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Letteratura spagnola

Introduzione

La penisola iberica è un crocevia (punto nodale dal quale si diramano le vie) perché ha dei punti di contatto visibili e altri invisibili. I punti di contatto visibili sono: il lembo di terra che collega la penisola iberica alla Francia attraverso i Pirenei e lo stretto di Gibilterra. I Pirenei collegano la penisola con l’Europa mentre lo stretto di Gibilterra la collega con l’Africa.

La Spagna è un crocevia culturale perché le sue vicende storiche vedono la penisola completamente invasa da popolazioni diverse: a volte in modo violento altre volte in modo pacifico come le persone che intraprendono il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Si chiama "Santiago" dal momento in cui, nell'ottavo secolo, vengono scoperte le ossa dell'apostolo San Giacomo. Molte di queste persone portavano all'interno della penisola i propri pensieri e le proprie influenze, spesso di carattere europeo.

Essendo montagne però, i Pirenei oltre che collegare dividevano anche. Per quanto riguarda il secondo punto di contatto è proprio attraverso lo stretto che passano le truppe musulmane e invadono in pochissimo tempo quasi l'intera penisola iberica (711-718). A rimanere libero da questa invasione è solo un piccolo frammento di terra a nord della penisola ovvero il corridoio attraverso il quale avveniva il pellegrinaggio. Per contro arrestare questa invasione i cristiani si organizzano e nel 718 compiono una prima battaglia ovvero la battaglia di Covadonga, iniziando così la Reconquista che dura 7 secoli, dal 718 al 1492 (il cosiddetto annus mirabilis).

Nel paese, sotto il punto di vista letterario, abbiamo da un lato l'influenza araba dall'altro quella francese. I punti di non contatto sono quelli marittimi come il versante oceanico (scoperta dell'America) e il versante Mediterraneo che porta al contatto con l'Italia (Corona d'Aragona su gran parte dell'Italia). La penisola iberica è stata una vera e propria porta d'accesso per persone, commerci, pensieri eccetera grazie alla mancanza di frontiere, che porta ad una continua interazione tra i popoli, producendo o scontri o incontri.

Periodo di romanizzazione

→ 218 a.C.-19 a.C. (2 secoli) invasione e conquista romana in penisola iberica. Trovano delle resistenze, ovvero le popolazioni che stavano lì prima, le quali si concretizzano in episodi molto importanti a livello culturale. Esempio. Nel 133 a.C. la Numancia, una roccaforte celtibera, viene assediata dai Romani ma pur di non arrendersi, decide di compiere un atto estremo di resistenza, suicidandosi in massa e non consegnandosi all'invasore. A livello culturale questo episodio diventa il simbolo della resistenza delle popolazioni originarie spagnole contro l'invasore. Cominciano a fiorire i primi testi che parlano della Numancia tra cui quelli di Miguel de Cervantes che, nel 1615, pubblica 8 commedie (Ocho comedias y ocho entremeses nuevos, nunca representados) tra le quali c'è una che si chiama "La Numancia" che parla della resistenza dei numantini sugli invasori.

Nel 476 d.C. cade l'impero romano d'Occidente ma, in realtà, in penisola iberica cade nel 409 d.C. con l'arrivo e lo stanziamento di alcune popolazioni barbare come i Goti e i Visigoti. Una terza invasione sarà quella araba-musulmana nel 711 d.C che durò sette anni. Il processo di Reconquista non è stato un processo uniforme e costante poiché, trattandosi di guerre, la riconquista di un territorio a volte può avvenire in poco tempo altre volte può avvenire dopo tantissimi anni. Nel 1264 la presenza musulmana era ridotta al solo regno di Granada (Andalusia) e nel 1492 il regno fu riconquistato.

La frontiera è invisibile e non è irreversibile perché i territori, dopo essere stati recuperati, potrebbero essere nuovamente riconquistati da potenze straniere com'è successo per il regno di Valencia. Questo implica il movimento delle frontiere in varie direzioni perché le popolazioni conquistate non si spostavano in altri territori ma rimanevano dov'erano, con limitate libertà, pagando tasse e senza avere accesso a molte risorse. Questo quadro oltre ad essere un quadro sociologico è anche un quadro linguistico perché la stratificazione di tutte queste culture diverse porta anche alla stratificazione di lingue diverse. Ecco perché oggi molte parole spagnole derivano dall'arabo come le parole che iniziano per -al (articolo maschile arabo).

Il conquistatore oltre a portare distruzione durante il periodo di guerra lascia anche un segno culturale durante il post-guerra, come le architetture che ci hanno lasciato gli arabi e i romani, mentre le popolazioni barbare non ci hanno lasciato quasi nulla. Nel processo di romanizzazione c'è un altro processo che ha a che fare con la lingua che si chiama Latinizzazione, il quale consiste nell'imposizione della lingua latina. Questa lingua col passare del tempo si volgarizza dividendosi tra latino classico e latino volgare (Diglossia) freccia abbiamo delle prove di testi scritti datati tra il IX e il XII secolo.

Più o meno nella metà meridionale della penisola iberica si parlava mozarabe, erede del latino mescolato a degli elementi arabi; nell'altra metà settentrionale abbiamo alcune isole linguistiche comunque figlie del latino volgare ma con degli elementi tra loro diversi come il castellano, gallego-portugues, navarro-aragones, catalano, basco. Glosas = tra le prime testimonianze scritte che ci dimostrano che la diglossia in Spagna stava avvenendo e che ad un certo punto il latino classico non si parlava più tra le persone comuni che invece usavano il volgare. Le glosas sono delle istantanee dei momenti in continua evoluzione, di momenti storici e della situazione linguistica. Siamo tra il X e il XII secolo. Sono delle annotazioni poste al margine di un testo o in interlinea di un testo; servono a spiegare e a tradurre una parola. Sono scritte in latino volgare (romance) e prendono tratti a seconda della zona geografica; invece il testo principale di questi codici, detto libro antico, è scritto in latino classico.

Le glosas sono plurali perché sono tantissime annotazioni in tanti codici conservati in due monasteri:

  • San Millán de la Cogolla
  • Santo Domingo de Silos

Entrambi si trovano in Castilla-León e contengono preghiere, omelie, riti pieni di annotazioni (glosas). Nel primo monastero le glosas si chiameranno emilianenses, nel secondo si chiameranno silenses. I libri del periodo medievale erano fatti di pergamena cioè di pelli di animali lavorate rese a cuoio. Essendo oggetti molto costosi e preziosi riuscivano a permettersi solo le classi della nobiltà e del clero, rispecchiando l'identità e la mentalità di queste due classi. (L'uso diventa comune con l'invenzione della stampa nel 1450 circa.) Le classi più povere avevano testimonianze culturali e letterarie che si tramandavano oralmente (abbiamo delle prove scritte nei libri della nobiltà.) Le copie fatte dei libri erano molto poche perché erano tutte scritte a mano.

Teoria della ricezione

Studiare quello che c'è intorno al libro e non solo il libro stesso. Le pagine di un libro antico vengono chiamati fogli o carte e si numerano solo sulla destra di chi guarda (1 recto-1 verso o vuelto). Il codice emilianence 60, foglio 72 recto, è una testimonianza importante perché è un testo intero di una preghiera. Recentemente (2010) sono stati scoperti e studiati alcuni cartularios detti Cartularios de Valpuesta che sono dei registri che hanno delle caratteristiche e delle qualità linguistiche ancora più antiche delle glosas. Con "Valpuesta" ci troviamo sempre in Castilla e risalgono al IX secolo fino al XII. Essi sono dei documenti manoscritti che nei monasteri di Valpuesta si usavano per segnare le donazioni che venivano fatte da parte di privati cittadini. Sono veri e propri testi scritti da 34 persone diverse nella lingua con cui si comunicava.

Un'opera antica si data attraverso la raccolta degli eventi narrati all'interno (Terminus Ante Quem= prima del quale - Terminus Post Quem = dopo il quale) è attraverso l'analisi paleografica ovvero la scienza che studia la grafia poiché nell'antichità c'erano molte scritture diverse.

Periodizzazione interna araba

  • 711-756 → Fase di conquista e di stabilizzazione di un emirato (regno retto da un principe) dipendente da Damasco.
  • 756-1031 → Fase di stabilizzazione del potere e di creazione di un emirato e poi califfato (regno retto da un re) indipendente di Córdoba (Andalucia - fase di grande splendore e di unità).
  • 1031-1492 → Il califfato comincia a smembrarsi in tanti piccoli regni detti Taifas; a questi regni corrispondevano dei governatori che riunivano attorno a sé una corte, la quale portava una creazione sia artistica che letteraria.

A livello letterario nascono le Jarchas ovvero le prime manifestazioni poetiche in ambito ispanico e sono scritte in mozarabe con caratteri arabi poiché erano scritte da mussulmani. Fino alla metà del secolo scorso si credeva che le prime manifestazioni erano le cantigas galaico-portuguesas perché gli ispanisti, non conoscendo l'arabo, non hanno mai analizzato questi testi. Le jarchas sono componimenti poetici brevi datati tra l'XI e il XII secolo che si presentano in coda ad un'altro componimento poetico più lungo ovvero la Moaxaja.

Jarchas

Scritta in mozarbe con caratteri arabi. Componimento più corto. Deriva da una parola araba che significa fine, conclusione perché è posta alla fine. Il tema è quello del lamento della donna per l'assenza o lontananza dell'amato o per l'imminente incontro con l'amato. Ha un carattere monologale cioè non c'è dialogo; non prevede mai la presenza dell'amato e se è presente una figura è un'altra donna (sorella, madre, amica) che è sempre una figura silenziosa che non risponde. Voce parlante femminile.

Moaxajas

Scritta in arabo con caratteri arabi o in ebraico con caratteri ebraici. Componimento più lungo. Significa cintura adornata che corre due volte attorno alla vita perché è una poesia molto ricca e raffinata. Componimento poetico elogiativo e lodativo verso una persona. Si struttura in strofe ognuna delle quali prevede un numero di versi. La metrica deriva da una modalità poetica classica araba che si chiama Quasida. Tutte le strofe si concludono con uno o due versi che hanno la stessa rima, che può essere assonante (vocali uguali dopo la sillaba tonica) o consonante (consonanti uguali dopo la sillaba tonica).

Voce parlante maschile. Un elemento che invece unisce i due componimenti è legato alla rima poiché la rima con cui si conclude la moaxaja è la stessa rima che troviamo alla fine della jarcha. (Sono due entità poetiche separate ma fanno parte dello stesso componimento). Sono state ritrovate circa 70 jarchas e alcune tra loro si ripetono in coda sotto moaxajas diverse; questo significa che le jarchas si diffondevano in modo tale che qualcuno avrà preso una jarcha da un componimento e ha creato sopra una moaxaja.

Versi

  • OSSITONO = tronco → ultima sillaba
  • PAROSSITONO = piano → penultima sillaba
  • PROPAROSSITONO = sdrucciolo → terzultima sillaba
  • SUPEROSSITONO = bisdrucciolo → quartultima sillaba

Cantigas galaico-portuguesas

Con le cantigas galaico-portuguesas si indicava la zona della Galicia, al nord del Portogallo, e fanno parte del periodo di tempo che va dalla fine del XII secolo fino alla metà del XIV secolo. Queste cantigas erano dei componimenti fatti per essere cantati ed erano accompagnate da uno strumento musicale come la viella (viola da gamba) o il liuto. Esse ci sono state trasmesse soprattutto grazie a 3 raccolte (cancioneiros). La lingua in cui sono scritti questi comportamenti è il gallego-portugues che ha dato poi vita agli attuali galiciano e portoghese, i quali hanno tratti molto simili; questa lingua venne adottata poi anche per i componimenti che non c'entravano con essa perché è considerata la lingua più affine al messaggio poetico da veicolare.

Le cantigas si possono dividere in 3 grandi gruppi ovvero 3 modalità con cui si poteva scrivere una cantiga:

  • Cantigas de amigo ovvero componimenti di tradizione molto antica cantati da una donna (= jarchas) e rivolte ad un amico che spesso è assente; sono presenti dei simbolismi con un forte carattere erotico. Lo scenario in cui vengono collocate queste poesie è molto spesso uno scenario naturale che prevede molto volentieri la presenza del mare. Uno degli autori maggiormente conosciuti è Martin Codax e una delle sue opere più famose è "Ondas do mar de Vigo".
  • Cantigas de amor che hanno un io poetico maschile e sono influenzate dalla lirica provenzale. Questi componimenti cantano l'amore di un uomo verso la donna che è un amore cortese con tutto ciò che ne consegue, ovvero la disparità sociale e affettiva, che vede la donna sempre in una posizione superiore, diventando così oggetto di desiderio.
  • Cantigas de escarnio/maldizer ovvero poesie che parlano male di qualcuno e criticano una persona e una categoria di persone. Esse dimostrano che il medioevo è un'epoca in cui la censura è molto meno presente. Esiste un altro codice, ovvero il Cancioneiro de Baena, che appartiene alla metà del XV secolo. In esso noi troviamo ancora alcune cantigas.

Cantar de mio Cid

Primo componimento in lingua castellana scritto in versi con una modalità poetica che si definisce Mester de Juglaria legata al juglar = giullare. Questo componimento nasce per essere recitato, quindi di matrice orale, da parte di un giullare che faceva una performance orale cantando o recitando dei versi raccontando delle storie. Essendo tramandati oralmente tutti questi testi sono stati persi a parte il Cantar de mio Cid che raggiunse un tale successo che qualcuno decise di trascriverlo. L'epoca è difficilmente presumibile essendo stato tramandato oralmente ma possiamo fissarla tra il XII e XIII secolo.

Il Cantar de mio Cid è un testo molto lungo (3725 versi) che uno o più giullari mettevano in scena in uno spettacolo formato da recitazione, canto, musica strumentale, prossemica (gestualità), in uno scenario che poteva essere una piazza, una via, un palazzo privato o una corte; il giullare gestiva un corpus formato da una trentina di testi ma erano anche molto bravi nell'improvvisazione e questo lo vediamo nell'irregolarità metrica presente nel Cantar de mio Cid ovvero l'anisosillabismo (non uguale numero di sillabe): Ogni verso del Cantar è il risultato dell'accostamento di due emistichi ovvero versi più piccoli e al centro di essi c'è una cesura ovvero una pausa. Ogni emistichio può avere un minimo di 3/4 sillabe fino ad arrivare a 13 sillabe. I versi sono uniti in strofe che possono essere lunghe o corte, non hanno una lunghezza determinata. Le strofe si chiamano lasse, le quali sono numerate in numeri romani che non si trovano lì da sempre ma li ha messi uno studioso moderno che ha trascritto per noi il testo. Le lasse si dividono in base all'assonanza perché l'ultima regola formale del Mester de Juglaria è che i versi anisosillabici sono tra di loro assonanzati, quindi hanno identità dei suoni vocalici a partire dall'ultima vocale tonica. Probabilmente tra una lassa e un'altra il giullare introduceva una piccola pausa musicale anche perché c'è sempre uno stacco della narrazione tra due lasse. L'uomo medievale amava allungare le cose e la storia stessa.

Il pubblico del giullare era spesso vasto, formato da cittadini privati che lo assumevano o da cittadini pubblici; questo pubblico considerava i giullari persone affidabili infatti alcune volte venivano chiamati a testimoniare nei processi. Il giullare ha una funzione informativa cioè dare notizie, visto che i testi che circolavano erano a base storica ma, venivano trasmessi anche dei valori su cui si costruisce una propria identità collettiva, tra cui prevalente è il valore della religione. Il Cantar de mio Cid forma la base di uno dei cicli di maggiore fortuna nella letteratura spagnola ovvero il ciclo legato alla figura di Rodrigo Diaz de Bibar, un eroe castillano detto anche el Cid Campeador, personaggio storicamente esistito e che prende parte al processo della riconquista. Cid è una parola araba che significa Signore mentre Campeador deriva dal latino dalla fusione di due termini, uno relativo al campo e l'altro relativo all'essere doctor cioè dottore nel campo, laureato ed esperto del campo di battaglia. Essendo lo stesso testo recitato da più di un giullare molto spesso subiva delle variazioni a seconda del tempo, della risposta che stava dando il pubblico etc.

Un altro ciclo è quello che si basa sull'indipendenza del regno di Castilla ovvero un conte che ottiene l'indipendenza della contea che poi diventa un regno, Fernan Gonzales. Un altro ciclo è quello dei Siete infantes de Lara cioè 7 fratelli che vivono diverse avventure. Il testimone del Cantar de mio Cid è unico quindi, se per ragioni storiche il testimone ha perso i primi fogli, quello che c'era scritto all'inizio noi non lo potremo mai sapere essendoci solo un testimone e non più testimoni in modo da mixare le due versioni e ricostruire il testo. Essendo unico non è detto che il testimone rispecchi la volontà dell'autore. Un altro problema sorge dal momento in cui...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kekko6172 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Crivellari Daniele.
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