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Storia della pedagogia e della scuola

Che cos’è l’educazione

Fare storia della pedagogia vuol dire lavorare in ambito di ricerca che deve tenere a mente la partecipazione di due ambiti di studio:

  • Ambito storico
  • Ambito pedagogico

Quando si parla di pedagogia si parte da una riflessione:

  • Che cos’è la pedagogia?
  • Quando è nata?

Definizione di educare

Che cos’è l’educazione.

Educare è un'azione che richiede l'attivazione di un processo, strutturato su un cambiamento.

Il termine educare indica un'azione educativa, la quale si rivolge alle persone e per questo è anche umana e sociale.

Quando dico “educare” indico un fatto educativo, che diventa tale in virtù di qualcos’altro.

Un fatto educativo deve rispondere ad un fine che deve qualificarlo come educativo.

Il fine a cui è orientata l’azione educativa presuppone un effetto, dunque un cambiamento migliorativo.

Il miglioramento è la dimensione normativa dell'educazione.

Con educare esprimo anche un giudizio di valore: bisogna compiere questo giudizio per sapere dove andare.

Un evento educativo è tale grazie all’intenzionalità, non è un semplice accadere. In essa c’è il pensiero di cambiamento.

“Per educazione si intendono le azioni con le quali gli uomini cercano di migliorare permanentemente la compagine delle disposizioni psichiche di altri uomini, o di impedire il formarsi di disposizioni da loro giudicate cattive”.

Con la sua azione l’educatore vuol raggiungere qualcosa di determinato: vuol produrre un determinato effetto in una o più persone, una determinata formazione della personalità.

Egli vuole che l’educando acquisisca e conservi determinate capacità, abilità, conoscenze, atteggiamenti, disposizioni, modi di pensare o convinzioni.

La condizione che l'educatore vuol produrre nell'educando viene designata «obiettivo dell'educazione».

Il nodo normativo

Cosa significa educare.

Il più delle volte gli obiettivi dell'educazione vengono considerati come norme, come richieste concernenti il dovere.

Definizione di educare

Educare significa:

  • Rafforzare alcune disposizioni della “struttura interiore” di un’altra persona
  • Attenuare altre considerate negative.

Qui emerge come l'educazione non sia la stessa per tutti → con "disposizioni psichiche” si intende semplicemente la personalità: cioè l’insieme stabile di atteggiamenti, abitudini, valori, modi di pensare e di sentire.

  • Intervenire sulla personalità di qualcuno con l’intenzione di modificarla in modo stabile, secondo determinati fini.
  • Selezionare, scegliere ciò che è più adatto
  • Valutare quale strada prendere e quale criterio assumere → l’educazione in quanto tale non è mai neutra.

Generalità

“Educare” non indica un gesto preciso e sempre uguale, ma una categoria generale che comprende tante azioni differenti, unite solo dallo scopo di trasformare la persona.

Il concetto di educazione ha un alto grado di generalizzazione complesso, in quanto va calato nei contesti.

Non descrive un singolo atto concreto, ma una struttura intenzionale che può assumere forme storicamente diverse, cioè cambia forma nei tempi e nei contesti poiché nei contesti stessi cambia l'idea di uomo che si vuole raggiungere con l’educazione.

Definizione di Mialaret

L'educazione può essere vista come:

  • Istituzione → l’educazione intesa come istituzione comprende tutte le strutture che hanno lo scopo di educare gli alunni, dunque tutte le strutture che hanno regole e caratteristiche stabili di un certo periodo storico.
  • Azione → l’educazione consiste nello spronare ciò che è uno sviluppo completo delle attitudini proprie di ogni persona come individuo e come società ispirata alla solidarietà. Essa è inseparabile dall'evoluzione sociale: il fine dell'educazione e i suoi metodi devono essere rivisti continuamente in relazione alla conoscenza del bambino, dell'uomo e della società, conoscenza fornitaci dalla ricerca scientifica e dall'esperienza.
  • Contenuto → il curricolo, cioè l’insieme delle conoscenze che include la creazione e sviluppo delle strutture e processi psicologici che modificano le opinioni sul mondo e il modo con il quale ciascuno le concepisce, se ne serve e le domina.
  • Risultato → l’educazione è il fine, poiché sottolinea l'esito a cui deve giungere l’azione educativa quando è applicata all’educazione come contenuto nell'ambito dell'educazione come istituzione.

Estensione del concetto di educazione: ultima metà del secolo

Il termine “educazione” non cambia concettualmente, ma dalla seconda metà del ‘900 riguarda un ventaglio di età più ampio.

In passato l’educazione era centrata quasi solo sulla scuola elementare e sull’istruzione di base, mentre nel ‘900 inizia a riguardare tutto l’arco della vita.

  • L’obbligo scolastico è passato da 3,4 anni a 8 anni.
  • All’inizio, chi compiva gli studi era destinato al liceo, in seguito si sviluppava la scuola di avviamento professionale, la quale ti portava nel mondo del lavoro.
  • La scuola materna statale invece, fu istituita nel 1968 e ad oggi non è ancora obbligatoria. Ci fu così uno sviluppo della scuola d’infanzia e diffusione dei nidi.
  • L’educazione non riguarda più solo l’età scolare: vi è necessità di aggiornamento continuo → nasce l’idea di educazione permanente con aumento dell’età post-lavorativa → sviluppo dell’educazione della terza età, diffusione delle università per anziani.

Il fine dell’educazione

L’educazione è intesa come atteggiamento pratico che implica una scelta, uno scopo e una direzione sul piano teorico.

Essa implica un fine e dei valori ed è intenzionale: agisce dall’essere al dover essere → l’educazione parte da qui ed ora, ma intenzionalmente si sposta verso un dover essere.

A cosa è legata l’azione didattica

L’educazione è legata:

  • Al contesto (familiare, scolastico..)
  • Alle condizioni sociali e culturali (emerge dai dati statistici quando si parla di dispersione scolastica → l’appartenenza a certe condizioni sociali incide sulla consapevolezza dell’azione educativa, in quanto in condizioni pesanti da gestire l’educazione diventa l’ultimo problema)
  • A un'idea di uomo (formazione di cittadini coscienziosi, ma la scuola dal 90% della popolazione non viene percepita, in quanto non soddisfaceva i bisogni primari)
  • A ciò che merita di essere tramandato (l’educazione è sempre esistita: il desiderio di tramandare conoscenze utili al vivere alle generazioni più giovani poiché utili alla sopravvivenza è da sempre esistita)
  • Alle conoscenze raggiunte
  • Alle aspirazioni delle società

Esempio di formulazione esplicita dei fini dell’educazione

Il Rapporto Delors nasce nel 1996 dall’UNESCO e parte da alcune considerazioni generali:

  • Società ormai globale
  • Diffusa crisi dei sistemi scolastici.

Riflette su che senso si vuole dare all'educazione.

Da qui nascono le quattro finalità fondamentali dell'educazione:

  • Imparare a conoscere → sviluppare strumenti cognitivi che aiutino a comprendere il mondo. Bisogna passare dalla conoscenza dei contenuti al processo, cioè agli strumenti adeguati con cui si può essere attivi nel mondo in cui si vive. Bisogna passare dalla quantità del sapere alla capacità di apprendere.
  • Imparare a fare → sviluppare le capacità di agire efficacemente nelle situazioni reali. Bisogna dunque mettere in pratica ciò che si sa, quindi passare dalla conoscenza come sapere alla conoscenza operativa.
  • Imparare ad essere → non si tratta di competenze o di sapere, ma di ciò che possiamo sintetizzare con “formazione integrale della persona”, che unisce tradizione umanistica e tradizione personalista. Non è adattarsi al mondo, ma diventare un soggetto sviluppando autonomia, libertà, responsabilità, senso critico, capacità di giudizio.
  • Imparare a vivere assieme → sviluppare comprensione con altri, creare uno spirito di intraprendenza, attuare progetti comuni, affrontare conflitti in modo pacifico.

Tipo di uomo: emerge così un uomo competente, cooperativo e autonomo. Un uomo che si muove all’interno di un percorso formativo permanente.

Tipo di formazione: la formazione richiesta è dunque permanente, affinché sia adatta ad ogni nuova esigenza.

Dietro all’idea di educazione vi è sempre:

  • Un’idea di uomo
  • Un’idea di società
  • Un’idea di futuro → qualcuno che faccia progredire lo Stato.

La pedagogia non nasce in un anno preciso, ma quando questi fini vengono tematizzati e discussi criticamente.

Identità della pedagogia

Definizione e fini della pedagogia

La pedagogia come scienza è un sapere che riflette e teorizza il fatto educativo.

Essa è la scienza e l’arte dell'educazione: essa possiede un aspetto prassico.

Essa è un sapere teorico-pratico perché è riflessione sull'educazione ed è ripensamento sull’atto educativo.

La pedagogia mira:

  • A conoscere i processi, gli scopi e i mezzi dell'educazione (Storia dell’educazione, Storia della pedagogia comparata, Pedagogia comparata → sotto la pedagogia vi sono ambiti disciplinari circoscritti che indagano un singolo aspetto di essa). Essa possiede una dimensione storica e comparativa, in quanto possono essere comparati periodi storici, autori e modelli educativi.
  • A svolgere un quadro teorico che articoli una conoscenza sistematica autonoma, in relazione alla Filosofia e alle Scienze umane.
  • A esaminare le condizioni e le modalità dell'insegnamento, dunque la trasmissione efficace delle conoscenze (Metodologie, didattica, Pedagogia sperimentale).
  • A studiare l'educazione non formale ed extrascolastica in contesti particolari.

Autonomia della pedagogia

Un campo di studio così ricco presenta aspetti che sono condivisi da altre scienze, ed è facilmente soggetto al rischio di dispersione o di annessione ad altre discipline.

La pedagogia come teoria non ha avuto sempre una piena autonomia: è un processo teorico di progressiva emancipazione per una presa di conoscenza del proprio statuto epistemologico, che è arrivato all'autonomia partendo dalla subordinazione ad altre discipline, soprattutto la filosofia dove troviamo gli ideali di uomo. Dunque, la pedagogia dipende dall'ambito che ha definito quell’idea di uomo che si intende raggiungere.

Nell’800 la pedagogia vive anche un periodo di incertezza appoggiandosi alle scienze: per raggiungere uno statuto scientifico autonomo è necessario:

  • Analizzare la realtà in cui è attuata l’educazione
  • Sviluppare conoscenze scientifiche sul soggetto in formazione, situazione particolare in quanto nascono contemporaneamente discipline come la psicologia ed emerge l’idea che la pedagogia abbia la funzione di servire quelle scienze, in quanto priva della sua particolarità.

Dewey

Nel 1929 Dewey pubblica “Le fonti della scienza dell'educazione”, un'opera dove egli si pone la domanda “Che cos’è la scienza?”, riferendosi alle scienze umane.

Giunge ad affermare che si dice scienza quando è rispettato un metodo rigoroso, dunque quando si osserva, si fanno esperimenti.

Egli afferma che la pedagogia non è una somma di conoscenze date dalle altre discipline, perché essa deve avere una lente di ingrandimento che interpreta e utilizza quelle fonti, ovvero l’evento educativo.

→ La pedagogia deve conoscere le finalità a cui rispondono le altre discipline e deve subordinarsi ad una veduta unitaria.

De Bartolomeis

De Bartolomeis pubblica l’opera "La pedagogia come scienza", definendola come un sapere che si serve di contributi di altre scienze graduandole da un punto di vista educativo.

La pedagogia si occupa dello studio dell’educazione dell’uomo.

Scienze dell’educazione

La pedagogia, da sapere filosofico-normativo, diventa conoscenza teorico-pratica orientata all’azione e per far ciò ha bisogno delle scienze dell’educazione → viene definita come l’insieme delle discipline che studiano:

  • I molteplici aspetti dell’individuo
  • Le condizioni sociali e culturali
  • Le tecniche per realizzare l’azione educativa.

Le scienze dell’educazione sono scienze applicate, perché servono ad agire sulla realtà: per educare bisogna conoscere bene “la materia” su cui si opera, cioè l’essere umano in quanto biologico, psicologico, sociale ecc, per questo per educare bisogna studiare biologia, psicologia, sociologia ecc.

Quindi le scienze dell’educazione hanno tre livelli:

  • Studio dell’individuo (biologia, psicologia, sociologia)
  • Studio del contesto (società, civiltà, ideologie)
  • Studio delle tecniche operative (metodi, strumenti, strategie educative).

Differenza tra scienze dell'educazione e la pedagogia

Le scienze dell’educazione analizzano l’educazione secondo prospettive diverse, e per questo è interdisciplinare, mentre la pedagogia è custode di unità di significato, in quanto studia il fine dell’educazione e per questo è unitaria.

Durkheim (1858-1917)

La vita

Nel 1879-82 frequenta l’Ecole Normale Superiore (= Scuola normale superiore), dove prende l'agrégation in filosofia.

La Scuola normale superiore

La scuola normale superiore viene fondata dalla Convenzione Nazionale nel 1794 in Francia, durante la rivoluzione francese con il dominio dei giacobini che vedevano nell’istruzione il principale strumento di rinnovamento politico e civile.

Per questo, è necessario avere insegnanti preparati adeguatamente → si fonda così la scuola normale superiore, altamente selettiva con l'obiettivo di formare intellettuali portatori di cambiamenti.

In seguito al periodo di terrore, viene rifiutata l’idea di una scuola voluta dai giacobini e dunque essa non funzionerà più → Napoleone, divenuto imperatore riapre la scuola normale superiore con il fine di formare dei buoni e colti cittadini, trasformando la scuola in “scuola d’élite”.

Quando D. entra nella scuola, la Francia era stata umiliata dalla sconfitta contro l’impero tedesco ed era in cerca di un riscatto dal punto di vista intellettuale, e questo può farlo attraverso la scuola.

Continuo della vita.

Durkheim decide di perfezionare i suoi studi a Lipsia, dove era stato da poco fondato il primo laboratorio di psicologia, e a Berlino.

A Lipsia, si rende conto che alcuni fatti sociali possono essere studiati con rigore delle scienze, dunque come fatto oggettivo ricercando le cause → i fatti sociali possono essere studiati in modo simile ai fatti naturali.

A Berlino accoglie una situazione comparativa che ritiene necessaria per conoscere in modo più approfondito un determinato evento.

La sua prima sede universitaria dove rimane a insegnare una quindicina d’anni è Bordeaux (1887-1902) → raccoglie le file della sua formazione ed è professore di Scienza Sociale e Pedagogia.

Qua inizia a definire:

  • Cosa intende per sociologia
  • Come la sociologia possa essere una scienza autonoma.

→ Importante perché la sociologia non era mai stata una disciplina universitaria.

1893 → pubblica la sua prima opera. “La divisione del lavoro sociale” intesa come tesi principale per l’abilitazione, ovvero necessaria per l'insegnamento universitario.

1895 → “Le regole del metodo sociologico”, dove si sofferma sulle analisi delle regole del metodo sociologico ed è frutto di un lavoro di tesi specialistica che lo porta alla fondazione della rivista l'Année sociologique (→ canale di diffusione delle idee) che raccoglie ricercatori interessati alla sociologia.

Dopo Bordeaux, viene chiamato alla Sorbonne (1902-1917), dove tiene la cattedra di Scienze dell’educazione e di Scienze dell’educazione e sociologia.

Il pensiero

Egli è definito il padre della sociologia scientifica, ma non fu il primo a muoversi in questo campo:

  • Auguste Comte

Pubblica il Corso di Filosofia Positiva, riconosciuto come il manifesto del positivismo.

Egli intende la Sociologia come fisica sociale.

Egli nel suo corso espresse la “Legge dei tre stadi”, in cui spiega che la storia ha attraversato tre stadi, quello biologico, quello metafisico e quello positivo. Questo percorso, come l’ha vissuto la storia, l’ha vissuto anche l’uomo.

Fino ad allora l'infanzia non aveva avuto una spiegazione scientifica, dunque inizia a crescere la sua idea grazie al positivismo che la colloca in una fascia d’età intesa come anello mancante dell’evoluzione → l’infanzia è il primo stadio dell’evoluzione della mente umana ed è necessario quanto lo stadio biologico della storia.

  • Herbert Spencer

Egli si muove nel rivendicare un’autonomia della sociologia, ma colloca la sociologia dentro l’evoluzionismo.

Egli intende l’evoluzione come selezione, un’idea pericolosa in quanto se nella società vi è un gruppo debole secondo questa idea va eliminato, non aiutato, in quanto si andrebbe contro una selezione naturale della specie → idea di disuguaglianza come qualcosa di naturale, che deve esserci per

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher shayleequalano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Merlo Giordana.
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