Urbanistica
L’urbanistica, disciplina che studia il territorio antropizzato, è nata nella seconda metà del 1800 ed è stata codificata grazie a figure teoriche in alcuni Paesi europei, come Francia o Germania, che si occupavano della crescita urbana e che ne hanno descritto i fenomeni in manuali.
Inizia così una crescita continua delle città, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, le quali non crescono in maniera pianificata o regolamentata, ma in modo caotico e impetuoso, a causa anche della rivoluzione industriale, tenendo però conto delle condizioni di vita dal punto di vista igienico e dei trasporti.
L’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell'assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell'attività edificatoria.
Agli albori della nascita della disciplina urbanistica, la città era vista come un male, come un’entità malata. Vengono quindi migliorate le condizioni di vita dell’organismo urbano, cercando così una cura per la città.
L’urbanistica, come scienza, è diversa dalle altre discipline, soprattutto dal punto di vista temporale, essendo questa “più giovane”.
Il periodo temporale va dalla fine del 1800 agli inizi del 1900.
Noi vedremo anche il periodo dal 1900 a come è diventata la città di oggi.
La città è considerata moderna dalla seconda metà/fine 1800 al 1970.
Dal 1970 in poi, a causa di cambiamenti a livello globale, si sono verificati uno scollamento e la nascita di diverse forme, tipi di urbanizzazione, tanto che si è iniziato a parlare di diffusione urbana o periferia diffusa, “sprawl”.
La crescita urbana diventa imponente, visto che la città cresce su se stessa e per questo vengono stabilite forme di controllo di tale crescita.
Si verificano nuovi fenomeni diffusi sul territorio, la città non cresce più solo su sé stessa, ma si amplia, in particolare nelle città a bassa densità abitativa sparse nel territorio.
La campagna viene urbanizzata: nascono infatti nuove forme abitative a ridosso della campagna, che di conseguenza danno luogo a nuove forme urbane, il fenomeno non interessa più solo le città, ma anche la campagna.
Modelli insediativi di urbanizzazione da inizio 1900 a oggi
Città reticolare o a griglia
Tra i piani urbanistici più famosi c’è quello redatto da Ildefond Cerdà I Sunyer, uno dei padri dell’urbanistica moderna, che elabora il piano di ampliamento, o espansione, di Barcellona, 1859.
Nel 1967 la “Teoria generale dell’urbanizzazione” di Cerdà viene codificata con norme e discorsi sulla città.
L’immagine presenta una scacchiera in cui si notano punti più scuri, quelli più antichi, e strade, elementi di viabilità. In basso a sinistra è presente il nucleo antico della città gotico-medievale, preesistente. A sinistra ci sono dei rilievi e in basso, sporgenza, si vede il porto.
Il piano prevede l’espansione del nucleo antico.
Con la diffusione urbanistica di Barcellona si nota la differenza tra gli edifici corposi, alti e stretti, con strade strette, e quelli grandi a pianta quadrata, in isolati residenziali, ripetuti e tagliati da strade perpendicolari, tra gli isolati si aprono piazze con angoli non retti, ma smussati, tutti uguali e di dimensione costante.
Vengono codificate norme, temi e principi al fine di diventare i punti cardine dei modelli successivi e grazie a cui l’urbanistica inizia ad identificarsi come scienza e disciplina.
Nelle strade irregolari la luce non arriva alle case, negli isolati 33x33 m di lato, e il tessuto stradale irregolare presenta strade che svoltano a 90°.
Con la definizione del nuovo tessuto urbano gli isolati si ampliano, 113x113 m, e l’intersezione della viabilità forma ottagoni con piazze di 20 m per lato, più estese. Gli isolati sono svuotati al centro e vengono costruiti gli edifici lungo il margine, per igiene e illuminazione. Questi sono stati poi coperti e costruiti a piani sopraelevati.
Ora è stata fatta una ripulitura grazie a un piano per differenziare cosa mantenere e cosa no.
Gli isolati di Cerdà hanno lati corti, di cui 2 visitabili, pensati per avere una dimensione di 60x60 m e svuotati al centro.
Egli fa una codifica su come deve essere fatto l’isolato, definito “aperto”, essendo costruito solo su 2 lati.
Nel 1° piano urbanistico moderno Cerdà disegna ex-novo l’espansione.
Il piano si compone di maglie e vengono imposti gli assi trasversali, tra loro diagonali, che congiungono i 2 nuclei preesistenti più importanti della città, per esigenze di circolazione.
La sezione stradale comprende al suo interno i servizi, rete fognaria, rete elettrica, e per la 1° volta la strada viene progettata anche in sezione.
Esistono illustrazioni preesistenti a cui Cerdà si ispira:
Piano di Washington, 1971
- Progettato dal francese Pierre l’Enfant, che imposta la città su un reticolo a ridosso del corso fluviale.
Tema: Campidoglio, centro politico governativo, emerge l’asse che parte dal Campidoglio, a 90°, e termina dopo la Casa Bianca. Viene svuotato in negativo, viene creato un vuoto nella maglia con l’asse monumentale a 90°.
Il reticolo viene visto come uno strumento di progettazione e di controllo, usato per la scala territoriale.
La griglia non viene posizionata solo sopra la scala urbana, scala urbana e reticolare.
1787: progetto a scala territoriale con uno schema territoriale.
Piano di Manhattan
- Gli isolati sono rettangolari, non più quadrati, il centro di New York viene disegnato con un reticolo a maglia rettangolare regolare.
Si inizia a ragionare su come la città reticolare si confronta con il reticolo del terreno, cioè con qualcosa di esistente, con nuclei già insediati o elementi naturali, si parla di olografia.
Il reticolo si può impostare in 2 modi: o tiene conto degli elementi naturali preesistenti e di conseguenza si deforma o non li considera e vi si costruisce sopra.
Chicago: c’era un corso d’acqua e la griglia si è sovrapposta a esso in modo indifferente, lo ha inglobato.
Città coloniale
Dalla seconda metà del 1800 le principali Nazioni e potenze europee hanno iniziato a colonizzare verso il continente africano e asiatico, col fine di costruire nuove città.
Tipologie di progetti redatti: ad esempio il Belgio ha disegnato vari piani ex-novo usando il reticolo.
Coesistono i confini tra la città preesistente, indigena, e quella europea, nuova, distante e separata dalla prima per questioni di igiene. Il sito olografico è diverso.
Gli italiani costruiscono città in Etiopia.
Tema principale: separare la città nuova da quella indigena usando elementi naturali.
Viene progettato il piano per la nuova capitale dell’Etiopia italiana: Addis Abeba, situata su un altopiano rilevato.
Gli italiani disegnano il piano regolatore, di fondazione, della città, che viene completamente ricostruita con l’arrivo degli italiani nel 1936.
Città e capitale sono diverse.
Progetto di fondazione ex-novo di Brasilia, 1957
- La capitale del Brasile si trova in un luogo deserto nel centro del Paese e per la sua progettazione vengono chiamati i 2 principali esponenti urbanistici: Lùcio Costa e Oscar Niemeyer.
La città ha una forma simbolica e gestuale particolare: ha una forma arcuata con ali residenziali. Al centro di esse è situato il centro politico. Viene scelto l’isolato ripetitivo a ridosso della maglia geometrica.
A un secolo di distanza della sua costruzione il modello urbano è ancora quello a griglia.
Chandigarh, Punjab, in India, 2° città urbanistica moderna, 1952-1954
- Appartenente al movimento moderno, progettata da Le Corbusier.
Questo progetto è il più contemporaneo, ma anche il più antico.
Si passa dall’isolato 113x113 m di Cerdà a 800x1200 m.
Islamabad, capitale del Pakistan dal 1967
- Progettata da Constantinos Doxiadis, ha costruito in tutto il mondo creando città con un reticolo standard, nel 1960.
Periferia da Londra a Milton Keynes
- Viene usata una maglia ondulata di strade, non ortogonale e non a griglia.
Londra è la 1° città creata a misura dell’automobile, con 1x1 km di lato.
Modello ortogonale
È il modello più trasversale dal punto di vista geografico e temporale.
Acropoli di Selinunte
- È un modello antico. La città è formata dall’intersezione di 2 assi ortogonali, ad angolo retto, a ridosso dei quali si trovano gli edifici pubblici.
Mileto, 4° secolo a.C.
- Città situata su una griglia ortogonale detta “ippodamea”.
Per la città viene progettato il 1° piano ortogonale nella storia della città.
È formata da una maglia tripartita.
Le parti sono differenziate tra il sistema dei luoghi pubblici, commerciali, mercato, e il nucleo religioso.
Gli edifici si dispongono in isolati di grandezza e forma regolare con i servizi posti al centro, agorà.
Origini della città reticolare
Villaggio egizio di Tell El-Amarna, 1300 a.C.
- Con reticoli stretti e allungati distanziati da strade parallele, che ritagliano lotti residenziali e che separano gli isolati ortogonali.
Città proibita di Pechino
- Il reticolo si sviluppa intorno al Palazzo.
Napoli: basata su isolati, con intersezioni stradali a 90°.
Città giardino, “garden city”
È il modello urbanistico più influente per la progettazione di città.
Questa tipologia fa riferimento alla fine del 1800.
Libro “La città giardino del futuro” di Ebenezer Howard, creatore della città giardino, 1987
- Egli elabora la teoria relativa alla “garden city” partendo da uno studio sul rapporto tra la città e la campagna.
Afferma che, a causa delle brutte condizioni di vita della città contemporanea, essa sia diventata invivibile e la campagna sia un luogo non più abitativo e insediativo.
Per questo è stata pensata una 3° via: la garden city, un agglomerato urbano di dimensioni precise capace di distribuire in modo organizzato ed equilibrato la popolazione nella campagna, consentendo un uso più razionale del territorio.
Propone così un diagramma astratto, è solo un diagramma calato nel contesto, non è lo schema del piano della città, il quale non potrà essere disegnato finché la città non esisterà realmente, della città circolare immersa nella campagna.
La città giardino viene creata per cerchi concentrici: al centro è presente un grande spazio verde centrale, un giardino irrigato, attorno al quale si sviluppano le aree residenziali, habitat, a bassa densità servite da ampi viali e una cinta ferroviaria anulare che chiude l’intera città e lungo la quale sono situate le industrie.
Dal centro partono 6 boulevards, ciascuno di 36 metri di larghezza, che dividono la città in 6 quartieri.
Intorno al giardino centrale è collocato il quartiere amministrativo con i grandi edifici pubblici: il municipio, i teatri, la biblioteca, i musei, le gallerie d'arte, l'ospedale. Il giardino centrale è circondato da una grande galleria chiamata "Palazzo di vetro", aperta sul parco, che ha la funzione di punto d'incontro per gli abitanti della città giardino: in esso si svolge la maggior parte dei commerci.
Le abitazioni sono ripartite secondo 5 anelli che avvolgono il quartiere residenziale.
Le varie città sono situate intorno al centro a raggiera, distanziate da spazi verdi e connesse tra loro e col centro mediante un sistema di trasporto pubblico, la ferrovia.
Si tratta quindi di uno schema radiocentrico, con nomi di fantasia.
Viene definito il diagramma dei 3 magneti: città, campagna e rapporto città/campagna, cioè ciò che sta in mezzo ad esse.
Il diagramma non ha come fine se stesso, ma è impostato tra i centri principali e quelli secondari indirizzando la crescita della città.
Il piano prevede la costruzione di città nuove autogovernate dagli stessi cittadini e non dipendenti da un singolo individuo o da un'industria.
Per essere ben progettato, deve essere calibrato nella proporzione di centro principale con 6000 abitanti e insediamenti di dimensione finita e conforme: 30000 abitanti su una superficie di 1000 acri destinati a nucleo urbano, e 2000 abitanti nei 5000 acri di terreno agricolo che circondano la città, formando la "cintura agricola". Superato questo numero di abitanti, si dovranno costruire altre città in modo da formare una rete di garden cities tutte collegate tra loro con mezzi di comunicazione rapida.
Città e campagna non devono essere in contrasto, ma collegate grazie a un equilibrio armonico tra residenza, industria e agricoltura.
È posto il rapporto 1:2 tra il centro principale e le città secondarie.
Howard pensa che sia necessario salvare la città dal congestionamento e la campagna dall'abbandono: la città giardino da lui immaginata avrebbe unito i vantaggi della vita urbana ai piaceri della campagna.
Egli non ha fiducia nelle grandi città e pensa che queste debbano essere divise in piccole unità autonome e autosufficienti.
La sua riforma è basata sulla proprietà collettiva della terra e la città deve essere autosufficiente, inoltre i suoi abitanti vivono vicino al posto di lavoro. I luoghi per l’educazione, i divertimenti, le strutture civili e i negozi sono in prossimità dell’area residenziale.
Questo è un modello astratto per rappresentare la crescita corretta di un’area metropolitana di grandi dimensioni.
Howard non considera l'aspetto storico o formale della nuova città industriale, ma si concentra sugli aspetti sociali ed economici. Nel suo saggio descrive con rigore scientifico le quantità di terreno, unità abitative, tipologie di insediamenti produttivi e quant'altro possa servire alla costituzione corretta di una garden city.
Diagramma n°5
Viene descritto il corretto principio per la crescita della città.
Occorre avere una campagna aperta vicino alla città e rapidità di trasporto tra i centri secondari.
I fili rossi, trasporto pubblico su ferro, indicano la pianificazione britannica e quella nord europea.
Howard nel 1902 costruisce e mette in pratica la sua teoria mediante la predisposizione di 2 città:
Letchworth garden city, 1903
- È
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.