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Economica aziendale parte I

L'economia aziendale è stata concepita da Gino Zappa nei primi anni del novecento nell'opera "Tendenze nuove degli studi di ragioneria", sancendone simbolicamente la nascita.

L'economia aziendale è la scienza sociale che studia le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende. Difatti l'oggetto di studio è l'azienda nelle diverse manifestazioni e tipologie, e in particolare le condizioni che permettono a tale complesso operativo di nascere, vivere e svilupparsi.

Dunque l'economia aziendale studia e osserva i principi alla base delle condizioni di vita e vitalità dell'azienda da un punto di vista strettamente economico. L’attività economica è l’insieme di operazioni effettuate per produrre, scambiare o consumare i beni economici idonei a soddisfare i suoi bisogni.

Dottrine minori

Le dottrine minori dell'economia aziendale si dividono in:

  • Organizzazione: studia quali sono le composizioni più convenienti delle forze personali, materiali e immateriali operanti nel sistema operativo;
  • Gestione / tecniche amministrative: studia l'insieme delle operazioni economiche compiute e per il raggiungimento dei fini prestabiliti;
  • Ragioneria: studia la conversione della dinamica aziendale in simboli e la riconversione di questi in andamenti finanziari ed economici.

L'economia aziendale è una scienza propedeutica, dalla quale si basa lo studio delle dottrine minori.

L'azienda per Egidio Giannessi

L'azienda è un'unità elementare dell'ordine economico generale, dotata di una vita propria e riflessa, costituita da un sistema di operazioni, promanante dalla combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne, nel quale i fenomeni della produzione, distribuzione e consumo vengono predisposti per il conseguimento di un determinato equilibrio economico a valere nel tempo.

  • L'azienda è un'unità elementare dell'ordine economico dotata di vita propria e riflessa, quindi è una cellula del sistema economico, l'azienda ha vita propria poiché il moto della singola unità produttiva è diverso da quello delle altre e da quello del sistema economico. Essa è invece dotata di vita riflessa, poiché risente dell'influenza delle dinamiche ambientali. L'azienda infatti è un sistema aperto.
  • L'azienda è un sistema di operazioni (attività), che discende da una specifica attività decisionale. Infatti l'insieme dell'operazione detta gestione è originata dalla funzione amministrativa.
  • L'attività promana dalla combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne. Le forze interne si generano in conseguenza dal processo combinatorio dei fattori, le forze esterne scaturiscono da elementi estranei all'attività produttiva. Le prime devono armonizzarsi con le seconde. Da qui l'evidenza della reazione tra le aziende e l'ambiente esterno.
  • L'azienda ha per scopo il conseguimento di un determinato equilibrio economico a valere nel tempo. Si ha l'equilibrio economico quando i ricavi coprono i costi lasciando un margine sufficiente per compensare il capitale di proprietà. Esso si deve verificare principalmente nel medio lungo periodo. L'equilibrio economico di lungo periodo è una condizione di vita del nucleo produttivo.

Classificazione delle aziende

Le aziende possono essere divise secondo criterio discriminante in:

  • Funzione economica: az. di produzione, az. di erogazione, az. composte.

Le aziende di produzione o imprese attuano la funzione produttiva come criterio dominante, si intende la produzione di nuova ricchezza. Esse comprendono aziende industriali, di servizi e commerciali.

Le aziende di erogazione hanno prevalentemente la funzione di svolgere un determinato processo di consumo, di erogazione di mezzi raccolti utili alla soddisfazione di bisogni di individui interni ed esterni dall'azienda. Esse sono unità nelle quali la ricchezza proviene dall'esterno per essere distribuita a vantaggio di membri interni ed esterni all'azienda e da costoro consumata.

Si ha al loro interno una distinzione: aziende di erogazione in senso stretto, che svolgono un'attività per soddisfare bisogni di soggetti esterni (la ricchezza è beneficiata da soggetti esterni, es: fondazioni); aziende di consumo, la ricchezza utilizzata viene consumata all'interno dell'azienda (es. famiglia).

Le aziende di produzione hanno come fine il lucro mentre quelle di erogazione si fondano sul soddisfacimento di bisogni umani, nonostante ciò il fine aziendale è comunque rappresentato dal conseguimento e il mantenimento dell'equilibrio economico in quanto la ricchezza consumata non può superare quella affluita.

Le aziende composte trovano al loro interno la presenza sia dell'attività di produzione che di quella di consumo (es. aziende a carattere familiare come bar, ecc…).

  • Soggetto economico: az. private, az. pubbliche.

Il soggetto economico è la persona o l'insieme delle persone che detenendo le leve del potere aziendale indirizza e controlla la gestione, esso prende le decisioni di massimo momento in un'azienda che fanno riferimento alle decisioni più importanti ossia quelle strategiche.

Esso deve essere un'unità distinta da quella del soggetto giuridico che rappresenta il soggetto al quale fanno capo i diritti e le obbligazioni derivanti dall'attività aziendale. La distinzione tra aziende pubbliche e private è basata sulla natura del soggetto economico delle stesse, se esso è privato anche l'azienda si definisce tale altrimenti si classifica come pubblica.

  • Soggetto giuridico: az. individuali, az. collettive.

Nelle aziende individuali il soggetto giuridico è costituito da una persona fisica al contrario quando è composto da più individui l'azienda è collettiva (società).

  • Tipo di attività (az. di produzione): az. industriali, az. commerciali, az. di servizi.

Le aziende industriali attuano una trasformazione fisico tecnica da materie prime a prodotti finiti, vengono definite anche aziende manifatturiere, le aziende commerciali o aziende mercantili, svolgono un'attività di intermediazione commerciale, cioè spostano nel tempo e nello spazio merci ed effettuano nelle stesse adattamenti quali-quantitativi, le aziende di servizi, prestano servizi.

  • Dimensione: az. piccole, az. medie, az. grandi.

La dimensione è un concetto relativo, complesso ed indeterminato, poiché al cambiamento di un parametro cambia anche la valutazione delle dimensioni dell'azienda. Inoltre l'equilibrio aziendale avverte l'influenza della dimensione dell'unità produttiva.

Dividiamo i parametri dimensionali in:

  • Par. strutturali (fisico-tecnici e monetari): F-T: n° dipendenti, capacità produttiva; M: capitale lordo di funzionamento, valore degli investimenti in fattori strutturali;
  • Par. operativi (fisico-tecnici e monetari): F-T: volume produttivo, M: fatturato;
  • Par. relazionali (fisico-tecnici): quota di mercato che si va a soddisfare (porzione di mercato nella quale opera l’azienda).

La relatività della dimensione non dipende solo dai parametri ma anche da altri fattori come il settore di appartenenza. Inoltre la dimensione ottima non esiste ma è importante capire la determinata dimensione conveniente date le condizioni spazio temporale specifiche di ogni azienda. (la dimensione conveniente fa riferimento all’economicità, che è una condizione di vita per azienda).

  • Dislocazione e specie di attività: az. indivise, az. divise.

Le aziende indivise svolgono la propria attività in una sola area, mentre le aziende divise operano in diversi territori (aziende divisionali, o multibusiness, che lavorano in diversi settori).

Profili d'osservazione della realtà aziendale

I profili di osservazione dell'azienda sono tre: la struttura, cioè sistema di risorse produttive o combinazione di fattori che interagiscono tra loro e permettono lo svolgimento di una data attività. Le risorse dell’azienda, unità elementari del suo apparato strutturale, a volte assumono la veste di fattori produttivi, cioè mezzi produttivi remunerati in forma esplicita, cioè che si sostanzino in cifra monetaria.

La differenza tra risorse fattori e risorse non fattori risiede proprio nella possibilità di rilevazione del loro valore. L’analisi di fattori produttivi parte dai due fattori primigeni Lavoro e Capitale.

Il fattore primigenio lavoro si concreta nell’attività decisionale o in quella esecutiva, mentre il capitale può assumere varie forme, come generico potere d’acquisto o fattori produttivi specifici. Essi possono essere distinti in relazione alla loro possibilità di utilizzo in: fattori correnti o di consumo, una volta impiegati esauriscono la loro utilità in un solo atto produttivo; e fattori pluriennali, i quali partecipano a più atti produttivi essendo durevoli.

I fattori specifici possono provenire sia dall’esterno dell’azienda, caso in cui gli elementi affluiscono all’azienda dall’ambiente in cui essa opera, per esempio da mercati d’acquisto, o dall’interno di essa, caso in cui scaturiscono dalla stessa attività produttiva realizzata dalla formazione aziendale, dove troveranno poi utilizzo (fattori prodotti al proprio interno).

Dunque i nuclei operativi possono procurarsi i mezzi di cui necessitano tramite processi di acquisizione esterna, autoproduzione o di apprendimento. L’acquisizione fa riferimento all’acquisto, alla locazione, all’affitto o alla permuta di beni. La produzione riguarda le attività con cui l’azienda realizza un fattore produttivo. L’apprendimento si riferisce alle “risorse invisibili”, come conoscenze, esperienze, competenze.

Le risorse produttive sono inoltre elementi complementari, quindi indispensabili le une alle altre, per creare la struttura occorrente allo svolgimento dei processi produttivi.

La dinamica, definita come sistema di decisioni e operazioni, fa riferimento all’attività svolta dall’azienda, grazie al disporre di una struttura. Essa può essere osservata sotto il profilo amministrativo o gestionale. L’amministrazione fa riferimento all’attività decisionale, mentre la gestione (sistema di operazioni) a quella operativa.

L’attività decisionale trova applicazione alla formazione/esistenza di un dato problema. Esso dovrà essere percepito, analizzato, per poi trovare le soluzioni possibili. Ogni decisione è dunque riconducibile ad un giudizio di convenienza, grazie ad esso le alternative vengono comparate, disposte in ordine gerarchico, allo scopo di individuare la soluzione più economica, quella che appare in grado di contribuire meglio alla realizzazione dell’equilibrio aziendale.

L’ultimo atto è costituito dalla decisione, ossia la manifestazione di volontà con cui viene scelto il comportamento da adottare nel caso specifico. La natura del processo decisionale è analitico-intuitiva, formata dalla complementarità tra intuizione e analisi.

Per quanto riguarda le problematiche aziendali, esse possono essere ricorrenti, in tal caso l’azienda offre soluzioni quasi automatiche e l’attività precedente all’attuazione di un comportamento è ridotta, o nuovi, i quali necessitano dell’attivazione di nuovi processi decisionali.

Le decisioni possono essere poste in una scala gerarchica in relazione all’importanza: livello strategico, decisioni legate agli obiettivi generali, prese dal soggetto economico (es. scelta del mercato in cui operare). Livello tattico, decisioni relative all'approvvigionamento delle risorse necessarie alla gestione per dare esecuzione a quelle strategiche (es. selezionare quale fornitore di un dato bene selezionare). Livello operativo, riguarda la realizzazione pratica delle decisioni gerarchicamente superiori.

Le prime investono il lungo periodo e hanno frequenza occasionale per la loro importanza, le seconde il medio periodo e hanno frequenza ciclica e le ultime investono il breve periodo e hanno frequenza giornaliera.

Il secondo momento della dinamica è l’attuazione delle operazioni. Le operazioni con caratteristiche omogenee sono raggruppate in processi: processi di finanziamento, operazioni di gestione esterna che permettono l’acquisizione del capitale nella sua forma generica, cioè denaro. Essi consentono la raccolta da fonti esterne dei mezzi indispensabili per lo svolgimento della gestione, alle fonti esterne (3° finanziatori, banche, istituti di credito) possono aggiungersi delle fonti interne costituite dall’autofinanziamento.

Processi di approvvigionamento, atti con i quali l’azienda si dota delle risorse tecniche occorrenti per il suo funzionamento, tramite lo scambio monetario, oppure tramite permute e donazioni. Con tali processi l’azienda investe (aspettandosi quindi un ritorno economico) i mezzi finanziari a sua disposizione e avvia il ciclo economico.

Processi di produzione/trasformazione, atti di gestione interna con quali i fattori sono convertiti in risultati produttivi, materiali o immateriali, come prodotti finiti o servizi.

Processi di cessione, atti con i quali vengono trasferiti sia i prodotti sia i fattori produttivi dismessi a terze economie, mediante scambi monetari o permute. Con la vendita termina il ciclo economico dell’azienda, oltre che permettere il conseguente rinnovo degli investimenti.

La relazione azienda-ambiente. L'azienda essendo in continuo contatto con l’esterno, vive in stretta simbiosi con esso e per questo è considerata un sistema aperto. La prima offre possibilità di investimento ai capitali in cerca di impiego e occasioni di lavoro ai soggetti prestatori e producendo ricchezza contribuisce al benessere della società, il secondo assicura possibilità all’azione dell’azienda. (Ambiente generale= insieme di condizioni economiche, giuridiche, politiche, sociali, scientifiche, demografiche, in cui l’azienda si trova ad operare)

Economica aziendale parte II

Rapporto tra capitale e reddito: introduzione

Essi sono valori, quindi grandezze esprimibili in termini monetari, il primo, interpretato come la ricchezza generata dall’attività di gestione nell’arco di un determinato periodo ed è designato come grandezza flusso, in quanto ha natura dinamica. Il secondo, rappresenta la ricchezza osservata in un dato istante ed è designato come grandezza stock, siccome ha natura statica.

Il reddito al termine dell’intervallo di tempo considerato, generato dall’attività di gestione va ad incrementare o decrementare la ricchezza posseduta all’inizio del periodo, ovvero il capitale, dunque il reddito è definito anche come la variazione del capitale per effetto della gestione. Difatti, il capitale di fatto proprio non è capace di generare reddito se attorno ad esso non si svolga un’attività di gestione.

Rapporto tra capitale e reddito capitale

Il capitale può essere analizzato sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo. Il primo aspetto riguarda le caratteristiche degli investimenti e dei relativi finanziamenti, mentre il secondo si riferisce alla determinazione del valore capitale.

L’aspetto qualitativo del capitale

Il capitale, sotto il profilo qualitativo, è un complesso di condizioni, positive o negative, di produzione coordinate tra loro a sistema pertinenti a un’azienda in un dato istante. Esso può essere dunque designato come capitale-fenomeno.

L’analisi qualitativa si sviluppa con l’indagine relativa alla natura delle condizioni di produzione, quindi gli elementi che costituiscono il capitale; l’individuazione del loro collegamento e del vincolo di pertinenza, che permette di identificare gli elementi appartenenti al capitale aziendale; la definizione del concetto di istantaneità.

La natura delle condizioni del capitale

Il capitale è composto da condizioni positive, cioè utilità positive da cedere/per il futuro e sono composte da elementi utili per produrre nuova ricchezza, come denaro, fattori specifici di produzione (terreni, macchinari,...), crediti. E da condizioni negative, rappresentate da obbligazioni verso terzi, come debiti, mutui passivi.

La loro combinazione consente all’azienda di vivere e svilupparsi. Le condizioni del capitale possono inoltre essere classificate secondo determinati criteri discriminanti distintivi:

Classificazione condizioni positive

Natura: capitale fisso, nel quale si annoverano le condizioni che contribuiscono a più atti produttivi, e capitale circolante, il quale cede la sua utilità in un singolo atto produttivo.

Destinazione: fattori a breve termine, i quali esauriscono la loro utilità nell’arco di un periodo amministrativo, e fattori a medio-lungo termine, i quali vengono impiegati per due o più periodi amministrativi.

Realizzabilità: fa riferimento all’attitudine ad essere convertito in denaro (o liquidità). Immobilizzazioni, che si hanno quando gli investimenti non possono essere convertiti tempestivamente ed economicamente in denaro o valori assimilati, e disponibilità, ha luogo quando gli investimenti presentano criteri contrari a quelli precedenti.

La conversione in numerario è tempestiva quando avviene in un tempo utile economicamente (cioè quando i mezzi devono essere impiegati per il raggiungimento dello scopo aziendale// utile rispetto allo scopo per il raggiungimento del quale i mezzi devono essere impiegati), è economica invece quando avviene in conformità del fine di equilibrio economico, quindi quando il fattore non viene svenduto.

Materialità: Elementi mat

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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