Estimo aziendale
Nell’ambito della microeconomia abbiamo definito l’azienda come l’insieme costituito dalla combinazione dei fattori della produzione atti a svolgere una determinata attività di produzione.
L’azienda è quindi costituita sia da elementi di tipo oggettivo (materie prime, capitale, lavoro) che da elementi di tipo soggettivo riferiti alla figura dell’imprenditore.
Il Codice civile definisce l’azienda come: “il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’attività di impresa”.
L’azienda può essere considerata sotto vari profili:
- Giuridico: il profilo giuridico di un’azienda cambia a seconda della responsabilità assunta dai soggetti che la costituiscono. (S.p.a, s.r.l., s.n.c. s.a.s. ecc.)
- Tecnico: il valore dell’azienda risulta essere visto unicamente tramite il proprio patrimonio tecnico.
- Antropico: l’impatto che l’azienda ha nel campo sociale ed ambientale.
- Economico: i redditi che l’azienda è in grado di generare nel tempo.
Per quanto possano essere molteplici gli scopi per i quali può essere richiesta una valutazione d’azienda, essa sostanzialmente viene effettuata in 5 ambiti specifici:
- Garanzie societarie: sono stime che vengono effettuate per andare a tutelare coloro che non hanno potere decisionale all’interno dell’azienda, come i soci minoritari e gli stakeholders. La grandezza che si tiene in riferimento è il valore di acquisizione che corrisponde al valore patrimoniale dell’azienda.
- Acquisizione e cessazione d’azienda o di rami d’azienda: quando ci si trova in quest’ambito la valutazione d’azienda viene ad essere effettuata ponendosi nell’ottica di un soggetto terzo, indipendente rispetto a quelli che sono gli interessi del compratore e del venditore.
- Formazione del bilancio: la stima viene richiesta al fine della formazione del bilancio. La redazione di quest’ultimo in alcuni casi è obbligatoria per legge (aziende quotate in borsa), in altri è volontaria. Nella formazione del bilancio si va a determinare il valore dell’azienda anche per andare a determinare il valore attribuibile ai beni intangibili (brevetti, marchi...). Il valore dei beni intangibili si ottiene come: Valore dell’azienda - Valore dei beni tangibili. Questo perché nell’andare a valutare il valore dell’azienda vado a valutare tutto il complesso dei beni (tangibili + intangibili). È ovvio quindi che la differenza tra il valore dell’azienda e il valore dei soli beni tangibili mi fornisca il valore dei beni intangibili. Vengono però a determinarsi forme di approssimazione nel caso in cui vi siano più intangibili e quindi si va ad utilizzare un approccio diverso a seconda della tipologia di bene intangibile. (Non è possibile sempre discriminare il valore tra diversi intangibili se sono presenti in un numero superiore a 2.)
- Performance periodica: la stima viene richiesta per monitorare nel tempo il livello di performance dell’azienda, ossia quest’ultima è come se misurasse sé stessa per capire se ha creato o distrutto valore. All’interno di questo ambito risulta essere necessario per quantificare i benefit o i premi aziendali in capo alla governance.
- Per finalità conoscitive: correlate ad esigenze giuridiche, personali o interne all’azienda.
Come già accennato precedentemente, nella valutazione d’azienda ci porremo nell’ottica di un soggetto terzo estraneo agli interessi del compratore e del venditore. Verrà quindi determinato un valore economico, ossia il valore di mercato dell’azienda in condizioni di ordinarietà.
Oltre al valore economico esiste anche il valore potenziale, ossia una sorta di giudizio di convenienza economica che per sua natura è specificamente valido.
- Valore potenziale di acquisizione: riflette le convenienze di un particolare soggetto (acquirente/venditore) e si tiene conto di quelli che sono i vantaggi retraibili a quello specifico soggetto interessato.
- Valore potenziale controllabile: combina le caratteristiche del valore economico con quelle potenziali (…?)
Ciclo di vita dell’azienda
Definiamo innanzitutto cosa rappresentano queste curve:
- Valore di mercato dell’azienda: è una curva che è funzione dei risultati reddituali che l’azienda è in grado di fornire nel tempo (sommatoria attualizzata dei redditi che l’azienda è in grado di fornire).
- Valore dei beni e delle pertinenze aziendali: questa curva rappresenta il valore patrimoniale dell’azienda (valore del complesso dei beni aziendali dato come sommatoria del valore dei singoli beni). La curva parte da un certo livello per poi decrescere nel corso del tempo (si pensi ad esempio ad un macchinario, nel momento in cui viene acquistato il suo valore è il più alto possibile, man mano che viene utilizzato si “consuma” e di conseguenza il suo valore diminuisce).
Fasi
- Avvio: in questa fase sussistono dei problemi di inserimento dell’azienda nel mercato di riferimento o di assestamento dei fattori produttivi e proprio per questo gli utili aziendali sono nulli o addirittura negativi. Quindi il valore patrimoniale dell’azienda > valore di mercato.
- Avviamento: in questa fase si sono assestati i fattori della produzione e l’azienda è riuscita ad inserirsi nel proprio mercato di riferimento e per questo il valore di mercato > valore patrimoniale dell’azienda.
- Decadenza: in questa fase, come in quella d’avvio, l’aspetto economico più rilevante della vita aziendale è rappresentato dal valore patrimoniale. In questa fase il criterio di stima che assume maggior valenza è il valore di surrogazione.
In base quindi alla fase evolutiva in cui si trova l’azienda, si andrà a scegliere il metodo estimativo più opportuno. Nella fase di avvio e di decadenza si usa il metodo patrimoniale.
La scomposizione appena vista (avvio-avviamento-declino) può comportare ad una ulteriore scomposizione in relazione ai ricavi e agli utili che vengono forniti nel corso del tempo da parte dell’azienda. Introduciamo quindi un’ulteriore curva verde che rappresenta l’andamento dei ricavi-utili.
- Avvio:
- Startup: in questa fase i ricavi sono inesistenti, non esistono aziende comparabili ossia che operano nello stesso settore di quella oggetto di stima.
- Sviluppo: in questa fase i ricavi sono in crescita seppur molto bassi, vi è un numero molto basso di aziende comparabili e prevalentemente si tiene conto di quello che è il valore di crescita futura attesa dell’attività.
- Avviamento:
- Fase di crescita: in questa fase vi è un incremento significativo dei ricavi ed inizia ad esserci una certa disponibilità di dati storici come, ad esempio, bilanci di esercizi passati ed aumenta anche il numero di aziende comparabili.
- Fase di maturità: in questa fase la crescita dei ricavi rallenta, aumentano i dati storici e il numero di aziende comparabili. Nella fase di maturità la maggior parte del valore risiede nelle attività in essere.
- Declino: in questa fase vi è una crescita molto bassa o negativa dei ricavi, i dati storici sono molto numerosi.
Base informativa
Necessitiamo di conoscere qual è la base informativa, ossia operativamente che tipi di dati ci occorrono per effettuare una stima. Essa comprende:
- L’analisi strategica che fa riferimento al quadro macroeconomico e al quadro del settore produttivo dell’azienda. Viene anche fatta un’analisi di governance aziendale.
- Recupero dei dati dei risultati aziendali: i risultati contabili per essere validi devono essere riferiti ad un orizzonte temporale retrospettivo di almeno 3/5 anni al fine di poter valutare alcuni trend in atto. Questi valori sono espressi nel Conto economico.
- Analisi patrimoniale: molto spesso noi abbiamo a riferimento dei valori che hanno natura contabile e che assecondano delle finalità di natura fiscale e non rappresentano il reale valore dei beni posseduti dall’azienda; pertanto, bisogna andare a rettificare questi valori contabili in termini di valori correnti di mercato. (I dati si prendono dal conto economico.)
- Formalizzazione dei piani, programmi e dei progetti di sviluppo aziendale: questi piani devono essere oggetto di analisi di sensitività, ossia vengono individuati gli input critici del piano di sviluppo aziendale e si vede cosa succederebbe nel caso in cui li si facessero variare. Si va a determinare il range, in termini percentuali, di variazione dell’input critico e si va a valutare la convenienza del piano di sviluppo aziendale. Vengono ad essere svolti anche degli studi di fattibilità (documento obbligatorio per le opere pubbliche) nel quale la fattibilità di un investimento può essere valutata solo rispetto alla sua NON realizzazione.
- Vantaggi sinergici: bisogna verificare se all’interno dell’azienda sussistono dei potenziali latenti o dormienti: latenti, che sono non evidenti ma possono essere sfruttati, mentre dormienti se sono immediatamente visibili ma non sfruttabili a causa, ad esempio, di condizioni macroeconomiche che non rendono consigliabile l’utilizzo.
- Tassi di attualizzazione dei flussi reddituali e dei flussi finanziari: i tassi di attualizzazione molto spesso hanno un effetto dirompente nei termini di valutazione dell’azienda poiché piccole variazioni di tassi possono comportare una variazione notevole.
Metodo reddituale
Il metodo reddituale è un metodo che permette di esprimere il valore dell’azienda considerando i flussi reddituali ricavabili dall’azienda stessa. Le diverse soluzioni applicative del modello discendono principalmente dal modo in cui vengono definiti e misurati i flussi reddituali del passato, dalla durata dell’orizzonte temporale (limitato o illimitato), dal modo in cui i flussi reddituali sono portati all’attualità mediante appositi tassi di attualizzazione.
In particolar modo possiamo definire i redditi in due modalità:
- Analitica: se i redditi sono determinati analiticamente anno per anno.
- Sintetica: se si va a determinare un reddito medio atteso.
Con riferimento al reddito medio aziendale esso deve essere:
- Netto: deve essere depurato di tutti i costi che vengono ad essere sostenuti per l’attività di produzione e per l’attività di gestione aziendale. In particolar modo nei costi di produzione che andremo a sottrarre troveremo:
- Costi dei materiali direttamente imputabili alla produzione o alle commesse di lavoro.
- Costi della manodopera sia indiretta (ossia la retribuzione di quegli addetti che hanno dei compiti ausiliari rispetto alla produzione: carico-scarico merci, pulizia degli impianti, manutenzione...) che diretta.
- Costi di retribuzione degli impiegati e dei funzionari.
- Quote di ammortamento.
- Costi eventuali degli scarti.
- Futuro: il reddito medio che viene ad essere individuato deve poter essere estensibile al futuro e le condizioni esterne che condizionano il reddito rimangano costanti rispettando quello che è il principio di permanenza delle condizioni.
- Ordinario: il reddito da capitalizzare dovrà essere il reddito ordinario, cioè il reddito che un imprenditore ordinario potrebbe ricavare tenendo conto delle particolari caratteristiche esterne ed interne dell’azienda. In questo caso, però, bisognerà andare ad escludere tutte le redditività extra-ordinarie, cioè, tutte quelle redditività che sono relative a circostanze casuali o temporanee.
- Medio: nel corso del tempo potrebbero esserci delle fluttuazioni del reddito (difficilmente troviamo aziende con un reddito costante negli anni) e quindi per livellare queste oscillazioni si va a considerare un reddito medio.
- Continuativo: dobbiamo ritenere che il reddito medio si mantenga costante per tutta la vita dell’azienda che può essere limitata o illimitata.
Formulazioni del metodo reddituale
=1) + = ∗2) − = ∗ 3) = ∑ = ∗ 4) ∑ ∑ = ∗ + ∗ 5) =+ ∑ = ∗ + ∗ 6) ∑ ∑ = ∗ + ∗ + ∗ 7) =+
Formula 1. = Questa formula prende il nome di “formula di capitalizzazione dei redditi”. In questo caso:
- R = reddito medio annuo che si ripete in maniera infinita nel tempo.
- Orizzonte temporale illimitato.
- i = saggio di capitalizzazione ossia il prezzo d’uso nell’unità di tempo dell’unità di capitale differenziato (quindi moneta che è stata trasformata in qualche altra cosa).
Formula 2. + = ∗ −> = è il reddito aziendale corrente ossia quello ottenuto dall’azienda0 nell’ultimo esercizio. => è il fattore di crescita.
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