Estratto del documento

Musica e immagine

Videoclip

Il videoclip è un prodotto audiovisivo di formato breve e di natura multimediale, nato cioè dalla fusione di diverse architetture mediali di tipo sonoro e visivo e di funzione crossmediale (lo stesso prodotto è disponibile contemporaneamente su più piattaforme). Nella fiction si parte da una storia in cui la produzione integra una star. Nel videoclip musicale invece è il contrario, si parte da una star attorno alla quale la produzione costruisce un concept (che spesso è una storia).

Morin: “La star è la risposta a un bisogno affettivo o mitico che non è prodotto dallo star system ma che, senza lo star system, non troverebbe le sue forme, i suoi supporti, i suoi afrodisiaci”. In sostanza Morin afferma che lo star system produca bisogni affettivi e mitici, questo è, in realtà, il marketing. Secondo Morin la star è una merce totale, tutto ciò che è o che fa diventa proprietà pubblica, è la merce del capitalismo, è un prodotto destinato al consumo di massa.

Il video musicale nasce negli anni ’80 con lo scopo di costruire l’identità audiovisiva della star e per promuovere i suoi lavori. Negli anni ’80 nascono anche dei canali interamente dedicati ai videoclip, come MTV. Con il videoclip, ma in generale con l’immagine/personaggio, viene creata l’identità audiovisiva della star che, negli anni ’80, era limitata alle immagini prodotte e controllate. Ad oggi viene invece prodotta una quantità indefinita di immagini della star, anche da lei stessa tramite l’utilizzo dei social.

L’identificazione del pubblico con la star può essere di due tipi: il primo tipo è quello più immediato, istintivo, di tipo emotivo, affettivo; il secondo è l’identificazione di tipo cognitiva, più razionale. Il videoclip rivoluziona il regime di montaggio, è un montaggio sincopato e veloce, a volte congestionato, mentre il pubblico era abituato al montaggio televisivo o cinematografico, molto più lento. Per questo motivo, ancora oggi, quando ci si trova davanti ad una sequenza cinematografica montata in modo più dinamico o con una durata troppo breve, si parla di montaggio in “stile videoclip”.

Esempi di videoclip

Achille Lauro "Me ne frego", Sanremo 2020

Achille Lauro, con la sua esibizione a Sanremo, crea una nuova immagine di sé. Alcuni punti fondamentali sono il denudamento, il gioco sull’identità di genere e il gioco sull’orientamento sessuale (portato avanti anche grazie alle esibizioni con Boss Doms).

Videoclip ufficiale di “Me ne frego”

È un videoclip che dà un’immagine diversa di Lauro rispetto a quella di Sanremo. Troviamo riferimenti al campo storico-artistico con citazioni di quadri e opere d’arte. Ci sono anche riferimenti alla cinematografia (Fellini e Pasolini) e alla religione (San Francesco e deposizione di Cristo). Achille Lauro viene da un ambiente trap, ambiente che esalta, in genere, la mascolinità e la ricchezza. Achille prende questi tratti e li ribalta totalmente. Il corpo maschile a volte viene addirittura eliminato (come nel videoclip) oppure degenderizzato, reso più fluido, come nelle esibizioni di Sanremo. Nel videoclip vediamo, alla fine, un corpo maschile privato però dei genitali. La ricchezza invece viene tolta, viene buttata, Achille si toglie il mantello e lo butta via.

Bad Bunny "Yo perreo sola"

Il concept è “se lei non vuole ballare con te, rispettala, lei balla da sola”. Bad Bunny è un trapper che ha, quindi, un background di quel tipo (con tutti gli stereotipi che la trap si porta dietro), ma in questo videoclip si cala nei panni della donna, viene quindi applicata una destrutturazione degli stereotipi dell’identità di genere. Questa destrutturazione, in genere, passa anche per la destrutturazione dell’orientamento sessuale (come Achille Lauro e Boss Doms). Il videoclip musicale non è più un oggetto incomunicante, non è una cosa a sé, ma fa parte di una strategia comunicativa che riguarda qualsiasi esibizione e messa in scena dell’artista, parte dal live e procede per tutta la produzione musicale. Ad oggi l’identità di genere è diventata uno dei temi più frequenti, rappresentando spesso il fulcro dei videoclip.

Stromae, "Tous les memes", 2013

In questo videoclip vengono esplorati i mondi maschili e femminili. È presente una dicotomia nell’utilizzo delle luci, si alternano delle sequenze femminili con luce rosa a delle sequenze maschili con luce blu/verde. Queste sequenze sono presenti solo all’interno dell’ambiente domestico, mentre nell’ambiente esterno vengono richiamate dalla presenza di una finestra da cui si intravede la luce che cambia colore. A un certo punto il personaggio si sdoppia, compare una figura femminile simile alla parte femminile di Stromae, una sorta di parto. Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un uomo eterosessuale che si interroga sugli stereotipi di genere. All’inizio del videoclip, nel finto piano sequenza, lo spazio viene dilatato proprio come nei musical, quindi c’è un richiamo cinematografico.

Moses Sumney "Virile", 2019

Questo videoclip non è narrativo, è un video più evocativo. Assistiamo a una sorta di esorcismo, per liberarsi dallo stereotipo di virilità. La presenza di una chiesa con carcasse di animali richiama l’idea della morte di questa virilità. Il corpo del maschio nero viene comparato ad un pezzo di animale morto, già sezionato e pronto per essere venduto, è un richiamo alla mercificazione del corpo dell’uomo nero, richiama la schiavitù. La coreografia di Sumney riprende Jim Crow, un uomo nero disabile che, negli anni ‘20/’30, veniva esibito come fenomeno da baraccone.

Lil Nas X, 2021, "Industry Baby"

Lavora sugli stereotipi del corpo, in particolare dei corpi neri. In questo caso vediamo delle scene che siamo soliti vedere con corpi femminili ma con corpi maschili, anche se censurati. Il corpo maschile viene liberato creando delle scene che, fino ad ora, erano relegate ai corpi femminili, in particolare il corpo dell’uomo nero che, fino ad ora, era quello che veniva mercificato (il corpo dell’uomo bianco non è mai stato mercificato, mentre il corpo femminile e il corpo dell’uomo nero sì). Lil Nas X utilizza anche il twerk sempre come simbolo di emancipazione e distruzione degli stereotipi, il twerk solitamente è associato al mondo femminile, qui lo vediamo eseguito da uomini.

Cardi B, Megan Thee Stallion, "WAP"

Si lavora sulla fisicità, il corpo delle donne nere è sempre stato discriminato perché non corrispondente ai canoni bianchi, qui il corpo delle donne nere viene liberato, esibito, mostrato completamente. L’inizio del video, con questa donna che cammina lungo il corridoio e si sporge verso le stanze vedendo determinate scene, è un richiamo ad un famoso videoclip, il primo oltre a costruire un video esplicitamente sessuale, si denuda, il pop femminile mainstream si contamina con il soul e il rap dilatato. In questo videoclip vediamo già temi di identità di genere). Così come nel video di Moses Sumney torna l’idea di animalesco, qui richiamata dalla presenza dei felini.

Madonna "Dark ballet", 2019

Madonna è la prima donna a costruirsi la sua immagine, dato che da sempre l’immagine della donna seguiva dei canoni imposti dalla società. Qui vediamo l’androginia, Giovanna D’Arco è interpretata da Mikky Blanco.

Madonna "Justify my love" 1991

Primo videoclip censurato da MTV, venne poi girato e venduto in videocassette, che fecero un record di vendite. Anche qui torna l’androginia, unita alla sessualità, vediamo donne truccate da uomo e uomini vestiti in modo femminile, poco mascolino. La donna diventa la figura dominante e l’uomo viene dominato e manipolato.

Madonna "Express yourself" 1989, videoclip/live Blond Ambition tour

Videoclip pieno di riferimenti cinematografici, come Metropolis, Tempi Moderni, 9 1/2, è girato da David Fincher, che poi diventerà un regista cinematografico. Con Express yourself, Madonna, cambia anche l’idea del live. È la prima volta che una canzone, in live (1990), viene messa in scena seguendo l’idea creativa del videoclip. Da questo momento in poi i live seguiranno questa idea. Il live diventa un vero e proprio musical, con intervalli che raccontano una storia, ogni tour racconta una storia, ogni singola esibizione diventa un quadro, nel caso di Express yourself viene richiamato Metropolis, di cui vengono anche ricostruite le scenografie sul fondo. Gli abiti vengono disegnati da Jean Paul Gaultier, è la prima volta che la moda si mischia con un evento pop. Madonna indossa un microfono ad archetto, uno strumento nuovo, Madonna lo utilizza per la prima volta in un live, è un radiomicrofono, un’innovazione che serve a liberare le mani e il corpo del performer, in modo tale che possa muoversi e ballare. Il video live è stato realizzato montando riprese di serate diverse e come audio è stato utilizzato l’audio della canzone registrata, questo live fa parte di un film chiamato “Truth or dare”, il primo film realizzato raccontando la vita dietro le quinte di una cantante.

Madonna, "Express yourself" live, the Girlie Show tour, 1993

Per la messa in scena viene scelta un’estetica disco anni ‘70, in questa messa in scena sparisce la parte maschile. Per quanto riguarda i vestiti, nel precedente Blond Ambition tour l’intimo veniva indossato sopra ai vestiti, i vestiti sotto rappresentano il maschile, posto sotto al femminile, mentre nel Girlie Show la parte maschile viene proprio eliminata, mantenendo solo quella femminile. Gli abiti vengono disegnati da Dolce e Gabbana, rimane il connubio pop-moda. Sempre nel Blond Ambition Tour le pettinature richiamavano l’estetica degli anni ‘20, mentre nel Girlie Show Madonna indossa una parrucca afro bionda (che tra l’altro è un paradosso, il biondo afro è innaturale). Questo tour del 1993 punta alla sottrazione, le scenografie vengono rese minime, c’è un alleggerimento dei segni e della narrazione (in pratica sono tre ragazze che vanno in discoteca), è una reazione al tour precedente, nel pop ogni segno rimanda ai segni precedenti, per capire qualcosa è necessario guardare i segni precedenti, il pop è un sempre un processo di risemantizzazione in atto. Il titolo del tour “Girlie Show” richiama un quadro di Edward Hopper del 1941, che mostra una donna durante uno spettacolo di burlesque.

Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity

Judith Butler, nel saggio “Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity” del 1990 afferma che l’identità di genere è una costruzione sociale (es. associazione dei colori ad un genere preciso), per questo motivo quello che percepiamo come parte della nostra identità è, in realtà, qualcosa che noi facciamo in risposta all’esterno (es. ruttare non è da donna). Il videoclip è uno dei generi che nascono verso la fine del post-moderno (collocabile dopo la seconda guerra mondiale, nasce in risposta ai traumi), poco più tardi nasceranno i primi gender studies.

Madonna: Quadro geisha, live, 2001

È un quadro che fa parte di un tour, il “Drowned World Tour”, creato con un mashup di due canzoni diverse. Viene creata un’esibizione che richiama gli anime e i manga, gli anime vengono richiamati dai combattimenti che esegue Madonna, mentre sui ledwall vengono proiettati dei simil pop up dei fumetti. Con Madonna la struttura del palco cambia, lei fa il primo tentativo di avvicinarsi al pubblico. Quest’esibizione si ispira a “La tigre e il dragone”, fonte di ispirazione anche per Matrix. La voce ripresa dal vivo viene mischiata con la voce registrata, per ricercare un audio migliore, è una sorta di antenato dell’autotune. Con l’immagine abbiamo già sdoganato il fatto che possa essere rielaborata, aggiungendo anche elementi che magari non erano presenti originariamente, allo stesso modo anche la voce.

Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve

Peverini, nel saggio “Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve” afferma che il corpo della star assume un valore simbolico e si carica di un eccesso di significazione, una potenzialità connotativa che diviene veicolo di una seduzione irresistibile, dando avvio a forme rinnovate di feticismo. Il corpo messo in scena nei video non è un semplice organismo, ma appare come un’istanza discorsiva malleabile, oggetto di operazioni manipolatorie. Il trasformismo della star è un gioco sull’identità sospeso tra marketing e sperimentazione artistica. Il prodotto della costruzione, nel videoclip contemporaneo, viene affiancato dalla messa in scena della costruzione stessa. Il corpo viene offerto allo sguardo (e all’udito) dello spettatore come prodotto di un artificio.

Arca (Alejandra Ghersi), Nonbinary, 2020

Viene dall’album “Kick I”, il videoclip è girato da Frederick Heyman. Qui abbiamo, contemporaneamente, l’identità dell’artista e il processo di costruzione della sua identità. È il racconto di un’identità che dice di non potersi definire, un’identità non binaria, un’identità diversa da quelle canoniche. L’artista è sdoppiat* e l* vediamo litigare con sé stess*, e il brano stesso è destrutturato.

Bjork, "All is full of love", 1999

Girato da Chris Cunningham che dice di essersi ispirato a ciò che, da adolescente, gli piaceva di più: porno e robot. Attraverso i liquidi rappresentati riusciamo a capire che il racconto è al contrario, è un rewind, è, in realtà, un processo di disassemblaggio e disattivazione dei robot. Il racconto reale va dall’atto sessuale al disassemblaggio. La parte pornografica è incrementata da diversi fattori, il fatto che siano due robot dello stesso sesso, il fatto che stiano consumando un rapporto sessuale, il fatto che siano dei robot, che la macchina venga sessualizzata e guardata con occhio sessuale. L’immaginario di questo videoclip costituisce un’installazione permanente al Museum of Modern Art di New York. Sul videoclip Bjork ha affermato “I think the only thing I said was that I thought it was very white […] and I’m trying to describe some sort of a heaven. But I wanted also to have the other level there, there would be lust, it wouldn’t be just clean”. Mitchell afferma che, nel momento in cui si lavora con forme quali i robot viene creata una nuova temporalità. Finché vengono utilizzate forme umane parliamo di un tempo finito, ma i robot e le macchine hanno, invece, un tempo infinito.

Childish Gambino, "This is America", 2018

Childish Gambino è uno pseudonimo, Gambino è il nome di una famiglia mafiosa famosa in America. Il videoclip diretto da Hiro Mirai, coreografia (la coreografia riprende i movimenti di Jim Crow, un uomo nero disabile che, negli anni ‘20/’30 veniva esibito come fenomeno da baraccone) e scenografia sono complesse, ma dal punto di vista delle riprese è abbastanza semplice, ci sono pochi stacchi e, i pochi che ci sono, servono a separare le sequenze. Childish Gambino indossa i pantaloni dei confederati (parte dell’esercito che era contro l’abolizione della schiavitù). La singolarità del brano è il fatto di evocare, al suo interno, diversi generi musicali (gospel, spiritual, soul, rap, trap), il videoclip segue la varietà dei generi: si apre con dei versi che richiamano la voglia di divertirsi “just wanna have fun” che vengono brutalmente interrotti da uno sparo (la vittima viene lasciata a terra ma la pistola viene portata via su un cuscinetto, denuncia alla glorificazione delle armi), al seguito del quale parte la parte rap. Ci sono diverse denunce, non solo al libero circolo delle armi, ma anche alla libera violenza della polizia sulla comunità nera. Ad un certo punto Childish Gambino spara ad un gruppo di cantanti gospel, il gospel è un genere che nasce durante il periodo della schiavitù, il fatto di sparargli è una critica/autocritica alla comunità nera sul fatto di aver sempre giocato in ritirata, di chiudersi all’interno della propria comunità senza aprirsi alle altre culture, una sorta di autoesclusione. Il pregiudizio viene dall’esterno ma viene comunque alimentato anche all’interno della società/del gruppo che viene discriminato (ad esempio una misoginia interiorizzata nelle donne o, in questo caso, il razzismo autoalimentato). La fine del videoclip lascia intendere che, nonostante lui sia un artista che può permettersi di fare un racconto come quello del video, alla fine, agli occhi della società, rimane semplicemente un nero.

Kendrick Lamar, "Element.", 2017

Nel videoclip vengono ricreate delle immagini che riproducono delle fotografie di Gordon Parks, fotografo afroamericano attivo negli anni ‘50/’60.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 23
Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 1 Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Musica e immagine, Prof. Vittorini Fabio, libro consigliato L'audiovisione suono e immagine nel cinema, Michel Chion Pag. 21
1 su 23
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eli.angeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Musica e immagine e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Vittorini Fabio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community