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Teologia in rapporto all'uomo e alla donna e nei confronti della Chiesa

Analizzati sotto l'aspetto evolutivo e storico, i temi si intrecciano.

Temi del programma

I sacramenti

(Punto 3) I sacramenti sono sette e il principale è l'eucarestia, gli altri sei estendono il senso dell'eucarestia all'intera esistenza. Il battesimo, il primo, è idea di immersione nell'acqua come immersione nella vita dell'altro, in questo caso Gesù, l'acqua purifica e sostiene come la relazione con l'altro. È desiderio di immergersi nell'altro.

La cresima, una volta fatta insieme al battesimo, oggi distanziata anche per consentire un sacramento anche in un’età più adulta, è la riconciliazione del legame rotto. Idea di poter ricostituire un legame, le relazioni possono corrompersi. Idea di ricostruire un rapporto più forte di prima, anche nelle relazioni personali, se affrontata bene, la prova può rafforzare.

L'unzione degli infermi estende la forza dell'eucarestia pure nel momento della malattia e della morte (due grandi nemici dell'uomo). Matrimonio estende amore di Gesù a due al servizio della Chiesa, coloro che esercitano quel sacramento sono solo i due coniugi, il prete è di mediazione, rafforza idea che scelta che loro compiono è in prima persona, scelgono insieme di fare della propria vita un percorso che sia esso stesso grazia. In questo caso il segno è fatto dalla vita dei due.

Famiglia e società

(Punto 4) Famiglia e società.

Peccato e perdono

(Punto 5) Deformazione dell’umano è idea di peccato.

Le eredità ultime e il fine dell'uomo

(Punto 7) Il discepolo amato, Giovanni, il Vangelo di illustra il personaggio ed è l’unico vangelo che lo presenta. Giovanni, ultimo dei vangeli, si colloca intorno alla fine del primo secolo, questo rientra nei vangeli detti canonici, poi ci sono anche i vangeli apocrifi, sono racconti di episodi simili ai vangeli ma sono quelli che la prima comunità cristiana non ha scelto per riconoscere l’esperienza, i cristiani li ritengono meno attendibili per indicare la loro esperienza. Questo vangelo viene diviso in due da 1-12 e da 13-21.

Il Vangelo di Giovanni

I primi 12 capitoli indicati come "libro dei segni" i segni sono gesti e parole di Gesù, legati alla sua vita. La seconda parte viene chiamata "libro dell’ora" dove l’ora è la pasqua, nella quale si compie la manifestazione di Dio in Gesù, e raccoglie anche discorsi dell’ultima cena. Il discepolo amato compare quindi solo nella seconda parte del vangelo di Giovanni. Quest’ultima inizia con la lavanda dei piedi.

Giovanni 13, 21-30

v.21 Gesù sa bene che uno di loro lo tradirà. Uno dei temi chiavi dei racconti della pasqua sono l’amore di Gesù contrapposto con la fatica degli altri. Gesù non nasconde la difficoltà, lo dice che uno di loro lo tradirà. È come se volesse confrontare il suo amore con la fatica degli altri. Essere consapevoli di fare fatica ad amare è anche modo per crescere, è importante riconoscere i propri errori e correggerli. Se uno non prende atto del proprio errore, spreca questo e non cresce.

In questo contesto di verità appare il discepolo amato. Si sa che è Giuda, ma loro non lo sanno e si guardano, tutti di loro dubitano. v.23 Appare per la prima volta il discepolo amato, lui rappresenta vari elementi dell’umanità. Non viene mai detto il nome perché si pensa che tutti sapevano chi era, non era necessario precisarlo, ma anche per mettere l’accento sulla caratteristica fondamentale, al di là del nome, ciò che conta è l’amore reciproco con Gesù. Per mettere l’accento sulla qualità e consentire a tutti di confrontarsi con questa. Non sappiamo chi è.

Tradizione cristiana oscilla tra il discepolo che Gesù amava, l’evangelista ovvero colui che ha scritto il Giovanni. Alcuni li ritengono come un’unica persona altri come tre persone diverse. Potrebbe anche essere Giovanni figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, perché mai nominato nel vangelo di Giovanni, ma non si sa, sicuramente uno del suo gruppo.

v.23 “Si trovava a tavola al fianco a Gesù” è la prima descrizione che abbiamo. Rapporto tra Gesù e discepolo è simile a quello con il padre. È sul modello del rapporto intra-trinitario. Pietro fa da elemento complementare, lui viene spesso presentato con il discepolo amato. Pietro non vuole fare lui la domanda, ovvero chiedere a Gesù chi è che lo tradirà, nonostante è il capo del gruppo ma manda avanti il proprio discepolo amato, perché riconosce il rapporto singolare che ha con lui. Si distingue la profondità della relazione personale, non è importante essere capo, questo diventa di seconda importanza.

v.25 Chinarsi sul petto di Gesù indica la vicinanza, questo atto è molto importante per indicare l’intensità della relazione. Importante anche nella teologia orientale. Non è solo descrizione fisica, attraverso questo un’intenzione. Si sottolinea anche la domanda v.25. Questo discepolo ha vocabolario ristretto, infatti abbiamo qui questa domanda e poi una sola altra frase. È però colui che capisce meglio l’intenzione di Gesù, è anche il primo che capisce la resurrezione e che poi dirà “È il signore” più avanti, quando lo riconosce subito. Parla poco ma è una relazione ben articolata, amore ha quantità notevole di conseguenze. Qualità di discepolo sono quelle che sono strettamente legate all’esperienza dell’amore, per tutti.

Lo indicano anche le frasi che vengono dette da lui (queste due), all’inizio un’interrogativo che potrebbe essere un interrogativo più ampio, modo per dire fatica di rapporto e incertezza di tale, come se chiedesse “qual è il nostro rapporto con te signore?”. L’altra espressione è il riconoscimento della fede, segna percorso tra momento di tradimento, fatica di esistenza e riconoscimento che lui è il signore nella vita dei credenti. Dalla domanda al riconoscimento.

v.26 Mostra che Gesù non nega ma dice le cose come stanno, per mostrare che vuole bene e che vuole educare a voler bene. Né peccato né morte mettono fine alla volontà di Gesù di amare, amore è cuore dell’esperienza umana. Discepolo amato è il più vicino a questa logica. Cibo è gesto di alleanza e comunione, indica il traditore e offre a lui un gesto di amore. Gesto di Gesù che vuole usare anche esperienza di tradimento.

Giovanni capitolo 13

Nel “libro dell’ora”, l’evangelista amplia il racconto della pasqua di Gesù. Nel discepolo amato viene introdotto il personaggio del discepolo amato. Importante anche il valore della definizione di “discepolo amato” che indica la caratteristica fondamentale di quel discepolo ma forse di tutti, sia all’amore, lo si designa più volte come discepolo che Gesù amava. Entra in scena subito dopo la lavanda dei piedi, chiedendo a Gesù chi è che lo tradisce. Bel gesto di Gesù che indica il traditore con gesto di comunione, dandogli un boccone. Cibo molto importante nella cultura antica, l’idea di condividere il cibo, la comunione.

Giovanni capitolo 19

Secondo passaggio in cui appare questa figura è il Giovanni 19, 25-42. v.25 Al abbiamo la presenza delle donne, importanti nella Bibbia, anche se non al centro della società sono al centro dalla vita familiare. Stavano ai piedi della croce di Gesù e compaiono poi anche nei racconti successivi. Bibbia è testo che elimina alcuni schemi, come idea che intorno a lui ci dovevano essere i discepoli (uomini). Non c’è appartenenza ad un gruppo per dire chi è più vicino a Gesù, la Bibbia vuole superare schemi, gruppi e classificazioni nel rapporto con Gesù; può essere vicino a Gesù chi vuole stare intorno a lui.

v.26 Qui il discepolo amato compare al che viene indicato per la reciprocità dell’affidamento, si accentua affidamento del discepolo amato a Maria; come a dire affidamento dei discepoli, di apostoli e Chiesa a Maria. “Ecco tuo figlio” come dire che Gesù fa entrare il discepolo nella sua famiglia, un’altra caratteristica di questo è che entra nella famiglia di Gesù, forse questa è una delle caratteristiche di ogni discepolo, vuole indicare che tutti quelli che amano Gesù possono entrare nella sua famiglia.

“Ecco tua madre” sottolinea la reciprocità, usate due forme molto simili, questa indica la responsabilità del discepolo per la madre di Gesù e per la sua famiglia. Il testo indica quindi che tutti i discepoli possono entrare nella famiglia di Gesù ma che si devono assumere la loro responsabilità e quindi prendersi cura della madre e anche di tutti gli altri fratelli. Forse obiettivo di Gesù è far entrare i discepoli nella sua famiglia, con il duplice prendersi cura. In rapporto con divinità è modo sorprendente di presentarla. Questi testi propongono il tema della reciprocità con grande amore. C’è idea di uomo e donna di grande rilievo.

v.28 v.34, Giovanni. Da fino a c’è episodio di spezzare le gambe che si trova solo nel vangelo di Giovanni. Discepolo amato. Presentato forse perché parte del vangelo appoggia sulla testimonianza del discepolo amato. v.35 Al parte il terzo passaggio che presenta il personaggio ed indica che lui ha visto. Versetto indica tre ulteriori compiti del discepolo amato:

  • Vedere: Tema del vedere per i vangeli è importante essere presenti e vedere, in questo caso nella morte di Gesù ma in generale per la vita.
  • Testimonianza: La testimonianza sottolinea che è vera ed indica così che è importante la ricerca della verità, per dirlo ad altri.
  • Credano: Che gli altri credere sembra essere esito di questo percorso.

Quindi già ai piedi della croce c’è chi è presente, vede, capisce per dirlo ad altri, che conclude con il credere degli altri. Credere qui significa condividere l’esperienza del discepolo amato, lui dice la verità perché altri possano vivere la sua esperienza. Qui la fede è molto vicina alla sua esperienza, ne dà testimonianza perché altri credano. Si tratta di condivisione della sua esperienza.

v.39 I). Al appare Nicodemo che va a chiedere corpo di Gesù, perché crede in lui (teologia).

Giovanni 20, 1-10. 30-31

In questo capitolo c’è la quarta volta dove appare il discepolo amato. v.1 Al si parla del primo giorno della settimana che è la domenica (calendario ebraico), appare nel primo giorno feriale e qui abbiamo ancora una donna. Non erano andati al sepolcro il sabato perché era festivo e non si lavorava.

v.2 Al appare ancora il discepolo sempre accompagnato da Pietro, si sottolinea anche il rapporto fra questi. Discepolo amato arriva per primo si pensa perché più giovane, correva più in fretta. Arriva per primo ma non entra, è però il primo che capisce. Entra prima Pietro, seguito da quello amato.

Accostamento fra i due, mostra rispetto per autorità di Pietro, arriva primo ma non entra, entra dopo ma sarà colui che capisce per primo mentre Pietro fa fatica a credere. Vede e crede. Capisce per primo perché è quello amato, e c’è uno stretto intreccio fra essere vicini e credere, capisce prima perché è più vicino a Gesù, anche Pietro dopo capisce comunque. C’è collaborazione fra amore e intelligenza. Amore si concilia con questa, amare permette di conoscere, ma anche capire ci aiuta ad amare qualcosa/qualcuno. Evangelista sottolinea questa come una delle qualità dell’uomo e donna e di chi ama.

v.9 Il discepolo amato conferma, ha un fondamento biblico, interpreta bene la scrittura. Conferma ciò che la scrittura dice, è anche modello della Chiesa dei secoli successivi. Discepolo amato entra nel sepolcro vuoto dopo Pietro ma capisce per primo, alla luce dell’esperienza di Gesù ma anche nella Scrittura. Intuisce che per Gesù nella relazione con lui, la morte potesse essere la sua ultima parola. La vicinanza, amore e ascolto di Gesù rende più attenta la sua mente.

v.30 v.31 Da a suona come prima conclusione del vangelo, fa riferimento a quello che viene detto prima, ci fa capire che evangelista non ha detto tutto quello che sa, ha fatto delle scelte. Per dire di avere rapporto con Gesù come quello che hanno avuto i suoi contemporanei. Lo scopo di questa relazione (fede) è la vita. Obiettivo è farci capire qual è, secondo il suo punto di vista, il senso e la profondità della propria vita, che può essere l’incontro con Dio.

Il discepolo amato appare poi altre due volte, incontrando il signore risorto, quindi accompagna tutta la pasqua:

Giovanni 21, 1–25

Nel gruppo delle persone nominate c’è il discepolo amato, e stando ad una delle ipotesi potrebbe essere uno dei figli di Zebedeo (guarda indietro). Giovanni riporta la stessa formula “quel discepolo che lui amava”. È qui il discepolo amato che parla a Pietro, come detto, ha un vocabolario ristretto e questa è la seconda frase “È il signore!”.

Nei vangeli canonici non c’è resurrezione perché non hanno assistito a questa, quindi non inventano (alcuni vangeli apocrifi invece sì). Ruolo del discepolo amato che ancora una volta intuisce per primo, è sintetica professione di fede. Simon Pietro fa ancora fatica, anche se capo non vuol dire che capisce subito. Qui c’è il miracolo ma non è il centro del racconto. La pesca miracolosa è un segno, il centro è l’incontro.

v.14 Al capitolo 20, ci viene detto che era la terza volta che Gesù si manifestava (altre due numero del tre per dire che non è una volta sola, prima volta appare con Maddalena e poi Tommaso.

v.20 Al capitolo 13, appare per l’ultima volta e rimanda con espressione usata al capitolo 13 per lettore che avrebbe potuto dimenticare lo svolgimento del testo. Con questa figura vuole quindi presentare i temi principali. Il discepolo amato si può interpretare con il fatto che si era diffusa la voce che il discepolo amato non sarebbe mai morto, ci aiuta a capire la collocazione della morte e lo sviluppo della vita. Dopo la resurrezione non si sapeva cosa avveniva dopo, i primi cristiani pensavano fosse la fine dei tempi, ma sarà poi Paolo a definire che la morte e la sua resurrezione non esonera nessuno dal suo percorso ma accompagna e invita a seguire. Si pensava che Gesù avesse dato la vita eterna, ma notano che alcuni credenti muoiono e allora si inizia a pensare che solo il discepolo amato non sarebbe mai morto, ma in realtà questo non l’hai mai detto quello che vuole dire con questa frase è di prendersi cura di sé, di seguirlo. Questo fa capire il rapporto con Gesù che deve essere come un cammino, viene valorizzata l’esperienza personale.

v.24 Questa è ultima volta che appare il discepolo amato e arricchisce la sua figura. Al nuovo finale, sembra che evangelista appoggia parte del proprio testo sulla testimonianza del discepolo amato, pare che la sua testimonianza sia vera; il cammino è quello di ricerca della verità.

Gesù e Pietro

v.15 v.19 I fino a mostrano esito del rapporto fra Gesù e Pietro, mostra cosa si dicono dopo la resurrezione. Anche il loro incontro verte su tema importante, ovvero quello del tradimento della fedeltà di un amico. Gesù non nega quello che è successo ma lo usa per far crescere Pietro, dice che ha sbagliato ad amare e di provare a rimediare.

Nei testi ci sono due verbi per indicare l’amore: agapao, uno che indica amore più inteso e in questo caso viene quindi tradotto con “ti amo”, quando invece troviamo scritto “ti voglio bene” si indica un amore minore, non viene espresso il massimo dell’amore e si intende il verbo leo, il greco gioca su questa differenza. v.15 Al Gesù fa domanda a Pietro e viene un usato verbo anche indica grande amore “mi ami più di costoro?”, mentre Pietro risponde con verbo per dire che gli vuole bene, la domanda la rifà, Gesù in questo modo lo mette alla prova ma la risposta è sempre uguale. Pietro è diventato prudente, capisce che Gesù non era soddisfatto della prima risposta ma non ha il coraggio di cambiarla.

v.17 Terza volta al è Gesù ora ad usare il verbo leo, Pietro capisce che Gesù ha abbassato le barriere, e Gesù capisce Pietro per questo gli va incontro. Allora Pietro però rimane addolorato perché Gesù ha abbassato livello e gli dispiace. Capisce che amore è stato fragile “tu conosci tutto”.

Gesù dice “pasci le mie pecore” subentra il contesto di missione, che è quella di guidare la Chiesa, ovvero quello di prendere il suo posto, ed è compito che l’affida ad uno che non è perfetto ma che ha capito il suo errore. Non viene negato l’errore ma viene riconosciuto. Collegamento con Adamo ed Eva che dopo tanti doni ricevuti vorrebbero prendere il suo posto, loro però si nascondono. Pietro invece si nasconde fino ad un certo punto e allora Gesù decide di affidargli la guida della Chiesa.

Amen v.18, “In verità, in verità”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.unicdsc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Stercal Claudio.
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