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Teorie e tecniche della comunicazione mediale

Il mondo cambia in fretta per poter consolidare teorie e tecniche, che dipendono dal contesto in cui vengono partorite. Ci spiegano evoluzione mondo in cui viviamo.

Teorie/ media strumenti di propaganda, rivolte a un pubblico chiamato Audience.

Avvento del digitale.

Punto di vista storico

  • Alfabetizzazione, carta stampata, Bibbia primo libro a fumetti.
  • Comunicazione di massa: da uno a molti, il Giornale.
  • Diffusione dell’alfabetizzazione: condivisione del codice di trasmissione tra fonte e destinatario, alfabetizzazione digitale; cambiano caratteristiche e strutture società.

Nasce nuova classe media, comunicazione prima era rivolta solo ad una parte di popolazione, i codici di condivisione erano diversi da ceto a ceto. Nel momento in cui aumenta la curva campana, sotto cui sta 90% popolazione, cambia la società e ci saranno solo differenze minime tra le classi, che avranno più similitudini e quindi più propensi a sviluppare una comunicazione da condividere con tutti: nascita città, luogo sociale.

Urbanizzazione: mezzi di comunicazione hanno stabilito le relazioni tra cittadini di una stessa società. Cambio ruolo politico dell’uomo: da relazioni e socializzazione, l’uomo si fa sempre più domande e il bisogno di informazioni aumenta e non si può formare tale flusso di conoscenze e curiosità.

Comunicazione di massa esplode e comincia ad assestarsi, cambia nel tempo ma si consolida su determinate caratteristiche, la trasportiamo nella nostra comunicazione mediale, diversi mezzi tecnici: radio, tv, internet, mobile, convergenza su un singolo strumento, esempio quella del telefonino.

Nessun mezzo di comunicazione ha sostituito il precedente, ma si sono sempre affiancati. Un nuovo mezzo di comunicazione porta con sé sempre qualcosa di nuovo, i mezzi si sono sempre spartiti il pubblico: cinema, radio, telefonino, … l’uno non esclude l’altro. Mai sostitutivi ma anzi amplificatrici dei mezzi che c’erano prima. Sarebbe una perdita di informazione perdere uno dei mezzi.

Diffondono con rapidità ed efficacia serie di messaggi, es. long form, verso un pubblico relativamente indifferenziato: massa.

Centralità della comunicazione per organizzazione del potere. Perché le tecniche e le teorie hanno come obiettivo l’essere il più prossima possibile a ciò che vuole narrare al destinatario.

Comunicazione di massa da uno a molti, comunicazione del digitale da molti a molti.

Comunicazione monodirezionale o unidirezionale, impossibilità di rispondere, no feedback. Fino a 20 anni fa, è sempre stata vissuta come un limite dai mezzi di comunicazione. Tramite lettere ai direttori dei quotidiani è stata creata possibilità di risposta ai giornali. Telefonate in diretta televisiva o radiofonica. Poi con la nascita dei social media è esplosa relazione tra giornalisti e destinatari. Il vero cambiamento è arrivato grazie al digitale, che evita/imita comunicazione faccia a faccia. Ma si tratta sempre di linee, di forme, di interattività manipolate.

Progressi della tecnologia: invenzioni sono state sempre più ravvicinate con l’avanzare degli anni, la scoperta oggi sta nel visualizzare nuovi collegamenti e nuove connessioni tra oggetti.

Time-line: in 100 anni abbiamo prodotto come in 300 anni di innovazioni. Processi di produzione sono diventati più accessibili e preparati a modifiche in corsa; perciò, c’è più allineamento rispetto alla capacità di produzione.

Pagine su processi matematici, calcolo binario; Sun, nasce.

Prime pagine di giornali: il quotidiano di massa

Il quotidiano di massa, Penny Press = 1 cent.

L.2

Non bisogna pensare che il passaggio da cartaceo al digitale sia stato possibile per tutti.

Generalizzazione impropria: estendere una particolare caratteristica a tutta la popolazione.

Un tempo non tutti potevano leggere i quotidiani o comunque gli stessi giornali. La penny press, 1 cent, era 4 pagine di giornale scritto piccolo, si scontrava con la rapidità della notizia. Il tempo era lungo, ma la permanenza delle notizie era maggiore.

Il tempo di permanenza è in parte legato al succedersi degli eventi, ma non solo. Oggi la permanenza delle notizie è determinata dal loro processo di diffusione e di notiziabilità, per questo oggi viviamo in presa diretta in maniera costante. Il potere dei mezzi di comunicazione era quello di far sapere e di scandire in un certo modo gli eventi, ciò che non era condiviso dai mezzi di comunicazione non accadeva. La struttura della comunicazione non varia molto rispetto ai contenuti, da sempre i mezzi di comunicazioni parlano di: cronaca nera, sport e pettegolezzi. Le 3 categorie che da sempre selezionano e dividono il palinsesto delle news. Tutte e tre ricche di informazioni: la comunicazione risponde a chi ha bisogno di comunicazione e di informazione.

1837 The Sun vendeva 30k di copie.

Nei processi di comunicazione esiste una dimensione organizzativa logistica estremamente importante, numero di copie, dimensioni foglio, dimensione immagini, righe del testo, ecc.

Tutt’ora viviamo nel mondo dei quotidiani, perché nessun nuovo mezzo di comunicazione ha sostituito il precedente: tutte si sono evolute, ma le passate non sono state mai cancellate. La struttura dei mezzi di comunicazione tecnologia porta dei progressi in base alle richieste della società, se voi… noi … . ES. i telefonini prima utilizzati solo per le telefonate diventano mezzi di comunicazione più rapidi grazie ai messaggi. Ciò dovuto alla miniaturizzazione e massima resa dei display e dall’interfaccia.

Interfaccia: l'interfaccia è il componente fisico o logico che permette a due o più sistemi elettronici di comunicare e interagire.

Prendiamo in considerazione il caso del The Sun nel 1850: gli interfaccia della comunicazione erano le parole stampate che richiedevano i mezzi per poter relazionarsi con lo stesso mezzo di comunicazione, esempio: soldi per comprare giornale, occhiali per leggerlo, ecc. Tutte le tecnologie oggi richiedono degli interfaccia, noi relazioniamo tramite dei mezzi tecnologici che necessitano di interfaccia comunicativi. Apple si diffuse quando vinse contro gli interfaccia di comunicazione. Apple arriva e ci permette tramite un mouse o un click a eliminare un file o condividerlo. Il tutto con una competenza manuale e dietro a questi spostamenti c’erano i comandi che un tempo avremmo utilizzato in maniera più lenta per effettuare quell’azione. I giovani oggi se si ferma l’interfaccia non sanno più che fare perché incompetenti. Mentre una persona che conosce la pagina di comando che esisteva prima dell’interfaccia riuscirebbe a muoversi grazie a quei vecchi comandi. È l’interfaccia che permette alla tecnologia di arrivare dove deve, più è semplice più è possibile che piaccia. Oggi i computer sono infatti tutti molto simili: Windows ha ripreso l’idea di interfaccia del Mac. Gli studi dell’interfaccia sono quelli più richiesti da tutte le aziende di comunicazioni tecnologica, la sensibilizzazione dell’interfaccia è vincente, bisogna fare in modo di non leggere libretti di istruzione, metafora. Bisogna stare attenti nel come i mezzi di comunicazione vengono resi disponibili e liberi al pubblico, l’interfaccia dà proprio la capacità a chi è il destinatario del messaggio di usufruire del mezzo di comunicazione.

L.3

Competenze per poter leggere i giornali sono sia cognitive sia tecnologiche; la complessità organizzativa dei media cade nelle responsabilità del direttore della redazione giornalistica.

Arriva la televisione

Radio e televisione iniziano più o meno insieme, si parlerà infatti all’inizio di radio-televisione. La guerra è stata buster per il progresso tecnologico, come lo è da sempre. La televisione nasce nel 1948 proprio durante la Seconda guerra mondiale, quando fu inventato il radar. Ritenuto predecessore della TV, perché raffigurava in uno spazio definito puntini che venivano captati dalle antenne attorno. Un funzionamento tecnologico, comunque, che porterà poi alla nascita delle prospettive dell’invenzione della televisione a partire già negli anni ’30. Cosa ha reso tale questo processo? La miniaturizzazione dei circuiti elettronici. Hanno reso più piccoli i processi tecnologici necessari per la creazione di strumenti tecnologici, oggi sono sempre più piccoli. Accessibilità alle nuove tecnologie post-guerra erano molto limitate. Periodo di grande esplosione perché si sono sperimentate nuove tecnologie per la guerra e si cerca di riportarle sul piano civile. Circa 20 anni per arrivare dalla sperimentazione ad un livello di business.

Nel 1939 primi esperimenti di trasmissione. Nel 1952 Italia adotta lo Standard europeo di trasmissione. Nel 1954 però abbiamo intanto il primo lancio della televisione in Italia. Il 3 gennaio 1954 Fulvia Colombo annuncia i programmi della radiovisione, non si butta o sostituisce niente. Parte con Mike B. con ‘Arrivi e partenze’. Telegiornale. La televisione nasceva per rappresentare qualcosa creato da altri: cinema e teatro. Teleclub: L’osteria della posta, C. Goldoni, e La domenica sportiva. Nel 1954 Papa Pio XII afferma ai Vescovi: “La tv offre all’intera famiglia possibilità di prendere insieme onesto svago, lontano dai pericoli di compagnie e di luoghi malsani.” Non tutti potevano permettersi la televisione, ci si riuniva in casa qualcuno che la possedesse per passare un momento di svago insieme tra amici e conoscenti ed evitare di uscire nei bar ad esempio. La tv nasce con un intento didattico e pedagogico molto forte, primo risultato è stato quello della condivisione di una lingua cioè l’italiano standard. Diffusione proprio di programmi didattici che insegnavano la lingua, a scrivere, ecc. Il maestro Manzi fu protagonista di un programma diffuso chiamato “Non è mai troppo tardi”.

Una televisione che a differenza di oggi iniziava e finiva. Oggi qualunque ora si accende abbiamo dei programmi. Foto programmazione RAI 3 gennaio 1954.

Oggi la nostra è una televisione di flusso, in cui ognuno si può ritrovare almeno in programma, possiamo anche scegliere il nostro palinsesto cioè decidere cosa guardare. Poco dopo la televisione nacquero i videoregistratori, che oggi sono ritenuti antichi e obsoleti, ma fu quella la prima possibilità dell’uomo di superare il rigido palinsesto televisivo: decidevi tu quando guardare il programma, tagliava le pubblicità, non rispettava determinati orari. La post-produzione era prima della rivoluzione digitale di basso livello perché ovviamente analogica, quindi mancava anche di rapidità. Bisognava tagliare e incollare.

Dal 1954 al 1975, 20 anni dopo, la TV cresce! Alla televisione durante questi anni si associa la pubblicità e l’intervallo. Esisteva infatti l’Intervallo RAI, diverse immagini che si alternavano per 2 minuti, che servivano per connettere tra di loro due messaggi. Il mondo accelera e l’incremento di velocità si nota in tutti i mezzi di comunicazione. Telegiornale al cinema; spettacoli in diretta presto e film registrati. I 3 passaggi: Registrazione, Trasmissione e Riproduzione. Velocità e dimensione riportano a spazio e tempo: categorie della nostra vita nonché fondamentali nella tecnologia e nei mezzi di comunicazione. Diverse variabili della tv hanno a che fare con il tempo, rapidità, così come con lo spazio, dimensioni.

Negli anni ’70 si incomincia a intravedere tutto ciò sopracitato. La televisione abbassa i prezzi ed è più facile usufruirne. È proprietà dello Stato. Viene spartita la televisione: RAI 1 Democristiano, RAI 2 Centro-Sinistra e RAI 3 orientamento di sinistra vicino al Comunismo. Per decenni ha influenzato la cultura del tempo. Nel 1976 la Corte costituzionale delegittima il monopolio allo Stato:

  • Nascono i network e l’interconnessione, Telemilano58, Telemilanocavo, Canale 5.
  • Moltiplicazione modelli televisivi.
  • Protagonismo dello spettatore.
  • 1975 14 ore giorno di TV – 68 TV locali.
  • 1977 18 ore – avvio del colore.
  • 1980 19 ore – 600 TV locali.
  • 1984 Televideo.

Inizia quella fase della convergenza e la televisione inizia a trasmettere non solo immagini ma anche testi.

1987 Blob su RAI 3.

Passano da 2,4% a 16,9% i videoregistratori:

  • TV indipendenti.
  • I circuiti producono.
  • Le Tv si interconnettono.
  • 1994 il formato tv passa dai 4/3 ai 16/9.
  • 1997 primo televisore al plasma.

La linea sulla quale le tecnologie hanno lavorato e lavorano e la miniaturizzazione, l’interconnessione!

  • 2000 cristalli liquidi.
  • 2002 cambia il giornalismo: prima televisione di strada – corsa a comprare delle frequenze, delle bande larghe, che sono elettronicamente vicine. Si inizia a trasmettere e inizia quel giornalismo fatto da chi cammina per strada con la telecamera per fermare la gente ed intervistare o far vedere ciò che c’è intorno nel cono d’ombra del suo quartiere, ad esempio. Nasce così però un giornalismo che permette di essere protagonista e di essere curioso, nasce il gossip!
  • 2003 comincia il digitale, 1° dicembre Mediaset. Fa esplodere i programmi televisivi e la confusione dei telespettatori nelle ricerche dei canali.
  • 2004 segue la RAI.
  • 2005 RAI sperimentazione TV mobile.
  • 2005 Mediaset e La7 lanciano la pay-per-view.
  • 2006 Sky Italia in HD per i mondiali.
  • 2008 irrompe il 3D e si abbassano i costi Tv.

Viene superata la televisione generalista, che rimane nelle televisioni capofila come Rai, Mediaset ecc. hanno un’organizzazione dei temi più legata al palinsesto tradizionale.

L.4

La tecnologia non è staccata dal culturale, parliamo oggi di dispositivi sociotecnici e di ecosistemi educativi. Sono vere e proprie bolle planetarie nelle quali siamo sommersi.

Video riguardo condivisione dati e mancanza privacy.

Video riguardo sviluppo di internet e delle più grandi agenzie di comunicazione.

Dovremmo capire se forse leggere il reale e il virtuale come tra loro contrapposti è una lettura vecchia e oggi i nativi digitali non la hanno più. Il virtuale si contrappone al reale; il digitale è diverso, fa entrare in un circuito da cui non si esce più, in un mondo reale vissuto tramite connessione, si è sempre iperconnessi.

Online e offline non sono in opposizione, ma sono le stesse persone quelle che vediamo online e quelle con cui stiamo nella vita reale. Ci pone angoscia tutto ciò per quello che potrebbe essere, ma allo stesso tempo aumentano le possibilità a nostra disposizione. Il governo dovrebbe gestire in maniera adeguata il momento storico-tecnologico. Si parla di anni di marketing esperienziale.

Non bisogna spaventarsi di questo, ma andare avanti e pensare a cosa ci possa riservare questo futuro. Grazie al processo tecnologico, come la competenza umana possa utilizzare al meglio le sue risorse.

L.5, da pag. 17

Gli studiosi della comunicazione sin dall’inizio hanno cercato di comprendere come avvenissero i processi di comunicazione. Vedremo alcune teorie principali, rese coerenti alla realtà dal metodo scientifico sempre presente. Ciò che non è validato viene espulso da una rielaborazione, in parte vero perché la non validazione è l’esclusione di certe cose che contengono informazioni. Non si butta nulla però perché mai nulla si sostituisce ma si pone a fianco a ciò che gli scienziati precedenti ci hanno messo a disposizione. C’è una rielaborazione e riutilizzo di questo alla luce dei nuovi strumenti di cui si dispone. Tutte le teorie sono vere, ma sono diverse perché si riferiscono a contesti differenti e realtà differenti. Partiamo dalle prime teorie, per elaborarne di nuove.

Gli studiosi studiano la comunicazione: atto semplice, autoconclusivo e un processo dinamico si attiva tra membri delle società umane, non è necessario un’intenzionalità comunicativa perché la nostra stessa presenza all’interno della comunicazione è comunicazione, perché non si può non comunicare. Ci interessa perché se vogliamo essere protagonisti dobbiamo essere consapevoli dell’inevitabilità della comunicazione. La comunicazione dotata di intenzionalità comunicativa è un atto performativo si fa per ottenere un risultato, è un atto manipolatorio, che ottiene sempre un qualche effetto. Una volta che io comunico dando un’opinione riguardo qualche cosa, chi non vuol comunicare non può far finta di non sentire o non ascoltare la nostra comunicazione.

La comunicazione intenzionale e non intenzionale.

Noi intendiamo normalmente una comunicazione quando c’è un atto consapevole e intenzionale, ma può questa essere tante cose 7 concetti di base compresenti non esclusivi:

  • Contatto comunicazione che usa tanti canali, corpo, voce, …, usa tutti gli aspetti presenti all’interno della nostra strategia di comunicazione e che sono presenti al momento della comunicazione. Una comunicazione spesso non intenzionale.
  • Trasferimento di risorse e produzione di influenza risorse cognitive ad esempio; le opinioni ad esempio possono essere influenti. Sono influenti quando avviene un banale passaggio di informazione nel mondo dei media esiste la categoria “informazione di servizio”.
  • Il comportamento di A o l’emissione di un segnale da parte di A possono influenzare B.

Comunicazi

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andreagreco56 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione mediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lombardi Marco.
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