RIASSUNTI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
PRIMO MODULO – BUDGET
INTRODUZIONE E CAPITOLO 1
IL MANAGEMENT
Secondo Hopf, il management è il governo dell’impresa attraverso la pianificazione, l’organizzazione,
il coordinamento e il controllo delle risorse umane e materiali, al fine di raggiungere determinati
obiettivi.
Il modo di governare le imprese cambia quando emerge un’insoddisfazione rispetto alla gestione
attuale. Questa insoddisfazione nasce dalla differenza tra la qualità effettiva della gestione e la
qualità necessaria, cioè quella che l’impresa deve raggiungere per affrontare le crescenti difficoltà di
governo.
Tali difficoltà possono derivare dall’incapacità di prevedere le conseguenze future delle decisioni
prese nel presente e di predisporre azioni adeguate per affrontare i cambiamenti.
L’obiettivo fondamentale della gestione aziendale è quindi assumere e attuare decisioni economiche
capaci di trasformare l’impresa, consentendole di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente in cui opera
e di raggiungere gli obiettivi prefissati.
L’insieme delle decisioni e delle azioni adottate per affrontare le sfide e raggiungere gli obiettivi
aziendali costituisce la strategia.
Ogni strategia deve essere pianificata e attuata nel rispetto di due principi fondamentali:
● Economicità: capacità dell’impresa di remunerare nel tempo tutti i fattori produttivi.
● Durabilità: capacità dell’impresa di continuare a esistere nel tempo, oltre la vita del singolo
imprenditore.
Economicità
L’economicità è la capacità dell’impresa di remunerare nel tempo tutti i fattori produttivi, cioè il
capitale (K) e il lavoro (L), in misura adeguata agli investimenti effettuati e al rischio sostenuto,
considerando anche le alternative disponibili nel medio-lungo periodo.
Per valutare l’economicità, il management utilizza alcuni indicatori fondamentali:
● Rendimento reddituale:
○ ROE;
○ ROI.
● Rendimento patrimoniale.
● Rendimento finanziario.
Durabilità
La durabilità è la capacità dell’impresa di continuare a esistere oltre la vita della singola persona, cioè
dell’imprenditore.
Oggetto di studio della Programmazione e Controllo
La Programmazione e Controllo (P&C) studia le decisioni prese dal soggetto economico e il modo in
cui queste vengono attuate per guidare l’impresa verso il raggiungimento dei suoi obiettivi.
FREDERICK W. TAYLOR (1856-1917)
La teoria della Direzione Scientifica
Secondo Taylor, la gestione del lavoro deve basarsi su principi scientifici, attraverso l’analisi dei
metodi e dei tempi di lavoro.
I principi fondamentali della sua teoria sono:
● I dirigenti devono dirigere, impiegare e controllare i subordinati sulla base di conoscenze
scientifiche e dell’analisi dei metodi e dei tempi di lavoro, prevedendo anche il salario a
cottimo.
● La manodopera deve essere selezionata scientificamente e addestrata per utilizzare il
metodo migliore nello svolgimento del lavoro.
● Deve esserci una collaborazione stretta e costante tra dirigenti e lavoratori.
● I compiti e le responsabilità devono essere specializzati e distinti.
● La motivazione dei lavoratori deve basarsi su incentivi esclusivamente monetari.
Vantaggi del Taylorismo
I principali vantaggi sono:
● Standardizzazione e uniformità del lavoro.
● Razionalità oggettiva nell’organizzazione delle attività.
● Adozione di una struttura organizzativa funzionale, anziché esclusivamente gerarchica.
Critiche al Taylorismo
Le critiche al Taylorismo si dividono in due gruppi principali.
Critiche relative alla scarsa attenzione agli aspetti psicologici del lavoro
● Considerare ogni compito sempre scomponibile in attività più semplici.
● Imporre ritmi e modalità di lavoro dall’esterno, senza considerare gli aspetti fisiologici e
psicologici dell’essere umano.
● Considerare attendibili risultati ottenuti attraverso esperimenti svolti in condizioni artificiali.
● Pretendere di imporre regole valide per tutti i lavoratori.
● Trascurare gli effetti negativi sulla psiche provocati da lavori monotoni, frammentati e privi di
contenuto.
Critiche più radicali
● Il Taylorismo viene considerato una forma di sfruttamento e un’espressione del capitalismo.
● Provoca una degradazione del lavoro umano.
● Determina una separazione eccessiva tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.
● È considerato un’utopia tecnocratica, perché non è possibile determinare completamente
ogni aspetto del lavoro: il lavoratore mantiene sempre alcuni margini di discrezionalità.
LE ORIGINI DELLO STUDIO DELLA GESTIONE AZIENDALE
Alle origini dello studio della gestione aziendale si sviluppano due scuole di pensiero: quella italiana e
quella anglosassone, sviluppatasi soprattutto negli Stati Uniti.
Inizialmente non si parla ancora direttamente di strategia, ma entrambe le scuole cercano le
modalità di azione più adatte al raggiungimento degli obiettivi aziendali.
L’obiettivo è garantire:
● Consonanza interna o sistemica: coerenza tra le diverse parti dell’impresa.
● Consonanza esterna: coerenza tra l’impresa e l’ambiente in continua evoluzione.
APPROCCIO ITALIANO
L’approccio italiano nasce dagli studi di Besta e Zappa ed è di tipo descrittivo. Inizialmente, la
ragioneria rappresenta la principale disciplina utilizzata per comprendere i fenomeni aziendali e
definire i valori su cui basare le decisioni.
L’azienda viene suddivisa in tre sottosistemi.
1. Gestione
Prepara e attua le decisioni tenendo conto delle condizioni ambientali e degli obiettivi
aziendali.
2. Organizzazione
Attribuisce alle operazioni di gestione la massima efficacia, con l’obiettivo di aumentare la
ricchezza aziendale.
3. Rilevazione
Utilizza metodi di espressione qualitativa e monetaria per fornire informazioni sui risultati
raggiunti e controllare l’efficienza delle operazioni.
A ogni sottosistema viene assegnato un obiettivo e, di conseguenza, una specifica politica di
gestione. Si sviluppano così processi di gestione finalizzati a ricercare condizioni di stabilità sia
all’interno dell’impresa sia nei rapporti con l’ambiente esterno.
APPROCCIO ANGLOSASSONE
L’approccio anglosassone si basa su tre aspetti principali.
1.Logica funzionale
L’azienda viene suddivisa in funzioni, ciascuna delle quali presenta problemi e decisioni specifici.
2.Approccio normativo
L’impresa viene studiata con una prospettiva orientata al futuro, considerando il potere di chi
controlla l’attività aziendale. L’obiettivo è individuare ciò che un buon manager dovrebbe fare.
3.Risultato
Si sviluppa una sintesi operativa che permette di verificare come i comportamenti aziendali
contribuiscano al mantenimento delle condizioni di equilibrio.
Evoluzione della ragioneria
Quando la ragioneria assume il compito di organizzare e gestire il sistema informativo aziendale per
rispondere alle esigenze dei manager, la sua funzione si evolve.
Da semplice organo di servizio diventa un organo di staff, con il compito di supportare le attività di
pianificazione e controllo.
HENRI FAYOL E LA SCUOLA AMMINISTRATIVA
Henri Fayol è uno dei principali esponenti della Scuola Amministrativa, che sviluppa la Teoria
Generale dell’Amministrazione.
Il suo obiettivo è individuare significati e termini comuni per definire il management attraverso una
logica funzionale.
Fayol suddivide le attività aziendali in sei gruppi di funzioni. Il problema principale consiste nel
distribuire i compiti tra i diversi organi gerarchici e funzionali.
● Funzioni tecniche: riguardano la produzione.
● Funzioni commerciali: riguardano l’acquisto delle materie prime e la vendita dei prodotti
finiti.
● Funzioni finanziarie: riguardano la ricerca e la gestione del capitale.
● Funzioni di sicurezza: riguardano la protezione dei beni e delle persone.
● Funzioni contabili: riguardano la redazione di inventari, bilanci, statistiche e altri documenti
contabili.
● Funzioni direttive: comprendono le attività di pianificazione, organizzazione, comando,
coordinamento e controllo.
I principi dell’organizzazione secondo Fayol
Le funzioni direttive devono rispettare una serie di principi fondamentali:
● Ripartizione del lavoro.
● Autorità e responsabilità.
● Disciplina.
● Unità di comando.
● Unità di direzione.
● Subordinazione degli interessi particolari all’interesse generale.
● Gerarchia.
● Ordine.
● Parità di trattamento.
● Stabilità del personale.
● Iniziativa.
● Spirito di corpo.
Efficienza ed efficacia
La suddivisione delle funzioni aziendali permette di controllare l’efficienza e l’efficacia della gestione.
1.Efficienza
L’efficienza riguarda il rapporto tra input e output, cioè tra le risorse impiegate e i risultati ottenuti.
Si concentra sui costi:
● Costi fissi: aumentando la produzione, i costi fissi vengono distribuiti su un numero maggiore
di prodotti e risultano quindi più facilmente sostenibili.
● Costi variabili: devono essere ridotti al minimo compatibile con l’attività produttiva, per
contenere i costi e consentire prezzi di vendita più competitivi.
2.Efficacia
L’efficacia misura il grado di raggiungimento degli obiettivi attraverso il rapporto tra output ottenuto
e output desiderato.
GLI STUDIOSI SUCCESSIVI A FAYOL
Sulla scia di Fayol, diversi studiosi americani sviluppano teorie simili, tra cui:
● F. Urwick.
● P. Drucker.
● W. H. Newman.
● H. Koontz.
● O’Donnell.
Dal confronto tra le teorie dei diversi autori emerge che le funzioni essenziali del management sono
la pianificazione e il controllo.
PIANIFICAZIONE E CONTROLLO
Pianificazione
La pianificazione è il processo attraverso il quale si sceglie il comportamento amministrativo da
affidare all’attività operativa dell’azienda.
Dopo aver analizzato l’ambiente interno ed esterno e aver fissato gli obiettivi, si individuano le
politiche di gestione più adatte al loro raggiungimento, considerando sia il passato sia il futuro.
Controllo
Il controllo è strettamente collegato alla programmazione e comprende le attività di verifica delle
prestazioni degli operatori e dei risultati ottenuti.
L’attività direzionale si sviluppa attraverso una sequenza di fasi.
Attività di pianificazione
● Pianificazione delle operazioni e definizione di un modello standard.
● Attuazione delle operazioni.
Attività di controllo
● Confronto tra i risultati ottenuti e gli standard definiti, individuando le differenze.
● Analisi delle cause delle differenze e individuazione di eventuali interventi correttivi.
Per svolgere queste attività sono necessari dati espressi sia in termini fisici sia in termini monetari, in
modo da rappresentare i risultati economici e finanziari delle operazioni di gestione.
Le diverse concezioni della pianificazione
In Italia
La pianificazione viene considerata un’attività gestionale che individua gli indirizzi più opportuni per
la conduzione dell’impresa, collegandosi alla gestione e all’organizzazione.
Negli Stati Uniti
La pianificazione viene considerata un’attività di scelta e definizione della direzione da dare
all’impresa. Presuppone:
● La previsione delle condizioni ambientali e interne.
● La definizione degli obiettivi.
● La scelta delle politiche di gestione.
Le diverse concezioni del controllo
In Italia
Amaduzzi, Zappa e Besta individuano due concezioni del controllo:
● Un momento di verifica fisica.
● Un’attività di supporto alla valutazione delle decisioni, nella quale la rilevazione contabile
rappresenta lo strumento fondamentale.
Negli Stati Uniti
Il controllo viene interpretato in due modi.
● Controllo esecutivo: attività di verifica dei comportamenti e delle prestazioni dei
collaboratori di livello inferiore rispetto alle direttive impartite dalla direzione aziendale.
● Controllo economico: attività di produzione di informazioni utili per valutare la convenienza
economica e definire le direttive aziendali.
CAPITOLO 2 – SISTEMI MANAGERIALI
I SISTEMI MANAGERIALI
I sistemi manageriali sono strumenti utilizzati per risolvere il problema strategico dell’impresa, che
rappresenta uno dei compiti prioritari del management.
L’impresa deve essere trasformata per riuscire ad affrontare i cambiamenti strategici che riguardano
la sua natura e il suo ambiente.
Il problema strategico evolve in funzione dei cambiamenti ambientali e può derivare da diverse
situazioni:
● Incongruenza tra ambiente e area strategica di business, cioè prodotti, mercati e tecnologia.
● Incongruenza tra ambiente e caratteristiche interne dell’impresa.
● Incongruenza tra impresa e risorse disponibili.
● Incongruenza tra impresa e fattori sociopolitici.
● Velocità dei cambiamenti e presenza di sorprese strategiche.
Per affrontare questi problemi nasce la strategia aziendale, cioè il comportamento che l’impresa
deve adottare in risposta all’ambiente per raggiungere i propri obiettivi.
La strategia guida il processo di trasformazione dell’impresa e permette di mantenere la consonanza
sistemica tra impresa e ambiente.
GESTIONE STRATEGICA
La gestione strategica è un approccio integrato che mira a mantenere un equilibrio tra crescita e
risorse disponibili, collegando le strategie esterne alle capacità interne dell’impresa.
Le fasi della gestione strategica
Identificazione dello sforzo strategico
Consiste nell'individuare la direzione e l’entità del cambiamento, stabilendo quanto e con quale
velocità devono cambiare i fattori dell’area strategica di business, cioè prodotti, mercati e tecnologia.
Identificazione delle capacità manageriali e organizzative necessarie
Consiste nell’individuare le capacità necessarie per il successo della strategia, garantendo coerenza
tra ambiente, strategia e capacità interne.
Gestione delle resistenze al cambiamento
Consiste nell’affrontare le difficoltà e le resistenze che possono ostacolare il cambiamento aziendale.
La pianificazione strategica
La pianificazione strategica è uno strumento della gestione strategica. È il metodo attraverso il quale
si elabora lo sforzo strategico per definire:
● Strategie di posizionamento: individuano i settori di attività in cui l’impresa opera o può
entrare.
● Strategie competitive: stabiliscono come affrontare la concorrenza, acquisire un vantaggio
competitivo o ridurre uno svantaggio competitivo.
La pianificazione strategica è un processo economico di governo dell’impresa attraverso il quale
vengono stabiliti gli obiettivi da raggiungere in un determinato periodo e vengono predisposti i mezzi
e le strategie necessari.
Le attività della pianificazione strategica
La pianificazione strategica comprende tre attività principali.
Analisi dell’ambiente interno ed esterno
● Analisi esterna per individuare minacce e opportunità.
● Analisi interna per individuare punti di forza e di debolezza.
Definizione degli obiettivi e formulazione della strategia
Consiste nel fissare gli obiettivi primari e scegliere la strategia più adatta, confrontandola con le
possibili alternative.
Creazione delle condizioni interne e predisposizione del controllo
Consiste nel creare le condizioni necessarie per attuare gli indirizzi pianificati e predisporre un
sistema di controllo.
IL MODELLO DI ANTHONY
L’approccio funzionale anglosassone, chiamato anche approccio Harvardiano, si arricchisce degli studi
sulla rilevazione contabile e sui processi di pianificazione e controllo.
La rilevazione contabile riguarda la dinamica dei fatti aziendali e permette di studiare l’impresa anche
oltre la vita dell’imprenditore fondatore.
In questo contesto nasce il modello di Anthony, il cui obiettivo è chiarire il significato del controllo,
distinguendo l’attività di verifica dal momento direzionale della gestione aziendale.
Il modello suddivide le attività direzionali in tre categorie:
● Pianificazione strategica.
● Controllo di direzione.
● Controllo operativo.
Pianificazione strategica
La pianificazione strategica riguarda le decisioni relative agli obiettivi dell’impresa, alle strategie da
adottare e all’impiego e all’acquisizione delle risorse necessarie.
Richiede l’intervento continuo dei manager generalisti, perché presuppone una visione globale
dell’impresa e un orientamento al lungo periodo.
Riguarda, ad esempio, le decisioni relative alla clientela da servire, ai prodotti da realizzare e alle
tecnologie da utilizzare.
Può essere necessario modificare la strategia quando cambiano le condizioni ambientali, ad esempio
in presenza di un nuovo concorrente o di una nuova tecnologia.
La pianificazione strategica comprende quindi la formulazione e la revisione delle strategie in base ai
cambiamenti osservati.
Manager generalisti e manager specialisti
1.Manager generalisti
Il manager generalista governa l’impresa nel suo complesso, garantendone la continuità nel tempo
attraverso una visione globale.
● Considera il contesto ambientale.
● Delega autorità e responsabilità alle diverse aree funzionali.
● Inter
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