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Economia delle gestioni bancarie anno 2023

Indice

Capitolo 1 - Le aree strategiche di affari

Bruno

  • 1.1 Asa Retail
  • 1.2 Asa Private
  • 1.3 Asa Corporate

Capitolo 2 - Introduzione ai rischi

Birindelli

  • 2.1 La normativa Basilea III
  • 2.2 Il rischio di credito
  • 2.3 Il rischio di liquidità
  • 2.4 Altri rischi di mercato
  • 2.5 La finanza sostenibile

Capitolo 3 - Il bilancio bancario

Lang

  • 3.1 Concetti fondamentali
  • 3.2 I documenti di bilancio
  • 3.3 Focus sui crediti

Economia de e gestioni bancarie

La banca è un’azienda multi prodotto, per questo dobbiamo ragionare in ottica di ASA, segmentare il mercato e la clientela e servire in maniera sempre più puntuale quest’ultima. L’unico vincolo all’operatività è il rispetto del patrimonio minimo di vigilanza per garantire la copertura delle perdite. La scelta della specializzazione risponde ad obiettivi di tipo strategico, nonché normativi e di diversificazione. L’operatività tradizionale della banca si può dividere in aree strategiche di affari:

  • Retail: ambito degli operatori di piccole dimensioni, piccole-medie imprese…
  • Private: si rivolge ai soggetti in surplus che detengono un patrimonio finanziario ed economico superiore a 1 mln
  • Corporate: orientata alle imprese di più grandi dimensioni
  • Institutional Banking: operatori istituzionali della pubblica amministrazione

Asa Retail

Scopo di interessarsi a quello che è il soddisfacimento di bisogni finanziari provenienti da piccoli operatori economici. Basso livello di sofisticazione delle esigenze finanziarie della clientela, con relativa offerta di prodotti e servizi di natura non complessa (con indicazione da parte della CONSOB dei prodotti da considerarsi complessi, quindi questi sono una classe residuale). Tra i prodotti complessi rientrano tutti quei prodotti finanziari che presentano delle caratteristiche comuni: rendimento non facilmente determinabile dovuta all’incapacità di comprensione dell’effetto leva o clausole contrattuali che differenziano il prodotto come i derivati. Un’altra caratteristica è la negoziazione del prodotto su mercati non regolamentati (l’unico regolamentato è la Borsa in IT) poiché privi di tutti quegli elementi garanti della trasparenza nella formazione del prezzo. Infine la difficoltà di poter valorizzare in maniera certa e corretta il prodotto finanziario.

Rete distributiva capillare (se operano con logiche imprenditoriali possono mantenere le filiali, poiché se è in grado di contenere i costi operativi realizza un efficienza operativa ma se al contrario dal bilancio non risulta una buona copertura di essi BI le fa chiudere) e dimensione locale dei mercati, il guadagno delle banche è in termini di relazione con la clientela.

  • Il retail non è un business omogeneo e unitario, perché si va a rivolgere comunque ad una classe di clientela variegata perciò le esigenze sono diverse: la differenziazione dell’offerta ottiene ad uno spinto esercizio della funzione dei servizi con una personalizzazione delle relazioni di clientela tramite le skills del personale (trustee) e diversificazione che attiene alle caratteristiche intrinseche del prodotto (un cc si può diversificare in funzione della diversa quantità e qualità del servizio). Unica fonte di guadagno delle banche: commissioni sull’attività consulenziale per avere una personalizzazione dei prodotti offerti che rappresenta una leva competitiva.
  • Eterogeneità della clientela richiede politiche di differenziazione

Evoluzione dell’attività di retail banking

Da una visione di massa ad un approccio orientato alla differenziazione. Fino agli anni '90 il retail era un segmento indifferenziato, esisteva un trade off tra efficienza operativa e differenziazione dell’offerta, poiché dovevano operare su larga scala per attirare più clientela possibile grazie anche all’apertura verso i mercati internazionali, per il realizzo di economie di scala (produrre di più per diminuire il costo unitario). Le offerte produttive erano differenziate solo per il private e il corporate.

Dagli inizi del nuovo secolo c’è stato un passaggio da logiche di transactional banking a logiche di relationship banking, adesso le banche nella definizione della loro offerta si muovono verso una segmentazione della domanda di prodotti e di servizi retail ed una differenziazione dell’offerta (strategia di segmento -> politica di prodotto). Ogni prodotto veniva valutato in relazione a se stesso, la qualità perciò del cliente per ogni singola operazione era isolata, massimizzando l’utile della singola operazione. La logica della banca era fermarsi alla valutazione del cliente per ogni operazione, adesso invece si ha una logica spazio-temporale, si va a valutare non solo la singola operazione ma anche nel tempo come essa contribuisce alla realizzazione di un utile, quindi il portafoglio della clientela per valorizzare l’utile di quest’ultimo (un prodotto fine a se stesso potrebbe non essere profittevole ma al contrario potrebbe esserlo all’interno di un portafoglio).

Qual è lo scopo della segmentazione?

Definire dei segmenti omogenei caratterizzati da un medesimo grado di elasticità della domanda alle azioni di mercato perché solo in questo modo riesci a costruire un portafoglio e politiche di prodotto che siano in linea con le esigenza specifiche e puntuali della clientela. Individuare classi di clientela omogenea (stesso grado di elasticità), presupposto per la differenziazione dell’offerta, perché la leva competitiva dei mercati di massa è rappresentata dalle politiche di differenziazione dell’offerta.

Parametri per la definizione delle PMI:

Micro Piccola Media
Dipendenti < 10 Dipendenti < 50 Dipendenti < 250
Fatturato annuo < 2 mln Fatturato annuo < 10 mln Fatturato annuo < 50 mln
O tot bilancio annuo < 2 mln O tot bilancio annuo < 10 mln O tot bilancio annuo < 43 mln
Partecipazioni in imprese di maggiori dimensioni < 25% Partecipazioni in imprese di maggiori dimensioni < 25% Partecipazioni in imprese di maggiori dimensioni < 25%

Come segmentare la domanda proveniente dal settore retail

  • Unità in surplus
    • POE, piccoli operatori economici
    • Mass Market (patrimonio < 100.000€) (fatturato < 1.000.000€)
  • Unità in deficit
    • Small Business
    • Affluent (patrimonio 100.000-1.000.000€) (fatturato 1.000.000-2.500.000€)

Bisogni con basso grado di sofisticazione, prodotti standardizzati, contenimento dei costi di produzione standardizzati e distributivi.

Processo di segmentazione della clientela

Altrimenti non è possibile differenziare l’offerta, essa rappresenta il presupposto per le politiche di differenziazione dell’offerta retail (unico momento di competitività per il mercato di massa retail). Essa avviene per fasi:

  • Processo di segmentazione della clientela
    • Sondaggio, raccolta informazioni ed elaborazione delle informazioni acquisite sulla clientela a seconda di aspetti comportamentali o economico-reddituali
    • Partizionamento, la variabile principale viene articolata poi in altre sottovariabili (territoriale…)
    • Selezione, del mercato di sbocco
    • Posizionamento, di successo nel segmento scelto
  • Caratteri del processo di segmentazione
    • Soggettivo
    • Relativo, scelte di alcune variabili
    • Dinamico, l’evoluzione del mercato

Differenziazione dei servizi e prodotti retail

Scopo, contrastare la concorrenza nell’ASA retail, verso la strada della competitività. Fattori (servizio, marchio, qualità, ampiezza dell’offerta, efficienza, tecnologia, abilità nell’introdurre nuovi canali distributivi). Analisi del grado di differenziazione per segmento di clientela che individua tre livelli di specializzazione della catena:

Bassa specializzazione

  • Presenza di gestori focalizzati su distinti segmenti di clientela all’interno di filiali “indifferenziate”
  • Responsabile di Filiale responsabile sui risultati commerciali di tutti i segmenti (presenza al centro di un Direttore Commerciale)
  • Responsabile dei risultati di tutti i segmenti e di attività di Marketing di segmento

Media specializzazione

  • Presenza di gestori focalizzati su distinti segmenti di clientela all’interno di filiali differenziate per segmento
  • Presenza di filiali specializzate in particolari zone ad alta densità di business (centri impresa e filiali private)
  • Presenza nelle aree territoriali di figure responsabili del coordinamento commerciale e di marketing di segmento
  • Presenza di un Direttore Commerciale responsabile del budget “spaccato” per segmento di clientela

Alta specializzazione

  • L’intera filiera commerciale è strutturata per segmento e per clientela (come il gruppo bancario)
  • Massima specializzazione del canale distributivo sia a livello di filiali (gestori, responsabile) che a livello di aree territoriale
  • Creazione a livello centrale di Business Unit (BU) di segmento (costi, ricavi e capitale allocati) con possibile allocazione di funzioni infrastrutturali
  • In alcuni casi le BU di segmento sono sostituite da banche specializzate per segmento, massimo grado di specializzazione

Profili organizzativi dell’attività di specializzazione RB

  • Profili organizzativi dell’attività di RB
    • Approccio tradizionale
    • Approccio innovativo
  • La consulenza diventa sempre più massiccia affiancata dalle operazioni automatizzate che avranno un’importanza sempre maggiore rispetto alle operazioni di cassa che tenderanno a scomparire.
  • Filiali meno concentrate sulle attività di cassa e più focalizzate sulle attività di sviluppo commerciale anche come risposta alle esigenze sustainability

Tipologie di prodotti

Segmenti di clientela Mass Market Affluent POE Small Business
Microimprese X X
Piccole imprese X
Servizi di pagamento - Home banking X X X
Remote banking X X X
Servizi di finanziamento - Prestiti personali X
Per capitale circolante X
Per capitale fisso X X

Con riferimento alle unità in surplus, si configura l’attività di asset management per cui vengono individuate tre macro aree di investimento con complessità crescente (GPM, FCI e SICAV, Fondi alternativi). Compongono il portafoglio mobiliare e di investimento: core del cliente private

  • GPM
  • FCI
  • SICAV
  • FONDI ALTERNATIVI

Matrice prodotti/mercati

Con riferimento alle unità in deficit analizzeremo i prodotti speciali (prima riservati a istituti di credito speciale) Prodotti speciali per il segmento retail

Titolo II TUB - capo VI art. 38 e ss.

  • Credito fondiario e alle opere pubbliche (art. 38 e 42)
  • Credito agrario e peschereccio (art. 43)
  • Credito a medio e lungo termine (art. 46)
  • Credito su pegno (art. 48)

Il credito fondiario

  • Il credito fondiario ha per oggetto la concessione da parte di banche di finanziamenti a medio-lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado sull’immobile.

La Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, determina l’ammontare massimo dei finanziamenti, individuandolo in rapporto al valore dei beni ipotecati o al costo delle opere da eseguire sugli stessi, nonché le ipotesi in cui la presenza di precedenti iscrizioni ipotecarie non impedisce la concessione dei finanziamenti.

Gli elementi che caratterizzano il credito fondiario:

  • È un credito scopo a m/l termine, nel contratto di finanziamento deve essere specificata la destinazione puntuale di esso, inoltre la forma tecnica non è più soltanto la forma del mutuo ipotecario ma adesso non vi è una specificazione quindi può essere utilizzata qualsiasi forma (apertura di credito a scadenza determinata, leasing …).
  • La garanzia ipotecaria che si va a costituire su un bene specifico e iscritta nei pubblici registri immobiliari in funzione del grado di iscrizione (ipoteca di I, II … grado) previa perizia tecnica (valore del bene) e legale (va a verificare che su quel bene non ci siano altre ipoteche). Con riferimento alla garanzia ipotecaria la differenza di questo credito sta nelle deroghe alla disciplina di diritto comune, contenute nell' articolo successivo del credito agrario art. 39:
    • Modalità di iscrizione della garanzia ipotecaria nei registri immobiliari (art. 39, comma 1);
    • Annotazioni alle variazioni del credito e degli interessi (art. 39, comma 2) ; variazioni del credito che possono verificarsi nel tempo, in questo caso si può annotare a margine dell iscrizione già effettua di queste variazioni.
    • Adeguamento automatico della garanzia alle clausole di indicizzazione (art. 39, comma 3); è possibile adeguare il valore dell’ipoteca alle clausole che comportano una variazione del credito.
    • Esonero dalla revocatoria fallimentare della garanzia ipotecaria (art. 39, comma 4); se l’ipoteca è stata registrata almeno 10 giorni prima di una sentenza che contiene una dichiarazione di fallimento
    • Riduzione proporzionale del finanziamento e del valore dell’ipoteca (art. 39, comma 5); solitamente l’ipoteca si chiude con la restituzione integrale del debito mentre in questo caso quando viene restituito almeno 1/5 del finanziamento è possibile ridurre proporzionalmente il valore dell’ipoteca.
    • Frazionabilità dell’ipoteca (art. 39, comma 6); nel credito fondiario è possibile la cointestazione di un finanziamento dove è possibile individuare il valore dell’ipoteca proporzionalmente suddivisa tra i vari cointestatari.
    • Oneri notarili calcolati sempre su un solo atto (art. 39, comma 7); gli oneri notarili si dimezzano, invece che pagarli sia sull’atto di acquisto dell’immobile che su quello del prestito.

I limiti di finanziabilità, la normativa rimanda alle deliberazioni della normativa nazionale che determina il limite massimo dei finanziamenti cioè l’80% del valore del bene ipotecato in caso di credito fondiario. Questo limite può essere innalzato, anche se le banche tendono a rimanere sul valore standard.

Possono essere previste delle garanzie accessorie in senso lato nei confronti della banca (rafforzamento giuridico dell’operazione di finanziamento):

  • Imposizione di aumento del capitale sociale all’impresa
  • Inserimento negli organi sociali dei rappresentanti degli enti finanziatori
  • Imposizione politiche di accantonamento utili

Finanziamenti integrativi, rimanda alle deliberazioni del CICR che hanno consentito di poter integrare un finanziamento già in essere. Per il credito fondiario un finanziamento integrativo comporta l’assenza di un’ipoteca sul bene da concedere in garanzia, il CICR ha consentito alle imprese beneficiare di un credito fondiario di poter utilizzare un bene con una concessione ipotecaria di 1 grado per la concessione di finanziamenti che vanno ad integrare il valore del bene ipotecato. Posto che è possibile la riduzione proporzionale del finanziamento e del valore dell’ipoteca, in questa deroga si inserisce questa concessione; tutte le volte che l’impresa restituisce una quota almeno pari a 1/5 del do si libera proporzionalmente il valore dell’ipoteca, su questo meccanismo di rimborso del finanziamento e conseguente proporzionale riduzione del valore dell'ipoteca è possibile procedere alla richiesta di finanziamenti integrativi, con limite massimo di finanziabilità dell’80%.

Come si estingue il credito fondiario (credito edilizio)?

L’estinzione naturale avviene a scadenza, ma può avvenire sia prima della scadenza sia per revoca della banca. Prima della scadenza su richiesta del debitore, la banca può ottemperare a questa richiesta solo se nel contratto viene inserita una “clausola onnicomprensiva del rimborso”, in questo caso il debitore non deve sostenere alcuna penale per il rimborso anticipato.

Mentre per l’estinzione a revoca avviene quando la banca richiama il credito a seguito di un deterioramento del merito creditizio del cliente, con le nuove disposizioni oltre a classificare il default si ha anche un riferimento alle soglie di rilevanza (quando il cliente supera una certa soglia viene definito soggetto in default). Nel caso del credito fondiario posto il default del debitore questo fa riferimento a una morosità continua, è necessario che non ottemperi al pagamento delle rate per 7 volte anche non consecutive.

Il credito alle opere pubbliche

  • Il credito alle opere pubbliche ha per oggetto la concessione da parte di banche, a favore di soggetti pubblici o privati, di finanziamenti destinati alla realizzazione di opere pubbliche o impianti di pubblica utilità.
  • Quando la concessione di finanziamenti avviene a favore di soggetti privati, il requisito di opera pubblica o di pubblica utilità...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saraghila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle gestioni bancarie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Bruno Elena.
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