Filologia romanza
Informazioni generali
Modulo A: origine, unità e frammentazione delle lingue romanze.
Difficoltà in merito alle origini: continuano il latino, ma quando finisce il latino?
Descrivere il processo di formazione dei principali idiomi romanzi o neolatini. > Si inizia con la linguistica romanza.
Manuali > Le origini delle lingue neolatine, Carlo Tagliavini (ed. successiva al 1982) o, alternativamente, Linguistica romanza di Lee o Filologia romanza, Linguistica di Minervini.
Tagliavini > Tutti argomenti, esposti molto bene ma non è aggiornato. Lee > Aggiornato ma non ci sono tutti gli argomenti, parte più rigorosamente grammaticale (corrisponde al capitolo 4 del Tagliavini). Il terzo è aggiornatissimo, però è disordinato, non è esposto in linea con l’ordine che seguiremo a lezione. E c’è tanto altro che potrebbe essere dispersivo.
Sceglierne uno tra Tagliavini e Lee da usare come base e poi integrarlo con uno degli altri due. Tagliavini è il più difficile.
Modulo B: parte letteraria, primi passi delle letterature in lingue romanze. Letterature romanze medievali.
Si procederà per generi letterari, non per aree linguistiche.
Esame
Gli argomenti del primo trimestre (linguistica) saranno oggetto di una prova scritta. Un appello scritto per ogni appello orale. Uno scritto si può anticipare ad aprile. Lo scritto vale un anno.
L’esame orale comprende i due moduli. Sarà ovviamente un’integrazione dello scritto.
Lo scritto dura 90 min. Simulazione dello scritto prima di Pasqua, ma anche prima degli altri scritti (giugno e luglio).
Modulo A
La filologia romanza si occupa delle lingue romanze o neolatine che continuano, cioè, il latino. Si occupa anche della trasmissione dei testi scritti in quelle lingue, cioè la trasmissione manoscritta soprattutto letteraria (medioevo) e quindi delle letterature che quelle lingue hanno prodotto (linguistica, letteratura, storia della trasmissione dei testi romanzi medievali > filologia vera e propria, la dimensione della trasmissione letteraria nel medioevo è l’oralità).
Lingue usate da oltre 700 milioni di persone nel mondo. Lingue nazionali e ufficiali. Studio diacronico, dalle origini ai giorni nostri.
Problema delle origini. Oltre alla prospettiva storica si studiano le lingue anche in una prospettiva comparatistica, focalizzando affinità e differenze tra le lingue romanze.
Disciplina storico-comparativa. La speculazione linguistica è al centro ovviamente. La linguistica romanza si basa su un presupposto, cioè che pur nella varietà le lingue romanze costituiscano un’effettiva unità, essendo queste strettamente imparentate e utilmente confrontabili tra di loro.
Romanzo è sinonimo di neolatino. La disciplina nasce in Germania, molti strumenti sono in tedesco.
Romania
Romania > È la Romània l’oggetto di interesse. Parola latina usata dai moderni linguisti per indicare un’area geografica e linguistica che almeno in parte coincide con quella del defunto Impero romano.
La Romania attuale coincide solo in parte, coincide soprattutto la parte ovest, con quella antica. Oggi abbiamo un’area continua in occidente con una parte separata poi verso i Balcani (la Romania vera e propria), dall’Atlantico al fiume Nistro (tra Ucraina e Europa).
La disciplina nasce nella prima metà del secolo XIX in Germania con l’insegnamento e gli scritti di Friedrich Diez (si pronuncia “diz”) (paragrafo 3 Tagliavini), lui realizza una Grammatica delle lingue romanze 1836-1843. Pubblica anche un Dizionario etimologico delle lingue romanze 1854.
In realtà qualche decennio prima Raynouard, un francese, aveva scritto una Grammatica della lingua romanza, pubblicato a Parigi nel 1816. Aveva anche lui pubblicato un Dizionario romanzo (Lexique roman) 1838-1844. La grammatica sua è stata superata, anche perché lui affrontava la questione non in modo scientifico come sarà poi in Germania, comunque il dizionario è ancora uno strumento valido.
Lui in particolare aveva studiato il provenzale antico (letteratura trobadorica).
Diez nella sua opera isola solo 6 idiomi romanzi: portoghese, spagnolo, francese, provenzale, italiano, rumeno. Il rumeno allora si chiamava Valacco, da Valacchia, principato danubiano che si unì a quello moldavo nel 1859.
Il provenzale non è una lingua nazionale ma ha avuto una autorevolissima tradizione letteraria, è in provenzale che nasce la lirica moderna con i trovatori. Sono tutti idiomi che hanno avuto una ricchissima tradizione letteraria, Diez studia lingue che hanno prodotto una letteratura, alcune di queste, tranne il provenzale, hanno anche avuto la fortuna di diventare nazionali.
L’epoca è quella del romanticismo, è il romanticismo che recupera il medioevo. Nel medioevo sono nati i grandi generi. Il romanticismo recupera le origini medievali dell’Europa e si cerca di fondare culturalmente una nuova opera.
Impianto filologico letterario (Diez). Ma questa impostazione cambia e presto i romanisti, studiosi di romanistica, estendono il loro campo di indagine anche ad altri idiomi > non tutti hanno prodotto letteratura, e ci sono i “dialetti” che hanno a volte anche una loro storia letteraria. Lingue di cultura minore.
Penisola iberica
- Portoghese, lingua nazionale del Portogallo, area linguistica coincide con quella dello stato nazionale. Non è molto frazionato dal punto di vista dialettale. A nord della Spagna, in Galizia, regione autonoma della Spagna, si parla nel medioevo una lingua simile ai dialetti dell’area nord del Portogallo, questi sono più simili al galego appunto rispetto a quelli meridionali.
- Nel medioevo nel sud dell’Iberia c’erano gli arabi. Per cui non si parlava latino. La parte meridionale della penisola era tutta arabofona (Al Andalus). Quindi non ci stupisce la differenza tra il portoghese del sud e quello del nord, il portoghese si è sviluppato a nord e si è espanso verso sud nel corso della Reconquista della penisola da parte dei regni del nord.
- ¾ della penisola era araba, sopra c’erano i regni cristiani (Castiglia, Navarra, Leon, Aragona). A partire dal 718 d.C. inizia la riconquista. Il portoghese si sviluppa a Nord, nel regno di Leon, e poi si espande verso il basso. La parte meridionale oggi non parla una continuazione del latino di quella zona ma il prodotto di un’espansione di una lingua che arrivava da nord.
- La Galizia ha una lingua molto simile al Portoghese per questo. In Galizia lo spagnolo è lingua nazionale, ma si riconosce anche il galego. Il Galego è stata importante nel medioevo ma ovviamente non è diventata nazionale, attualmente è insegnato per esempio all’università di Santiago de Compostela (sul sito si trovano le informazioni anche in galego proprio).
- Il galego ha avuto un’illustre tradizione ma ha perso la sua importanza quando la Galizia è diventata spagnola.
NB. > Tagliavini non parla di Galego come lingua autonoma, è solo dalla metà degli anni 80 del 900, dopo la caduta del franchismo, la Spagna riconosce l’autonomia, anche politica, della Galizia, dove si è iniziato a valorizzare l’idioma locale, proponendone lo studio nell’università, è riconosciuto come lingua ufficiale accanto allo Spagnolo (le insegne per dire sono sia in castigliano che in galego). Cap. 6 del Tagliavini, paragrafo 74.
(Lez. 2 25/02)
- Castigliano, o spagnolo, lingua nazionale del paese. La lingua letteraria, poi nazionale, ha avuto la culla nel nord della penisola, nella Vecchia Castiglia, uno dei regni cristiani del nord, latinofoni. Progressivamente il regno di Castiglia ha espanso la sua influenza fino ad occupare gran parte della penisola.
- Comunque il castigliano che si parla attualmente nella parte meridionale della Spagna conserva l’influenza araba e quindi è un po’ diverso da quello che si parla nel nord, questo soprattutto dal punto di vista del lessico, gran parte del lessico deriva dall’arabo.
- All’interno di Al Andalus, cioè dello stato arabo al tempo, erano rimasti dei cristiani, non tutti andarono al nord, e quei cristiani avevano mantenuto il proprio idioma neolatino, ovviamente nella vita pubblica dovevano usare l’arabo > bilinguismo > mozarabi (cristiani arabizzati che mantengono il proprio idioma), per cui si parla di dialetti mozarabici > questi mozarabi usavano il proprio idioma neolatino ma lo scrivevano in caratteri arabi.
- Quindi all’interno di Al Andalus, oltre all’arabo si parlavano anche dialetti mozarabici. Tagliavini par. 59 capitolo 6.
- E la Reconquista si è conclusa con la capitolazione dell’ultimo sovrano dell’ultimo regno musulmano di Granada, 2 gennaio 1492 (Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia). La Navarra sarà incorporata più tardi, nel 1512.
- La supremazia politica e culturale della Vecchia Castiglia fa sì che l’idioma castigliano potesse ergersi al rango di lingua nazionale, scalzando Navarro, Aragonese, Asturiano, Leonese, che si parlavano nel nord ma che hanno poi limitato il proprio utilizzo, rimanendo come dialetti > ad esempio a Oviedo e dintorni si parla asturiano-leonese.
- Catalano, altra lingua neolatina ufficiale in Catalogna e nel principato di Andorra. Forte autonomia. Anche la Catalogna si è espansa da nord a sud sulla scia della Reconquista, dalla contea di Barcellona fino a sud, attraverso Valencia e fino alle Baleari.
- Oggi lo parlano circa 7 milioni di persone, anche in Francia, in una piccola zona a sud, nel Roussillon. Il catalano delle Baleari ha delle caratteristiche vagamente diverse. Anche il catalano ha illustrissima tradizione letteraria.
- Anche ad Alghero si parla catalano (colonia aragonese dal 1354 al 1740).
Francia
- Francese, o lingua d’oïl > È l’insieme di idiomi che si parlano nel nord della Francia. Tra le lingue romanze è quella che più si è evoluta rispetto al latino, nello sviluppo nei suoni, nella morfologia e nella sintassi.
- Solo uno dei dialetti medievali che si parlavano nel nord della Francia. Quello che chiamiamo francese era la lingua di Parigi, poi espanso nell’Île-de-France > si chiamava Franciano (francese medioevale di Parigi e dell’Île).
- Si parlava a nord il Normanno, il Piccardo e il Vallone (varietà d’oïl sempre) e idioma della Champagne a est. Tra queste varietà si è affermato il Franciano.
- L’anglonormanno > Non altro che la varietà normanna esportata in Inghilterra. L’Inghilterra rientra nella sfera latina a partire dal 1066 (battaglia di Hastings, Guglielmo il Bastardo, poi il Conquistatore) > con i Plantageneti la lingua di cultura è diventata nell’isola la lingua d’oïl.
- Per più di due secoli questa lingua, l’anglonormanno, è stato l’idioma della cultura, delle istituzioni e dell’istruzione, per questo la maggior parte dei termini inglesi è di origine latina, nonostante la grammatica sia germanica.
- Tra l’altro la Chanson de Roland ci è tramandata da un manoscritto normanno.
Distinzione tra antico francese (secolo XII-XIII), medio francese (XIV-XVI) e francese moderno (dal XVII).
- Provenzale, occitano o lingua d’oc (il provenzale propriamente detto sarebbe quello di una piccola zona vicino all’Italia). Ha prodotto la splendida letteratura dei trovatori, meravigliosa ma di breve durata (XII-XIV secolo, con il culmine a metà del secolo XII, ma poi estintasi nel giro di un secolo).
- La letteratura provenzale ruota tutta attorno alla poesia lirica di corte in un periodo ristretto, perché il provenzale ha subito la inesorabile espansione verso sud del francese, presto lingua nazionale e di cultura, legato alla potenza della corona di Francia che ha progressivamente espanso la propria influenza sul sud, nel XII secolo frammentato in tante piccole corti sulle quali ha prevalso la mira espansionistica della corte capetingia, del re di Francia, processo completato entro la fine del XV secolo.
- Ci sono 14 milioni di parlanti, il confine settentrionale dell’area nel medioevo era molto più a nord ma si è progressivamente abbassato (oggi dalla foce della Gironda, si inarca verso nord intorno al Massiccio centrale e poi raggiunge il Rodano a sud di Lione e poi fino alle Alpi).
- Oggi non è più lingua letteraria ed è ridotto ad un insieme di dialetti, detti patois dai francesi > per via di una decadenza politica e culturale della zona. In Italia si parla nelle diramazioni occidentali delle provincie di Torino e di Cuneo, ricordiamo le comunità valdesi della Val Pellice.
- Si parla occitano anche in Calabria, a Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza (insediamento di una comunità di Valdesi del XV secolo, spostatisi dal Piemonte in Calabria).
- Il più importante tentativo di far rinascere la cultura trobadorica è quello ottocentesco di F. Mistral, autore di un romanzo all’epoca molto conosciuto: Mireio, e dell’opera Lou Tresor dou Felibrige. Oggi riconosciuta come lingua regionale dalla Francia ma ridotto ad un insieme di dialetti.
- Il guascone, vicino ai Pirenei, parlato in Guascogna tra la Garonne e i Pirenei, sarebbe secondo alcuni da considerare una varietà del provenzale, ma secondo gli antichi trovatori era lingua straniera. Non è più parlato dai bambini, negli anni 90 lo parlavano 250.000 persone di cui 4800 in Spagna (le lingue romanze non si uniformano con i confini nazionali).
- Ha diverse affinità soprattutto con il catalano.
- Il franco-provenzale > Un insieme di parlate della parte sud orientale della Francia, zona intorno a Lione e la Savoia, parti della Borgogna e della Franca Contea. È a cavallo del confine, si parla anche in Svizzera (Ginevra, Losanna, Neuchâtel), e Valle d’Aosta (lo chiamano patois). Area continua ma su tre stati diversi.
- L’etichetta si deve ad Ascoli, glottologo che nel 1878 pubblica un saggio sulla rivista Archivio glottologico italiano, in cui definisce questo insieme di dialetti con l’etichetta di franco-provenzale.
- Non ha prodotto letteratura, non è nazionale, ma dal punto di vista glottologico il francoprovenzale si distingue dalle lingue limitrofe. Con Ascoli entra in gioco un altro criterio di selezione dunque, non solo filologico letterario ma anche glottologico.
Ho saltato la lezione di venerdì 28/02 e di lunedì.
Lez. 4/03
Tratti fonetici individuati da Wartburg (?).
Linea La Spezia-Rimini > A ovest lenizione delle occlusive sorde intervocaliche (Romania occidentale, a Nord e a Occidente della linea). C > G in francese > formica = fourmi, in piemontese = fourmia.
In una zona della Romania occidentale l’indebolimento è ancora maggiore, la sorda è diventata sonora e la sonora è passata al grado zero. Questo appunto in francese e in alcuni dei dialetti gallo-italici.
A sud della linea La Spezia-Rimini, c’è qualche caso di lenizione. Es. ACUS > AGO (in italiano), ma sono casi sporadici di lenizione, mentre nella Romania occidentale avviene in modo sistematico.
Occlusive dentali e bilabiali
Occlusive dentali (t) e bilabiali (p) sorde. > Che succede?
Esempi: FORMICA, CRETA e LEPORE, basi latine: il rumeno non continua CRETA ma LUTUM latino che diventa lut, in italiano CRETA si conserva.
In provenzale CRETA > GREDA (lenizione), in spagnolo CRETA > GREDA (lenizione), in antico francese > CRETA > CREIE (grado più avanzato di lenizione, la occlusiva dentale sorda si dilegua del tutto tramite un ulteriore passaggio).
Nella Romania orientale, di nuovo, l’occlusiva si conserva.
LEPORE: in rumeno IEPURE, in italiano LEPRE, in provenzale LEBRE, spagnolo LIEBRE e francese LIEVRE > non solo sonorizzazione ma passaggio alla fricativa corrispondente (v).
Ma nel sardo propriamente detto, il logudorese, la lenizione non c’è.
Le doppie si degeminano e si riducono a consonanti semplici. Le sonore si indeboliscono ulteriormente.
Parole settentrionali sono arrivate anche al fiorentino lungo la direttrice Bologna-Firenze > per questo c’è qualche sporadico caso di lenizione.
Nesso consonantico CT
Altro tratto > Nesso consonantico CT > Latino: NOCTE > Fenomeno di assimilazione regressiva NOTTE.
Riproiettiamo la linea La Spezia-Rimini, il nesso diventa -IT in alcune lingue romanze. CT > IT in piemontese (noite), in francese (nuit), in portoghese (noite).
In un’altra parte della Romania occidentale è diventato -ch, o meglio tS in IPA (noche in spagnolo), cioè affricata palatale sorda > potremmo parlare di una generica palatalizzazione (articolazione spostata su palato anteriore) in area orientale.
In rumeno invece abbiamo esito isolato -PT (NOAPTE). Mentre appunto per la Romania orientale abbiamo tendenzialmente l’assimilazione.
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