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Metodi linguistica acquisizionale

La capacità di imparare una lingua è propria dell'essere umano. Qualsiasi individuo lo fa dai primi giorni di vita e lo fa in maniera naturale. Avviene grazie alle interazioni con le persone che accudiscono il bambino che riceve input inserito in un contesto, input continuamente adattato alle capacità cognitive e linguistiche del bambino stesso. Acquisizione grazie alla facoltà di linguaggio esclusiva dell'essere umano. Facoltà innata dell'essere umano. Questa capacità si affievolisce verso i 10 anni di età con la differenza fondamentale tra lingua materna (L1) e lingua seconda (L2). DIFFERENZA FONDAMENTALE è il fatto che il bambino che impara la propria lingua materna e l'adulto che impara una lingua seconda raggiungono livelli finali di competenza diversi. Inoltre, il contesto di acquisizione è diverso. Esiti diversi in condizioni diverse di acquisizione.

Linguistica acquisizionale vs. glottodidattica

La linguistica acquisizionale è tendenzialmente focalizzata sui processi di acquisizione naturale; la glottodidattica sui contesti di acquisizione guidata. Vi sono/dovrebbero essere reciproci scambi di conoscenze. Più di recente è stato introdotto il termine di (glotto)didattica acquisizionale.

Meccanismo della deissi

Il meccanismo attraverso cui faccio riferimento a elementi della comunicazione che riguardino la situazione spazio-temporale in cui l'enunciato è emesso, o alle persone che lo emettono o ricevono. L'adulto conosce già il meccanismo della deissi, deve solo imparare i termini che coprono le varie distinzioni rispetto alla L1. [Scolarizzazione si intende prima dei 12 anni, fino ai 12 anni]

Il percorso di acquisizione di una nuova lingua "corrisponde a un percorso di progressiva ricostruzione di un sistema linguistico sulla base del modello offerto dai parlanti competenti".

Varietà target e varietà di apprendimento (VdA)

Varietà target: varietà linguistica, relativamente stabile, che costituisce il modello dell’apprendimento e che si manifesta attraverso l’input a cui l’apprendente è esposto; varietà di apprendimento (VdA) o interlingua: varietà in movimento, sviluppata dall’apprendente e caratterizzata da variabilità e da sistematicità. Sin dagli anni '70 si è diffuso il termine interlingua. La variabilità non è interna al singolo apprendente. La sistematicità riguarda lo sviluppo da uno stadio all’altro, da una varietà all’altra.

Distinzione tra lingua prima e lingua seconda

Le lingue prima e seconda sono distinte secondo un parametro di tipo cronologico, che riguarda la biografia dell’individuo: la prima viene appresa in età infantile e l’altra in età post-infantile. Non si fanno distinzioni tra lingua seconda, terza, quarta… sono tutte considerate lingue seconda.

La dominanza è un altro parametro, cioè quale lingua è meglio conosciuta in termini di competenza e, la maggiore frequenza d’uso. In questo caso può verificarsi che la lingua prima, non sia la prima lingua appresa, ma bensì quella dominante nelle situazioni in cui si colloca l’individuo: un bambino che si trasferisce in un altro paese vedrà il mutare della propria lingua prima, dalla lingua materna a quella che utilizza tutti i giorni in molteplici situazioni diverse.

Ci sono diversi tipi di parametri che ci permetteranno di fare distinzioni più sottili che dire “parlante nativo” e “parlante di una lingua straniera”. Anche nelle persone bilingue c’è quasi sempre uno sbilanciamento e che appaia quindi un sistema linguistico che domina maggiormente sull’altro.

Parlanti nativi e semi-nativi

Il parlante nativo continuo ha una competenza quantitativa e qualitativa. Associamo, di norma, la sua competenza come piena, acquisizione precoce e uso diffuso. Berruto dice che il parlante nativo continuo è quello che viene preso come modello di riferimento nelle ricerche in linguistica, è importantissima l’alfabetizzazione e la scolarizzazione, solo così secondo lui, si può parlare di competenza piena.

La L2 è caratterizzata da un’acquisizione tardiva, uso limitato e competenza parziale. Il parlante nativo non è necessariamente un modello omogeneo: il livello di competenza di 50 anni fa non è lo stesso di adesso, pur imparando l’italiano, sono livelli di scolarizzazione diversa tra pari.

Il parlante semi-nativo impara una L1 insieme ad una L2 nella prima infanzia, è di fatto il bilingue, la frequenza d’uso è variabile e il livello di solito è elevato. Di solito una lingua è dominante sull’altra; la cosa importante è che in loro non sono concentrate le competenze di 2 parlanti nativi, come si riteneva, ma viene riconosciuto nella sua individualità. È il concetto degli italoamericani, italoaustraliani, ovvero l’idea che siano la somma di 2 popoli e culture.

Teoria di V. Cook e differenze linguistiche

La teoria che fossero un unico parlate è di V. Cook sottolineando che nel cervello del parlante binativo le competenze delle due lingue si influenzano a vicenda. Non c’è una differenza a livello di errori ma possono essere differenze più sottili, per esempio: a livello di tipologia lessicale si è osservato che le lingue germaniche quando esprimono verbi di movimento mettono in luce la maniera del movimento, ci sono molti verbi che in italiano possono essere espressi solo con perifrasi, invece le lingue romanze hanno più verbi che indicano la direzione del movimento tipo salire, scendere, entrare, uscire; nei parlanti seminativi si possono notare percentuali diverse di verbi di movimento o direzione. Non si sfocia in errore ma in preferenze lessicali.

Heritage languages

Il video parla di heritage languages, ovvero di lingue ereditarie. I bambini figli di immigrati all’inizio sono esposti solo alla lingua parlata dalla propria famiglia, poi con la scolarizzazione iniziano ad imparare la lingua del paese in cui si trovano a vivere e, questa lingua domina poi sulla lingua imparata dai propri genitori, che diventa sempre più debole. La lingua ereditata è quella che viene appresa per prima, ma che poi diviene sempre meno forte, lasciando spazio a quella che viene imparata tramite la scolarizzazione. Diventa più debole, però non per questo meno comprensibile. In generale i bambini fossilizzano ciò a cui sono stati esposti da piccolissimi, ma non vanno avanti nell’apprendimento. Molti parlanti di lingue ereditarie si disinteressano con l’età della propria lingua ereditaria e posseggono un linguaggio infantile in quella lingua, inoltre non sanno né leggere né scrivere e, in un contesto scolarizzato, faticano nell’apprendimento della loro heritage language.

Difficoltà linguistiche e fossillizzazione

Difficoltà nelle frasi nominali, i verbi si imparano più facilmente, quindi ci sono in una lingua, parti che si fissano più facilmente (i verbi), mentre altri (i nomi) vengono scordati o comunque sbagliati più facilmente. R. Jakobson, russo, parla di “first in last out” → quello che si impara prima è l’ultimo che si dimentica. Gli heritage speaker utilizzano il linguaggio dei bambini anche da adulti, e si può definire fossilizzazione del linguaggio dei bambini. La lingua dominante ha influenza sulla lingua madre e si possono avere degli errori dovuti a questa influenza, per esempio: invertire il soggetto ecc.

Interferenze linguistiche

In tutte le heritage languages c’è l’uso di un soggetto pronominale esplicito anche se non c’è la necessità; questo succede non solo nel caso in cui la lingua abbia il soggetto esplicito. L’heritage speaker può avere un livello di competenza molto diverso, quindi sia quello che ha un livello molto alto e quello che ha un livello medio, il bilinguismo non è mai perfetto in questi soggetti, ed è curioso il fatto che i genitori di questi soggetti dicono che i figli hanno una competenza perfetta, mentre i figli non sostengono questa cosa. Il HS non è scolarizzato nella sua lingua madre tendenzialmente.

Bilinguismo sottrattivo

L'heritage language è spesso presente in condizioni di bilinguismo sottrattivo e riguarda la lingua madre, di cui si perdono alcuni tratti. In una persona bilingue, è come se ci fosse una competizione fra lingue, in cui l’una prevale sull’altra, anche se per poco. Un’ipotesi interessante nell’ambito del bilinguismo è l’ipotesi detta first in last out (Roman Jakobson), ossia ciò che viene imparato per primo viene dimenticato per ultimo. Di conseguenza, nel caso del bilinguismo sottrattivo, secondo questa teoria si può ricostruire a ritroso il processo di apprendimento della lingua madre da parte di un individuo.

Fattori negli heritage speakers

Negli heritage speakers si notano tre fattori fondamentali:

  • Anche da adulti usano parole che userebbero i bambini, perché l’apprendimento della lingua madre si è fermato in quel momento della loro vita (fossilizzazione del linguaggio dei bambini).
  • La sovrapposizione, quindi un’interferenza, del sistema grammaticale della lingua dominante sulla lingua materna.
  • Sviluppo di proprietà universali e comuni a tutte le heritage languages (uso del pronome soggetto esplicito).

L’heritage speaker può avere vari gradi di competenza. L’uso della heritage language è limitato ai contesti legati alla comunità d’origine (contesti familiari o amicali). Questo fa sì che le competenze che si sviluppano nell’heritage speaker siano limitate alle BICS (Basic Interpersonal Communicative Skills), ossia quelle competenze che servono a svolgere compiti comunicativi semplici e fortemente contestualizzati (ad es. litigare, difendere i propri diritti, stabilire relazioni amicali di tipo interpersonale); le BICS si contrappongono alla CALP (Cognitive Academic Language Proficiency), l’abilità che permette di compiere operazioni linguistiche superiori (es: riassumere, astrarre, ossia quelle abilità che servono ad es. per lo studio).

Semi-parlante

Con questa etichetta si identificano i parlanti che hanno una competenza ridotta nella L1, la lingua a cui sono esposti dalla nascita, questo perché l’esposizione è stata molto bassa, spesso perché ci sono 2 lingue materne e 1 delle 2 è dominante per frequenza e ambiti di uso. Esempio: Dialetto → si sentono i nonni e gli zii, però si ha una ridotta esposizione e non si diventa mai completamente competenti. Ci può essere una competenza comprensiva ma creativa ridotta.

Si può avere anche una perdita di lingua, quindi un parlante che ha acquisito un certo tipo di competenza ma poi la perde nel corso della sua vita. Anche una L1 può essere persa, è il caso del:

Parlante exnativo

Il parlante che ha acquisito la lingua tramite un’interazione sociale nella prima infanzia, ma la competenza linguistica si è ridotta col tempo, la lingua è soggetta all’erosione. Precedentemente elevata, ma eventualmente limitata alle competenze BICS; poi in regresso.

Fattori che influenzano l'erosione della lingua

I vari fattori:

  • L’emigrazione → dalla 3 gen tende ad esserci l’erosione della lingua.
  • Vicinanza o lontananza geografica → più vicino, meno erosione.
  • Anche la durata del soggiorno nel paese ospite.
  • Il grado di coesione della comunità, ci sono determinate comunità che si organizzano anche dal punto di vista della geografia urbana in determinati quartieri, e lì c’è una grande coesione di gruppo, se invece non c’è, è più difficile avere un legame.

Le competenze linguistiche non sono costanti, anche se c’è una lingua dominante che scalza l’altra, nella nostra mente c’è posto per competenze linguistiche elevate di più di un sistema linguistico, si verifica facilmente che una lingua scalzi l’altra non per una questione di spazio, ma per una questione di dominanza.

Parlante quasi nativo

Il parlante quasi nativo è quello che ha imparato la L2 dopo l’infanzia, durante la socializzazione secondaria (scolarizzazione), la frequenza d’uso è variabile mentre il livello di lingua è elevato, all’orecchio di un parlante comune il loro livello di competenza è identico o comunque molto simile a quello dei parlanti nativi (non si nota la differenza tra l’uno e l’altro quando parlano). In genere sono bambini che si trasferiscono in un nuovo paese.

Il parlante di lingua seconda e il parlante di lingua straniera si differenziano per il momento di contatto con la lingua. Il parlante di L2 è quello che dalla pubertà in poi vive nel paese in cui la L2 è la lingua della comunità esterna. Il parlante di lingua straniera impara a livello istituzionale, quindi scuola e ha un apprendimento guidato con scarso contatto con la comunità dei parlanti nativi.

Significato di simboli

  • += pausa di un secondo, consecutivi = tempo di pausa, se sono molti diventa "+7+" = pausa di 7 sec
  • (a) = la lettera all’interno non è udibile, quindi il trascrittore non è sicuro che sia quella la lettera
  • (xxx) = si sente che c’è qualcosa ma non si capisce cos’è, si sente che ci sono 3/tot sillabe e si scrive.

Nozione di errore

La nozione di errore implica la comparazione con un modello, rappresentato dal comportamento del parlante competente, di norma il parlante nativo. Anche le nozioni di sovrautilizzo e sottoutilizzo implicano la comparazione con un modello.

Errori sistematici

Corder, 1967. In inglese vengono chiamati mistakes, diversi dagli errori casuali (error). Due tipologie:

Errori di semplificazione

  • Omissioni → l’apprendente non riconosce i confini tra le parole (es. l'inguine → Il linguine).
  • Riduzione di opposizioni funzionali → alta variabilità di forme, il parlante annulla la funzione della vocale finale dai nomi che in Italiano identificano numero (e genere).
  • Sovraestensioni → di una forma flessa (morfologia); e in sintassi.

Errori di regolarizzazione

Nelle varietà dell'italiano, da una parte la prima e seconda persona singolare sono le forme più frequenti, quando ci si rivolge ad una persona si usa tendenzialmente la prima persona singolare, di solito sono quelli della prima coniugazione, la forma singolare prevede la A che è presente in tutte le fasi dell’acquisizione, l’infinito e il parlato. Per verbi di altre coniugazioni come cadere o vendere, la terza fa vendere, dormire invece mantiene la I della 2 pers singolare. La A contraddistingue tutte le forme verbali, a eccezione del futuro e del condizionale. La sovraestensione ovvero far coincidere un concetto con significati molto ampi (es: cane x tt gli animali a 4 zampe) l’apprendente utilizza che come una causale, che → perché, poiché.

Gli errori di regolarizzazione → "vadato" e non "andato", "salo" per "salgo", piango fa piangiuto, si basano sulle analogie, tipo parlo → parlato, allora vado → vadato; stesso meccanismo dei bambini: cercano di regolarizzare tutti i verbi quando li stanno imparando. È un errore molto importante, perché è vero che sono errori ma sono una spia di un avvenuto apprendimento, la flessione regolare è stata appresa, non si è ancora imparato a memoria che, per esempio, il participio passato ha delle irregolarità e quali sono.

Venato è una sorta di sovraestensione del verbo venire, quindi regolarizzazione interparadigmatica, viene sottoestesa la seconda e non la prima. Intra paradigmatica → inter paradig → perché al verbo della 3 coniugazione si estende il morfo del participio passato della 1.

Questi errori di regolarizzazione sono creativi perché i bambini non li sentono, non li hanno appresi a memoria dagli altri bambini che stanno imparando, ma li hanno creati.

Creatività degli errori di regolarizzazione

Si può parlare di creatività anche per gli errori di regol tipo:

  • Lui era ha una macchina fotografica "lui aveva una macchina fotografica".
  • Lui non era trovare numero di telefono "lui non trovava numero di telefono".
  • Lui era si chiama Giorgio "lui si chiamava Giorgio".

Sono tutte seguite da un infinito o una forma flessa, e spesso indica l’imperfetto, che esprime sia il valore di accordo con persona e numero e anche tempo passato e imperfettivo, esprime insieme il significato di imperfettivo.

Problemi di identificazione dell'errore

Gli errori sono identificabili a seconda della norma di riferimento che abbiamo, per esempio "pensavo che Genova era una città grande" se prendiamo come riferimento l’italiano standard, è un errore, ma se parliamo dell’italiano comune allora non è un errore. Può esserci una variazione diatopica (ovvero cambia in base alla provenienza geografica, per esempio l’utilizzo dei tempi verbali in italiano), a volte non è un errore ma una scelta e non si conosce con precisione il Target quindi non possiamo sapere di preciso quale sia l’errore → forme e target diverse al di là del significato.

  • ES: Mani belli → può essere:
  • Un’assegnazione di genere scorretta → errore di classe.
  • Il parlante può aver pensato alla propria L1 in cui mano è maschile e quindi ha riprodotto la regola della sovraestensione della /i/.
  • Se il parlante fosse madrelingua arabo non sente la differenza tra /A/ e /I/ e quindi non riesce a riprodurre perché sono allofone.

La fallacia comparativa

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mar_tin4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi di analisi linguistica bis e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Valentini Ada.
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