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Le teorie dell'intelligenza: la metafora geografica

Lunedì 22/02/2021

Weshler (1958) sostiene che l'intelligenza è la capacità complessiva di una persona di agire intenzionalmente, di pensare razionalmente, di adattarsi convenientemente al proprio ambiente. Quando un adattamento all'ambiente così com'è non è possibile, bisogna avere altri criteri per valutare il benessere di una persona, quindi anche l'intelligenza può essere il non-adattamento e il voler sovvertire la situazione.

Ferguson (1956) ha puntato l'attenzione sulla conoscenza e la capacità di apprendere, infatti sostiene che l'intelligenza è la capacità di trasferire abilità, cioè creare un apprendimento implicito per analogia. Quindi solo una piccola parte della nostra conoscenza del mondo l'abbiamo appresa in modo esplicito da una persona che ce lo ha insegnato, la maggior parte della conoscenza viene da un'esperienza implicita, dalla capacità di cogliere relazioni tra situazioni diverse e trasferirle in altri ambiti.

Boring (1923) sostiene che l'intelligenza è ciò che viene misurato dai test d'intelligenza. Nella storia della psicometria sono state prodotte delle metafore dell'intelligenza, perché l'intelligenza è una variabile latente che noi possiamo inferire da risposte osservate e quindi sono state proposte delle metafore per rappresentarla dal punto di vista dell'organizzazione e a livello di funzionamento cognitivo. Le diverse metafore che sono state proposte fanno riferimento a molti modelli, come il modello stadiale di Piaget (metafora epistemologica) che ha fatto una descrizione dello sviluppo del bambino e della sua intelligenza, o come il modello di sviluppo cognitivo di Vygotskij (metafora sociologica) in cui l'intelligenza si sviluppa nella relazione con l'altro.

Le altre metafore

  • Metafora geografica
  • Metafora computazionale
  • Metafora biologica

La metafora geografica è l'idea che si possa rappresentare in luoghi diversi le diverse abilità delle persone. Nella storia della psicometria classica sono stati utilizzati questi modelli che fanno riferimento a modelli statistici che cercano di raggruppare fattori rispetto a modalità sottostanti che le caratterizzano. Spearman parla di fattore generale "g" che identifica come energia mentale, ciascuno di noi ha una propria capacità di funzionamento che si trasferisce in tutto quello che fa, però ci sono dei domini specifici in cui vengono fuori altre abilità più specifiche, come il vocabolario, la comprensione del testo, i problemi matematici verbali e il calcolo matematico. Al contrario, Thurstone contesta questa idea dicendo che ciascuno di noi può avere delle abilità specifiche in un settore ed essere in difficoltà in altre. Parla di Primary Mental Ability, ovvero delle abilità primarie indipendenti le une dalle altre, che sono: comprensione verbale, fluidità verbale, abilità numerica, memoria, velocità percettiva, ragionamento induttivo e visualizzazione spaziale.

Cattell cerca di fare un po' una sintesi tra questi due autori dicendo che effettivamente si può pensare che invece che un unico fattore "g" ci siano due fattori importanti generali, ovvero l'intelligenza fluida e l'intelligenza cristallizzata, sotto cui si possono trovare le Primary Mental Ability. È vero che ci sono tante abilità diverse di base però queste stesse abilità si possono a loro volta raggruppare in due macro-aree: comprensione verbale, fluidità verbale e abilità numerica fanno parte di un'area caratterizzata da uno che impara e che si possono incrementare con lo studio, invece la memoria, la velocità percettiva, il ragionamento induttivo e la visualizzazione spaziale non ha a che vedere con le conoscenze apprese e quindi è geneticamente determinata in cui è più difficile intervenire dall'esterno.

Cattell e le intelligenze

Martedì 23/02/2021

Cattell parla di Gf ovvero l'intelligenza fluida e Gc ovvero l'intelligenza cristallizzata, in onore del fattore "g" di Spearman. L'intelligenza fluida secondo Cattell è biologicamente determinata e ha a che vedere con il funzionamento generale e si riferisce al funzionamento di tutta la corteccia. Permette di risolvere nuovi problemi e di cogliere possibili relazioni tra elementi. Include le capacità di ragionamento induttivo e deduttivo, influenzate da fattori biologici e neurobiologici ed dall'apprendimento incidentale, che avviene attraverso l'interazione con l'ambiente. La prontezza nel cogliere gli stimoli che vengono dall'esterno, la capacità di focalizzare l'attenzione sulle cose importanti e la capacità di mettere insieme oggetti diversi di informazione ha a che vedere con l'intelligenza fluida.

L'intelligenza cristallizzata invece sono quelle competenze che uno ha acquisito nella formazione, include i concetti, le abilità e le strategie acquisite grazie all'istruzione e all'ambiente culturale. È molto marcata dalla cultura e quindi dalle possibilità di apprendimento che una persona ha. Consiste nei magazzini delle conoscenze acquisite, che riflettono in ampia misura l'influenza della cultura (man mano che ci si specializza in un settore si è sempre più capaci di cogliere la ricchezza della specificità dei concetti studiati) e nelle capacità di discriminazione che si sono strutturate da lungo tempo in un ambito specifico.

Cattell sostiene che i due tipi di intelligenza hanno dei percorsi di crescita diversi: intorno ai 25 anni si arriva al massimo delle conoscenze (si è all'apice della nostra crescita). L'intelligenza fluida ha a che vedere con gli elementi biologici e questo cresce man mano che il cervello matura (intorno ai 18-20 anni), a quel punto dopo i 25 anni (massimo livello di apprendimento) pian piano l'intelligenza fluida inizia a decadere. La capacità di riflessi, di elaborazione e di affrontare cose nuove comincia a ridursi, perché c'è una base biologica quindi la trasmissione degli impulsi nervosi diventa più rallentata perché si creano delle problematiche che rendono più faticoso questo processo di elaborazione. Questo riduce la capacità di riflessi e la capacità di apprendere cose nuove. Mentre l'intelligenza cristallizzata, ovvero l'esperienza, la capacità di specializzazione nel settore lavorativo aumenta comunque e rimane ad un livello adeguato.

Horn e il modello a due strati

Horn nel 1991 riprende l'idea di Cattell e la rielabora anche alla luce di complessi calcoli statistici che fa su tutti i test che sono stati prodotti fino ad allora per estrapolarne dei fattori comuni, cercando di comprendere quali sono le abilità che vengono fuori alle abilità ristrette (come la gente risponde ai singoli test). Sulla base di questi data-base facendo delle analisi fattoriali è riuscito ad estrapolare queste abilità ristrette (che sono le competenze che servono per rispondere ad un singolo test) per tirar fuori le abilità sottostanti. Ha creato il modello a due strati: ovvero lo strato III quello delle abilità ristrette da cui poi ha estrapolato lo strato II ovvero le abilità ampie, che sono: intelligenza fluida, conoscenze quantitative, intelligenza cristallizzata, memoria a breve termine, elaborazione visiva, elaborazione uditiva, recupero a lungo termine, velocità di elaborazione, velocità nel prendere decisioni corrette e abilità di letto-scrittura.

Quindi gli elementi di novità rispetto a Cattell sono:

  • Aggiunge altre abilità cognitive
  • Sono descritte 10 abilità ampie e 55 abilità primarie
  • Tutte le abilità sono operazionalizzate
  • Gerarchia di elaborazione delle informazioni perché vi sono 55 abilità primarie che sono riconducibili però a 10 abilità più ampie
  • Gerarchia evolutiva, perché ci sono alcune di queste componenti che è probabile che si sviluppano prima come l'elaborazione visiva e uditiva

Carroll e il fattore generale "g"

Accanto a questa riflessione fatta da Cattell insieme a Horn si affianca la proposta di Carroll che ha una grossa novità, ovvero riprende il fattore "g" di Spearman. Sostiene comunque la divisione tra abilità ristrette e le abilità ampie ma sopra a tutto pone l'abilità generale, ovvero il fattore "g". Quindi:

  • Strato I: individua 69 abilità ristrette
  • Strato II: parla di abilità ampie che rappresentano le caratteristiche costituzionali di base delle persone che perdurano e che possano governare o influenzare un'ampia gamma di comportamenti in un determinato dominio
  • Strato III: equivalente concettuale del fattore G di Spearman

Il modello CHC di McGrew

McGrew nel 2009 cerca di fare una sintesi cercando un modello che comprenda tutte le suggestioni che si sono trovati fino ad adesso. Il modello CHC è il modello d'intelligenza attualmente condiviso dalla comunità scientifica: CHC è l'acronimo dai cognomi dei tre grandi autori (Cattell, Horn, Carroll). Si avvale di 10 esperti per individuare abilità ampie e ristrette misurate dai subtest e alla fine estrapola queste abilità ampie: intelligenza fluida, intelligenza cristallizzata, elaborazione visiva, elaborazione uditiva, immagazzinamento a lungo termine e due abilità che valutano la velocità di elaborazione, quindi la capacità di rispondere velocemente agli stimoli.

Le teorie dell'intelligenza: la metafora computazionale

La metafora computazionale si riferisce all'idea che sia possibile creare un parallelismo tra il funzionamento mentale e il funzionamento di un computer. In altri termini, la grande novità del cognitivismo è stato quello di studiare la mente come se fosse un computer (la nostra memoria a breve termine è come la memoria RAM del computer, la nostra memoria a lungo termine è l'hard-disk di un computer). Comprende la velocità di elaborazione, la memoria di lavoro, la velocità di accesso, la velocità di scelta, la velocità di verifica percettiva e le componenti del ragionamento e problem-solving.

La teoria triarchica dell'intelligenza di Sternberg

In questo ambito vi è la teoria triarchica dell'intelligenza di Sternberg che scrive un testo sostenendo che quando noi applichiamo un test di intelligenza ad un bambino non stiamo solamente valutando quanto è efficiente il bambino ma anche come lui si sta ponendo di fronte alle novità che gli proponiamo. Quindi oltre alla subteoria componenziale, bisogna rendersi conto che quel QI che noi andiamo a valutare comprende anche di come lui si pone davanti a queste novità, ovvero la subteoria esperienziale: l'esito è importante ma è anche importante comprendere come il bambino lo affronta. Inoltre, sostiene che l'uomo non è soltanto un elaboratore di informazione ma deve anche rapportarsi ad un contesto sociale, quindi parla di subteoria contestuale, dando conto di come questo individuo riesca ad interagire nel contesto sociale della vita.

La subteoria componenziale è vicina all'idea classica dell'uomo elaboratore di informazioni. Una componente è un processo mentale che trasforma un input sensoriale in una rappresentazione mentale, una rappresentazione in un'altra e può condurre ad un output motorio. Comprende:

  • Componenti di acquisizione di conoscenza: inizialmente vi è una codifica selettiva (per esempio quando si studia si sottolinea quello che è importante), dopodiché mettiamo in atto una combinazione selettiva, cioè cerchiamo di capire che relazione c'è tra prospettive diverse e infine la comparazione selettiva, ovvero quello che apprendiamo deve servire a organizzare le nostre conoscenze sul mondo.
  • Componenti di prestazione: è la capacità di ragionamento logico, che comprende la codifica, ovvero la comprensione delle parole, poi vi è il ragionamento inferenziale, ovvero comprendere due elementi e la loro relazione, successivamente la mappatura cioè a prendere l'inferenza e applicarla ad un altro elemento, poi l'applicazione e la giustificazione.
  • Metacomponenti: ovvero quella parte di strategie di autocontrollo che è specifica delle aree frontali. Le utilizziamo in modo evidente quando dobbiamo risolvere degli elementi complessi. Bisogna definire la natura del problema, ovvero quali sono tutti gli elementi che mi vengono dati e l'obiettivo che mi viene richiesto, poi bisogna selezionare delle componenti necessarie e programmare la sequenza, allocare le risorse, perché per risolvere un compito complesso una persona deve aver voglia di ragionarci e avere la motivazione per farlo e infine il monitoraggio, ovvero l'essere in grado di capire se la soluzione che abbiamo ottenuto ci porta nella giusta direzione o pure no.

Subteoria esperienziale e contestuale

Mercoledì 24/02/2021

Mentre per quanto riguarda la subteoria esperienziale, ovvero se una persona non si mette mai alla prova perché ha paura di fallire si autolimita. Quindi Sternberg sostiene che la capacità di affrontare la novità, la subteoria esperienziale comprende la capacità di automatizzare l'elaborazione che per esempio si misura con il cifrario nella WISC. Una particolare capacità di affrontare e di proporre novità viene dalla creatività, ovvero l'insight (il colpo di genio), che è composta da una codifica selettiva (vedere in maniera diversa un compito), la combinazione selettiva (ovvero la capacità di mettere insieme campi semantici diversi) e la comparazione selettiva (fase in cui si confronta la cosa nuova rispetto al tuo background, ovvero quello che si ha già).

La subteoria contestuale invece parla di adattamento, ovvero il saper capire quali sono le regole che determinano il funzionamento di un gruppo o di un sistema, ovvero modellazione, tentare di cambiare qualcosa nell'ambiente in cui mi trovo in funzione degli aspetti egosintonici (che mi permettono di stare bene e che sono in sintonia con il mio punto di vista) e selezione.

Le teorie dell'intelligenza: disabilità intellettiva e working memory

La disabilità intellettiva (o disturbo dello sviluppo intellettivo) fa parte dei disturbi del neurosviluppo nel DSM-5 e comprende:

  1. Deficit delle funzioni intellettive
  2. Deficit del funzionamento adattivo, ovvero la difficoltà a capire come comportarsi per inserirsi in un contesto (subteoria esperienziale)
  3. Esordio durante il periodo dello sviluppo, il bambino manifesta i suoi limiti fin da piccolo

La differenza con l'ICD-10 è che loro distinguono vari livelli di gravità, non in funzione dell'adattamento come il DSM-5, ma in funzione del QI, per cui parlano di:

  • Lieve
  • Moderata
  • Grave
  • Estrema

È importante abbinare la valutazione cognitiva con la valutazione dell'adattamento, che si può valutare con strumenti, come le scale Wineland (questionari che devono essere compilati dagli educatori o dai genitori e hanno a che vedere con le capacità comunicative e sociali). Mentre l'ICD-10 e il DSM-IV basavano la differenza di gravità essenzialmente sul QI, il DSM-5 abbracciando la filosofia dell'ICF pone molto l'accento sull'adattamento: quindi a parità di QI si possono avere livelli di gravità diversi a seconda dell'adattamento del ragazzo. Quando parliamo di disabilità intellettiva si leggono queste difficoltà secondo un modello biopsicosociale: un modello ecologico di interazione individuo-ambiente che ci fa capire come le parole hanno un peso notevole rispetto all'etichetta di ritardo mentale, se noi parliamo di ritardo mentale l'attenzione è focalizzata solo sull'individuo, quando invece parliamo di disabilità intendiamo di leggere le problematiche tenendo conto anche il contesto.

Lunedì 1/03/21

Non ha senso pensare ad una classificazione dei disturbi, come è il manuale diagnostico, ma all'inizio del 2000 si è sviluppato un dibattito che ha portato l'accento sul benessere, ovvero considerare il soggetto nel suo ambiente di vita. L'idea è che non è tanto importante vedere cosa non va in una persona ma mettere in evidenza i punti di forza e di debolezza della persona e come l'ambiente è in grado di far emergere i suoi punti di forza. Quindi in questa prospettiva, anche dal punto di vista psicometrico, è importante un cambio: partire da una prospettiva che verifica il funzionamento globale dell'individuo legata al trovare il QI e arrivare ad un'idea di profilo di funzionalità, non è tanto importante vedere il QI ma è importante capire quali sono le risorse dell'individuo, perché l'ambiente è un attore fondamentale del funzionamento dell'individuo perché si lavora nella logica dell'inclusione (non si guarda chi ha un QI più alto o più basso ma è importante notare le caratteristiche del soggetto).

Si è passato dall'idea di ritardo mentale ad un concetto di disabilità intellettiva, con l'idea di affrontare la questione secondo un modello biopsicosociale (il contesto è importante). La teoria triarchica di Sternberg parla di punti critici dei bambini con disabilità intellettiva:

  • Subteoria componenziale: i ragazzi con disabilità intellettiva hanno degli strumenti di acquisizione di conoscenze integre (componenti di acquisizione di conoscenze).
  • A livello di componenti di prestazione i problemi possono essere abbastanza complessi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristinacf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi di ricerca e di valutazione psicodiagnostica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Traficante Daniela.
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