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La didattica (pedagogia speciale)

La parola didattica fa riferimento sia all'atto di insegnare da parte del docente sia all'atto di apprendere da parte dell'allievo. La didattica è:

  • Una scienza - poiché ha un sapere specifico, ha un proprio oggetto di studio e dei propri metodi di indagine e di ricerca.
  • Un'arte - perché le idee didattiche sono affidate alla singolarità delle persone che le assumono.

Scienza

L'oggetto specifico della didattica è la relazione educativa tra docente e discente (la didattica si occupa contemporaneamente sia delle azioni che l'insegnante compie per insegnare sia delle azioni che compie l'allievo per apprendere = insegnamento). Inoltre, la didattica utilizza dei metodi per condurre la propria ricerca che sono quantitativi e qualitativi ossia dei metodi di studio volti ad indagare su queste relazioni. Essa ha anche un suo linguaggio specifico e un patrimonio concettuale che le appartiene. Quindi...

  • Rapporto tra insegnamento e apprendimento
  • Esamina le variabili che intervengono nella relazione educativa, modificandone poiché interviene nell'insegnamento del docente e nel corrispondente apprendimento dell'allievo.

Studia, quindi, le azioni che sono più idonee da mettere in atto da parte del docente per creare le condizioni ottimali affinché gli allievi apprendano in maniera facilitata. Dunque, possiamo affermare che la relazione educativa non è univoca perché nello scambio tra docente e alunno vi è sicuramente un interscambio, ovvero delle modifiche messe in atto dal docente, ma anche dall'allievo stesso. Tutte queste azioni sono l'oggetto di studio della didattica. In definitiva la didattica non è altro che lo studio delle relazioni tra docente e alunno.

Arte

Lo stesso metodo può essere affidato a due diversi docenti che avrà sicuramente dei risultati differenti ed è per questo che i metodi di insegnamento, che vengono attuati dal docente, devono essere interpretati dal soggetto stesso che li attua. La didattica non è l'unica disciplina che studia in quanto sapere umanistico la relazione educativa, ma bensì altre discipline che sono in relazione con la didattica e sono: la pedagogia e la psicologia.

Possiamo dire che la didattica deve occuparsi della relazione educativa, poiché alla base di ogni parte pratica di un insegnamento teorico relazione vi sono degli individui. Essa si occupa di studiare la psiche umana, elaborato dalla pedagogia cioè tutti quei processi mentali e inevitabilmente si occupa di didattica e educazione.

Pedagogia

Per pedagogia si intende l'atto del condurre o dell'accompagnare i bambini verso qualcosa. La parola pedagogia in greco ha una duplice radice:

  • Pais = bambino -> deriva la paidea = arte di educare il bambino
  • Ago = condurre

Ad oggi la pedagogia non si occupa solamente dell'educazione del bambino, ma bensì dell'educazione in generale. Quindi accompagnare l'individuo alla conquista del sapere. La pedagogia etimologicamente fa riferimento allo studio dell'atto di accompagnare l'allievo nella sua formazione. Quindi la pedagogia non dà ordini ma bensì accompagna l'allievo affinché esso possa in autonomia apprendere.

La pedagogia è dunque la disciplina che studia i problemi relativi all'educazione e alla formazione dell'uomo. In definitiva non è altro che la teoria di quella parte teorica negli insegnamenti pratici che la didattica poi realizza. Possiamo dunque capire qual è la relazione tra i due termini didattica e pedagogia: la pedagogia indica alla didattica il verso entro cui collocare le singole azioni di insegnamento, anche perché se la pedagogia è la parte pratica e la didattica la parte teorica è inevitabile che la teoria guidi la pratica. Ma è vero anche l'inverso, cioè il fatto di agire didatticamente fa sì che nascano queste azioni educative e diventino oggetto di studio di pedagogia. Quindi fra le due discipline c'è circolarità.

Perché si parla di pedagogia speciale?

Questo termine “speciale” spesso viene visto in maniera negativa, in realtà il termine speciale deriva dal latino "specialis" (species) ed indica ciò che si distingue in maniera favorevole, cioè che spicca nella massa. Non si indica quindi qualcosa che è “diverso da”, ma qualcosa “che spicca in maniera favorevole”. Entrambi, pedagogia speciale e didattica agiscono in un ambito di ricerca, avente come oggetto lo studio e l’educabilità dell’individuo (ossia il raggiungimento del massimo potenziale dell’individuo). Nella didattica e nella pedagogia l'obiettivo che un individuo deve raggiungere non è un sapere universale, ma è il miglioramento di sé stessi.

La pedagogia, dunque, è la riflessione teorica della relazione educativa mentre la didattica è la ricerca delle buone pratiche all’interno di un contesto educativo. La didattica e la pedagogia speciale altro non sono che un settore della didattica e della pedagogia generale, vanno ad occuparsi di uno specifico ramo che è quello della ricerca e della personalizzazione all’interno dei contesti educativi. Si parla di personalizzazione, perché ciascun individuo essendo unico e irripetibile, ha delle necessità specifiche che gli sono proprie.

Qual è la ricerca che la pedagogia fa?

È quella di conoscere le condizioni migliori per la crescita della persona. Cercano quindi di farsi carico delle necessità che, la riflessione teorica da una parte e la ricerca delle buone pratiche dall’altra, dona per rispondere ai bisogni eccezionali e speciali di ciascun individuo; risposte che vanno per l’individuo, quindi rientrare nella normalità. È quindi una pedagogia rivolta all’individuo e non all’emergenza.

Quando e come si sviluppano la didattica e la pedagogia speciale?

La didattica e la pedagogia speciale si sviluppano in ogni cultura umana ed in relazione al contesto storico e culturale in cui esse si trovano, in quanto l'umanità ha sempre dovuto fare i conti con la diversità ed i soggetti che escono dal concetto di “standard” in cui la cultura inquadra gli individui. Non esistono infatti società storiche in cui sono mancate, l'esclusione, l'emarginazione e la povertà che spesso si accompagnano alla vita delle persone disabili.

Gli esordi

Alla fine della Seconda guerra mondiale, si assiste ad un “risorgimento” sia dei valori della democrazia e dei diritti umani, che si concretizzano attraverso l’emanazione di vari documenti come:

  • La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e delle libertà (1948)
  • La dichiarazione sui diritti del fanciullo (1959)
  • La convenzione internazionale sull’eliminazioni di tutte le forme di discriminazione razziale (1965)
  • La dichiarazione universale sui diritti del fanciullo (1959).

Per quanto riguarda la conversione sull’eliminazione delle discriminazioni, che interessò molto l’ambito dell’educazione, sostenendo che tale eliminazione delle discriminazioni nella scuola, volte a promuovere la parità di trattamento nel campo dell’educazione fosse uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Ed è importante, poiché il soddisfacimento del bisogno di educazione permetteva l’individuo di uscire da uno stato di minorità, in cui l’uomo si trova nel momento in cui non è in grado di gestire da solo la propria vita.

In Europa nascono numerose lotte, per rivendicare i diritti umani e civili, il fenomeno inizia maggiormente nel 1960 quando venne promosso dall’UNESCO il riconoscimento del diritto di accesso all’istruzione e alla qualità della formazione, in modo da eliminare le discriminazioni nelle scuole e allo stesso tempo di promuovere la parità di opportunità e di trattamento nel campo dell’educazione.

Sviluppi della pedagogia speciale

La pedagogia speciale ha un importante sviluppo grazie ad alcuni medici che rinnovano completamente il concetto di inclusione, tra questi possiamo citare:

  • Jean Marc Gaspard Itard: fu un medico, che studiò grazie alla scoperta di un “ragazzo selvaggio”, che in realtà visse nei boschi per molti anni e al suo ritrovamento venne portato in un istituto per sordomuti, pensando che non fosse in grado né di parlare né di sentire. In realtà non avendo vissuto con altri esseri umani non aveva imparato il linguaggio, non che era sordo. Con ciò si può dimostrare come le persone con una disabilità sensoriale non fossero come definiti in quel momento insufficientemente in grado di conoscere o addirittura idioti ma erano semplicemente delle persone che avevano una disabilità fisica. Per la prima volta il giovane selvaggio viene sottoposto a un trattamento educativo per riportare l'individuo in vita sociale quindi inserirlo in un contesto sociale, affermando che non vi fosse alcuna selezione dell'anima ma che addirittura la padronanza del linguaggio e l'uso della parola si potessero apprendere per imitazione e quindi lui non avesse alcuna patologia dal punto di vista linguistico. Questo fa sì che Itard arrivi a definire che tutti gli individui possono essere educati e quindi nessun individuo è ineducabile.
  • Decroly: anch’esso è un medico e si ricollega sia agli studi di Itard che all’Émile di Rouseeau. Egli attraverso lo studio di malattie mentali e all’interesse che aveva nei confronti dello sviluppo dei bambini arriva a sostenere che l’uomo partecipa alla vita della comunità sociale attraverso uno sviluppo mentale e attraverso il fatto che è inserito in un contesto bio-psico-sociale. Quindi l’individuo non è solamente il frutto della sua organicità, ma è anche il frutto della sua interazione con l'ambiente. Lo studio di questi autori ha portato a un'evoluzione di quello che poi sarà il concetto di inclusione non dando una connotazione esclusivamente teorica ma proprio pratica dell'agire umano.
  • Rapporto di Warnock: attraverso questo rapporto che viene maggiormente accolto il concetto di inclusione, che è inserito a livello educativo solamente nel 1994 con la dichiarazione di Salamanca, ma per la prima volta il rapporto Warnock nel 1978 parla della necessità di produrre politiche e pratiche in materia di educazione nel quale si sosteneva che fosse sbagliato classificare gli individui in base al loro handicap ed occorreva quindi il riconoscimento dei loro bisogni educativi introducendoli nelle classi comuni in modo tale da “superare i comportamenti discriminatori tale da creare e sviluppare società inclusive” e anche per far sì che questi soggetti “vengano educati per quanto più possibile in un ambiente comune”. Un altro elemento fondamentale è il mettere in luce come tutti gli esseri umani sono educabili. Sembrano degli elementi banali ma per il momento furono degli elementi di grande rivolta. Il principio si affermerà poi con la conferenza per l'educazione per tutti, la quale mette in luce come l'istruzione inclusiva è tale solo se è rivolta a tutti. Deve, sicuramente, focalizzarsi sull'istruzione di base (pensate anche in quel periodo c'è ancora una buona fetta della popolazione che non ha accesso all'educazione di base quindi non sai leggere scrivere c'è ancora un alto tasso di analfabetismo) e soprattutto tutta la popolazione anche quella con svantaggi dovesse avere l'opportunità di potere partecipare alla vita scolastica.

Il tasto cruciale all'interno del concetto di inclusione, ma dell'impegno proprio che le organizzazioni mondiali hanno messo per portare l'educazione a tutti è sicuramente conferenza di Salamanca. È una conferenza a cui partecipano oltre 90 paesi. La quale propone nel 1954 che la scuola avesse il concetto di equità e inclusione alla base di tutto.

La conferenza di Salamanca, infatti, ha un titolo che è particolare per l'epoca che è appunto i bisogni educativi speciali accesso e qualità. Anche se l’Italia già nel 92 era presente una scuola integrata ed inclusa, ma nel 94 ratifica quelli che sono i bisogni educativi speciali. Ma la prima formativa che parlerà dell’ambito scuola e dei bisogni educativi speciali è del 2013 e la circolare ministeriale n.8 del 6 marzo 2013. La prima volta in cui l’Italia mette le linee guida su tali bisogni.

Questa conferenza vuole introdurre il termine inclusione e vuole in qualche modo cambiare il paradigma pedagogico entro cui fino a quel momento la scuola aveva agito e affermò infatti il diritto a tutti all'istruzione come era stato sancito dalla dichiarazione universale dei diritti umani, ma precisò che i sistemi educativi nazionali dovessero tener conto della diversità personale di ciascun individuo e che le persone con bisogni educativi speciali avevano il diritto di accedere alle scuole normali o comune. Essa sottolinea come inclusione sia un fattore fondamentale.

Il processo di deistituzionalizzazione, parte da un documento che è la carta di Lussemburgo, Il quale sostiene che vi era un altissimo valore nelle pari opportunità per tutti gli alunni e la necessità dell'educazione di tutti gli allievi all'interno di scuole normali percorsi individualizzati e personalizzati. Questo farà sì che ci sarà un lungo processo di identificazione e di rimozione delle barriere. Da questo processo, nasceranno due filoni di studi:

  • “Non più fallimenti”
  • “L’educazione per tutti”

Le dichiarazioni che si svilupperanno a seguito di questi due filoni di ricerca e di studi saranno nel primo caso la promozione del successo scolastico di ogni studente indipendentemente delle caratteristiche individuali sociali e una maggiore coesione socioculturale fra le diverse parti della popolazione. Il secondo, vuole promuovere un’educazione di base per tutti perché l’educazione è ritenuta l'unica strategia politica realmente inclusiva, che non significa dare a tutti gli stessi strumenti ma significa creare pari opportunità tra i diversi, quindi trovare strade diverse per persone diverse.

Abbiamo visto che l'UNESCO definisce l'inclusione come un processo che identifica prima il rimuova e poi le barriere della piena partecipazione di tutti gli studenti a tutte le attività educative. Ma il termine inclusione ha diverse accezioni e ad oggi non c'è una definizione univoca che soddisfi tutte le compagini. Per esempio, in alcuni territori esistono ancora oggi le scuole differenziali ma loro pensano e definiscono il proprio sistema educativo come un sistema inclusivo. Una definizione più condivisa è quella dalla professoressa Chiappetta Cajola, la quale parla di inclusione come una tensione etica cioè un valore interno.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabribusa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Vinciguerra Maria.
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