Michel Chion, l’audiovisione
Proiezioni del suono sull’immagine
1. L’illusione audiovisiva
→Persona (Bergman), prologo: eliminando suono si vede tutt’altro (piano de mani inchiodate sono 3 e non 1; suono li teneva legati; senzasuono è astratta, con è terrificante/reale; poi fotografie fisse, pezzi di corpi isolati gli uni dagli altri; mano del bambino corre a caso senzascopo): sequenza ha perso proprio ritmo/unità.
→Le vacanze di monsieur Hulot (Tati): eliminando immagine ma sentendo solo già si vede tutto mondo de spazio aperto.
Illusione audiovisiva che si trova nel valore aggiunto.
2. Il valore aggiunto: definizione
Si intende il valore espressivo informativo di cui un suono arricchisce un’immagine data, fino a far credere che quell’informazione/espressione derivino ‘naturalmente’ da ciò che si vede, e siano già contenute nella semplice immagine. E fino a far credere che suono sia inutile, e che riproduca senso che invece introduce/crea, sia di bel nuovo sia con sua differenza con ciò che si vede.
Valore aggiunto funziona soprattutto ne quadro del sincronismo suono/immagine, per il principio della sincresi, che crea relazione → immediata/necessaria tra qualcosa che si vede/qualcosa che si sente: tutto ciò che su schermo è esplosione/caduta/collisione assume con suono consistenza/materialità.
→ Ma a livello primario valore aggiunto è quello del testo all’immagine perché cinema è vococentrico (verbocentrico).
3. Il valore aggiunto al testo
3.1 Vococentrismo e verbocentrismo del cinema
Vococentrista=> cinema quasi sempre favorisce voce/la evidenzia/la separa da altri suoni.
Durante riprese è raccolta da presa audio, poi isolata ne missaggio come strumento ‘solista’ di cui altri suoni/musiche/rumori sono accompagnamento.
Più precisamente, quando si registra è verbocentrismo perché si cerca di avere un’intellegibilità senza sforzo de parole pronunciate (non si cerca tanto una fedeltà acustica).
Ma è così nel cinema perché anche ne azioni quotidiane uomo è così (verbo/vococentrico) (quasi sempre sono parole, in mezzo altri suoni, → a catturare sua attenzione) linguaggio che gli è accessibile; cercherà loro senso e interpreterà poi altri elementi.
3.2 Il testo struttura la visione
Esempio de esibizione aerea commentata da Zitrone: cose da dire avrebbero guidato/strutturato nostra visione, che le avremmo viste ‘naturalmente’ dentro immagine.
Valore aggiunto del testo su immagine va ben oltre opinione applicata su una visione/influisce su strutturazione stessa de immagine (inquadrandola).
Immagine cinematografica/tv sembra parlare di sé, in realtà è una parola.
4. Valore aggiunto dalla musica
4.1 Effetto empatico e anempatico
Ci sono 2 modi per musica per creare ne cinema una specifica emozione, in rapporto con situazione mostrata:
- Musica esprime direttamente propria partecipazione a emozione della scena, rivestendo ritmo/tono/fraseggio adatti, in funzione de codici culturali de tristezza/gioia/emozione/movimento=> possiamo parlare di musica empatica;
- Musica mostra indifferenza alla situazione, dispiegandosi come un testo scritto: è sul fondo di questa ‘indifferenza’ che si svolge la scena, che raddoppia e congela l’azione=> caso anempatico (di solito vi appartengono le musiche per pianola meccanica/celesta/carillon/orchestra da ballo, le cui frivolezze rinforzano nel film l’emozione de personaggi/spettatore, proprio ne misura in cui fingono di ignorarli).
Effetto di indifferenza cosmica già accadeva quando ne opera personaggi avevano sorta regressione psicotica (effetto di follia); m. su schermo ha importanza che lo si crede intimamente legato a essenza de cinema.
Ogni film infatti procede da svolgimento indifferente/automatico (proiezione, creando su schermo simulacri di movimento/vita), e → questo deve poi essere dimenticato: musica anempatica ne svela la verità/ne fa emergere la trama meccanica.
3) Musiche né empatiche né anempatiche, che hanno sia senso astratto sia semplice funzione di presenza, un valore indicatore (no di risonanza emozionale precisa).
4.2 Rumori anempatici
Effetto anempatico riguarda soprattutto musica, ma può essere anche usato con rumori (es. scena violenta o dopo morte personaggio, un evento qualunque continua a svolgersi come se niente fosse – doccia in Psycho).
5. Influenze del suono sulle percezioni di movimento e di velocità
5.1 Il suono è movimento
Percezione sonora/visiva, se paragonate, sono abbastanza diverse (non si nota tantissimo perché nel contratto audiovisivo influenzano le rispettive proprietà).
Rapporto di queste 2 percezioni con movimento/immobilità è sempre diverso (perché suono presuppone come prima condizione il movimento).
In un’immagine cinematografica, dove di solito molte cose si muovono, altre possono restare ferme; suono invece implica spostamento → anche minimo (può anche esprimere immobilità, ma in casi limitati: al limite il suono immobile è quello che non presenta alcuna variazione ne suo svolgimento – spesso si ritrova in suoni di origine artificiale).
Suono ha dunque dinamica temporale propria (è traccia di un movimento/tragitto).
5.2 Differenza di velocità percettiva
Percezione sonora/visiva hanno propria andatura media (orecchio di solito analizza/sintetizza più velocemente dell’occhio).
Si percepirà bene un tratto sonoro brusco, non un movimento visivo rapido.
Questo perché suono è veicolo del linguaggio (per chi ascolta); occhio più lento perché deve fare di più (lavora ne spazio/tempo), orecchio invece isola una linea, e la segue nello spazio.
Occhio dunque abile spazialmente, orecchio temporalmente.
5.3 Conseguenze: movimenti visivi punteggiati o finti dal suono
Durante audiovisione film sonoro, differenze di velocità ne analisi non colte in quanto tali perché interviene il valore aggiunto (es. movimenti visivi rapidi di kung-fu non confusi perché aiutati/punteggiati da punteggiature sonore rapide che marcano percettivamente).
→ Cinema muto: aveva già certa predilezione per montaggi di eventi rapidi; immagine in quella sequenza veniva semplificata al massimo, per limitare percezione spaziale/esplorativa (per facilitarne percezion
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