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1 IASB

La sigla IASB indica l’International Accounting Standard Board. Si tratta di un organismo responsabile dell'emanazione dei principi contabili internazionali il quale svolge le seguente funzioni:

  • Sviluppare un unico insieme di principi contabili mondiali.
  • Promuovere l’uso e la rigorosa applicazione dei principi.
  • Favorire una sempre maggiore convergenza dei principi contabili nazionali ed internazionali verso soluzioni di elevata qualità.

I principi contabili prodotti dallo IASB vengono applicati ai bilanci di esercizio e consolidati.

Il contenuto di tali principi riguarda la definizione delle modalità di rilevazione, di valutazione, di rappresentazione, di predisposizione delle informazioni e di eliminazione delle voci dai bilanci.

A livello internazionale viene meno la neutralità prevista dal legislatore italiano: a livello internazionale vi è una prevalenza dei fabbisogni informativi degli investitori (e dei finanziatori) e una maggior focalizzazione del modello sui flussi di cassa. Per tale motivo i bilanci devono fornire agli investitori attuali e potenziali, ai finanziatori ed agli altri creditori informazioni utili a prendere decisioni in merito all’apporto di risorse finanziarie (a titolo di capitale di rischio o di credito).

Principi generali di redazione secondo il modello contabile IASB

A livello di principi contabili internazionali, la finalità o la clausola generale assegnata al bilancio è individuata dal Framework, mentre i principi di redazione sono contenuti nel Framework e nello IAS 1.

I principi generali si suddividono in:

  • Assunti fondamentali o di base.
  • Caratteristiche qualitative delle informazioni contabili.

Gli assunti fondamentali sono rappresentati:

  • Dal principio di competenza: rilevazione in contabilità degli effetti delle operazioni al momento della loro maturazione economica e non a quello della manifestazione finanziaria.
  • Dalla prospettiva di funzionamento dell'impresa (continuità): redazione del bilancio nell’ipotesi di base della continuazione dell’attività per il prevedibile futuro.

Le caratteristiche qualitative delle informazioni contabili sono invece:

  • Rilevanza e significatività delle informazioni: il bilancio internazionale deve contenere tutte le informazioni significative e rilevanti. Un’informazione è significativa se l’omissione di essa o una sua imprecisa rappresentazione, incide sul processo decisionale effettuato dagli utilizzatori del bilancio. Inoltre la significatività delle informazioni dipende dalla natura intrinseca e dalla dimensione quantitativa dell'informazione.
  • Rappresentazione fedele delle operazioni: la rappresentazione oltre a dover essere veritiera (deve essere effettuata con razionalità) e completa (deve contenere tutti gli elementi rilevanti dell’informazione), deve essere neutrale e non deve contenere errori.

A livello internazionale per neutralità si intende l’assenza di condizionamenti nella redazione del bilancio tesa a far prendere agli utilizzatori decisioni in misura predeterminante.

Altri aspetti qualificanti riguardano:

  • Comparabilità: il bilancio deve essere utile ad effettuare delle comparazioni:
    • Nel tempo con riferimento ai dati di bilancio della stessa impresa per effettuare analisi di tendenza economica, finanziaria e patrimoniale.
    • Nello spazio fra bilanci di imprese diverse.

Questa caratteristica richiede, in particolare per le comparazioni nel tempo, che il criterio di valutazione non cambi nel tempo.

  • Verificabilità delle informazioni: gli elementi contenuti nel bilancio devono essere verificabili da parte di osservatori esterni indipendenti (revisori). A tal proposito distinguiamo:
    • Verifica diretta: sulla base dell’osservazione diretta di un elemento da verificare (esempio cassa) PG2.
    • Verifica indiretta: dimostrare di aver utilizzato un criterio razionale e condivisibile per poter effettuare stime e calcoli.
  • Tempestività: capacità di rendere le informazioni in tempo utile per il processo decisionale dei destinatari del bilancio.

Il problema di tale aspetto è che informazioni precise possono essere inutili se tardive e le informazioni troppo tempestive possono essere inattendibili e quindi inutili. Dunque la tempestività deve essere ponderata con l’attendibilità.

  • Chiarezza: le informazioni devono essere prontamente comprensibili a chi ha un ragionevole grado di preparazione economica utile a supportare il processo decisionale degli utilizzatori.
  • Prudenza: identifica un atteggiamento valutativo che non deve tendere a sopravvalutare attività o a sottovalutare passività. Rispetto al bilancio civilistico, ha un’importanza inferiore e non prevede un comportamento asimmetrico (obbligo in base al quale si imputano al Conto economico i costi anche se solamente presunti e i ricavi solo se effettivamente conseguiti) tra componenti positivi e negativi di reddito.
  • Prevalenza della sostanza sulla forma: la contabilizzazione e rappresentazione in bilancio deve tener conto più della sostanza economica che della forma giuridica di un’operazione se i due aspetti divergono. Il principio è sancito anche per il bilancio civilistico ma in forma meno rigorosa (es. leasing). Difatti nel contratto di leasing il bene ottenuto è pienamente nella disponibilità dell'utilizzatore che sopporta i rischi e i benefici presenti su quel bene, anche se non ne è formalmente il proprietario. A livello internazionale l'applicazione del principio prevede l'iscrizione nell'attivo dello Stato patrimoniale del bene ottenuto in leasing. In Italia, tale principio non viene applicato nel caso di leasing che continua ad essere rilevato dal punto di vista della forma giuridica e quindi incluso tra le immobilizzazioni del locatore.
  • Rapporto fra i costi e i benefici delle informazioni: la regola generale prevede l'esigenza di trovare un equilibrio tra costo di produzione dell'informazione e benefici ad essa attribuibile nel rispetto dei principi contabili.

IAS 1

Lo IAS 1 definisce i criteri per la presentazione del bilancio redatto con scopi di carattere generale, al fine di assicurare la comparabilità con sia con bilanci di esercizi precedenti sia con i bilanci di altre imprese.

Tale principio espone la disciplina di carattere generale per la presentazione dei bilanci, le linee guida per la loro struttura e le disposizioni minime per il loro contenuto.

I prospetti che compongono il bilancio internazionale sono:

  1. Stato patrimoniale finale ed iniziale.
  2. Conto dei profitti e delle perdite complessive.
  3. Prospetto delle movimentazioni del patrimonio netto.
  4. Rendiconto finanziario.
  5. Note esplicative.
  6. Financial review assimilabile alla relazione sulla gestione quale documento non obbligatorio a corredo del bilancio.

1. Stato patrimoniale

Lo IAS definisce:

  • Le attività: risorse controllate dall’impresa, dalle quali ci si attende un afflusso di benefici economici futuri. Si tratta di risorse di cui l’azienda dispone in virtù del controllo (e non della proprietà) e di cui ne assume i rischi e i benefici.
  • Le passività: obbligazioni effettivamente assunte dall’impresa in relazione ad operazioni e altri fatti verificatisi in passato cioè doveri o impegni irrevocabili a tenere un certo comportamento per effetto di disposizioni contrattuali (gestione caratteristica, finanziaria), di leggi (area dei tributi) o di prassi PG3 consolidate. La conseguenza di tale definizione presuppone l’inserimento delle sole passività effettivamente assunte anche se di ammontare determinabile solo con il ricorso a stime (razionali ed attendibili).
  • Il patrimonio netto: fornisce il valore residuo delle attività dell’impresa dopo aver dedotto tutte le passività o attivo netto. La sua struttura è basata sulla distinzione fra attività e passività correnti/non correnti in base all’appartenenza al ciclo operativo aziendale (tempo medio intercorrente tra l’acquisto dei fattori produttivi e l’incasso dei ricavi di vendita) o al criterio di liquidità-esigibilità se più significativo.

Esempio di schema di SPI possibili criteri di valutazione delle voci di bilancio sono:

  • Costo storico: costo di acquisizione.
  • Costo corrente: valore corrente delle risorse finanziarie necessario all’acquisto di un bene simile o equivalente.
  • Valore di realizzo o di regolamento (utilizzato maggiormente per le risorse finanziarie): valore delle risorse finanziarie ottenibili a seguito della cessione in condizioni normali.
  • Valore attuale: criterio di attualizzazione dei flussi futuri.
  • Fair value (valore equo): corrispettivo a cui un bene può essere scambiato tra parti disponibili e consapevoli.

2. Conto economico

Lo IAS 1 definisce:

  • I ricavi: incrementi di benefici economici durante il periodo amministrativo a fronte di afflussi (aumenti) o di rivalutazioni di attività o per estinzioni di passività (ad esempio, a fronte di una vendita) aventi effetto positivo sulla porzione di patrimonio netto diversa dagli apporti degli azionisti. PG4 A tal proposito si distinguono i ricavi propriamente detti (derivanti dallo svolgimento delle operazioni della gestione caratteristica → vendita di beni, prestazioni di servizi, interessi attivi, affitti attivi) dagli altri proventi di gestione (non derivanti dalla gestione caratteristica, ma, ad esempio, dalla rivalutazione di beni patrimoniali.
  • I costi: decrementi di benefici economici durante il periodo amministrativo a fronte di deflussi o svalutazioni di attività o di incrementi di passività con effetto negativo sulla porzione di patrimonio netto diversa dagli apporti degli azionisti. Lo IAS 1 distingue i costi in due categorie:
    1. Costi ordinari derivanti dallo svolgimento dell’attività ordinaria dell’impresa (costi di vendita, costi per il personale, ammortamenti).
    2. Perdite di gestione (es: incendio).

Nel C.E. può essere determinato in modo attendibile il correlato decremento di beneficio economico misurato dalla diminuzione di attività o aumento di passività.

All’interno del Conto economico non vi è uno schema rigido, ma vi è l’opzione di scegliere fra due strutture scalari a seconda del tipo di impresa e di fattori storici e di settore:

  1. Per natura: i costi si distinguono in base alla natura del fattore produttivo a cui si riferiscono (es: costi delle materie prime, costi per il personale, costi di ammortamento).
  2. Per destinazione: i costi si distinguono in base all’ambito di destinazione (es: costi del venduto, costi amministrativi, costi commerciali).

3. Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto

Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto evidenzia i motivi per i quali sono variate le voci di patrimonio netto durante il periodo amministrativo. Tale prospetto ha l’obiettivo di fornire maggiori informazioni agli investitori (destinatari primari del bilancio internazionale).

4. Rendiconto finanziario

Il rendiconto finanziario è un prospetto obbligatorio che ha la finalità di fornire informazioni utili per rappresentare i flussi finanziari in entrata ed in uscita di un’impresa e consentire adeguate comparazioni di tipo spaziale e temporale. Nel dettaglio definiamo il flusso finanziario come l'insieme di variazioni di disponibilità liquide (es: cassa, depositi a vista, investimenti a breve termine altamente liquidi).

I flussi possono essere legati ad: PG5

  • Attività ordinarie: gestione operativa aziendale.
  • Attività di investimento: acquisizione e cessione di immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie.
  • Attività di finanziamento: variazioni dell’ammontare del capitale proprio e/o di quello di credito.

5. Note esplicative

Le note esplicative forniscono informazioni aggiuntive sui dati presenti nei precedenti prospetti.

Le aggregazioni aziendali

Le aggregazioni aziendali sono molto diffuse e di varie forme che possono portare a collaborazioni e coalizioni tra aziende.

La conseguenza fondamentale di tale fenomeno riguarda una limitazione del potere volitivo dell’impresa (per effetti degli accordi conclusi).

Da un punto di vista economico, per aggregazione aziendale si intende la coesione ed unione volontaria tra aziende derivante da accordi.

Da un punto di vista giuridico, possono rivelarsi:

  • Aggregati intra-aziendali: costituiti da vari insiemi di attività economiche facenti capo ad una sola azienda.
  • Aggregati inter-aziendali: insiemi di attività economiche svolte da più aziende giuridicamente distinte.

Nel momento in cui vengono concluse le aggregazioni, le aziende coinvolte definiscono il ruolo che ciascuna di esse deve ricoprire rispetto al raggiungimento di un obiettivo comune. A tal proposito nelle aggregazioni aziendali un elemento fondamentale riguarda la distinzione tra ruolo dominanza (l’azienda dominante regola lo svolgimento dell’attività) e i ruoli di subordinazione.

Parlando di aggregazioni distinguiamo:

  • Gli accordi di tipo collaborativo: sono espressione della libera volontà delle parti. Questo tipo di accordo non incide rovinosamente sull’autonomia delle diverse parti dell’accordo, ma ogni azienda che fa parte del gruppo conserva la propria individualità economica in termini formali e sostanziali.
  • Gli accordi di coalizione: determinano una vera e propria concentrazione aziendale (dal punto di vista sostanziale più aziende si trasformano in una). Il gruppo è un tipo di accordo che nella pluralità giuridica realizza un unico soggetto economico che opera sul mercato.

Perché nascono le aggregazioni aziendali?

In primo luogo il motivo della nascita delle aggregazioni aziendali riguarda il potenziamento e il consolidamento dell’equilibrio economico-finanziario (ragione di sopravvivenza).

Motivazioni più specifiche riguardano:

  • Sollecitamenti esterni alla nascita delle aggregazioni aziendali: condizioni del mercato in cui opera che incentivano l’azienda ad aggregarsi con altre (es: scarsità di risorse finanziarie connesse a situazioni di mercati finanziari imperfetti, barriere protezionistiche, scarsità di risorse umane qualificate, caratterizzazioni oligopolistiche dei mercati, rapida evoluzione della tecnologia, nuove e particolari disposizioni giuridiche).
  • Motivazioni alla nascita: si tratta di motivazioni generali e specifiche. Quelle generali sono:
    • Di origine esterna: correlati al desiderio di migliorare i rapporti con gli altri attori del sistema socio-economico.
    • Di origine interna: legati all’esigenza di utilizzare le risorse disponibili in modo più razionale ed efficiente.

Le motivazioni specifiche, invece, riguardano:

  • Limitazione della concorrenza: sebbene la concorrenza è un aspetto positivo del mercato e deve essere tutelata (agenzie antitrust), a volte può essere gestita (nei vincoli posti dalla legge) tramite accordi tra imprese che hanno in comune area geografica, quantità da produrre e prezzi di vendita. PG6 Si tratta di accordi che devono essere sottoposti al controllo delle autorità competenti alla sorveglianza dei mercati.
  • Incremento dell’efficienza: l’efficienza consiste nel miglior utilizzo delle risorse disponibili. Questo obiettivo può essere raggiunto in maniera più semplice dalle imprese più grandi proprio grazie alle loro dimensioni. A tal proposito si parla di:
    • Economie di scala (legate ad un solo prodotto): riduzione dei costi unitari medi per effetto della ripartizione dei costi fissi su una maggiore quantità di produzione.
    • Economie di raggio d’azione: sono legate ad una gamma di prodotti ed incidono sulla varietà anziché sulla produttività (es: un macchinario produce una varietà di prodotti).
  • Miglioramento dei costi di transazione: tutte le transazioni con stakeholders esterni richiedono il sostenimento di determinati costi che riguardano la fase preparatoria dello scambio (es: ricerca del fornitore) o la fase di esecuzione della transazione (es: costi di trasporto). Tramite un accordo, stipulato con un possibile stakeholder, l’impresa riduce i suoi costi di transazione. In generale se si ricorre all’aggregazione per incidere sui costi di transazione si cerca di evitare una situazione di opportunismo.
  • Miglioramento dell’acquisizione delle risorse critiche (materiali, finanziarie): un accordo di questo tipo rappresenta un mezzo con cui l’azienda si assicura l’accesso alle risorse esterne secondo le esigenze e a condizioni vantaggiose.
  • Sviluppo dell’apprendimento inter-aziendale: l’obiettivo dell’accordo è quello di diffondere l’esperienza e la pratica tecnica (conoscenza).
  • Sviluppo dell’approccio istituzionale (distretti industriali): l'accordo ha l'obiettivo di creare un network stabile con altre aziende inserite nello stesso processo produttivo.

I criteri di classificazione

I principali criteri di classificazione delle aggregazioni aziendali si basano:

  1. Sul contenuto dell'intesa: il tipo o la misura della prestazione delle aziende che fanno parte dell’accordo può essere più o meno circoscritto.
  2. Sulla durata: si distinguono accordi transitori (durata limitata nel tempo, ma non singole operazioni) e accordi stabili.
  3. Sulla modalità di attuazione: gli accordi, in base al modo con cui vengono conclusi, si distinguono in formali ed informali.

Le aggregazioni informali

Le aggregazioni informali sono forme di collaborazione prive di una struttura convenzionale e presentano solitamente caratteri di precarietà e transitorietà.

Tali accordi presuppongono rapporti solidi tra le aziende coinvolte.

Per i soggetti terzi è difficile conoscerne esattamente contenuto e termini proprio perché non si tratta d

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PieroGrassano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bilancio consolidato e internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Cleofe Giorgino Maria.
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