Storia contemporanea B – Salvatore Romeo
12/11/2024
La storia ambientale è un campo di studi relativamente giovane (all’incirca trent’anni).
Capire come nel corso degli anni le questioni ambientali si sono evolute nel corso del tempo e come sono avvenuti i conflitti ambientali.
È nell’età contemporanea che l’azione antropica dell’uomo è più impattante, più sconvolgente (ciò non significa che l’uomo non abbia avuto un’azione impattante anche prima dell’età contemporanea).
La storia ambientale può essere considerata una storia del rapporto tra uomo e natura (definizione semplicistica).
Il rapporto tra uomo e natura
Cos’è che caratterizza questo rapporto?
Noi sappiamo che ogni essere animale ha un suo habitat. L’essere umano non ha un vero e proprio habitat (l’uomo ha colonizzato l’intero mondo). L’uomo riesce a modificare la natura per adattarla alle proprie esigenze, e quindi questo vuol dire che l’uomo riesce a creare un proprio habitat, a differenza degli animali (nessun animale è in grado di trasformare la natura per renderla favorevole alla propria specie). Questa è una differenza fondamentale.
Il mito di Prometeo ci dice che l’elemento fondamentale che permette all’uomo di cambiare la natura è la tecnica: l’uomo è l’unico animale tecnico.
Che cos’è la tecnica?
La tecnica la identifichiamo con gli strumenti a nostra disposizione; ancor prima dello strumento c’è l’idea.
Capacità intrinseca all’intelligenza umana (quella di immaginare come creare degli strumenti per modificare l’ambiente circostante).
La relazione che si viene a creare tra uomini e natura, sulla base di questa predisposizione dell’essere umano, è una condizione inevitabilmente scissa, cioè: gli esseri umani, a differenza degli altri animali, non hanno un rapporto immediato con la natura, la guardano dall’esterno (pur essendone parte della natura) – l’intelligenza è lo strumento di connessione con la natura, e l’intelligenza dà una rappresentazione della natura.
Gli uomini non possono prescindere dal rappresentarsi la natura, dal guardarla attraverso lo spettro della propria intelligenza.
L’uomo, pur facendo parte di questo grande organismo che è la natura, compie delle azioni che possono alterare le forze di questo stesso organismo.
L’uomo è in grado di compiere delle azioni che modificano l’ambiente naturale in maniera spesso negativa – c’è un filtro che separa l’uomo dalla natura.
Da una parte c’è il soggetto umano e dall’altra una materia passiva.
Elaborare una prospettiva di trasformazione sistematica dell’ambiente naturale per creare degli ambienti sempre più artificiali e funzionali alle esigenze del genere umano, attraverso un dispiegamento sempre più massiccio e sofisticato della tecnica.
L’uomo ha bisogno della tecnica per sopravvivere.
Condizione umana che spinge le società umane a modificare gli ambienti.
Energia, piante e ciclo dell’azoto
La storia ambientale ci porta a interrogarci su ciò che compone la natura (i cicli ambientali, ecc...).
È un rapporto materiale, non solo ideale.
La vita sulla terra dipende da un fattore essenziale che è l’energia. La sola fonte di energia esistita per millenni è quella solare.
Questa energia riesce a generare vita/sostanze organiche attraverso la fotosintesi clorofilliana (è un processo attraverso il quale l’energia solare viene trasformata in sostanze organiche, in particolari in zuccheri e in acidi, i quali servono a costruire la vita sulla terra).
Le piante sono alla base della vita sulla terra.
C’è un altro elemento fondamentale alla vita, ovvero l’azoto.
Il suo simbolo chimico è un gas tra i più presenti in atmosfera, e serve a generare le proteine.
Nessun essere vivente lo può assorbire direttamente dall’atmosfera, il tutto passa attraverso le piante: alcuni batteri presenti nel terreno elaborano l’azoto presente nel terreno e lo trasformano in materiale che viene assorbito dalle piante.
Le piante sono alla base della vita sulla terra, il ciclo dell’azoto: l’azoto viene estratto dal terreno, dall’azione di questi batteri e poi dall’azione delle piante, gli animali vegetariani se ne cibano, dopodiché nella parte finale l’azoto viene reintrodotto attraverso le deiezioni nel terreno.
L’azoto che è presente nel terreno relativamente poco, viene reimmesso attraverso proprio le deiezioni.
Olocene, agricoltura e disboscamento
125 mila anni prima di Cristo, l’uomo inizia ad addomesticare il fuoco; l’ultima era glaciale avviene circa tra il 10.000 e il 9.000 avanti Cristo, dopodiché inizia l’Olocene (10/9000 a.C.).
L’invenzione dell’agricoltura risale a circa diecimila anni fa (8000 a.C. circa, con l’inizio dell’Olocene).
Dopo l’ultima era glaciale segue un’era in cui ancora oggi siamo: l’Olocene.
Nell’Olocene abbiamo l’invenzione dell’agricoltura, avvenuta circa 8000 avanti Cristo.
Cosa succede con l’agricoltura? Gli uomini iniziano ad estrarre delle quantità crescenti di azoto e non sempre poi quest’azoto viene reintegrato in quantità analoghe: spesso le deiezioni vengono allontanate dai centri abitati degli umani (si formano delle comunità sedentarie).
Gli stessi acquedotti nascono anche per allontanare dalle città le deiezioni umane.
In questo modo si viene a perdere una quantità di azoto, cosicché i terreni si vanno impoverendo delle loro capacità generative/produttive (produrranno meno), sterilizzandosi: questa tendenza sta alla base dell’antico regime biologico (sta a principio dell’azoto).
Man mano che le società umane si evolvono, chiudere il ciclo dell’azoto diventa sempre più difficile.
Questo cosa comporta? Se i terreni vicini si impoveriscono dobbiamo andare a cercare altri terreni (espansione della colonizzazione delle società umane nei confronti dell’ambiente circostante) sempre più ampi, implicando il disboscamento (se dobbiamo impiegare terreni da utilizzare per l’agricoltura dobbiamo disboscare aree sempre più vaste).
Tolti i boschi si creano problemi economici (il legno trasformato in carbone era il principale combustibile delle società umane fino all’800).
Ad un certo punto, in alcune parti d’Europa, il legno diventa così scarso, per via di questo continuo disboscamento, che il suo prezzo aumenta diventando più conveniente non più utilizzare il carbone vegetale, ma utilizzare il carbone fossile.
E dunque, proprio in Inghilterra, a partire dal periodo a cavallo tra il 1600/1700, si va diffondendo anche in larga scala (in uso nelle abitazioni domestiche), l’uso del carbone fossile, il quale sarà alla base della rivoluzione industriale. La più importante svolta dell’uomo dopo la nascita dell’agricoltura.
Tutto parte dai disboscamenti.
Altra conseguenza della conquista della trasformazione del territorio in suoli coltivabili è la bonifica delle aree umide: la bonifica di queste aree non solo era legata a questioni agricole, quanto a motivi di natura sanitaria (fino all’800 non si sapeva ancora bene da cosa derivasse la malaria).
Per recuperare terreno si effettuavano queste due pratiche: il disboscamento e la bonifica.
Irrigazione e imperi idraulici
Non sono però le sole pratiche per affrontare il depauperamento della fertilità dei terreni, ad es.: le società umane, anche quelle più antiche, inventano l’irrigazione: irrigando i campi, infatti, ci si rende conto che si può aumentare la fertilità dei terreni.
L’irrigazione diventa, già dalle società più antiche, una delle tecniche principali per contrastare la perdita di fertilità dei terreni.
Intorno all’irrigazione sorgono, già in epoche antichissime, grandi progetti che richiedono grandi risorse e una direzione politica e tecnica di altissimo livello.
Intorno a questi progetti di irrigazione nascono i grandi imperi antichi: i grandi imperi della Mesopotamia, l’impero Egizio, l’impero che troviamo in Asia orientale, a partire da quello cinese. Sono tutti imperi che fanno dell’irrigazione il fulcro della loro iniziativa (si parla di Imperi/Stati idraulici: garantire alla popolazione prevalentemente contadina una disponibilità di acqua tale da permettere all’agricoltura di espandersi).
L’irrigazione può essere considerata un’arma a doppio taglio: in primo luogo essa favorisce in alcuni terreni l’impaludamento (paradossalmente, un’irrigazione continua su terreni impermeabili/sottili).
Un eccessivo afflusso di sali minerali può provocare una impossibilità di effettuare delle coltivazioni che pure sono fondamentali per la sopravvivenza delle persone.
A partire già da epoche antiche abbiamo già tutta una serie di trasformazioni ambientali: disboscamento, bonifica e l’irrigazione che dureranno nel tempo. Queste tendenze sono di lungo periodo: questo ci fa capire come l’essere umano ha trasformato l’ambiente circostante. È già da epoche antichissime, dunque, che noi vediamo alterare i cicli biologici.
Cambiamenti climatici e atmosfera
Altro elemento da tenere in considerazione quando parliamo del rapporto tra uomo-natura, sono i cambiamenti climatici.
Anzi, prima ancora, i cambiamenti climatici dipendono da un elemento fondamentale senza il quale non ci sarebbe vita sulla terra: ovvero l’atmosfera.
L’atmosfera è questo strato gassoso che circonda la superficie terrestre, composto da vari gas. L’atmosfera consente di trattenere a ridosso della superficie terrestre le radiazioni solari, senza la quale infatti rimbalzerebbero nell’universo.
È necessario per far sì che ci sia vita sulla terra, che la proporzione di questi gas che compongono l’atmosfera sia di un certo tipo: per riequilibrare il livello di anidride carbonica in atmosfera è necessario il ciclo del carbonio.
Da cosa dipendono i cambiamenti climatici?
Per gran parte della storia, i cambiamenti climatici sono di derivazione naturale (imprevisti e imprevedibili).
Nel corso del tardo medioevo c’era grande disponibilità di terre, durante l’età moderna abbiamo invece una difficoltà a trovare nuove terre da coltivare, ed è in questa fase che abbiamo l’intensificazione del disboscamento (ottimizzare spazi che si stanno riducendo) – ascolta REC 17 min II ora, circa.
È in questo periodo che si cercano nuove terre. Difficoltà che sono da stimolo.
Periodo detto “Piccola era glaciale”.
Non possiamo fare storia della società umana senza considerare i cambiamenti climatici (pensiamo alle rivolte contadine che si fanno ad intrecciare con le guerre religiose).
A partire dall’inizio dell’Ottocento noi abbiamo un nuovo cambiamento climatico: abbiamo un innalzamento progressivo delle temperature, il quale però inizia ad associarsi ad un’origine antropica.
Questo è il momento in cui alcune società umane iniziano a vivere la cosiddetta rivoluzione industriale: iniziano ad aumentare le emissioni in atmosfera di determinati gas, in particolare l’anidride carbonica, definiti “gas serra” (contribuiscono a creare questo strato che avvolge la superficie terrestre e che serve a immagazzinare calore solare, nella misura in cui però i gas serra aumentano anche l’immagazzinamento del calore solare aumenta e quindi abbiamo un incremento tendenziale delle temperature).
A partire dall’Ottocento il contributo degli esseri umani diventa un contributo determinante.
A un certo punto, gli europei, posti dinanzi ai vincoli ambientali (scarsità di terra, parziale riduzione della produttività agricola), trovano la via della colonizzazione, e così riescono ad accaparrarsi le risorse dall’esterno, soprattutto grazie ad una capacità bellica superiore rispetto a molti degli imperi esistenti (anche tra i più evoluti).
Gli europei, a partire dal 1500, si inventano il commercio armato. Riescono così a sgominare la concorrenza.
In questi secoli centrali della storia moderna tra 1600 e 1700, sino agli inizi del 1800, è qui che si ha la divaricazione, anche per motivazioni ambientali.
13/11/24
Agricoltura, Antropocene e rivoluzione industriale
L’invenzione dell’agricoltura ha permesso agli esseri umani di iniziare il controllo della produzione dei generi alimentari: prima, gli uomini, tutto quello che consumavano lo dovevano trarre da ciò che la natura offriva loro, adesso invece iniziano a produrre il cibo da sé, coltivando i campi e addomesticando gli animali (questi ultimi diventano importantissimi per la forza lavoro nel lavoro dei campi).
La rivoluzione industriale segna dunque una vera novità epocale, una novità che arriva dopo millenni.
Antropocene ha questo suffisso “cene” (a indicare le ere).
Negli ultimi anni i geologi hanno individuato questa nuova era geologica successiva all’Olocene: l’Antropocene.
È un’era geologica in cui l’uomo non è solamente al centro della vita sulla terra, ma l’uomo svolge una funzione di alterazione e trasformazione dei meccanismi di base di funzionamento della terra stessa. L’uomo diventa una forza in grado di alterare e modificare il funzionamento della terra.
Con le crescenti emissioni di anidride carbonica che derivano dalle attività umane, a partire dalle rivoluzioni industriali, noi abbiamo l’aumento di questa componente nell’atmosfera, e ciò determina una maggiore capacità dell’atmosfera terrestre di intrappolare il calore solare, e ne deriva un aumento delle temperature della superficie terrestre.
L’uomo, già solo alterando il ciclo del carbonio (ciclo necessario per tenere in equilibrio ossigeno e anidride carbonica in atmosfera), provoca questo sconvolgimento globale che ha un impatto su tutti gli ecosistemi del pianeta.
L’Antropocene: l’uomo come forza dirompente per la natura.
Quando parliamo di Antropocene ci inseriamo in un’epoca storica (contrariamente a prima).
Quando inizia questo Antropocene? Se lo chiedono sia gli storici che i geologi.
La macchina a vapore
La prima ipotesi di inizio dell’Antropocene (di periodizzazione) la possiamo collegare con l’avvio della rivoluzione industriale.
Storicamente la possiamo collocare a partire dal XVIII secolo, quando si verificano una serie di fatti che attengono le innovazioni tecnologiche: il primo fatto fondamentale riguarda la macchina a vapore, la nascita di questa.
Fino ad allora abbiamo come fonti di energia: l’acqua, gli animali e il corpo umano. Le società umane possono fare affidamento solo su queste tre fonti sino ad allora (energia somatica).
Con la macchina a vapore abbiamo per la prima volta generazione artificiale di energia: viene prodotta l’energia in maniera artificiale. Non c’è una fonte naturale che viene impiegata. Vengono impiegati alcuni elementi naturali, quello sì; ma è la macchina a trasformare in processi che trasformano questi elementi in energia.
Il primissimo prototipo di macchina a vapore viene elaborato da questo inventore e fabbro inglese: Thomas Newcomen.
Siamo tra il 1702 e il 1710. Nel primo decennio del ‘700.
Alla base di questa macchina avviene la combustione di carbone; nella camera superiore abbiamo uno strato di acqua che tende ad evaporare con la combustione del carbone, la pressione del vapore così generata va a spingere un pistone che aziona il movimento di una leva. Un processo molto semplice: combustione, evaporazione, pressione, spinta, movimento.
In Inghilterra il carbone fossile viene sempre più utilizzato proprio perché diventa sempre più scarso il legname.
C’è, dunque, una spinta a estrarre il carbone, una materia prima che Newcomen utilizza come combustibile in questo processo che è alla base della sua invenzione.
Il primo impiego della macchina a vapore è nel drenaggio delle acque nelle miniere: questo è un passaggio fondamentale.
La macchina consente di azionare le pompe idrauliche che drenano le miniere (prima venivano azionate dal movimento animale).
La macchina è molto più efficiente rispetto agli animali.
Aumentando l’efficienza si ha un maggiore beneficio nell’estrazione del carbone, cioè viene estratto più carbone nella stessa unità di tempo, e questo significa che il prezzo del carbone si riduce ulteriormente, e dal momento in cui il carbone diventa ancora più a buon mercato può essere utilizzato su una scala ancora più ampia: la macchina a vapore crea un circolo virtuoso.
Più viene utilizzato, più il prezzo del carbone scende, più il carbone c’è a disposizione per alimentare altre macchine a vapore. Un circolo virtuoso che permette alla macchina a vapore di diffondersi rapidamente (in questo momento solo di drenare le miniere ed estrarre carbone).
La macchina a vapore non si ferma al primo modello, ma vi sono continue migliorie nel corso del tempo, e un passaggio molto importante lo abbiamo con James Watt (altro inventore inglese): nel 1769 porta a compimento una sua macchina, la quale è molto più potente e disperde meno vapore.
Meccanizzazione della produzione
Da una parte abbiamo la macchina a vapore, dall’altra la meccanizzazione della produzione, cioè: la sostituzione di lavoro umano con lavoro meccanico.
Si costruiscono delle macchine che precedentemente facevano i lavoratori umani.
Nel corso del XVIII abbiamo la sperimentazione del telaio meccanico: semplifica molto le operazioni dell’operatore/operatrici.
Nei decenni centrali del ‘700, il telaio meccanico e la macchina a vapore viaggeranno in parallelo.
La fonte energetica prevalente è l’acqua, dunque vengo
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