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Introduzione secondo semestre

Maria Montessori nel 1949 scrive: «Nei volumi colossali e innumerevoli della storia degli uomini mai figura il bambino; e mai si tiene conto del bambino nella politica, nella costruzione sociale, nelle guerre, o nella ricostruzione. L’adulto parla come se esistesse solo l’adulto». Ci dice che nel Novecento, nei testi di storia, non si è mai lavorato sull’evoluzione del bambino, la storia ha sempre ignorato il bambino.

Un famoso intellettuale americano, Lloyd DeMause, ha scritto che “la storia dell’infanzia è un incubo dal quale solo di recente abbiamo cominciato a destarci”. Ci fa capire che la storia dell’infanzia ha lati negativi: i resti dei bambini vengono ignorati, si decideva se un bambino doveva vivere o se doveva morire, questo a causa magari della loro malattia o di una loro malformazione. Llyod vede l’infanzia degna di valori; esisterà più tardi l’idea del bambino come piccolo adulto, viene rivalutato più tardi il valore dell’infanzia.

La scoperta dell’infanzia nel Settecento cambia il processo, un processo progressivo che ci porta nel Novecento. Il Novecento viene definito il secolo del bambino, da qui il titolo del libro che trattiamo. Si vuole evidenziare il ruolo del bambino in questo periodo storico, mostrare quindi l’evoluzione del bambino rispetto al passato.

Questa scrittrice intellettuale pedagogista svedese, Ellen Key, nella sua esperienza, scrive un libro “Il secolo dei fanciulli”, e la copertina in questo libro è particolare: il bambino è posto all’altezza dei genitori, ed è posto al centro. Secondo la scrittrice, il Novecento è stato il secolo con la massima considerazione dell’infanzia, guarda in avanti e valorizza l’infanzia. L’infanzia viene vista con occhiali nuovi, con una nuova prospettiva, con una nuova mentalità. I genitori sostengono il bambino, si dice che il Novecento sarà il secolo in cui i genitori lo accompagnano nella sua crescita. La madre si sarebbe presa cura del bambino, i bambini sarebbero cresciuti nell’amore, addirittura dice che l’adulto avrebbe dovuto trasformarsi quasi in un fanciullo per averne la sua semplicità. Quindi grande apprezzamento per l’infanzia.

Scrive «Opprimere la natura del bambino per sostituirgliene un’altra è un grande delitto pedagogico», dicendo quindi che il bambino deve essere considerato e valorizzato.

In tutto questo discorso, ci soffermiamo sul bambino come categoria, chiedersi chi è il bambino? Il “bambino in sé”, studiato dalle scienze umane e separato dal mondo adulto, non esiste nella realtà perché esistono diverse immagini dell’infanzia.

Le sfere dell'infanzia

Chi sono biologicamente, socialmente e storicamente i bambini? La prima sfera è quella biologica: l’infanzia è biologicamente determinata, vuol dire che stiamo nella sfera inerente alla sua crescita fisica. Un bambino fisicamente è diverso da oggi rispetto a quel tempo per condizioni economiche e alimentari differenti: c’era più povertà, scarso interesse in medicina, condizioni igieniche scarse, la psicologia del bambino.

L’altra categoria che influenza la costruzione di un’immagine di infanzia è sociale: il bambino è sociologicamente determinato da valori, la società determina e influenza l’evoluzione.

L’ultima sfera che riguarda l’infanzia è quella di tipo storico: storicamente designato, il contesto in cui vive. Il bambino nato nella pandemia è diverso da chi nasce in guerra, la storia è l’influenza principale nell’infanzia.

Interventi educativi e cambiamenti storici

Anche gli interventi educativi appaiono diversi a seconda del contesto storico e sociale relativo all’infanzia. Ovvero, se vi è una visione del bambino come un individuo originariamente cattivo, avremo una concezione direttiva e autoritaria; mentre se si comporta bene, c’è una visione non direttiva e libertaria. Bisogna agire secondo la natura, liberamente, senza espormi.

Dal Settecento è il secolo della scoperta dell’infanzia, inizia a maturare una maggiore attenzione alle necessità infantili. Le condizioni dei bambini migliorano:

  • Diminuzione della mortalità: grazie al progresso della medicina, allungamento della vita media, la vita dei bambini si allunga progressivamente, diminuisce la percentuale della mortalità infantile; allo stesso tempo il diffondersi dell’igiene urbana e scolastica, il divieto di lavoro per i minori, un benessere più diffuso, l’aumento della scolarizzazione, l’affermarsi della pedologia e della pediatria, le dichiarazioni dei diritti del bambino e del fanciullo e i provvedimenti legislativi nazionali, la nascita dei tribunali per i minorenni, il diffondersi di libri e periodici per bambini e di giochi e giocattoli.
  • Matrimonio come libera scelta: il matrimonio sempre assume la forma dell’amore, il matrimonio essenzialmente era determinato da fattori economici e culturali, nel Settecento vediamo una trasformazione del matrimonio in esito positivo, come decisione dell’amore, celebrano i figli, i figli sono l’esito di un amore.
  • Limitazione volontaria delle nascite: proprio perché l’amore è esito dell’amore, inizia la limitazione volontaria delle nascite, non ci sono convenzioni esterne ma comincia l’idea dei figli.
  • Uguale importanza di figli e figlie, che vengono posti al centro della vita familiare: viene data maggior attenzione e importanza ai figli, maschi e femmine.
  • Amore come principio educativo: iniziano a parlare dell’amore come principio educativo, che ricorda Don Bosco, cominciano a considerare l’amore eterno, bambini come destinatari dell’amore, senza amore non si può parlare dell’educazione.
  • Nuove idee illuministiche: Rousseau e Pestalozzi mettono a fuoco la tematica, anche l’illuminismo comincia a considerare l’infanzia. Rousseau, illuminista per eccellenza, parla dell’educazione, parla dell’infanzia come età da distinguere dalle altre, Pestalozzi, illuminista, anch’egli valorizza l’infanzia. Grazie a loro possiamo considerare il Settecento come secolo dell'infanzia.

Nonostante i principi, rimane ancora l’autoritarismo paterno. Nella prima immagine del bambino come buono, devo conservare la sua bontà, far sì che non prenda strade sbagliate, imponendomi su di lui. Nell’immagine del bambino cattivo, devo correggerlo, intervengo sempre con autorità per portarlo su un’altra strada. In entrambe c’è un rigido controllo da parte del padre (capofamiglia) per avere il pieno potere sull’infanzia. Il rigido controllo avviene anche attraverso punizioni fisiche e punizioni psicologiche.

La visione del Novecento

Nel Settecento abbiamo i primi cambiamenti e progressivamente cambia la visione e trova strada nel Novecento. Abbiamo comunque una domanda: è stato davvero il Novecento il secolo del bambino? Il Novecento è stato un secolo caratterizzato da varie contraddizioni come guerre, decisivo miglioramento delle condizioni della popolazione, problema dello sfruttamento minorile, cura di molte malattie, e bomba atomica, carestie, abusi, violenze. Per questa ragione il libro pone un punto di domanda nel titolo.

Nel 1982 viene scritto “La scoperta dell’infanzia” da Neil Postman, sociologo americano. Postman afferma che in questo periodo (ventesimo secolo) l’infanzia è scomparsa, perché soggetta a una d’ostinazione precoce: è un problema molto attuale e lo giustifica così: “assenza di pudore ed esibizione della propria sessualità attraverso i modelli veicolati dai media”. Postman sta facendo riferimento ai social, a causa di un utilizzo poco responsabile da parte dei bambini e ragazzi. Come esempio ricordiamo il programma americano “Little Miss America”, dove i bambini venivano mascherati da adulti.

Nel secondo semestre, quindi, vediamo il Novecento dei bambini, andando ad analizzare alcune realtà biografiche in diversi paesi.

Jean Jacques Rousseau (1712-1778)

Con Rousseau si dà inizio alla pedagogia contemporanea. Nasce a Ginevra nel 1712, e rimane subito orfano della madre che muore qualche giorno dopo, ma successivamente orfano anche del padre, costretto a lasciare la città a causa di una lite. All’inizio del Novecento nasce l’Istituto Jean Jacques Rousseau a Ginevra in suo onore. A 16 anni Rousseau lascia Ginevra e trova rifugio in Francia, ad Annecy, presso Madame de Warens: una figura di donna controversa perché lei gli racconta che fu madre, amante e amica. Si sposta di città in città e svolge diversi mestieri come domestico, segretario, copista, maestro di musica, precettore (cioè insegnante privato, sebbene non avesse le preparazioni sufficienti, studia da autodidatta attraverso i libri di Madame de Warens, approfondisce la sua cultura). In questo periodo si converte al cattolicesimo, prima era calvinista (Ginevra è patria di Calvino), la donna è cattolica quindi lo trascina al cattolicesimo, ma Rousseau tornerà successivamente calvinista. Nel 1741, a 30 anni, si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con la cultura illuminista, in particolare entra a contatto con i rappresentanti illuministi come Diderot, Voltaire, ecc. Rimane affascinato da loro e diventa egli stesso filosofo illuminista (philosoph). Si unisce a Térèse Levasseur dalla quale ha cinque figli, che però abbandona all’Ospizio dei trovatelli (l’istituto che accoglie bambini abbandonati). Muore nel 1778.

L’Illuminismo esalta la razionalità, la ragione, il motto dell’Illuminismo era “sapere aude” ovvero abbiate il coraggio di sapere, di conoscere. La conoscenza, infatti, fa uscire l’uomo dal suo stato di minorità (diceva Kant). Questa centralità del sapere metteva d’accordo i philosophes con Rousseau, ma Rousseau riteneva anche che la riduzione dell’uomo al solo stato razionale aveva fatto regredire l’umanità: questo significa che va bene l’importanza della ragione contro la non ragione, ma l’uomo non era solo quello, non poteva esaurirsi in quello. Non è vero che il progresso della ragione aveva migliorato l’umanità, bensì per Rousseau aveva fatto male. Rousseau accusa questa concezione del progresso di aver creato l’ineguaglianza tra gli uomini; quindi, vediamo che non è un miglioramento della società. (“Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza fra gli uomini”, 1754)

Ricordiamo due sue opere scritte importanti nel 1762 quando aveva già lasciato Parigi a causa del distacco dai filosofi: entrambe le opere sintetizzano il pensiero e i pilastri fondamentali di Rousseau: “Il contratto sociale” e “Emilio o dell’educazione”. In queste due opere si sintetizza il pensiero non solo educativo ma anche filosofico-politico. Alla base di entrambe le opere sta il concetto di stato di natura.

Il concetto di stato di natura

Rousseau analizza il concetto sullo stato di natura, per indicare la condizione originaria dell’uomo: l’uomo dotato di natura, nella sua condizione originaria, è fondamentalmente buono. Rousseau mette in chiaro che per stato di natura intende che siamo di fronte a una categoria teorica e non storica. Se lo stato di natura fosse una categoria storica, potrebbe voler dire che in un determinato momento della storia dell’umanità era a tutti gli effetti buono, cioè vorrebbe dire tornare all’uomo primitivo. Ma si parla di categoria teorica/filosofica, è un pensiero di natura teorica, è uno stato immaginario. Rousseau dice che l’uomo allo stato di natura viveva in totale armonia nel contesto in cui si trovava con i suoi pari. Ma c’è qualcosa che ha distrutto questa armonia, che ha corrotto l’uomo e non gli ha più consentito di essere buono: che cos’è? Il progresso, la razionalità usata in maniera negativa, è la civiltà che ha reso l’uomo cattivo, sono le istituzioni sociali che hanno rotto questo stato di natura: includiamo anche la proprietà privata che rompe l’armonia fra gli uomini. Qui capiamo bene il suo contrasto con i filosofi. Il progresso e la razionalità non ha per niente migliorato la civiltà e l’individuo. Le convinzioni sociali hanno distrutto lo stato di natura dell’uomo. Rousseau in “Emilio”, scrive: “Tutto è bene uscendo dalle mani dell’Autore delle cose, tutto degenera tra le mani dell’uomo”.

Scrive ancora: «L’uomo è nato libero e tuttavia è ovunque in catene» (“Il contratto sociale”), l’uomo dunque è incatenato. Qual è la soluzione? Lui individua una possibilità di liberamento delle condizioni dell’umanità nel contratto sociale, ovvero l’obiettivo del contratto sociale è quello di sciogliere l’uomo dalle catene e di restituirlo alla libertà. Con quest’opera afferma la posizione politica. Ma c’è un problema: occorre fondare un patto tra gli uomini, cioè il contratto sociale. Non ci sta dicendo che la soluzione è di tornare allo stato di natura perché non è possibile tornare ad uno stato che non è mai esistito, era una cosa teorica, astratta. Questo contratto consiste in un accordo che fanno gli uomini affinché possa esserci uno Stato che tuteli la collettività, che persegua il bene della collettività. La forma governativa che consente di tutelare la collettività è la repubblica. Bisogna accordarsi tra eguali per fondare uno Stato repubblicano.

In questo stato repubblicano non si deve tutelare la volontà di ogni componente dello stato, non si deve assecondare ogni membro della collettività, perché ognuno ha degli interessi diversi. Lo stato, quindi, è far si che la collettività sia sempre al primo posto, l’individuo deve essere capace di rinunciare ai propri interessi a favore della collettività. Rousseau parla di Repubblica partecipativa (non parlamentare come la nostra): ognuno può dire la sua, può esprimere il suo pensiero e sarà tutelato il bene della collettività. Le persone che gestiscono questa Repubblica partecipativa, secondo Rousseau, sarà gestita da poche persone perché nessuno sarà in grado di gestirla, o meglio poche. Ma ci sembra lineare questa cosa? No, perché prima diceva di un primato della collettività: non è molto lineare, anzi sembra quasi che ci porti alla dittatura. A livello organizzato serve qualcuno rappresentante, qualcuno neutrale che si faccia carico della volontà generale, e qui cade nella contraddizione perché apre porte appunto alla tirannia, alla dittatura. Abbiamo visto già due caratteristiche opposte di lui: questa appena vista e al fatto che lui abbandona i suoi figli e poi lui dà risalto all’infanzia: non è coerente con le sue idee.

La differenza tra repubblica parlamentare e la repubblica partecipativa: nella parlamentare decide la maggioranza, però se decide in maniera scorretta non ne usciamo, ma la partecipativa considera la voce di ognuno, la forma di governo considerata come il massimo.

Nella società corrotta, la scuola deve essere pubblica, dove tutti che siano ricchi o poveri, si siedono l’uno affianco l’altro.

La visione pedagogica di J.J. Rousseau

“Emilio o dell’educazione” titolo di questa ampia opera del 1762, in cui Rousseau indica il modo in cui è possibile mantenere la bontà naturale dell’uomo e renderlo indenne alla corruzione sociale/incorruttibile. Cambia prospettiva rispetto al contratto sociale. Qua dice che attraverso l’educazione si può tornare allo stato di natura, cosa che aveva negato nel contratto sociale.

L’Emilio è un romanzo di cinque volumi definito romanzo pedagogico ed è il primo romanzo pedagogico della storia. Prima del romanzo di Rousseau, gli intellettuali che volevano proporre una propria teoria pedagogica, scrivevano dei trattati, dei manuali, dei libroni dove scrivevano minuziosamente il loro pensiero. Rousseau prende un’altra strada e scrive la sua idea pedagogica raccontando una storia. Già Rousseau era famoso, la scrittura di un tale libro lo rende ancora più famoso, proprio il formato alternativo desta la curiosità: è più curioso leggere un romanzo che un trattato.

Questo protagonista del romanzo di Rousseau, Emilio, è un bambino orfano di mamma e papà, sano, senza alcun tipo di disturbo o di disabilità, e di ceto nobile. È orfano fin dopo il parto della mamma, e gli viene dato in affidamento a una balia (donna che aveva il compito di allattare e allevarlo). Rimane per tre anni con questa balia, e poi viene accolto da un precettore che lo educa fino ai 18 anni.

Qual è il fine dell’educazione promossa da questo precettore? Vuole educare Emilio secondo quale fine? Vuole formare l’uomo naturale, vuole conservare l’ingenuità, la bontà, l’integrità del bambino. Far sì che nel corso della sua vita fino ai 18 anni e oltre, la sua bontà con cui è nato rimanga, non si perda. Il fine è quindi la formazione dell’uomo naturale, la conservazione della bontà e il mezzo è educare secondo la natura, ovvero rispettare l’educando e i suoi tempi di crescita. Infatti, Rousseau divide l’età evolutiva 0-18 anni in cinque stadi. Per ogni stadio individua degli obiettivi, delle modalità educative che consentano di educare secondo natura, di non anticiparlo.

Dove viene educato Emilio dal precettore? Viene educato in campagna, perché la campagna rappresenta la natura incontaminata, mentre la città rappresenta la cultura corrotta. In Emilio vedremo che non torna in città fino ai 18 anni per evitare la corruzione. Rousseau scrive che prima del cittadino deve essere formato l’uomo naturale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

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