Psicologia dell'educazione e benessere
Ci sono diverse concezioni della psicologia dell'educazione e del benessere. La definizione classica è quella associata all'apprendimento. L'idea che questo corso vuole esporre non è legata all'apprendimento (processi cognitivi o studio), ma è importante cogliere le implicazioni che conoscere il contesto scolastico possa favorire lo psicologo.
Parlare di benessere vuol dire parlare di salute: da alcuni decenni la salute e il benessere sono diventati oggetto di attenzione nella psicologia, grazie anche al quadro internazionale che ha assegnato ai saperi psicologici un ruolo sempre più rilevante sia nei sistemi di cura e prevenzione che in quelli di promozione della salute. La psicologia positiva ha sottolineato come la psicologia più che lavorare in un'ottica di cura, lavora su un'ottica di salute (con prevenzione e promozione). L'accostamento psicologia-salute non è qualcosa che cura ma è di aiuto a capire attraverso quali interventi si può andare a potenziare alcune competenze rendendo la persona maggiormente in grado di occuparsi della propria salute e del proprio benessere.
Questo tipo di approccio ha portato con sé una visione di persona differente, ovvero in un approccio di tipo biomedico la persona era intesa come paziente e tendenzialmente è descritta come qualcuno che riceve un intervento e passivamente si adegua a quello che gli viene proposto. Successivamente si sono avviati processi volti a rendere la persona più attiva e responsabile di sé rispetto allo stato di salute, sia fisica che psichica. La promozione della salute favorisce lo sviluppo personale e sociale fornendo informazione, istruzione sul problema della salute e preparazione generale. Aumenteranno così per tutti le possibilità di esercitare maggiore controllo, e di operare scelte precise, riguardo alla propria salute e all'ambiente. Questo tipo di approccio lo si inizia ad apprendere nelle scuole, perché sono i luoghi che consentono di raggiungere il maggior numero di persone ma è un paradigma che va continuato ad essere insegnato per tutto il corso della vita.
Il modello biomedico e la Carta di Ottawa
L'evento che ha iniziato a scardinare il modello biomedico è stato entrato in crisi con la Carta di Ottawa dell'OMS, dove si dice che non va più bene procedere secondo un modello biomedico che non risponde al bisogno di salute di una persona, sostituendo questo modello con un modello biopsicosociale, che coglie la persona riguardo i suoi aspetti biologici, psicologi e sociali. Si può parlare di un triplice passaggio:
- Dalla cura alla prevenzione: per cui si passa da una cultura di tipo riparativo ad una cultura di tipo preventivo, ovvero individuare quei fattori di stress e lavorare per disinnescare questi fattori. Si lavora per togliere le fonti stesse e consentire una migliore qualità di vita.
- Nella prevenzione: un approccio solo preventivo ha come limite quello che per evitare che io mi ritrovi in una situazione problematica evito una serie di situazioni, quindi il rischio è mettere la persona/comunità sotto uno scudo protettivo per evitare che la persona possa non stare bene. Questi interventi hanno un effetto a breve termine ma nel giro di poco tempo il comportamento compare o viene nuovamente messo in atto.
- Dalla prevenzione alla promozione: si va a sottolineare l'aspetto proattivo e la necessità che non sia centrata sull'individuo ma incisiva anche nella e per la comunità, è un orientamento ad affrontare le sfide della vita. L'obiettivo è lo stesso della prevenzione ma nella promozione vado a sollecitare lo sviluppo di competenze psicologiche, sociali, comunitarie.
La psicologia dell'educazione
La psicologia dell'educazione nasce agli inizi del XX secolo e studia i contesti di apprendimento soprattutto. Il contesto privilegiato è quello della scuola e cerca di capire quali sono quegli aspetti che riguardano l'educazione.
La rappresentazione pubblica che accompagna la scuola è tendenzialmente una rappresentazione problematica: a livello sociale le persone più facilmente danno un'accezione negativa della scuola. Il ruolo pubblico e sociale che la scuola ha sempre avuto e che non è mai stato messo in discussione (scuola = agenzia educativa) è svanito, perché è diventato bersaglio di una serie di crisi che non riguardano fisicamente la scuola ma più in generale i processi educativi. Le aspettative del genitore influenzano tanto la riuscita poi in ambiente scolastico.
Temi di intervento dello psicologo scolastico
I temi possibili a scuola che sono oggetto dell'intervento dello psicologo scolastico sono:
- Apprendimento: successo e insuccesso scolastico. Il tema della dispersione scolastica è un tema molto presente, si parla di dispersione scolastica implicita ed esplicita, quella implicita riguarda il fatto di avere delle conoscenze ma che di fatto sono carenti con quelle utili al mondo del lavoro.
- Motivazione e personalità: si può lavorare per motivare e cercando di individualizzare e personalizzare maggiormente i percorsi scolastici. Gli ultimi anni di scuola superiore possono essere anni in cui gli studenti scelgono delle materie, questo significherebbe una scuola attenta a promuovere gli interessi personali.
- Relazione educativa: si deve lavorare tanto sull'esperienza scolastica di benessere tanto più i rapporti con gli insegnanti sono dei buoni rapporti.
- Relazione fra pari: quanto più io riesco a promuovere un buon clima di classe tanto più si avranno studenti che vanno volentieri a scuola.
- Integrazione e inclusione sociale
- Promozione del benessere
- Insegnanti: interventi di formazione volti soprattutto per evitare situazioni di burnout
È importante capire che la scuola non dev'essere vista solo come luogo in cui si apprende e in cui lo psicologo arriva nel momento in cui c'è un problema, è più opportuno che la scuola lavori per cercare di rafforzare le potenzialità a vita, in cui lo psicologo gli aiuta a stare meglio prima che si sviluppino situazioni di malessere.
I fattori che vanno a determinare la qualità dell'esperienza scolastica, ovvero vivere un'esperienza che promuove il benessere/malessere dello studente:
- Piani politici e sociali: determinanti le pratiche e i programmi scolastici, in cui gli psicologi non possono fare molto.
- Caratteristiche sociali e culturali e ambiente di vita e di apprendimento: anche in questo caso gli psicologi non possono fare molto.
- Qualità delle dinamiche relazionali: lavorare per migliorare le dinamiche relazionali che impattano molto sul benessere scolastico.
- Fattori individuali: lavorare sull'autostima, sul gruppo classe, vedendo tutte quelle caratteristiche che vanno a supporto allo studente per migliorare l'esperienza scolastica.
School Well Being Model di Konu e Rimpela (2002)
Lo School Well Being Model cerca di comprendere quali elementi bisogna tenere presente per capire il livello di benessere/malessere e su quali dimensioni bisogna intervenire. Considera molte dimensioni, come le dimensioni organizzative, strutturali e relazionali del contesto scolastico, della famiglia e della comunità di appartenenza, che fanno capire come ad incidere sul benessere scolastico ci sono tante dimensioni. Fornisce un quadro di riferimento per analizzare i vissuti di benessere dei diversi attori che giornalmente affrontano la vita scolastica, nonché i fattori a essi sottostanti e considera le dimensioni organizzative, strutturali e relazionali (dato che la scuola è formata non soltanto da regolamenti, pianificazione di orari e materie, ma, anche da e di persone, ciascuna con i propri bisogni, sentimenti, capacità, nonché fragilità che devono essere accolte). Il modello è concentrato sul concetto di benessere, per cui questo modello dice che per poter parlare di benessere scolastico bisognano risolversi quattro categorie di bisogni:
- Having: condizioni materiali e bisogni impersonali.
- Loving: bisogni connessi alla relazione con altre persone, le quali formano l'identità sociale; in merito alla scuola sono quelle studenti-insegnanti, tra pari e scuola-famiglia.
- Being: bisogni da soddisfare per consentire la crescita personale e l'autorealizzazione, quali la partecipazione e l'espressione della propria creatività.
- Health: assenza di sintomi psicosomatici o di altre forme di malessere o di malattia.
La scuola come istituzione e organizzazione
Nel primo ingresso dello psicologo nelle scuole è entrato con uno sguardo orientato al singolo, con uno sguardo più clinico e con scarsa attenzione alle dimensioni istituzionali ed organizzative dell'ente in cui entrava. Per capire come muoversi e che tipo di intervento proporre bisogna avere presente che tipo di organizzazione è quella scolastica, perché il rischio è quello di fare interventi solo sull'individuo senza avere un effetto sull'organizzazione. Le cose di cui si parla nella scuola è solo una minima parte rispetto alla grande parte di riti, routine, regole che la scuola porta con sé: perché la scuola sia luogo di benessere in realtà il grosso è nascosto. Lo psicologo non deve fermarsi all'esterno ma deve avere a cuore la dimensione organizzativa.
Caratteristiche delle scuole
Ci sono tre aspetti che caratterizzano tutte le scuole ma si declinano nelle scuole in modo diverso:
- Il primo aspetto riguarda il tenere insieme una serie di comportamenti e decisioni che la singola scuola prende in modo differenziato rispetto alle altre e che caratterizza il suo clima organizzativo. L'attenzione al funzionamento quotidiano, ai rapporti scuola-famiglia, al sostegno ad alunni con difficoltà di apprendimento. Queste decisioni raccontano di culture diverse e che vanno ad impattare diversamente sul benessere scolastico degli studenti e degli insegnanti.
- Il secondo aspetto è legato agli insegnanti, riguardo ai metodi di insegnamento privilegiati all'interno della scuola, con i contenuti legati ai programmi ufficiali, con le valutazioni e il tipo di approccio che la scuola ha con la valutazione, la sua importanza, e infine anche l'istruzione sui compiti (quanto si fanno lavorare in classe e quanto a casa).
- Il terzo aspetto che parte dai cambiamenti delle finalità condivise dai diversi attori, dall'attenzione al funzionamento quotidiano dai rapporti scuola-famiglia e dal sostegno ad alunni con difficoltà di apprendimento.
L'autonomia delinea una scuola che ascolta e accoglie i bisogni del bambino del territorio, costruisce e promuove l'offerta formativa, assume un ruolo di promozione delle politiche culturali e formative del territorio. È dunque la scuola dell'ascolto, del dialogo, della costruzione di alleanze, della responsabilità sociale. La scuola dell'autonomia è una scuola che si propone di superare la tradizionale autoreferenzialità.
Ogni scuola è così diversa dalle altre che un tipo di organizzazione centralizzata le bloccava, quindi per consentire alle scuole di lavorare meglio e di riuscire ad intercettare e rispondere meglio ai bisogni specifici alle scuole è stato dato un mandato di autonomia. Le offerte formative delle scuole si sono andate quindi differenziandosi: con open-day, i piani formativi; quindi, ogni scuola ha sottolineato le proprie specificità e dire cosa la caratterizzava. Una scuola più autonoma è una scuola che si assume maggiori responsabilità e questa autonomia aveva diversi obiettivi, cioè grazie a questo processo di autonomizzazione miglioravano:
- I processi di apprendimento e miglioramento
- Essere più in grado di rispondere alle domande delle diverse tipologie di famiglie e dei diversi utenti
- La libertà dell'insegnamento
- Introduzione di interventi mirati allo sviluppo della persona umana che consentono allo studente di realizzarsi come persona oltre che di raggiungere il successo del bambino
Questi obiettivi hanno avuto dei riscontri, per esempio sul fatto di poter decidere la durata delle lezioni (non più da 60 min), sul fatto di poter creare percorsi individualizzati e interdisciplinari (unire due materie), sul fatto di avere la possibilità di passare da un indirizzo all'altro (prima era difficile cambiare scuola) e sul fatto di pensare a delle misure valutative differenti. La scuola riceve dei fondi, ma sono autonome nel ricercarsi dei finanziamenti, partecipando a bandi per esempio. Il piano di offerta formativa è singolo dell'istituto e doveva raccontare dell'identità culturale della scuola stessa.
Culture organizzative nella scuola
Un modo di parlare di scuola dal punto di vista organizzativo è quello della cultura. Vi sono quattro possibili culture:
- Cultura tradizionale: riguarda quelle scuole che presentano una bassa coesione tra i membri (forte individualismo), un elevato controllo centralizzato (il preside e i docenti sono figure forti che in maniera forte vogliono dominare la scuola e non facilitano i rapporti tra i colleghi). Il clima che si respira è molto formale e l'obiettivo sono i risultati.
- Cultura del benessere: presenta un'alta coesione tra i membri (vengono proposte situazioni in cui i docenti si conoscono e condividono strategie), uno scarso controllo burocratico (si dà poca importanza perché se no non ci si occupa davvero della scuola, degli insegnanti e degli studenti), il clima è più rilassato e l'obiettivo della scuola è prendersi cura del benessere scolastico e dei propri alunni.
- Cultura del "far crescere": vi è un'alta coesione tra i membri ma un elevato controllo da parte del dirigente (il dirigente incentiva in modo direttivo situazioni in cui partono da lui), vi è un clima competitivo dove gli insegnanti vengono spronati a fare sempre meglio rispetto alle classi accanto, si è sempre impegnati in molte attività, ma se queste non si realizzano i docenti e i dirigenti si agitano perché l'obiettivo è aumentare le attività.
- Cultura della sopravvivenza: vi è poca coesione, poco controllo e un clima di insicurezza e di isolamento. L'obiettivo è vivere la vita quotidiana evitando i rischi.
Il ruolo della psicologia educativa
Felice Carugati è una figura importante della psicologia dell'educazione. Lui concettualizza l'accezione di "contratto": secondo lui è importante pensare che all'interno della scuola e tra i vari membri della scuola le dinamiche presentino anche la possibilità di costruire dei contratti didattici. Per contratto didattico si intende una esplicitazione delle modalità, delle routine e dei modi in cui verrà fatta lezione e si gestirà tutto ciò che accadrà all'interno della classe. L'insegnante rimane comune in una posizione più alta dello studente, ma mi metto in un'ottica di contrattazione: l'esito è che avendo deciso il contratto insieme sarà più difficile che questa responsabilità venga tolta. È l'idea di una scuola che cerca di far partecipare e assumere i ruoli di tipo sociale e formativo ai propri alunni. La scuola ha l'obiettivo di far acquisire conoscenze ma anche di far crescere delle persone che si costruiranno delle idee, si formeranno delle rappresentazioni che vengono influenzate da norme e da regole fatte dal vivere sociale.
Molto spesso alla scuola viene attribuita una scarsa capacità di avere questo ruolo normativo, vengono segnalate molto spesso le mancanze degli insegnanti, degli studenti e dei genitori, come dire che la scuola fa fatica a dire che vi è un aspetto normativo e regolatorio che tiene insieme e fa parte del mio essere organizzazione. Per cui se una volta il tema della dimensione normativa faceva parte del contesto, attualmente questa dimensione normativa sembra fare fatica a trovare una sua collocazione e quindi molto più spesso la scuola viene rappresentata come luogo della trasgressione. In particolare questa fatica a confermarsi con un certo tipo di identità sociale e di significato normativo si può leggere nell'alleanza tra la scuola-famiglia-alunni: una volta le decisioni prese a scuola non venivano messe in discussione, ora difficilmente non vengono messe in discussione.
Scuola e famiglia si guardano
Per quanto discussa e spesso criticata, la scuola continua ad essere, insieme alla famiglia, la principale agenzia educativa per bambini e ragazzi. Questo ruolo viene periodicamente messo in crisi ma di fatto risulta essere quel luogo di crescita necessario per tutti e in particolare necessario e importante per consentire a famiglie in difficoltà l'educazione ai propri figli. La scuola continua a rappresentare un'esperienza significativa e importante anche se negli ultimi anni il ruolo e la funzione educativa e formativa di questa agenzia è stato spesso messo in dubbio con critiche più o meno fondate che hanno minato il suo status e la sua rappresentazione sociale.
Un ruolo importante in questo scenario svolge la famiglia nel suo rapportarsi con la scuola. Nuovo e spesso imprevisto è il modo in cui la famiglia ha iniziato a cogliere l'esperienza scolastica dei figli, diventandone sempre più co-protagonista e arrivando ad occupare spazi non sempre funzionali a garantire o sostenere il percorso scolastico dei figli studenti e soprattutto il loro benessere scolastico e psicosociale.
Oggi i due mondi faticano a trovare un punto di incontro. Tre sono gli attori che ci interessano e vi dovrebbero essere delle aree di cooperazione tra questi tre ambiti, dal momento che l'obiettivo di tutti e tre è offrire occasioni educative funzionali all'educazione e all'autonomizzazione. L'obiettivo è rimasto lo stesso ma sono cambiati i modi in cui la scuola arriva a questi obiettivi. I tre ambiti sono:
- Scuola
- Studente
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