Storia della pedagogia
Prof. Anna Debè
"È inutile riformare la scuola e i metodi, se a questa scuola e a questi metodi sfuggono [...] coloro che per la difesa sociale più ne sarebbero bisognosi! [...] La riforma che s’impone è quella della scuola e della pedagogia, che ci conduca a proteggere nel loro sviluppo tutti i fanciulli, compresi quelli che si dimostrano refrattari all’ambiente della vita sociale" (Montessori)
"Ho creduto nei bambini ed ho anche fatto loro larghissimo credito" (Lombardo Radice)
Lucia Majdancic
Università Cattolica del Sacro Cuore
Che cos'è la storia della pedagogia?
- Storia della pedagogia: non parliamo di educazione, ma qualcosa di più astratto: insieme di teorie pensate da grandi intellettuali, uomini di scienza che si sono affacciati alla visione educativa. Si sono interrogati e hanno elaborato un’idea di pedagogia: San Giovanni Bosco era un grande educatore e pedagogista, non ha scritto nulla ma ha creato tante idee concrete. La storia serve per sviluppare teorie storiche ma anche conoscenze teoriche.
- Storia dell’educazione: tante teorie elaborate da intellettuali in modo concreto.
Capitolo 1 - Il positivismo (in chiave educativa)
È una corrente culturale che si diffonde in grande parte dell’Europa nella seconda metà dell’800, ma che in realtà si affaccia in alcuni Stati a inizio secolo. Vede nella scienza l’unico valido sapere. Il Positivismo rivendica il primato della scienza e anche della razionalità. Noi conosciamo realmente quello che avviciniamo alla scienza, perché la scienza è l’unica che può guardare i fatti in maniera razionale. Questa esaltazione della razionalità ricorda l’Illuminismo (Settecento). Il fatto è l’unico elemento di verità: prevede l’unica cosa che riusciamo ad avvicinare razionalmente. Secondo i positivisti, la scienza e la razionalità consentono alla società di progredire l’idea di progresso. Si entra nel periodo della modernità (il positivismo sancisce l’inizio dell’epoca moderna). Modernità è un termine per distanziarsi da quello che è accaduto nelle epoche precedenti: ci trovavamo di fronte a società rurali e fede religiosa. Abbiamo pertanto un passaggio dalla società di tipo rurale a una società industriale; va in contro con la fede religiosa. [Dio è un fatto? NO. Dio è qualcosa di astratto, tutto quello che era divino rientra nella sfera morale, un’altra nazione].
Ottimismo del positivismo, è la convinzione di aver trovato il modo per controllare la realtà e assicurare all’umanità una vita migliore: la scienza pensa di risolvere qualsiasi cosa; vi è la certezza di aver avviato un progresso inarrestabile, che niente e nessuno può fermare. All’inizio del ventesimo secolo c’è stata la Prima guerra mondiale, la Seconda guerra mondiale: non c’è stata la rivoluzione che si voleva. Utopia del potere taumaturgico della scienza: i positivisti credevano che la scienza avesse questo potere taumaturgico/miracoloso della scienza, ma si sono illusi (utopia). L’Ottocento è un periodo di maggior benessere per qualche classe sociale, ma grazie al progresso della fede c’è. La medicina vive un grande miglioramento, nasce la grande igiene pubblica: minori epidemie, una possibilità di resistenza, migliore salute. La salute studia come la città può essere migliorata per prevenire la salute dei cittadini.
La scuola infantile nasce nel 1816, uno dei primi che raggiunge l’industrializzazione: Robert Owen, che creò una fabbrica e volle consentire alle donne che lavoravano nella fabbrica, di avere uno spazio destinato ai figli delle operaie. Robert decide di scrivere anche un manuale pedagogico per esperienza, che si diffonderà per tutta l’Europa. Il manuale lo scrisse insieme a un medico, questo segna come la medicina si avvicinò all’infanzia: prevenire la salute degli infanti.
La figura di riferimento durante la “nascita” del Positivismo è Auguste Comte (1798-1857). Filosofo, sociologo pubblica all’inizio dell’Ottocento un libro “Cours de philosophie positive” (=corso di filosofia positiva). È il primo a usare il termine positivismo. Presenta la legge dei tre stadi: Comte prefigura/preanticipa l’avvento dell’era positiva, in cui la scienza avrebbe un ruolo fondamentale (“da qui in avanti” dall’Ottocento in poi).
Le tre fasi di Comte
- Stadio teologico: rimanda alla concezione religiosa, è lo stadio che ha scritto la storia dell’umanità dall’antichità all’età moderna (convenzionalmente si avvia con la scoperta dell’America 1492 e finisce con la Rivoluzione Francese). L’elemento portante della società è il divino: tutti i fenomeni umani e naturali venivano spiegati/giustificati come merito dell’azione divina. Per esempio, se ci fosse stato un temporale, si sarebbe pensato a Dio arrabbiato dall’atteggiamento degli uomini.
- Stadio metafisico: siamo dall’avvio dell’età moderna fino a Comte: non è più il concetto divino, bensì il concetto filosofico, cioè le idee e le forze astratte che giustificano ogni cosa. Il concetto filosofico è strutturato: parto da una premessa, esercito un ragionamento e arrivo alla conclusione. Si appoggia parzialmente sulla scienza.
- Stadio positivo: si appoggia pienamente sulla scienza, la premessa deve superare la prova dei fatti. Ciò che non posso sperimentare, non può essere ritenuto valido/veritiero. Basata sui fatti e ligio al presupposto che non vi può essere libertà dove non c’è verifica scientifica. Da questo momento il fatto assurse a criterio di verità, la realtà fu definita come un tessuto di fatti.
Questa progressione riguarda la società, ma anche l’uomo singolo: ogni persona vive dentro di sé questi stadi. Una volta arrivato alla maturità, arriva alla consapevolezza che può fare fede sulla scienza (evoluzione individuale).
Condizione tra positivismo e educazione
L’educazione e l’istruzione danno a tutte le persone la chiave che permette di accedere alla conoscenza razionale/scientifica della realtà. L’educazione libera l’uomo dall’ignoranza, dal dover dipendere dagli altri. Io autonomamente interfaccio la realtà davanti, la studio, la percepisco, traggo delle conclusioni. È un progresso personale, l’uomo è capace di migliorare continuamente. I positivisti vedono l’educazione come un fatto che va avvicinato. È importante guardare l’uomo come dovrebbe essere, ma l’uomo com’è: prima devi comprendere chi hai davanti. Punto chiave dell’educazione positivista è guardare l’uomo com’è. Il progresso scientifico prevede prima di tutto l’analisi. L’educazione è considerata funzionale ai fini della società e del progresso: il progresso della società è inarrestabile (nemmeno l’educazione può fermarlo). L’educazione può solo assecondare l’inarrestabile progresso, deve essere al servizio. L’uomo deve adattarsi meglio al progresso.
La pedagogia diventa una disciplina: la pedagogia era una branca della filosofia (durante lo stadio metafisico), ma successivamente diventa una scienza dell’educazione. Si libera pedagogia dalla filosofia, dall’improvvisazione e si sostiene che la pedagogia va ad organizzare il processo educativo in modo razionale. Altre scienze dell’educazione sono per esempio psicologia e sociologia: tutte partono da una domanda, del tipo “chi è il ragazzo/bambino davanti?” o “In che contesto vive?”
Educazione come fatto naturale e fatto sociale
Non esiste un univoco pensiero del positivismo: raccoglie i pensieri degli intellettuali, le divergenze. Tutti vedono l’educazione come fatto, però ci sono alcuni che lo vedono come fatto naturale, ovvero un campo di applicazione ampia e razionale delle leggi messe a punto sul piano biologico, psicologico e sociologico (Darwin e Spencer), altri come fatto sociale (Durkheim).
Charles Darwin (1809-1882)
Il suo pensiero ha influenzato chi si è occupato dell’educazione, anche se non ha mai trattato pedagogia e/o tratti educativi, però il suo pensiero influenzò molti pedagogisti (anni dopo di lui) e anche Spencer. È conosciuto per la sua teoria sull’evoluzionismo, presentata nel volume “Origine della specie per selezione naturale”: riguarda l’uomo, che nel corso della storia, si è evoluto per sopravvivere, per adattarsi progressivamente all’ambiente in cui si trovava. È andato contro all’idea molto diffusa dell’epoca, ovvero che l’uomo è una specie immutata fin dalla sua creazione ma si è evoluto progressivamente dalla scimmia. Cambia il posto dell’uomo nella natura. L’evoluzionismo ha trovato applicazione in ambito pedagogico.
Herbert Spencer (1820-1903)
È allineato al pensiero di Darwin, è un positivista evoluzionista, e ritiene la società come una realtà che si evolve nel tempo, una società continuamente in evoluzione grazie all’inarrestabile progresso. Questa evoluzione della società umana risponde a tre leggi:
- Dal meno coerente al più coerente
- Dall’omogeneo all’eterogeneo
- Dall’indefinito al finito
Spencer ci vuole dire quali sono i passaggi che hanno consentito l’uomo di abbandonare gli istinti primordiali in favore del pensiero scientifico, gli hanno consentito di abbandonare le aggregative elementari per costruire una società con le regole o un’organizzazione più complesso, ha consentito all’uomo di progredire e migliorare sé stesso e di amare il contesto sociale in cui vive. Individuate queste tre leggi, Spencer fa un ulteriore passaggio: non solo a queste tre leggi, l’evoluzione risponde anche a due direttrici: differenziazione e ereditarietà.
La direttrice differenziazione vuol dire che la società di oggi sceglie in che modo differenziarsi/distaccarsi dalle società del passato, da ciò che non è più valido. La direttrice ereditarietà vuol dire qualcosa che si eredita dal passato, che riteniamo ancora valido nei nostri tempi. Spencer definisce l’educazione come un fatto naturale, ossia è l’esito dell’evoluzione e dell’inarrestabile progresso che la accompagna. Un’educazione valida e assoluta non esiste: essa è chiamata a cambiare in base alla società del momento, al di là della società in cui si trova, il fine ultimo è quello di consentire all’uomo di adattarsi meglio. Spencer chiarisce questo concetto dicendo: “Prepararci ad una vita completa è la funzione che l’educazione deve assolvere; e l’unico modo razionale per giudicare un sistema educativo, è giudicare in quale grado assolva a tale funzione. [...] Occorre che ci proponiamo ed abbiamo sempre bene in vista, quale fine da raggiungere, un’esistenza completa”: l’educazione deve dare indicazioni su come utilizzare meglio il corpo, l’intelligenza, come essere un buon cittadino, come adattarsi al meglio al contesto sociale.
Elementi dell'educazione secondo Spencer
- Educazione fisica: l’educazione deve aiutare il soggetto ad essere sano, a confermare la propria salute (sia per il suo bene sia per la nazione), prevenire la malattia (ed essere sano). La ginnastica diventa una disciplina importante in questo periodo, oggi è patrimonio comune fare movimento. Nel periodo ottimista la ginnastica entra nella scuola italiana (risaltazione della disciplina).
- Educazione intellettuale: educare l’intelletto del bambino per operare con criteri scientifici (o metodo scientifico), per analizzare la realtà e studiarla. Solo così potrebbe essere indipendente e autonomo. L’istruzione quindi è importante, le prime leggi sull’istruzione obbligatoria alla fine dell’Ottocento (leggi 1859 e 1877 che obbligano l’istruzione elementare).
- Educazione morale: secondo Spencer l’educazione morale è l’adesione del bambino alle consuetudini sociali (abitudini/regole sociali). Se l’educazione è l’adattamento alla società, l’educazione morale è l’adattamento a ciò che è morale per la società, le regole che sostengono il progresso e che gli individui devono rispettare. È controverso il fatto che l’educazione morale dipende da una adesione volontaria del soggetto, il soggetto volontariamente decide di rispettare le regole, le abitudini in cui vive.
Émile Durkheim (1858-1917)
Ricordato per essere promotore della scienza sociologica moderna, ha come accezione il metodo scientifico. La dimensione sociale è una dimensione che interroga i sociologi del tempo, quest’ultimi vogliono capire cosa sta succedendo a questa società industrializzata in quel momento. Anche Durkheim nega che l’educazione sia il risultato di processi esterni all’esperienza dell’uomo: l’educazione è un fatto sociale: il termine sociale ci indica due definizioni:
- Risente del contesto sociale in cui si sviluppa/prende forma
- Socializzazione metodica della nuova generazione (l’uomo è educato nella misura in cui è ben socializzato)
Durkheim risponde alla questione controversa di Spencer (il soggetto educato è quello che aderisce volontariamente alle consuetudini sociali): chiarisce e dice che l’adesione non è volontaria (non è un fatto naturale) ma controllata e sostenuta del soggetto alle consuetudini sociali. Durkheim dice che ogni persona, al proprio interno di sé stesso, ha ogni io individuale e io sociale: l’io individuale è l’io che rispecchia i nostri desideri, aspettative (lo specchio di noi stessi), l’io sociale rispecchia le regole e istanze sociali a cui apparteniamo. Il soggetto è perfetto quando riesce a farli combaciare, coincidere. Durkheim sta ottenendo l’adattamento dell’uomo alle regole sociali. L’io individuale deve adattarsi alle regole della società, e che possa esprimersi al di fuori del sentiero battuto dalla società, mantenendo l’ordine sociale (altrimenti il progresso si arresta). Centrale quindi è il tema del mantenimento dell’ordine sociale e della formazione dello spirito della disciplina: deve rispondere a determinate regole. Senza ordine niente sopravvive e la società è un fenomeno morale: tutte le azioni devono rispettare delle regole; le regole assicurano una forte stabilità; la stabilità è un bene, perché senza ordine non c’è progresso.
La scuola, secondo Durkheim, è il luogo educativo per eccellenza (educa la persona a 360°). Oggi senza dubbio è la famiglia il luogo educativo per eccellenza. La scuola è espressione dei bisogni sociali e della morale comune. La scuola contribuisce e svolge essenzialmente due funzioni: integra l’individuo nella società (compito della scuola è trasmettere quelle regole e norme che l’io sociale deve adottare in pieno) e riproduce il sistema di idee su cui si fonda la società stessa (l’individuo impara a comprendere la società, impara cosa significa a condividere e gli esercizi di integrazione). Durkheim punta alla scuola, non è un pensiero fuori comune in quanto la società fa lo stesso, la scuola è fondamentale poiché forma il cittadino, responsabile del progresso della società. La scuola col tempo diventa pubblica, sottratta all’influenza della Chiesa e dello Stato (chiamato in causa nel processo di scolarizzazione): diventa un requisito associato all’identità del cittadino.
Il contributo della psicologia alla pedagogia
In che modo la psicologia ha aiutato la pedagogia/scienza dell’educazione? In che modo la psicologia facilitò la definizione autonoma della pedagogia?
William Wundt è uno psicologo tedesco. È ricordato per aver fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale nel 1879 a Lipsia (Germania): grande successo sin da subito, grandi studiosi lo visitano. Il laboratorio si occupa di studiare in maniera sperimentale i processi di funzionamento della psiche umana: quali sono e come funzionano i processi della psiche umana? Come funziona l’apprendimento, la memoria, l’attenzione (i processi)? Questo laboratorio è importante nell’ambito pedagogico perché mette in luce il processo educativo e didattico (insegnamento scolastico), e dice che i due processi saranno tanto più efficaci tanto disporrà di conoscenze e metodi (l’insegnante raggiungerà l’allievo, nel momento in cui sarà consapevole di come funziona esattamente).
Binet e Simon sono contemporanei a Wundt (nello stesso periodo), psicologi, hanno un laboratorio di psicologia sperimentale ma a Parigi (Francia). Wundt si concentrò a individuare le leggi generali che stanno alla base (in generale l’uomo, il bambino…). Binet e Simon ritengono estremamente la variabilità fra uno e l’altro (è impossibile individuare delle leggi generali ma si possono conoscere delle situazioni statisticamente prevalenti). Loro elaborano la scala metrica d’intelligenza: vengono incaricati di individuare nelle scuole elementari parigine quei soggetti con un’intelligenza più bassa della media. Nelle scuole parigine c’erano bambini non dotati o bambini sospettati di deficit (non riconosciuti all’epoca) e bambini nella norma. Elaborarono la scala metrica d’intelligenza, una serie di test che permettevano di individuare l’età mentale del soggetto.
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