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Diritto dell'unione europea

Introduzione al diritto dell'unione

L'unione europea fa riferimento a un processo, progetto iniziato più di 70 anni fa. Nel 1957 si è formata la Comunità economica europea, da cui deriva l'attuale Unione. Ma le origini dell'unione avvennero prima durante il primo conflitto mondiale con Churchill. Subito il suo progetto è rigettato. Poi fa un discorso nel 1946 a Zurigo in cui ribadisce l'ideale di una comunità degli stati europei che avesse come base Francia e Germania (paesi a capo di industrie di carbone).

L'idea di mettere in comune queste due industrie in una entità sovranazionale, secondo Churchill, avrebbe messo l'Europa al riparo dai conflitti come quello che è stato appena concluso. L'idea di un'aggregazione degli stati europei inoltre li avrebbe resi più forti di fronte a nuovi paesi che si impongono come Stati Uniti e Giappone.

Creazione delle comunità europee

Nel 1951 si fonda la Comunità europea del carbone e acciaio (CECA) che dura per 50 anni. Il trattato firmato a Parigi è entrato in vigore nel 1952 ed è stata estinta nel 2002. Questo rispondeva all'idea di Churchill di sottrarre allo stato la produzione di acciaio e carbone ed evolverla ad autorità sovranazionali. All'interno della comunità c'era un'istituzione detta alta comunità che aveva il controllo di queste produzioni secondo il principio di sovranazionalità. Essa decideva in maniera autonoma e indipendente dai diversi stati.

I padri della CECA erano Robert Schuman e Charles Monet. Oltre all'alta comunità c'era anche il consiglio dei ministri, l'assemblea e una corte di giustizia. Ci si interessa anche sul versante della difesa così si formò un'altra comunità europea per la difesa, ma il relativo trattato non è ratificato, la Francia non vuole firmare. Questo progetto fallisce. Si capisce di limitare il processo di integrazione all'ambito economico-industriale.

I trattati costitutivi del 1957

Nel 1957 si arriva ai trattati costitutivi della Comunità economica europea (CEE) e Comunità europea per l'energia atomica (EURATOM). EURATOM ha come oggetto di concentrare l'uso pacifico dell'energia nazionale. L'Euratom esiste ancora oggi come comunità a sé stante, la CEE si è evoluta ed è diventata l'Unione Europea. Ciascuna di queste comunità aveva delle proprie istituzioni. La CEE e l'EURATOM avevano commissione, consiglio dei ministri e, in comune con la CECA, avevano assemblea e corte di giustizia. L'assemblea prenderà poi il nome di parlamento.

Nel 1965 con il trattato sulla fusione degli esecutivi le tre comunità arrivano ad un unico apparato istituzionale. La sovranazionalità dell'alta comunità non si ritrova nella commissione europea, che non gode di sovranità rispetto agli stati membri. Nel 1965 condividono lo stesso apparato istituzionale: una commissione, un consiglio dei ministri e parlamento europeo (non più assemblea) insieme alla corte di giustizia.

Allargamenti e sviluppi successivi

Gli stati fondatori sono stati la Francia e la Germania, in Inghilterra non c'era (entra nel 1972). C'erano Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Fino al 2013 ci sono allargamenti successivi della comunità, ma anche l'evento della Brexit nel 2016 quindi oggi gli stati membri dell'unione sono 27. L'allargamento più importante c'è stato nel 2004 con l'ingresso dei paesi dell'est Europa che sono diventati democrazie, allontanandosi dal regime sovietico. Nel 2013 entra la Croazia nell'Unione. Oggi si parla di altri allargamenti includendo Turchia, Montenegro, Albania, Ucraina.

L'evoluzione del processo di integrazione europea

In origine nel parlamento europeo c'erano rappresentanti dei parlamentari nazionali, nel 1979 si ha il primo parlamento europeo eletto a suffragio universale e diretto, quindi composto dai cittadini degli stati membri e non più dai rappresentanti dei parlamentari. La CEE e EURATOM si concentrano sul settore economico e hanno come unico obiettivo di creare un mercato comune, di abbattere le barriere tra gli stati membri e creare un mercato comune nel quale i fattori produttivi (capitali, persone, servizi) potessero circolare in modo libero. Quindi obiettivo di tipo economico e commerciale e per raggiungerlo bisognava creare un'unione doganale abbattendo dazi, tasse in modo che le merci di stati membri potessero entrare in altri stati membri senza essere sottoposti a dazi o tasse.

Questo obiettivo venne raggiunto ancora prima della data del termine prefissato per raggiungerlo, ovvero prima del 1969. Tuttavia esistevano ancora barriere non tariffarie, ad esempio la diversità di norme, regolazione da stato a stato. Ad esempio un prodotto conformato in Germania non poteva esserlo in Francia perché non soddisfava i requisiti francesi.

Il white paper del 1985

Nel 1985 fu pubblicato un white paper (documento della commissione) dove si tracciava la strada per la creazione di uno stato interno (mercato interno agli stati europei) che avrebbe dovuto essere realizzato entro il 1992. Alla realizzazione di questo obiettivo erano comunque degli ostacoli nel processo decisionale nelle istituzioni, difficoltà legate al contesto geopolitico europeo (una difficoltà riguardava la regola di voto era unanimità e più si allarga il numero dei membri della comunità più è difficile raggiungere l'unanimità, altra cosa era la politica della sedia vuota (Francia) → disertava tutte le riunioni delle commissioni).

Poi si è arrivati al trattato del Lussemburgo → ... Nel trattato di Lisbona c'è una dichiarazione che dice che anche se si vota a maggioranza qualificata, si darà la preferenza all'unanimità se c'è un interesse vitale di uno stato.

Riforma dei trattati istitutivi

La riforma dei trattati istitutivi della CEE è del 1986, con l'Atto unico europeo → trattato di riforma di quello costitutivo, nel quale si inizia ad aumentare il numero dei casi in cui si delibera a maggioranza qualificata, in cui il parlamento europeo inizia ad avere un ruolo più rilevante nell'adozione delle decisioni della comunità. Con questo atto il parlamento si vede riconoscere un ruolo anche nella formazione delle decisioni della comunità attraverso la cooperazione e inoltre con l'atto si ha una prima espansione delle competenze della comunità. La comunità nasce con l'obiettivo economico ma poi si allargano competenze di politica sociale e ambientale.

Il trattato di Maastricht

Nel 1992 c'è il trattato di Maastricht → segna una svolta nel processo di costruzione europeo, istituendo forme di cooperazione tra gli stati membri in settori che alle origini della comunità erano impensabili, come politica estera e di sicurezza comune e la giustizia degli affari interni → si forma una cooperazione intergovernamentale in questi due settori. Gli stati con questo trattato accettano di decidere insieme sotto forma di cooperazione materie molto sensibili → in queste due aree (politica estera e giustizia affari interni) la sede è il consiglio dei ministri.

Ai vertici si riuniscono periodicamente capi di stato e di governo all'interno di un consenso che prenderà nome di consiglio europeo, che con trattato di Lisbona diventa un'istituzione per antonomasia dell'Unione. Per la prima volta con il trattato di Maastricht è introdotto il concetto di Unione, come mercato comune interno integrazione economica, e due pilastri laterali → politica estera e di sicurezza e giustizia affari interni (forma di un tempio). Questi 3 pilastri (CEE, politica estera e sicurezza comune e giustizia di affari interni) hanno dei propri meccanismi e dinamiche istituzionali diverse ma tutti e tre sorreggono l'unione.

Altra novità è l'istituzione dell'unione monetaria, che ha portato l'euro come moneta unica. L'introduzione dell'euro è avvenuta in tre fasi → stabilità dei prezzi, prodotto interno lordo, fluttuazione della moneta → in cui i vari paesi hanno dovuto dimostrare di avere certi requisiti. Alla fine delle tre fasi solo 11 dei 15 stati membri erano all'altezza di entrare nell'unione monetaria (Grecia prima esclusa e poi ammessa). Nel 2002, 19 stati hanno adottato l'euro.

È stata introdotta anche con Maastricht la cittadinanza europea (status), ossia essere titolari di una serie di diritti tra i quali la libera circolazione (ad esempio uscire da uno stato e entrare in altro stato membro per soggiornare non solo per motivi economici).

Le riforme di Amsterdam e Nizza

Le successive riforme dei trattati sono di Amsterdam nel 1997 e di Nizza nel 2001. Amsterdam → aumenta i casi in cui il voto di maggioranza qualificata si sostituisce a quello di unanimità. Viene introdotta procedura legislativa, detta codecisione(=piano di parità) che pone il parlamento sullo stesso piano del consiglio. Può impedire l'adozione di certe decisioni. Non è più l'esclusivo detentore del processo decisionale, decide insieme al consiglio. Viene attenuato il deficit democratico dell'unione.

Nizza → realizzare una riforma delle istituzioni in vista dell'allargamento del 2004 dove entrarono molti stati quindi bisognava adattare le regole dell'unione a questo allargamento, è stato solo in parte realizzato ed è stata convocata un'altra conferenza per l'adozione di una costituzione europea. Questo però non è avvenuto, non ha ricevuto la ratifica dei Paesi Bassi e della Francia che hanno rifiutato la formazione del trattato costituzionale.

Il trattato di Lisbona

Nel 2007 il trattato di Lisbona ha eliminato il concetto di costituzione, di legge, ministro per affari esteri di unione europea, di costituzione. Questo trattato è l'ultima riforma per i trattati europei, oggi c'è il trattato sull'unione e il trattato sul funzionamento. Trattato sull'unione → trattato di Maastricht istitutivo dell'unione, è il trattato generale di inquadramento sui principi e sui valori generali su cui si fonda unione (obiettivi e valori che la ispirano). Art 2 → valori su cui si basa l'unione. Art 3 → obiettivi dell'unione → prima di tutto c'è lo spazio di libertà sicurezza e giustizia e solo dopo il mercato interno.

Trattato sul funzionamento dell'unione → quello che prima era la comunità europea e prima ancora la comunità economica europea. Con il trattato di Lisbona la comunità è unione, non si parla più frontone con pilastri (unione + comunità). Fatta eccezione per la sicurezza comune e politica estera → rimane la logica della cooperazione intergovernamentale perché gli stati non sono ancora disposti a cedere la sovranità su questi temi, accettano solo di amministrarli coordinandosi tra loro senza cedere la sovranità alle istituzioni comunitarie. Quindi molte materie sono state affidate all'unione come l'energia, il turismo, l'istruzione. Le competenze dell'unione si sono espanse sempre di più. Non è un progetto solo di tipo economico ma anche politico, sociale, culturale.

Caso "Van Gend en Loos" (1963)

Il caso "Van Gend en Loos" permette di comprendere cosa vuol dire effetto diretto delle norme. Questo caso nasce da un rinvio pregiudiziale effettuato dalla corte di giustizia → si parla di rinvio pregiudiziale di interpretazione alla corte. Il giudice nazionale applica le norme dell'UE, il quale però non è sicuro di interpretarle nel modo corretto e allora si rivolge alla corte di giustizia chiedendole come interpretare appunto le norme.

La questione era posta dal giudice olandese e la controversia era di tipo scale, doganale, tributaria. Van Gend en Loos voleva importare una sostanza (ureoformaldeide), la quale era stata riclassificata sotto una voce diversa e pertanto soggetta ad un dazio più elevato in seguito alla riclassificazione. Il trattato della CEE prevedeva come primo step l'abolizione dei dazi doganali (art 12 del trattato), così la Van Gend en Loos contesta tale riclassificazione affermando che ciò entrava in contrasto con l'art 12 del trattato → (non si trattava di un aumento diretto del dazio vero e proprio ma formalmente era così).

La corte di giustizia risponde alla questione sollevata dal giudice olandese domandandosi se può, una norma di un trattato internazionale, produrre un effetto di questo tipo (poiché le norme di questi ultimi non hanno di solito effetto diretto)? La corte deve quindi chiarire se la questione rientri o meno nel divieto del trattato. La corte prende in esame l'art 12 per capire se ciò può essere invocato da un privato e afferma che per interpretare la norma, bisogna ragionare sulla sua logica, contesto e formulazione linguistica.

Non siamo di fronte ad un trattato come gli altri (CEE) → pone vincoli non solo agli stati, ma anche ai loro cittadini → non pone doveri/obblighi solo agli stati, ma crea situazioni giuridiche direttamente in capo ai singoli → ciò è confermato dalla presenza di 4 elementi:

  • Preambolo → si rivolge agli stati e agli individui sovranità.
  • Gli stati membri nel fondare la CEE hanno ceduto parte della loro sovranità in determinate materie/settori alle istituzioni comunitarie le quali decidono/incidono anche sui singoli.
  • Nella composizione di alcune istituzioni, i singoli sono rappresentati (per es. il Parlamento Europeo rappresenta i popoli dell'UE).
  • Lo stesso rinvio pregiudiziale serve a offrire un supporto al giudice nazionale al fine di fargli applicare la norma nel modo corretto.

Questa è la premessa presentata dalla corte prima di pronunciarsi definitivamente sul fatto se la questione produca effetti nell'ordinamento internazionale. Gli individui sono destinatari appunto di obblighi e diritti → ci sono norme del trattato che valgono come obblighi per gli stati ma allo stesso tempo riconoscono diritti agli individui → questa è proprio la questione dell'art 12 il quale afferma il divieto di introdurre dazi doganali e allora è una norma che può essere direttamente applicata, di cui i singoli possono avvalersi davanti al giudice nazionale il quale può applicarla subito perché è una norma immediatamente esecutiva.

La corte pertanto riconosce la violazione della norma del trattato (= abolizione dazi) affermando che l'aumento del dazio è vietato, anche come conseguenza di una riclassificazione, come in questa fattispecie.

La teoria dell'effetto diretto

La teoria dell'effetto diretto delle norme dell'UE è in stretta connessione con il riconoscimento del primato del diritto dell'UE (= le norme UE prevalgono su quelle interne). L'art 12 consiste sostanzialmente in un obbligo di non fare (non ha bisogno di misure di attuazione per operare). Il trattato della CEE si rivolge in questo modo anche ai singoli: la conferma di ciò deriva dal fatto che le istituzioni comunitarie si compongono di rappresentati di cittadini dell'UE, i quali partecipano e sono membri del Parlamento Europeo (originariamente assemblea la quale ha subito un processo di democratizzazione) → in quest'ultima fino al 1979, i membri erano rappresentati dai parlamentari nazionali.

Parlamento Europeo: è una istituzione dell'UE, è sulla democraticità dell'UE. L'UE però si è tacciata di deficit democratico perché il parlamento non è titolare dell'INIZIATIVA LEGISLATIVA → la quale invece è nelle mani della Commissione UE (istituzioni e UE).

Le istituzioni dell'UE

Quali sono le altre istituzioni UE? Trattato sull'unione (Ce lo dice l'art 13 e seg.) basato sul vecchio Maastricht ed è il trattato generale sull'UE. Trattato sul funzionamento (vecchio CEE, che venne poi rinominato con Lisbona).

Le istituzioni dell'UE e i principi

L'art 13 esplica la composizione delle istituzioni dell'UE:

  • Politiche
  • Giurisdizionali
  • Parlamento Europeo (aggiunto alle istituzioni con Lisbona)
  • Consiglio
  • Commissione di Giustizia
  • Corte dei Conti
  • Banca Centrale Europea (aggiunta con Lisbona)

Consiglio d'Europa → Da non confondere con l'organizzazione internazionale che è distinta dall'UE, non ha poteri legislativi e il principale risultato consiste nella CEDU (1955 in Italia) = Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (trattato internazionale per la tutela dei diritti umani).

L'art 13 dice inoltre i principi che devono guidare l'azione delle istituzioni, sono 2 e sono principi dell'ordinamento UE:

  • Principio delle competenze di attribuzione → ciascuna istituzione deve agire entro i limiti delle sue competenze, delle sue attribuzioni, e non sconfinare nelle competenze delle altre istituzioni o agire al di fuori delle competenze dell'unione → art 5 del Trattato sull'Unione si trova affermato in via generale per l'unione: "la delimitazione delle competenze dell'unione si fonda sul principio di attribuzione, l'esercizio delle competenze dell'UE si fonda sui principi di proporzionalità e sussidiarietà" → quindi gli stati hanno trasferito parte della loro sovranità, delle loro competenze, alla comunità, entro certi limiti e materie e l'UE può agire solo entro quei limiti.
  • Principio di leale cooperazione
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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

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