LE CITTÀ-CAPITALI NELL’EUROPA BAROCCA
Nel '700 ci furono le scoperte dei siti archeologici di Pompei ed Ercolano, portate avanti da Carlo
di Borbone. Ciò incide profondamente sulla cultura e sulle forme dell’architettura della città.
La stagione barocca, secondo alcuni studiosi, ha una caratteristica rispetto alle tematiche
urbanistiche: più che un'urbanistica barocca vera e propria, si tratta di un trasferimento,
nell’urbanistica, di segni propri dell’architettura, più che di una vera visione della città nel suo
insieme.
Alcuni teorici sostengono che esista una “città del Barocco”, parlano di urbanistica barocca come
riflesso della visione architettonica: una visione legata al fatto che, nell’Europa seicentesca, si
impongono (in ragione di una serie di fattori storici: paci, primato di alcune monarchie, nascita
dell’assolutismo illuminato) delle logiche che riflettono il potere della corte e il desiderio di
controllare la città sia dal punto di vista fisico (urbanistico) sia dal punto di vista simbolico (civis),
per sottolineare sempre la propria presenza.
All'interno di questo governo assolutista ma illuminato si afferma la monarchia, guidata però dai
principi dell’Illuminismo: una visione che, attraverso le ragioni dell’igiene, dell’equilibrio sociale e
dell’efficienza urbana, cerca di motivare trasformazioni urbanistiche che apparentemente sono a
vantaggio della cittadinanza, ma che in realtà servono principalmente a manifestare la presenza
della corte all’interno della città.
La caratteristica di questa stagione è quella di superare le logiche che nella stagione
rinascimentale avevano guidato architetti e committenti.
Durante il Rinascimento, per la prima volta si interviene sul territorio costruito: ad esempio, a
Pienza o Ferrara, si agisce all’interno del tessuto urbano preesistente, affrontando il problema di
lavorare su parti già stratificate nel tempo.
L’intervento non riguarda l’intera città, ma si concentra su singole porzioni: a Pienza, ad esempio,
Papa Pio II Piccolomini interviene in una sola piazza della città. Trasforma un quadrante dove si
trovano alcune residenze e riorganizza l’assetto urbano, creando un sistema che mette insieme
palazzo civico, chiesa, palazzo Piccolomini e la piazza.
Si genera così una nuova modalità di intervento urbano: si crea una nuova armonia tra queste tre
parti, alcune nuove, altre preesistenti, collegate tra loro come se fossero un grande brano urbano
unitario, attraverso il disegno della piazza, che in questo caso ha forma trapezoidale. Si sta quindi
modificando solo un frammento urbano, non l’intera città.
La stessa cosa accade a Ferrara: l’ampliamento della città segue una logica per assi, che vanno a
dare direzione alla parte in cui la città dovrà crescere.
È come se si fosse disegnato un primo piano regolatore, che indica gli indirizzi di ampliamento.
Ci sono anche esempi come Palazzo Farnese o quelli di Firenze, dove elementi architettonici come
il bugnato o il marcapiano sembrano diventare strumenti di ordine urbano, in grado di
organizzare la città, la piazza e il tessuto immediatamente circostante all’edificio.
Infatti, costruire ex novo intere parti di città non era né necessario, né una priorità. Le energie
erano indirizzate piuttosto verso modifiche funzionali alle mura urbane. 1
Si interviene quindi sulla murazione preesistente, per far sì che questa barriera fisica potesse
permettere alla città di espandersi verso l’esterno (extramuros). Viene quindi ridisegnata una
nuova murazione, capace di difendere la città dall’interno, in quanto stavano cambiando anche gli
strumenti della guerra.
Le vecchie murazioni alte e lisce non erano più efficaci, poiché l’introduzione dell’artiglieria
pesante permetteva di regolare il tiro e colpire con precisione anche barriere più resistenti.
Nascono così nuove strutture difensive, come i bastioni (esempio a Napoli, in Piazza Municipio)
Quindi, la logica che finora ci ha accompagnato, almeno per l’impianto della città greca e romana,
era quella di un lavoro di urbanizzazione che spesso partiva quasi dal nulla.
C’era una griglia urbana definita: si sapeva dove posizionare il teatro, l’anfiteatro, come
organizzare le insulae, ecc.
Invece, andando avanti nel tempo — e in particolare fino ai primi del Novecento, quando si
inizieranno a disegnare espansioni urbane o a realizzare quartieri popolari per ospitare le classi
meno abbienti — si lavora sempre più sul modificare e organizzare l’esistente.
In questa fase, l’azione sull’esistente è direttamente controllata dalla monarchia assoluta, la
quale intende proiettare un’immagine forte di sé. È in questo secolo che si inizia a parlare di
regolamenti urbani, strumenti pensati per evitare che ognuno costruisca come e dove vuole,
introducendo così forme di controllo urbanistico.
In questo contesto si inserisce bene l’idea della monarchia di dare una visione sempre più estesa e
ampia della città, una visione che, col tempo, tende all’infinito.
Anche nella rappresentazione della città e negli interventi concreti, si afferma il principio di
mettere la tecnica al servizio della monarchia. Strumenti come il disegno, l’ingegneria idraulica, la
capacità di piantumare e gestire il suolo verde diventano segni tangibili del potere: sia nel
costruito che nell’organizzazione del territorio libero.Il giardino perde la sua funzione di semplice
ambiente di servizio alla residenza e diventa strumento politico e culturale: attraverso di esso, il
re e la committenza possono dimostrare la loro capacità di governare il territorio, di modificare e
antropizzare la natura, creando forme circolari, ellittiche e portando nel paesaggio i disegni della
cultura barocca.
La cultura barocca predilige masse plastiche e forme curve, irregolari, abbandonando la
regolarità del quadrato tipica del Rinascimento. Si cerca una forma che stupisca, che comunichi
grandezza e ampiezza.
La forma quadrata e regolare, basata su un poligono regolare, trasmetteva un senso di controllo
dello spazio. Nel Barocco, invece, si afferma una preferenza per forme più ampie e dinamiche, con
la presenza di assi visivi non unici, ma multifocali, che portano alla creazione di slarghi urbani
come il tridente.
Questo concetto — già presente in parte nella Roma precedente — ora assume una valenza
diversa: l’idea del tridente risponde alla necessità di inserire nel tessuto urbano segni che
restituiscano un senso di continuità, andando oltre una visione urbana rigida e chiusa
determinata dalla presenza delle mura. 2
Nell’organizzazione di una reggia, non siamo più di fronte a un edificio — grande o piccolo che sia —
affiancato da un giardino, ma a un’architettura intesa come sistema complesso di parti che
interagiscono tra loro. Non si tratta più di edifici isolati e autonomi.
Queste composizioni ora comprendono piazze, residenze di corte e quindi la presenza della
residenza reale si relaziona fortemente con l’intorno.
Superata la piazza antistante, si incontra l’edificio vero e proprio, seguito dal giardino, al cui
interno troviamo viali, fontane, obelischi, statue: tutti elementi armonizzati ed equilibrati,
strettamente legati al concetto di magnificenza e rappresentatività della corte.Spesso, questi
progetti includono anche una visione urbanistica, legata alla necessità di popolare le aree
urbanizzate. Nascono così forme insediative che favoriscono la presenza di nuovi abitanti
attorno alla residenza, attraverso strumenti come concessioni di suolo o agevolazioni fiscali.
IL LOISIR NEGLI SPAZI DI VITA DELLA CORTE
Uno dei temi che caratterizza in modo marcato l’urbanistica e la città barocca è il concetto di città
come luogo anche di piacere e divertimento, dove si introducono spazi dedicati al loisir, pensati
per il re e la corte.
Nei progetti delle regge, ad esempio, venivano inseriti spazi ludici, come vasche per la pesca,
labirinti per giocare a nascondino, e altri elementi pensati per il divertimento e l’intrattenimento.
Per la realizzazione di tali spazi, era necessaria la presenza di architetti competenti, affiancati da
ingegneri e agronomi, in un lavoro coordinato e altamente tecnico.
Il tema del loisir si collega strettamente a un’altra importante questione che ha un impatto
profondo sulla città: la corte e la nobiltà desiderano spazi ampi, non più stretti o angusti, in cui
poter passeggiare, esibirsi e mostrare il proprio status e la propria ricchezza.
Alla base di questa trasformazione c’è anche una logica igienica: la scelta di costruire o
riqualificare parti della città per farle diventare ville reali o passeggiate nobiliari nasce anche dal
fatto che quelle zone erano trascurate, degradate o abitate da classi sociali basse, ritenute
indecorose.
L’intervento quindi risponde a una doppia esigenza:
- l’abbellimento urbano,
- e la “bonifica” sociale e igienica di luoghi percepiti come problematici.
Successivamente, con l’arrivo delle ferrovie, l’assetto urbano verrà nuovamente sconvolto in
modo radicale. I binari spesso tagliano il tessuto preesistente, inclusi i giardini storici.
La costruzione delle stazioni rappresenterà una sfida del tutto nuova: non esistendo esempi
precedenti, questi progetti diventeranno spunti di sperimentazione, dove si tenterà una
mediazione tra il linguaggio industriale (magazzini, funzioni tecniche) e l’architettura classica,
come ad esempio il palazzo rinascimentale.
Tutto ciò dimostra che molte delle trasformazioni radicali dell’epoca derivano proprio
dall’inserimento di nuove tipologie edilizie e infrastrutture nel cuore della città. 3
IL TEMA DELL’EMBELLISSEMENT
Come accennato in precedenza, il tema dell’embellissement (cioè dell’abbellimento urbano) è
strettamente legato all’idea di igiene e decoro urbano.
Questo concetto viene spesso utilizzato per giustificare interventi urbanistici volti alla
realizzazione di piazze, viali, e al controllo dell’ornato, ovvero l’aspetto estetico e decorativo
delle facciate degli edifici, che hanno un forte impatto sull’immagine complessiva della città.
-Parigi e l evoluzione della città Barocca: verso una città aperta
A Parigi, Enrivo IV interviene per sistemare aree disarticolate e prive di un segno urbano
riconoscibile.
Alla luce delle motivazioni igieniche e di ordine che avevamo già evidenziato, il re promuove la
progettazione di un’intera porzione di abitato:
nasce così il sistema del Pont Neuf e della piazza adiacente, un intervento organico e coerente
che trasforma un’area frammentata in un nuovo elemento urbano unitario.
Questa piazza ha una forma triangolare, orientata verso una statua posta all’estremità, che
domina lo spazio e ne rafforza l’asse visivo.
Gli edifici che la circondano non sono più costruiti in maniera autonoma o casuale, ma seguono un
disegno comune: sono omogenei nelle facciate e negli interni, a sottolineare l’uniformità
architettonica e sociale.Infatti, a una tipologia edilizia uniforme corrisponde anche una
uniformità del ceto sociale degli abitanti, rafforzando l’idea che l’immagine urbana debba
riflettere ordine e uguaglianza.
L’embellissement si manifesta anche attraverso assi alberati e viali monumentali, pensati per le
passeggiate della corte e della nobiltà.Nasce così il concetto di promenade, ovvero di percorso
urbano di piacere e rappresentanza.
Uno degli esempi più celebri è quello degli Champs-Élysées, che si sviluppa secondo un
allineamento visivo diretto verso l’esterno della città, orientando lo sguardo — e la crescita
urbana — verso il territorio circostante.Questi assi diventano strumenti di espansione:
la città barocca non è più chiusa su sé stessa, ma comincia ad aprirsi, catturando
progressivamente il territorio attraverso interventi urbanistici e residenze periferiche.
Questa tensione verso l’esterno si manifesta anche nella scelta dei sovrani di fondare nuove
residenze fuori dal centro urbano.
- Luigi XIV (non Luigi IX) fonda Versailles in una zona periferica non urbanizzata, lontano
dalla città consolidata.
- In Italia, Carlo di Borbone costruisce la Reggia di Capodimonte in collina (quindi difficile da
raggiungere), il Palazzo Reale di Portici e infine la monumentale Reggia di Caserta.
Questo orientamento genera nuovi poli residenziali e rafforza l’idea di una "città barocca aperta",
che colonizza il territorio e ridimensiona progressivamente il ruolo delle mura, non più
considerate confine invalicabile della città. 4
LA CITTÀ-TEATRO DELLA CULTURA BAROCCA: LA PIAZZA COME SCENA DELL’ESIBIZIONE
DELL’ARCHITETTURA
Come già accennato, alcuni studiosi di storia urbana sottolineano che non si può parlare
semplicemente di “città nel Barocco”, ma piuttosto di una città della cultura barocca.
Questa cultura si sviluppa soprattutto nel corso del Seicento, ma non si esaurisce nel 1699; anzi, si
prolunga nel Settecento, convivendo con le prime esperienze neoclassiche.
Un momento di svolta che incrina questa visione sarà la scoperta delle città romane di Pompei ed
Ercolano, che rivoluzionerà profondamente la cultura europea e la percezione dell’urbanistica
antica.
Un’altra novità importante, particolarmente evidente in Italia, è la nascita di grandi stati
centralizzati dopo numerosi conflitti, che portano all’emergere di poche città leader, le capitali,
che ancora oggi mantengono un ruolo di primato.
Nel Rinascimento e fino al Cinquecento, l’Italia era caratterizzata dalla presenza di molteplici corti
e ducati — come il Ducato di Ferrara, il Ducato di Urbino o la corte dei Medici a Firenze — che
rappresentavano centri di potere diffusi.
Nel contesto barocco del Seicento, invece, la condizione politica cambia, e l’attenzione si concentra
sulle capitali, le città che assumono il ruolo di centri politici, culturali e urbani di primo piano.
In questo scenario delle capitali, Parigi prevale come realtà dominante.
Intorno a questa capitale si sviluppa un nuovo modo di integrare la dimensione urbana con quella
architettonica.
Elementi come piazze, viali alberati, giardini, slarghi e fontane diventano parte della progettazione
urbana.
Spesso questi non mostrano le forme tipiche del Barocco, cioè l’esaltazione della sorpresa, della
meraviglia e della dilatazione dello spazio, non più chiuso in uno schema regolare.
Al contrario, si avverte una spinta a rompere la regolarità e la planarità, come nella facciata della
chiesa di Sant’Agnese a Piazza Navona, che sembra uscire dal suo profilo.
Anche Piazza di Spagna, con la sua grande scalinata, mostra una composizione dinamica di
elementi: gradini concavi e ventagli che si muovono in direzioni diverse.
Qui siamo dinanzi a una soluzione urbana, poiché la gradinata è un grande elemento di raccordo
tra varie parti, i cui elementi alternano concavità e convessità.
Da questo si capisce che alcuni accorgimenti, come la scalinata, la promenade, la piazza ellittica e la
successione di elementi, non sempre presentano forme di concavità e convessità, ma servono
(come a Versailles) a esaltare e far emergere l’architettura.
Sono elementi di studio e gioco urbano che valorizzano la qualità spaziale e formale
dell’architettura, ponendosi al suo servizio.
Pensiamo ad esempio a Piazza San Pietro, caratterizzata da un sistema di bracci ellittici con
colonnato, cui segue una parte trapezoidale di piazza di fronte alla chiesa. 5
La chiesa viene trasformata nel Barocco con una nuova facciata spostata in avanti, quasi come
un’aggiunta alla navata.Questi interventi non solo accolgono i fedeli ma servono a far emergere la
chiesa nel contesto urbano.Il sistema di scalinata contribuisce ad esaltare ulteriormente la
chiesa, ponendola in rilievo rispetto alla piazza.
La conquista dell’infinito nell’uso della grande scala
Un tema urbano molto significativo è la conquista dell’infinito, espressa dagli assi che collegano e
riannodano diverse parti della città. Il rigore geometrico di questi assi convive con la complessità
sinuosa e articolata delle singole architetture al loro interno.
Quando gli interventi riguardano papi, re, Chiesa o grandi residenze reali, si adottano espedienti
per esaltare la maestosità degli edifici. Gli assi di collegamento sono spesso prolungati oltre la
realtà fisica, per creare una percezione visiva di infinito. Ad esempio, la Reggia di Caserta ha un
asse che si estende fino a Napoli, rappresentando visivamente il potere che supera la percezione
umana.
Questi viali spesso utilizzano la forma del tridente, simbolo di ordine e potenza.
Tra fine ‘500 e inizio ‘600, l’urbanistica moderna si distingue per l’allineamento estremizzato, in
opposizione alla disomogeneità medievale. Il tridente romano nasce da motivazioni simili e viene
replicato nel ‘600 perché evoca sorpresa e dilatazione spaziale.
Il caso francese Barocco-PARIGI
A Parigi, seguendo questi concetti, la città compatta comincia gradualmente ad aprirsi verso
l’esterno. Questo avviene sia perché si creano polarità lontane dal centro e dalla città, nel
territorio libero, sia perché si privilegia uno sviluppo secondo assi principali, in particolare
nord-sud ed est-ovest.
Parigi è una città murata, con un perimetro netto e ben definito.
All’interno si articola in tre parti:
- la Cité,
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