Camere di Commercio.
- Enti di previdenza: INPS.
Il conto consolidato delle amministrazioni pubbliche
Documento contabile in cui, per ogni anno, vengono annotate tutte le entrate e tutte le spese degli enti rientranti nell'aggregato delle amministrazioni pubbliche. Tale documento:
- È un conto economico consolidato: perché somma tutte le entrate e le spese presenti nel bilancio dello Stato con tutte le entrate e le spese delle altre amministrazioni pubbliche, escludendo i trasferimenti interni di risorse tra enti (consolidamento dei conti). Esempio trasferimento interno: imposte a livello centrale che servono alle amministrazioni locali.
- Registra le entrate e le spese per competenza.
- Espone il quadro contabile di riferimento per la programmazione degli obiettivi di finanza pubblica, sia a livello comunitario sia a livello nazionale: quanto è il disavanzo dello Stato? Come è possibile finanziarlo?
Spese, imposte, deficit e debito
Se le entrate pubbliche (le imposte) superano le spese pubbliche si crea un surplus di bilancio (avanzo); se le entrate pubbliche sono inferiori alle spese pubbliche si crea un deficit (o disavanzo di bilancio). Per finanziare il deficit, lo Stato si deve indebitare: il deficit pubblico contribuisce a creare lo stock di debito pubblico. Il debito pubblico misura l'accumulazione dei deficit nel tempo.
Spesa pubblica
Le spese pubbliche si classificano in:
- Spese correnti: necessarie per il normale funzionamento delle amministrazioni pubbliche e per realizzare la redistribuzione dei redditi. Per esempio:
- Retribuzioni dipendenti pubblici.
- Acquisti di beni e servizi correnti per far funzionare scuole, ospedali, tribunali.
- Prestazioni sociali: pensioni.
- Interessi passivi sul debito pubblico.
- Spese in conto capitale: spese per investimenti che determinano un aumento della dotazione di beni capitali del paese. Esempio: infrastrutture.
L'Italia è essenzialmente in linea con la media della spesa pubblica in percentuale al PIL dei Paesi europei. Se togliamo dalla spesa pubblica totale, la spesa degli interessi passivi sul debito, l'Italia ora si trova al di sotto della media dell'area Euro.
Spesa primaria = spesa pubblica - spesa per interessi
Il problema dell'Italia, quindi, riguarda la spesa per interessi. Infatti: l'Italia spende circa il 3,5% del PIL ogni anno in interessi passivi. Perché? Stock di debito alto e tasso di interesse alto rispetto agli altri Paesi perché i mercati finanziari considerano il Paese rischioso e poco affidabile.
Il ruolo dello Stato nel sistema economico italiano: dimensioni e crescita della spesa pubblica
Entrate pubbliche
Si classificano in:
- Entrate correnti:
- Imposte: prelievi coattivi (obbligatori) di denaro senza vincoli di destinazione (principio della capacità contributiva). Art. 53 Costituzione: tutti concorrono al finanziamento delle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva.
- Tasse: corrispettivi di alcuni servizi erogati dallo Stato che sono specificatamente richiesti dai cittadini (principio del beneficio). Prezzo per poter usufruire di un servizio pubblico. Esempi: tasse scolastiche, ticket ospedale a fronte di un servizio, devo pagare un prezzo.
- Contributi sociali: prelievi commisurati al reddito dei lavoratori dipendenti e autonomi finalizzati al finanziamento delle prestazioni sociali. Esempio: pensioni.
- Entrate in conto capitale:
- Imposte in conto capitale: ad esempio le imposte sulle donazioni e successioni.
- Imposte straordinarie: che riguardano ad esempio i condoni fiscali.
Pressione fiscale: comprende anche i contributi previdenziali. Pressione tributaria: solo Fisco.
Deficit e debito pubblico
- Deficit (o disavanzo o indebitamento netto) = spese totali - entrate totali. Siamo in presenza di indebitamento quando le spese totali sono eccedenti le entrate totali. Indica quanta parte della ricchezza nazionale dovrebbe essere utilizzata per coprire le spese dello Stato, eccedenti rispetto alle entrate.
- Disavanzo primario = spesa primaria - entrate totali = (spese totali - interessi passivi) - entrate totali. Il saldo primario può essere un avanzo o un disavanzo: la spesa totale è depurata dalla spesa per interessi, che può incidere molto sulla spesa totale. Indica l'attitudine a creare debiti (se positivo) o la capacità dello Stato di risparmiare (se negativo quindi avanzo).
- Debito/PIL: accumulazione dei deficit nel tempo. Deficit e disavanzo primario rappresentano i due indici di riferimento per la misurazione delle variazioni del debito pubblico.
Vedere fogli con formule.
Deficit, debito e regole fiscali europee
L'Unione Europea è un'unione monetaria e per continuare a farne parte gli Stati membri devono rispettare alcune regole fiscali. Se la politica monetaria è demandata alla BCE, i singoli Stati sono liberi di gestire le proprie politiche fiscali (ma politiche coordinate). Per evitare che vengano intraprese politiche fiscali non responsabili, che si traducono in deficit e debiti pubblici elevati, l'area Euro ha stabilito delle regole fiscali comuni per i Paesi che ne fanno parte per evitare che si verifichino degli shock di finanza pubblica, che si riflettono sui mercati finanziari.
- Il Trattato di Maastricht del 1992 ha stabilito che, per ogni anno, il deficit pubblico non debba superare il 3% del PIL e che il debito pubblico non debba eccedere il 60% del PIL.
- Tali regole sono state successivamente riviste. In particolare, i paesi devono porsi obiettivi di medio termine più ambiziosi: l'Italia deve avere una situazione di bilancio caratterizzata da un saldo strutturale, cioè la differenza tra le spese e le entrate pubbliche corretta per l'effetto del ciclo economico (e delle misure una tantum), vicino al pareggio.
Quanto di ciascun indebitamento netto è strutturale e quanto è ciclico? Indebitamento netto nominale (deficit) = componente strutturale + componente ciclica (derivante dall'andamento del ciclo economico). Componente strutturale: deve essere portato al pareggio. Componente ciclica: consentita dall'UE fino al 3% per cause avverse nell'economia (ad es. Covid). In caso di recessione, l'effetto negativo del ciclo economico rende ammissibile un deficit pubblico che, comunque, non deve superare il tetto del 3 per cento. Ogni anno il rapporto debito/PIL deve essere ridotto di 1/20 dell'eccedenza rispetto al 60 per cento (con una certa flessibilità): sforzo aggiuntivo di aggiustamento dei conti.
Istruzione
L'istruzione è un tema molto dibattuto nell'ambito delle politiche pubbliche. In tutti i paesi avanzati l'istruzione è tra le più importanti voci di spesa pubblica. In Italia nel 2015 l'istruzione rappresentava il 7,9% del totale della spesa pubblica: i risultati sono vicini alla... (testo non completo).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti - Scienza delle finanze (primo parziale)
-
Appunti scienza delle finanze primo parziale Balduzzi
-
Appunti prima lezione Scienza delle finanze
-
Appunti per il secondo parziale di Scienza delle finanze